Buon muco a tutti
di Sky Jader Lazzari
E’ iniziato da poche ore l’anno nuovo e non vedo l’ora di rituffarmi nel vizio e nella passione che mi ha travisato l’esistenza fino adoggi. Come al solito sono andato a letto tardi, ma, complice l’essermi alzato ieri a mezzogiorno e l’ansia che ti pervade quandoscalpiti per la prossima pescata, alle quattro sto gia in piedi e barcollo per casa, preparandomi.
La moglie si alza e scossa la testa, tornando a letto.
“Dammi notizie e torna presto...” mentre io, recuperando tonalità, sono già in garage a caricare la carriola.
Paniere, sacca, borsone, portanassa, galleggianti, pastura. Quest’ultima, bagnata qualche ora prima, fragranza da bottega di pasticcere a farmi compagnia profumando l'etere nel viaggio notturno.
La fortuna di avere a pochi kilometri un edicolante “bigattaro” e di fianco il bar che apre all’alba, mi vedono parcheggiato alle 5, con mezz’ora di anticipo alla loro apertura. Per ingannare il silenzio, il buio, la nebbia e l’ansia mando un sms a Massimo, intento a caricare la macchina mentre da lui si viaggia a -5°
. La nebbia ci accomuna, ci separano 220 km e un ora e mezza, il tempo per lui di arrivare a Ferrara Nord. Dopo aver ricevuto conferma di essere il primo scemo del 2009, sorseggio un caffè bollente mentre il barista appoggiato al bancone rimette gli occhi in tasca e respira russando.
L’edicolante bigattaro, mi chiede se vado al laghetto a trote, io scosso la testa ma non rispondo per evitargli ulteriori sensi di colpa. La nebbia è solida ed il tempo a favore mi permette di viaggiare ad andatura turistica, chiamando piu volte l’altro pazzo nella mezz’ora parcheggiata all’uscita autostradale.
Mi invento di tutto, rimescolo la pastura, mi metto la tuta termica sopra la mimetica e le tre maglie, di cui la prima è quella classica di lana, ricordo militare di 15 anni fa. Un camionista mi strombazza, probabilmente ha apprezzato lo spettacolo. Arriva Massimo, stretta di mano e pacca sulla spalla e via, rapidi, con lui fido segugio alle calcagna. Colazione da Tiffany, no, a dir la verità si chiama Pamela, non è male, ma le paste ed i caffè li sa far bene.
Il resto non so, molto probabile.
Arriviamo sul luogo del presunto atteso misfatto, nella penombra, vedo quell’opaco che mi fa tirare una “mina” ad alta voce al vento... Ghiacciato!!!. Penso alle lenze pronte già montate per questo spot, sento la sacca delle canne esclamare impropreri... Ma le palle di neve non lasciano spazi alla fantasia, qui non si pesca per un bel po'... Massimo si gode una sigaretta, io parlo da solo meditando sulle varianti e gli prospetto una rapida deviazione, raccomandandogli di stare a debita distanza.
Nebbia e ghiaccio parlano chiaro sulla strada. Tagliamo Ferrara e ci fiondiamo sulla superstrada in direzione mare e, dopo poco, siamo ad Ostellato alla Latteria Piacentini, dove il sempreverde Claudio, dopo esserci scambiati saluti ad auguri, ci prepara due panini con affettato, di quella pancetta tanto cara ai miei ricordi.
Nebbia stabile anche in paese, mentre uscendo verso il canale, tendenza all’aumento. Siamo finalmente sul canale di Ostellato, a ridosso del ponte, nel tratto finale del vecchio campo gara. Siamo soli. Non si vede il ponte, non si vede la sponda opposta, l’aria è gelida e per giunta è frontale.
Ridiamo fra rabbia e principio di paresi facciale.
Entrambi avevamo da tempo la voglia di una pescata insieme, memori che il 2 gennaio di tre anni prima fui con lui sul suo Sile, giornata memorabile... Prepariamo la contraerea. Lui sfodera due belle Daiwa, io sono per il vintage Normark. Mezz’ora buona a scambiare chiacchere e preparare le lenze, mentre gli anelli delle inglesi ghiacciano continuamente ed i lanci talvolta si inceppano... Dividiamo la pastura gia pronta, per fortuna, evitando rimescolii a rischio ibernazione.
L’acqua, come se non bastasse, muove verso destra. Aggiustiamo le cose e partono le danze, trovando da subito qualche pesce. Io utilizzo un galleggiante piu sensibile ed infatti vado prima in "temperatura ottimale"... Massimo si adegua alla situazione, da buon pescatore quale è ed entra anche lui sul ritmo. Detta così, sembra facile... Apro un parentesi: la parola ”pesce”, quando si va a pesca per diletto, talvolta mal si sposa con la parola “breme”. Troppo spesso il connubio da luogo a facili pensieri per i puristi del caso.
Ma non è il caso di questo 2 gennaio 2009, dove le breme sono la sola differenza che intercorre fra identici scenari, uno lunare visto dalla navetta sovietica ed uno terrestre, visto dal delirio di due orsi polari.
Ora, la veste di narratore vorrebbe toccare qualche dettaglio tecnico, ma sapendo che di pescare breme travestite da cotolette surgelate non frega niente a nessuno, sorvoliamo sulle banalità e lasciamo spazio al dato generico, oltre 50 pesci per oltre 23 kili, con una taglia media sui 450 grammi.
Nessun altro pesce aldifuori di questo alloctono, peccato per l’assenza dei cavedani e delle trote marmorate... purtroppo non siamo riusciti a prenderli.
Le 6 ore di pesca sono letteralmente volate, con un compagnio di pesca splendido che vorrei avere piu spesso vicino.
Svariate interruzioni per reciproci mutui soccorsi, scarpinate pro-circolazione, accensione di dita con lo zippo per scaldarci ed un caso ambiguo in cui uno dei due ha provato a fare pipi... non si è capito se era un erezione o si era ghiacciato... o si era seccato... per le malelingue, comunque, il caso è stato risolto brillantemente senza l’aiuto del vicino. (piccolo OT: la digitale si è commossa alla vista dell'impegno dei due psicolabili, arrivando ad appannarsi sull'ultima foto... pazienza, tanto il soggetto non meritava...) Il telefono invece ha fatto il suo dovere, mantenendo il contatto radio con la civiltà e rassicurando la Farnesina pronta ad inviare missioni di salvataggio.
Diversi amici si sono prodigati in richiami all’ordine, ma fra i tanti, uno si è superato dalla rimbombante voce di chi può godere della schiacciante vittoria per due pighi over kilo contro 50 breme, in pesca come noi ma in area padovana, dobbiamo cedere all’invito del nostro amico Sergio che ci impone di fermarci da lui nel pomeriggio a riscaldarci. Sergio è uno dei tanti Grandi Amici conosciuti negli ultimi anni, persona squisita ed eccellente pescatore ma forse, ancor miglior cuoco in quanto, ridendo e scherzando, è riuscito a confezionare un trappolone degno di una segnalazione alla guida Michelin...
Sono passate le 15, il pathos e l’attenzione al galleggiante faticano a reggere, mentre le mani livide e l’imminente congelamento, al pari della fine della pastura, ci impongono di smettere di pescare.
Con calma, chiudiamo e facciamo ancora qualche altra foto, con Massimo in evidente bisogno di riscaldamento. 
Come dice lui, pareva d’essere il fratello di Zio Tibia, con i muscoli facciali tirati, le dita viola e la percezione dei piedi inesistente. Siamo di nuovo a rifocillarci al bar, paste e caffè mentre fuori... oh, guarda... c’è la nebbia. Puntiamo le macchine verso Ferrara, in assetto da segugio tartufino.. sniff sniff...
Ci troviamo rapidamente a Francolino, parcheggiati davanti a Sergio e la sua splendida maison, una bomboniera di stile e di richiamo alla tradizione. Io dichiaro subito "Sono a rischio divorzio!", ma i due piccoli commensali intorno a me, entrambi di stazza sull’1 e 90 mi convincono a stare seduto.
Crema fritta da urlo, cappelletti in brodo di cappone a cui Vissani può tranquillamente lavare i piatti ed una “salamina” con purè e con tanto di produttore amico che nel frattempo ci ha raggiunti. Insomma una quadretto di amicizia ed intimità unito alla bellezza di una famiglia di altri tempi ed ecco che tutto il freddo accumulato in questa meravigliosa prima pescata dell’anno... si è sciolto davanti ad un attimo di serenità. Il vinello ha fatto il resto, mentre gli sms al cellulare rendevano la mia tasca incandescente.
Sono le otto di sera ed a malincuore saluto questi miei compagni di viaggio, anzi sarebbe meglio dire di merende... ma giustamente devo tornare a fare il bravo in assetto domestico, dopo ormai due giorni senza dormire e tutto questo venerdi passato fuori casa... Che disgraziato, penso, mentre dopo circa un oretta apro la porta di casa e mi aspettano le mia amorevoli iene col mattarello di legno sguainato... ma questa è pura formalità.
Un Grazie di cuore a tutti gli amici che hanno colorato questa splendida giornata... di nebbia!!!
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