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ASSOCIAZIONE FIUME VOLTURNO
(O.N.L.U.S.)

Associazione ambientalista per la salvaguardia e tutela del patrimonio, ittico,  idrogeologico e per l’educazione alla pesca

COMUNICATO STAMPA
SI PAVENTA UN DISASTRO ECOLOGICO NELL’OASI DELLE SALICELLE
IN SERIO PERICOLO LA FAUNA ITTICA “INDIGENA”
LA ONLUS FIUME VOLTURNO OFFRE ALLA PROVINCIA LA PROPRIA OPERA GRATUITAMENTE PER RISOLVERE IL PROBLEMA

Con una nota inviata al Presidente della Provincia di Caserta, all’Assessore Politiche Agricole e Forestali e al  Direttore Generale del Consorzio Bonifica del Bacino inferiore del Volturno,    l’Associazione Fiume Volturno O.n.l.u.s., ha sollecitato un intervento affinchè sia posto rimedio alla delicata situazione idro biologica creatasi presso la bellissima Oasi delle Salicelle posta a monte di Ponte Annibale.

Il posto di straordinaria bellezza e rifugio di numerose specie di uccelli, nonché ricco di ogni tipo di fauna.

Le acque calme delle rientranze del Volturno offrono l’habitat ideale per numerose specie di pesci. Tra questi, la carpa, la tinca, la scadola, l’alborella, l’anguilla e il cavedano che fanno parte delle specie “indigene” originarie del fiume – tra questi anche il luccio e lo storione oramai estinti nella zona a causa dell’incontrollato fenomeno dello bracconaggio.

Vi sono però altre specie alloctone (Gambusia, Pesce Gatto, Carassio) che hanno invaso di prepotenza la nicchia ecologica prendendo definitivamente il dominio sulle altre specie – tali specie prolificano abbondantemente per la mancanza di antagonisti naturali.

In particolare, la gambusia, immessa nelle acque Italiane molti anni orsono per combattere la malaria portata dalle zanzare, si è moltiplicata in modo impressionante.

Le gambusie, unitamente ai pesci gatto e ai carassi, si nutrono prevalentemente delle uova delle carpe e delle tinche. La situazione oramai disastrosa rischia di diventare irreversibile nell’arco di un anno con la scomparsa di tutti gli esemplari indigeni presenti nella zona. Cio’ senza considerare la migrazione naturale che da alcuni anni si stà verificando nel Volturno, ossia in particolare i pesci gatto moltiplicandosi in modo impressionante sono arrivati a monte fino ad Amorosi e a valle oltre Capua.

Necessita pertanto un intervento immediato e risolutivo per ristabilire la normalità biologica nel bacino delle Salicelle.

L’associazione Fiume Volturno, oltre ad offrire la propria collaborazione e consulenza, gratuitamente e senza alcun tornaconto, considerato i risultati che si sono ottenuti in altre zone d’Italia dove si è avuto lo stesso problema, vista l’esperienza dei soci e gli studi effettuati, ha sottoposto agli organi della Provincia il proprio piano per la risoluzione del problema.

Il prolificare delle specie alloctone puo’ essere fermato solo dall’immissione di antagonisti naturali ed appartenente alle specie indigene del posto oppure di specie oramai naturalizzate. L’antagonista principale è il luccio il quale, oltre ad essere indigeno, trova nelle acque di Salicelle il suo habitat naturale perfetto.

Altri antagonisti, entrati oramai a far parte della fauna stanziale ed immessi nelle acque Italiane nel secolo scorso sono il Persico Trota (Black Bass) e il Luccio Perca (Sandra).

Dunque l’immissione nell’oasi delle Salicelle del Black Bass e del Luccio riporterebbero alla normalità la situazione biologica in circa un anno.

Per conseguire tale risultato, considerato la dimensione dell’area interessata, sono necessari all’incirca  dieci/quindici quintali tra lucci  e luccio perca e cinque di black bass. Cio’ perché il black bass si riproduce molto piu’ facilmente del luccio.

Dunque il black bass, abbonda in natura nelle acque Casertane, in particolare in alcune cave di Castelvolturno. Pertanto l’operazione della semima del Black Bass, potrebbe effettuarsi a costo zero prelevando i pesci periodicamente dalle ex cave di Castelvolturno e immettendoli a Salicelle.

I soci della Onlus Fiume Volturno si sono offerti disponibili ad effettuare gratuitamente a tale operazione di prelievo che logicamente andrebbe coadiuvata da altri volontari e dalle guardie ittico venatorie che potrebbero occuparsi di trasferire il pesce da Castelvolturno a  Salicelle.

Logicamente tale operazione, per avere successo, deve essere accompagnata da un provvedimento che per il primo anno inibisca completamente il prelievo del pesce in quella zona.

Successivamente la pesca andrebbe opportunamente regolamentata.

I Soci della Fiume Volturno sono pertanto in attesa di essere convocati per discutere della situazione.

Recapiti presidente
Stefano Montone
3470767658 – 08119972024 (tel e fax)
Stefano.montone@tin.it

GAMBUSIA (Gambusia holbrooki Girard)
Famiglia: Poeciliidae
Morfologia:
la Gambusia ha la bocca rivolta in alto e munita di piccoli denti; la mandibola è sporgente, gli occhi sono grandi. La pinna dorsale è situata indietro, la codale è arrotondata. Il corpo è coperto di scaglie piuttosto grandi con macchioline scure più o meno visibili. Il maschio presenta i primi raggi della pinna anale modificati a formare il gonopodio (organo riproduttivo)

Riproduzione e accrescimento:
è specie eurialina, potendo sopportare una salinità superiore al 20 per mille ed euriterma, potendo vivere in acque a temperature comprese tra i 5 e i 38° C. Tramite il gonopodio il maschio provvede alla fecondazione interna delle uova della femmina che, in più volte nel corso dell 'anno, partorisce piccoli vivi (da 2 a 100 individui). Il maschio è piccolo ( 3,5 cm ) mentre la femmina, che ha addome più grande, puó raggiungere i 6 cm di lunghezza.

Alimentazione:
gli adulti si nutrono di piccoli crostacei, di uova di pesci, di larve d'insetti, soprattutto larve e pupe di zanzare. Per questo ha trovato largo impiego nella lotta biologica contro l'anofele, vettore dell'agente eziologico della malaria.

Habitat:
una specie vivipara molto prolifica; è poco predata ed è priva di interesse gastronomico. Frequenta ambienti lagunari costieri, i delta dei fiumi, i canali irrigui e inoltre laghi e stagni.

Comportamento:
è un'insaziabile predatrice di larve di zanzara che caccia, grazie alle sue piccole dimensioni, negli acquitrini più bassi ed anche nel fitto intrico delle piante acquatiche. Dove ha raggiunto notevole densità ha provocato, a volte, la rottura dell'equilibrio dell'ecosistema acquatico; ad esempio può determinare la riduzione di specie ittiche indigene per predazione di uova ed anche dello zooplancton erbivoro con il conseguente abnorme sviluppo del fitoplancton. Può inoltre risultare dannosa per la carpa quando entra in competizione con gli avannotti di questa specie.

Distribuzione:
originaria del Nord America, la Gambusia è stata introdotta largamente in Europa. In Italia fu importata nel 1922 dalla Spagna ed oggi è diffusa in molte regioni.

(IL RISULTATO OTTENUTO IN TOSCANA)
L'invasione può essere fermata. Grazie a un pesce
"Il luccio ci salverà dall'emergenza"


Paolo Ercolini esamina
i piccoli di luccio

Il gambero ha un nemico. Anzi, più d'uno. Fra gli uccelli del lago, l'airone rosso, la garzetta o il tarabuso che amano rimpinzarsi dei rossi crostacei.
Fra i pesci, i lucci, voraci, a seconda delle dimensioni, di gamberi di varie taglie, da quelli piccoli (rallentando così la crescita della popolazione) a quelli medi e grandi. Negli ambienti di città, sono i ratti a predarlo, come avviene nella pineta di Viareggio, con problemi igienici non indifferenti per quel parco così frequentato. E fra gli uomini, chi è il nemico numero uno del gambero? Il biologo Paolo Ercolini, consulente tecnico del Parco San Rossore Migliarino Massaciuccoli, potrebbe essere il candidato ideale.

Da libero professionista, sta portando avanti un progetto insieme alla regione Toscana, alla provincia di Lucca (Ufficio risorse ittiche), al comune di Massarosa e all'università di Parma, con la collaborazione, inoltre, dell'Ente parco Migliarino e dei pescatori professionisti. Obiettivo: reintrodurre nel lago le specie autoctone, in primo luogo il luccio. "Si spera così - spiega Ercolini - di contrastare anche da un altro fronte l'avanzata del gambero rosso americano. Se i lucci aumentano di numero, potranno contrastare i loro invasivi competirori e, predandoli, ripristinare nel corso degli anni, gradualmente, la popolazione degli invasori".

L'ingresso dell'allevamento di lucci
L'ingresso
dell'allevamento
di lucci

Con pazienza da certosino, quasi ogni giorno va a controllare le enormi vasche, scavate con tutte le caratteristiche per piacere ai delicati lucci. Acque pulite, innanzitutto, ma anche vegetazione curata. In questi bacini, il biologo alleva i suoi alleati nella lotta contro il gambero. E, quando hanno raggiunto la lunghezza necessaria perché riescano a sfuggire ai "killer", li introduce nel lago. In misura massiccia: decine e decine di piccoli pesci. Insieme alla biologa Ornella Bresciani, porta poi nelle scuole della zona (l'iniziativa si chiama "adotta un luccio") piccoli acquari per far vedere i lucci e il loro habitat naturale ai bambini.

"Il luccio - sostiene Ercolini - testimonia la buona qualità dell'acqua. Difenderlo significa difendere la salute dell'ambiente". Risultato? Grazie all'azione combinata di pescatori e lucci, la popolazione di gamberi sembra essersi stabilizzata e non crescere più al ritmo vertiginoso dei primi anni. Ma resta ancora molto da fare. "Il primo passo sarà quello - spiega il biologo - di proibire l'esportazione di gamberi vivi dal lago. Per evitare l'ulteriore allargamento della presenza dell'animale, i pescatori li dovranno vendere morti, magari sotto forma di code di gambero o comunque surgelati". Così, sfruttandoli in maniera controllata e non indiscriminata come è stato fatto in precedenza, questi animali potranno davvero diventare una risorsa economica per la zona. Naturalmente con tutti i controlli sanitari del caso". Qualche progetto in questo senso si sta già muovendo. Presto, quindi, il gambero a Massaciuccoli potrebbe diventare un businnes, il motore di un'azienda alimentare e la minaccia per l'ambiente potrebbe ridimensionarsi.

Intanto, proprio Ercolini si è fatto promotore presso il Parco e la provincia di Lucca di un corso di formazione per i pescatori e per gli operatori del settore. Un importante argomento di studio sarà quello della conservazione dell'ambiente. "E' stato deciso così - spiega il biologo - perché errori come quelli commessi nel passato, con l'introduzione senza precauzioni e senza studi preliminari di una specie straniera, non vengano più commessi". Ercolini sta costruendo inoltre sul territorio un punto di riferimento per giovani laureati perché possano trovare inserimento lavorativo esercitando la professione del biologo.

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