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La scaduta perfetta
Di Gianluca Barone

Il momento della scaduta di una mareggiata richiama da anni molti appassionati di pesca dalla spiaggia in quanto è quello più proficuo per insidiare diverse specie di pesci quali grufolatori vari, inseguiti dai predatori che si radunano in prossimità del sottocosta per cibarsi.

Basterebbe quindi scegliere la postazione migliore e lanciare un piombo a distanza dovuta attendendo ogni minimo sussulto del cimino in segno di abboccata……

Nonostante in una situazione di mare simile, avrei pescato sicuramente a surfcasting, ho deciso da qualche anno di complicarmi la vita!

Pratico da sempre e sono super appassionato della pesca con la bolognese, quindi voglio provare a lanciare un galleggiante tra le onde e vedere che succede…..


Ad avvicinarmi a questa nuova moda, più che una specialità, è stato per merito di due cari amici: uno di questi è Alessandro, valido pescatore Massese, che si vocifera abbia acquistato uno scoglio in una delle varie scogliere locali, data la frequenza nell’occuparlo, e l’altro è Hayato con cui ormai faccio coppia fissa in ogni battuta di pesca.


È da tempo che mi stressano raccontandomi di catture di grosse Spigole pescando dai litorali in un modo che onestamente non ho mai concepito e che quindi mi non avrei mai provato.

Ma dopo l’ennesimo invito, una mattina decido di rendermi conto con i miei occhi: chiesta qualche informazione in merito alla tecnica da utilizzare, prendo una 5 metri da battaglia e mi reco su uno degli arenili locali.

C’erano già almeno 10/12 persone, schierate come se si trattasse di una vera e propria gara di pesca: dubbioso dei risultati che avrebbero ottenuto, mi limito ad osservarli per un po’ e talvolta anche a burlarmi di loro.

Un galleggiante all’inglese con 2 metri di lenza libera in balia delle onde e della corrente……… no, non può funzionare!!!

Preparo comunque anch’io una montatura simile, ma appesantita da qualche pallino, e decido di calare la lenza in prossimità di una buchetta a modica distanza dalla battigia del mare.

“I pesci dovrebbero mangiare nelle buche ammesso che ci siano”, ed infatti la classica fortuna dei principianti mi ha premiato con una Spigola da circa 7 etti.

Incredulo ho dovuto purtroppo porgere le scuse ai miei amici.

“Ok Alessandro e Hayato, la storia è vera, ma la tecnica che abbiamo utilizzato oggi non è corretta, domani ci penso io”!

Essendo un agonista di acque interne, più precisamente della specialità trota torrente, decido di importare in mare una montatura, se pur modificata, che uso in fiume per affondare l’esca nella forte corrente, la corona di pallini.

Se funziona in torrente non vedo perché non dovrebbe funzionare anche in mare….

L’indomani mi presento di buon ora sulla spiaggia e da quel momento è iniziata la mia avventura del “beach-bolofishing”. (per la verità non so quale altro nome poter attribuire a questa tecnica)

Monto la mia 7 metri con un galleggiante a pera per contrastare la corrente e la corona di pallini rovesciata, una lenza la cui distanza tra i piombini è particolarmente aperta in prossimità della girella, equidistante nel centro e stretta sotto l’asta del galleggiante.

Agganciato un terminale di 2 metri, legato l’amo, e innescato 2 bigattini, comincio ad effettuare diverse passate a canna alta in una buca a circa 15 metri dalla battigia.

Dopo poche ore, sotto gli occhi increduli di alcuni pescatori, risulto l’unico ad aver catturato 2 Spigole da circa 1,6 kg ciascuna.

Il giorno dopo altre tre di buona taglia, e quello successivo il mio primo “trofeo” dalla spiaggia, una Spigola da kg 4 oggetto di un servizio su Pescare Mare.

Non sto a raccontare cosa ho combinato le settimane successive, tanto non ci crederebbe nessuno….

I mesi invernali, periodo in cui le Spigole si apprestano alla riproduzione, sono quelli migliori per adottare questa tecnica: alcuni grossi esemplari, infatti, si avvicinano alle coste per deporre le uova e non è difficile imbattersi in una zona in cui numerosi maschi sono intenti a fecondarle.

Con le dovute condizioni del mare, la possibilità di catturarne più di uno o di allamare addirittura qualche grossa femmina, non è da sottovalutarsi.



Scheda tecnica tratta da un articolo pubblicato su Pescare Mare mese di Marzo 2008 pag. 108


PERIODI: da inizio ottobre a metà marzo circa, ossia il periodo in cui le spigole sono in frega e si radunano in branchi composti da dieci o più esemplari avvicinandosi alla costa per cibarsi e riprodursi.


HABITAT: sulla scaduta delle mareggiate dalla spiaggia o al limite da piccole scogliere purchè il fondale sia composto da sabbia a grana più o meno grossa con eventuale presenza di piccoli sassi.

Sono questi gli ambienti prescelti dalle spigole per depositare le uova che vengono ancorate a sassi o ostacoli sommersi sottoforma di filamenti molto simili a ragnatele. Da qui nasce l’appellativo “ragno”.


ORARI: ovviamente l’alba ed il tramonto, ma comunque tutte le ore diurne. Sono rari i risultati nelle ore notturne.


ZONE DI PESCA: una volta arrivati sulla spiaggia bisogna osservare attentamente il mare e cercare di individuare la presenza di una buca o canale di altezza non superiore al metro e mezzo di profondità.

Nella buca si ha una zona detta “morta”, ossia la zona in cui si scontrano le varie correnti, depositando piccoli granchi, vermi e molluschi attirando l’attenzione dei pesci che vi si soffermano a banchettare.

Nel canalone si ha un flusso continuo di corrente che scavando, solleva vermi e molluschi.

Meglio se viene scelta una buca o canalone a non più di dieci metri dalla battigia; ciò evita di forzare troppo i lanci e di controllare meglio la trattenuta del galleggiante.

A questo punto verrà calata la lenza all’interno della buca o canale prescelto o comunque nell’immediata vicinanza di essi, utilizzando come esca il bigattino e ad intervalli di circa 10 minuti si lanciano nell’acqua piccole manciate di essi.

Spesso non occorre l’ausilio di una fionda, e dato che pescheremo ”a piede bagnato” basterà lasciar cadere ai nostri piedi i bigattini; sarà la corrente a trasportarli nella buca e nei pressi della nostra esca.

Se vi è presenza di più buche nello stesso tratto di spiaggia, è consigliabile talvolta spostarsi, se si nota che in quella prescelta non si è ottenuto nessun risultato.


MONTATURA: la montatura utilizzata era quella che si impiega per la pesca in torrente. La corona di pallini, almeno una quindicina in tutto, è montata su di uno spezzone di filo lungo circa un metro e fermato in testa e coda da girelle. Dis. 1

Questa corona permette di capire meglio il fondale e far lavorare meglio l’esca in acqua oltre che di controllare la forte corrente.

L’importante, durante l’azione di pesca, è che l’esca stia sul substrato e non si alzi dal fondo, altrimenti si va fuori pesca.

Molti usano il galleggiante all’inglese ma è preferibile un galleggiante classico.

Il finale di un metro, un metro e mezzo, dovrà rimanere tutto appoggiato sul fondo.


AZIONE DI PESCA: se la lenza viene lanciata in una buca o in un’altra zona morta, si noterà che il galleggiante sarà sempre in pesca perfettamente; essa lavorerà in maniera verticale o quasi, appoggiandosi al fondo esclusivamente con l’ultimo gruppo di pallini. Dis. 2

Se si pesca in un canalone, avremmo sempre una continua presenza di forte corrente che ci obbligherà a pescare in passata e ad effettuare continui lanci. In questo caso, varierà anche il modo di pasturare: i bigattini dovranno essere lanciati almeno 20 metri a monte della nostra zona di pesca.

Per far lavorare al meglio la montatura, si dovrà pescare costantemente a canna alta, stabilendo un continuo contatto tra il galleggiante e il cimino della canna in maniera da poter manovrare al meglio la lenza. In questo caso essa risulterà perfettamente efficace se si riuscirà ad effettuare passate facendo appena sfiorare sul fondo gli ultimi 4 / 5 pallini. Ciò permetterà ai bigattini innescati di essere presentati al pesce assieme a quelli precedentemente lanciati in acqua per pastura, e quindi arriveranno alla sua bocca in maniera del tutto naturale. Dis. 3

Se si tende a trattenere troppo la lenza, essa si staccherà completamente dal fondo e lavorerà a mezz’acqua se non addirittura in superficie. In questo caso tutte le speranze di prendere un pesce saranno vanificate. Dis. 4


ATTREZZATURA: canna bolognese da 6 / 7 metri

Stivali a coscia o meglio waders

Guadino da 3 / 4 metri

ESCHE: bigattini



Ad aprile, su Pescare Mare, un articolo su questa tecnica potrà essere a disposizione di coloro che vorranno ricevere ulteriori nozioni su montature, zone di pesca e quelli che sono i momenti migliori per insidiare il predatore più ricercato da tutti gli appassionati di pesca sportiva.

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