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L’insostenibile pesantezza del ledgering
di Sabino Civita

Il cavedano?

Non amo molto pescare il cavedano a ledgering, gusti personali, preferisco provarci a spinning, se posso, e poi non facendo competizioni posso permettermi il lusso di essere un po’ “snob” nella scelta delle catture.
Tuttavia è indubbio che, con le dovute differenze, il cavedano resta un avversario scaltro e rognoso, come nelle altre tecniche di pesca al colpo, dalla bolognese alla roubaisienne.
Ed allora quale miglior esempio di questo sospettoso ciprinide per mostrare quanto il feeder fishing (pesca col pasturatore) in particolare, e il ledgering in generale possano essere in realtà scelte tecniche di spiccata finezza esecutiva.

Dicevo che non amo molto pescare il cavedano a ledgering, in realtà non è esatto, avrei dovuto dire che non è un pesce che “cerco” quando pesco col pasturatore, ma devo dire che passo molta della stagione calda a insidiare il cavedano con una canna da ledgering in mano, solo che il feeder stavolta non c’entra.
Ma iniziamo con il feeder.

Montature da feeder

Per pescare il cavedano col pasturatore la montatura deve avere un obbiettivo primario: la cura della presentazione dell’esca. La lunghezza del finale, ad esempio, conta molto, conviene sempre iniziare con terminali molto lunghi, anche oltre il metro, a tagliare il filo si fa sempre in tempo. I segnali che ci possono portare a capire se stiamo pescando troppo “lunghi” possono essere il bigattino “strizzato” senza che il vettino abbia segnalato una tocca, oppure se continuiamo a ferrare a vuoto, e quindi in ritardo, su mangiate che invece abbiamo visto ben segnalate dal quiver tip.

Normalmente, in presenza di cavedani (ma anche di savette o pighi, che in quanto a scaltrezza a volte danno dei punti anche al cavedano) sono propenso a pescare col pasturatore scorrevole, nella classica montatura multiloop se c’è poca corrente, oppure con un adjustable rig (montatura regolabile) che uso soprattutto con i trecciati: su un metro circa di nylon morbido dello 0,25 circa (o direttamente sullo shock leader se uso il trecciato in bobina) lego una girella, infilare una perlina in gomma, il ledger bead (la perlina col moschettone) ed un'altra perlina di gomma. Uno dei vantaggi di questo rig è che, con uno stopper fissato a monte della seconda perlina in gomma, posso lasciare il mio feeder scorrevole oppure bloccarlo semplicemente spostando lo stopper.

Altro aspetto da non trascurare, e che solo apparentemente non c’entra nulla con la montatura, è la frequenza dei lanci ed i tempi di attesa. Il cavedano, lo sanno tutti, è un pesce a cui va “data della ciccia” continuamente, lasciare in acqua per molto tempo un pasturatore sicuramente ormai vuoto serve a poco. Utilizzate i primi lanci per capire in quanto tempo si svuota il vostro feeder, cercate di capire se i bigattini escono troppo velocemente (e allora date un giro di nastro sul pasturatore a tappare alcuni fori) oppure fanno fatica ad uscire(e allora pressateli meno dentro il feeder, oppure allargatene i fori).

Si associa sempre il cavedano a terminali molto sottili, e devo dire che spesso fanno la differenza. Tuttavia mi è capitato, e spesso, di prendere parecchi bei cavedani con finali dello 0,16, e anche oltre, e di notare come più del diametro del filo influisse la dimensione dell’amo. Per spiegarmi meglio, meglio un amo del 20 su un filo dello 0,16 che uno del 18 su un filo dello 0,12. Anche qui c’entra la presentazione dell’esca, ami leggeri che danno modo al nostro bigattino sull’amo di somigliare nel movimento a quelli che escono dal feeder avranno maggiore successo. Rimanendo in tema di ami, in posti dove cavedani, savette e pighi sono i pesci che potrei allamare, uso spesso quelli da dressing per le ninfe, del tipo “grub”, nella versione a filo sottile. Sono molto resistenti, leggeri, affilatissimi e con un microardiglione molto efficace. In più, legandoli col senza-nodo, assumono una posizione a 90° con l’asse del filo, cosa che, finché il nylon non si stira (e allora può essere buona cosa cambiare il finale) fa in modo che il pesce si allami da solo appena incontra la resistenza del la zavorra. Come diceva quel tale, provare per credere.

Ultimo accorgimento: cambiate i terminali spesso, a maggior ragione se siete costretti a pescare con fili sottili.
Vincere un po’ di pigrizia potrebbe valervi il cavedano da record.

Freelining e weightless

Ma c’è una maniera di pescare il cavedano, anche questa spiccatamente britannica, alla quale non so rinunciare, e che va praticata in quei canali o torrenti di acqua bassa, sia lenta che moderatamente veloce, nei quali è facile vedere branchi di cavedani, grossi cavedani, che, vuoi per la poca profondità, vuoi per le esigue dimensioni dei corsi d’acqua, diventa molto, molto difficile insidiarli con i sistemi canonici.

Che si usi il pane o la luncheon meat (carne in scatola) come esca praticare il freeling (lenza libera, senza alcuna zavorra) il touch-ledgering (con piombo) o che addirittura li si insidi a vista, questa strategia vi consentirà di prendere i cavedani più grossi nei corsi d’acqua più difficili.

Ho la fortuna di abitare a Pavia, col Naviglio che come una freccia arriva da Milano e attraversa la città, e, se già non li conoscete, vi assicuro che i cavedani che ci vivono sono fra gli esseri viventi più bastardi del creato. Tuttavia, usando su ami incredibilmente grossi (tipo Aberdeen del n° 6, neri) innescato a pane (in cassetta o mollica di biove) lasciato a fiocco per tenerlo a galla, o pressato per farlo lentamente affondare, anche i fetentissimi cavedani del Naviglio Pavese, e i più grossi, hanno potuto vedere il fondo del mio guadino. La pasturazione è il primo passo per assicurarsi una buon azione di pesca. Si comincerà gettando in acqua, sia a galla, lasciandoli “aperti”, che a fondo pressandoli con le dita, pezzi di pane. Se si decide di pescare galla o freelining, l’amo che sosterrà la nostra esca verrà legato direttamente al filo di bobina, uno 0,18 uno 0,16, e quando il pesce entra in attività (se l’acqua è bassa, come accade in Naviglio Pavese, vedere i cavedani in mangianza sul pane è spettacolare) e la frenesia alimentare avrà il sopravvento sulla naturale scaltrezza dei cavedani, allora lanciate la vostra esca.

Pescare con lenza piombata, laddove la corrente o altre condizioni, di fondo o di stazionamento del pesce, lo richiedano comporta una montatura non molto più complicata. Con un semplice paternoster, che crei un corto bracciolo su cui posizionare dei piombi spaccati AAA o SSG, si deve ottenere una lenza molto morbida e dosare la piombatura affinché, pur rimanendo sul fondo, mantenga la nostra esca nelle stesse condizioni di instabilità degli altri pezzi di pane gettati come pastura.

Se la pesca a galla e il freelining si adattano meglio ai mesi più temperati, col freddo, e per andare a cercare i cavedani nelle buche più profonde, il paternoster è certamente più indicato.

La bellezza di una simile tecnica sta nel sue essere dinamica e leggera.
Una canna da 10-12’, a seconda delle acque che si frequentano, qualche amo, qualche scatolina di piombi “ficcata in tasca” e del pane. Certo non è una tecnica “da cestino”, anche se a volte le soddisfazioni in fatto di numeri non mancano, ma da provare nelle condizioni in cui i cavedani si ammassano in determinate zone, e calarci in mezzo il nostro bigattino, per la nostra rabbia, non sortisce alcun effetto.

 

Come avete potuto vedere la pesantezza, insostenibile, del ledgering non ha ragione di essere, non si tratta solo di riempire un feeder lanciare ed aspettare che qualche “stupido” pesce di fondo si impicchi sul nostro amo, a ledgering, ed in modi diversi, si può persino aver ragione di quell’astuto bastardo che è il cavedano.


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