
La magia del grande fiume
di Agostino Zurma
Si era ad inizio primavera e le acque del Po erano in ottime condizioni, leggermente in fase di calo ma non tale da preoccupare o dissuadere una pescata in quella specifica posizione, dove il fondale presentava profondità interessante.
Avrei pescato una manciata di ore, dal sorgere del sole al tramonto, pescata veloce, ma non per questo priva delle consuete speranze e colma delle necessarie attenzioni. Ultimamente per me le uscite notturne si erano diradate e il mio impegno era ormai riservato quasi in via esclusiva per le uscite giornaliere.
Come al solito, durante quelle poche ore notturne precedenti l’uscita dedicate al sonno, non chiusi letteralmente occhio, quasi una premonizione avesse già iniettato in me una carica di adrenalina incredibile.
Attesi il levare del sole, appostato sulla riva del grande fiume. Mi avevano preceduto alcune pasturazioni preventive con abbondanti semine di boilies di medio e grosso diametro, a coprire una ampia zona del corso d'acqua. La corrente non era elevata, perciò le cibarie non si erano allontanate molto dal luogo dove di li a poco avrebbero stabilito la loro permanenza i miei terminali.
Il tempo era bello. Le previsioni davano una giornata soleggiata, con la possibilità di pioggia nel tardo pomeriggio…non male come pronostico.
Via alle danze
Come di consueto i terminali vennero posizionati con cura , dopo aver preparato ogni piccola cosa con estrema oculatezza. Posizionai i miei inganni in diverse posizioni, a stretto contatto con un gradino su un fondale di circa un metro, a ridosso dei massi di cui era contornata la sponda e nelle vicinanze di un ostacolo . Pasturai abbondantemente sia prima di iniziare che durante la pesca, come si conviene in ambienti di questo tipo, con costanza e precisione, ancora più galvanizzato dalla situazione che si andava via via presentando.
Nella pasturazione è importante stare bene attenti a diversificare le distanze. Necessita considerare con oculatezza i punti dove sono calati i terminali e la risolutezza della corrente. Quando immetto nell’acqua boilies, pellet o granaglie tengo conto della loro diversità di peso. Nei confronti dell’esca vanno lanciate più lontano le esche leggere, più vicino le pesanti.
In questa occasione per la pesca nel grande fiume mi affidai a finali realizzati in fluorocarbon combi della lunghezza di circa 35-40 cm, con la parte terminale che va collegata all’amo in dacron da 35 lb. Questa presentazione mi garantisce un anti groviglio perfetto ed evita che la corrente possa in qualche modo influire negativamente sulla stesura del finale. Ami della Star Baits SB 500 n.ro 1 con inneschi doppi del 20 o singoli del 24.
Trascorsero solo una manciata di minuti e una partenza fulminea ruppe il silenzio del luogo: “Incredibile, allora non ci sono solo breme!” pensai abbozzando un timido sorriso. Le carpe del Po non necessitano di presentazioni, la corrente, la loro forza l’abbondanza di cibo forgiano degli avversari scaltri e combattenti unici nel loro genere. Non appena effettuata la ferrata immediatamente la lenza prendeva a fuoriuscire dalla bobina in modo significativo, spira dopo spira, metro dopo metro per diversi secondi.
In lontananza la grossa carpa si fece vedere con una possente scodata, si mise di traverso in modo da opporre maggiore resistenza e nel tentativo di sfruttare maggiormente la corrente tentava in tutti i modi di liberarsi dall’uncino che sembrava conficcato saldamente.
Tirai verso di me lo splendido pesce e non appena ebbe varcato la cordicella che unisce le due aste del guadino, lasciai la canna e con rapidità aiutandomi con le due mani alzai la rete ammirando la meravigliosa preda racchiusa sicura all’interno di essa. Non potei non restare affascinato dalle sue parti laterali che riflettevano riflessi argentei per concludersi nella coloratissima caudale giallo-arancio. Magico Po.
Il tempo di rilanciare ed un altro segnalatore mi chiamò all’opera. Il pesce attirato dalla boilies alle spezie, nel terminale posizionato nelle vicinanze dell’ostacolo, sfruttava la profondità per vincere la trazione portata dal pescatore.
La carpa combatteva con tutte le sue forze e, solo dopo essere entrato nel guadino, si offrì all’obiettivo della mia fotocamera.
Una stupenda e coloratissima livrea dagli accesi toni dorati era li a far mostra della sua bellezza.
Come in una favola i pesci si susseguivano con ordine, le loro apparizioni sembravano frutto di un copione ben studiato dove loro, attori principali, facevano la loro parte in modo perfetto e senza sfumature, rivolti unicamente ad allietare noi, nell’occasione semplici comparse.
A dura prova
Una grigia coltre di nuvole avanzava all’orizzonte, promettendo minacciosa di scaricarmi addosso il suo contenuto. Potentissimi tuoni, boati che provenivano dal nulla, rumori incredibili, e abbaglianti fulmini furono da preludio ad una pioggia fittissima e continua che per diverse ore mi percosse come un instancabile martello. Un acquazzone divenuto, da quel momento, colonna sonora di questa uscita.
Tutto previsto, si, ma non in così netto anticipo e con tale veemenza, una violenza capace, in alcuni momenti,di mettere inquietudine anche nei più incalliti carpisti.
Ma ogni cosa sembrava stabilita, frutto di una trama ben nota solo ai pesci e da loro svolta alla perfezione.
Durante questo imperversare del maltempo ancora diverse carpe vennero infatti a mettermi alla prova.
Arrivai a camminare finché il fango me lo concesse, sino a quando gli stivali, riuscendo a togliersi dal pantano fastidioso e colloso, mi garantirono un minimo di stabilità. La pioggia aveva reso problematico l’equilibrio, la preponderante presenza di massi consigliava ancora più cautela nello spostarsi e nell’effettuare quei movimenti altrimenti sicuri.
Una cosa meravigliosa combattere un grosso pesce nel Po e sotto la pioggia. Da tempo non riassaporavo simili esperienze, non vivevo così intensamente una battuta di pesca.
La carpa, conoscendo la sua forza , puntava dritta e decisa verso il centro del fiume.
L’equilibrio precario e la difficoltà di vedere bene rendevano difficile il controllo della situazione.
Il tira e molla durò parecchi minuti oltre il previsto e finalmente ebbi il pesce a tiro di guadino. “Adesso viene il bello”, pensai, e per tre volte la carpa sembrò essere doma ma nuovamente riprese il largo, costringendomi a equilibrismi degni di altri tempi. Ma l’esperienza ebbe la meglio su tutto, e dopo una quindicina di minuti una possente regina poggiava stremata nel capiente materassino.
Una veloce foto e via il rilascio.
Ci guardammo negli occhi e…. arrivederci.
Mi sembrava di vivere in un sogno e dentro di me l’invito era di non svegliarmi mai. Non mi rendevo conto di come fosse stato possibile raggiungere in un tempo così breve un obbiettivo cosi importante e così difficile, catturare un così grande numero di pesci e tutti di ottima di taglia. Incredulità soprattutto perché ultimamente il grande fiume sembrava essersi dimenticato di noi carpisti, le voci di catture sempre più sporadiche si facevano frequenti, ma ancora una volta il Po aveva vinto, aveva dimostrato di essere tuttora il nostro grande re.
|