
Drava, diario di un sogno
Jader Lazzari e foto di Gionata Paolicchi
Dopo innumerevoli peripezie martedì sera riesco a staccare la certezza di poter partire l'indomani.
E' tardi, non ho preparato niente, sono distrutto e voglio andare a letto.
Per fortuna mi ero preparato con i bigatti e nel frigo portatile dormono 8 chili di proteine da corsa.
Pasta al formaggio disponibile a vagonate.
Punto le sveglie alle 2:30, fatico ad addormentarmi e come al solito in queste situazioni... apro gli occhi senza che essa strilli.
Lavandomi, davanti allo specchio, colgo l'occhio del maniaco, la pazzia sta prendendo forma, sto per partire e ancora non ci credo...
Un borsone è pronto con l'indispensabile per i cambi quotidiani, ma lo spazio è tutto per quello che eventualmente mi servirà pescando...
Saluto la mia Lei non senza problemi, non siamo abituati alla lontananza, ma tre giorni di pesca non saranno come andare in guerra.... un bacio alla mia bambolina che dorme come un angioletto, ma come farà ad essere cosi bella con un papà così scellerato.... Scendo e in mezz'ora raccolgo di tutto per non lasciare a casa niente di cui pentirmi.... riempo la macchina come per andare ad un mondiale.
Chiedetemi qualsiasi cosa, ce l'ho! La scelta delle canne però l'ho volutamente ristretta a pochi attrezzi!
La rouby la lascio a casa in onore di una pesca meno impegnativa, due bolo, una 7 una 8 e una bella canna da feeder, proprio come mi ha detto il grande Milo in occasione di una chiaccherata qualche giorno prima sul Cavo Lama.
Partenza. Sono le 3:30 e vorrei essere su quando gli amici faranno colazione, per poter uscire subito a pesca con loro. I primi chilometri volano via, ancora la testa sta in quel limbo mattutino ed il primo caffè in terra veneta mi comincia a far carburare... albeggia..., cosa vuol dire l'alba per chi mastica strada e pesca 12 mesi all'anno....
Intanto passo Padova e Venezia e la luce delle 5 mi fa venire la pelle d'oca ogni volta che le tabelle dei ponti fanno partire la mia fantasia... e ci si mette pure l'acqua che fuma.... mmmmhhh...
Po, Adige, Brenta, Sile, Piave, Livenza, scoprendo anche nomi meno noti per gli amici lontani come il Piovego, lo Zero, il Lemene, il Malgher, il Reghena, il Piavon, il Loncon.
Ora capisco quando alcuni amici veneti mi parlano di una terra fortunata, bagnata da un mare di acque correnti, dove si ha solo l'imbarazzo della scelta... beati loro, così mi accorgo che un'ora o due di macchina non sono che uno schiocco di dita... e mentre mi riprometto di riconsiderare alcuni di questi corsi, l'uscita di Latisana mi provoca quasi una lacrima... ritornano in un attimo i ricordi di un estate, solo 25 anni fa... una vecchia 124 Sport blu, la polenta bianca, le cavedagne (carraie agricole) del Tagliamento e tanti cavedani e canne in fenolico.... come si fa presto a tornare bambini, soprattutto quando si è sicuri di esserlo ancora oggi...
La giornata promette bene, il Sole cresce limpido e s'iniziano a stagliare i confini di un Italia che trasuda storia... mi gaso e avrei voglia di frustare Silver, il mio cavallino grigio con le ruote (che non chiederebbe di meglio) ma la tabella di marcia è perfetta e non c'è bisogno di rischiare foto senza pesci...
Rigorosamente a 140 passo da un paesaggio tipicamente padano ad un veloce saliscendi di colline, per giungere in pochi minuti ad un serpentone veloce fra le gallerie friulane... le Alpi Carniche sono di una bellezza incredibile con contorni da cartolina.
Al Tarvisio prendo il secondo caffè nonchè il bollino per le autostrade austriache, l'aria è frizzante ma questo per me è ossigeno come un birra per un beduino disperso.
Entro in Austria, la radio comincia a blaterare parole incomprensibili e musica penosa, allora ci pensa Vasco a farmi compagnia. Villach e le indicazioni per la Slovenia mi spianano la retta via, poi uscendo a St. Jakob comincio a costeggiare la Drava pregustando l'incontro di li a poco con gli amici.
Sono le 7:30 e Gionata mi chiama e come Jeeg Robot gli chiedo di "lanciarmi i componenti" vale a dire.... un caffè, grazie!
In meno di quattr'ore e mezzo ho lasciato in Italia lo stress lavorativo e sono circondato da montagne bianche e acqua color smeraldo! Sogno o son desto?
Un abbraccio ai grandi Gionata e Chiara, il mitico Walter, l'amico Esox e il lumbard Signore Di Carinzia Dottor Adriano Gargantini e gentile famiglia. Inizia l'avventura. Primo giorno di pesca in Drava Grande, pesce per tutti ma meno del previsto, complici la primavera in ritardo e l'acqua letteralmente ghiacciata. Nasen, cavedani, breme e barbi nonchè alborelle giganti, soprattutto nelle ore più calde.
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La pesca a feeder risulterà la più redditizia in questo tratto di grande portata, complice la tendenza dei pinnuti a stazionare prevalentemente a centro fiume.
Dopo un caparbia ricerca a bolognese e qualche cattura mi farò coinvolgere anch'io a feeder, consapevole della miglior resa, ma la voglia di bolo rimane latente per i giorni a venire.
Le catture si susseguono per tutti, tant'è che assistiamo ad un nostro vicino che per tre volte recupera un cavedano e due alborelle tranciate da un luccio mentre pesca a bolognese..
La sera, tutti noi ospiti dello Hotel Alpe Adria di Gargantini siamo invitati dal Gran Capo nella sua tenuta, dove alleva in vasche naturali diversi tipi di pesce in uno scenario di totale tranquillità.
Come un gruppo di amici di vecchia data, ci si trova immersi in un'atmosfera magica creata da griglie fumanti di carne e wurstel, bruschette birra e vino in abbondanza che mi renderanno difficile riconoscere la stanchezza dai fumi alcolici... ma la serata andrà avanti poi a chiaccherare fino a mezzanotte di tutto e di più..... Il giovedì mattina si parte per la Drava Piccola, io, il Walter ed Esox.
Le caratteristiche del corso sono quelle del fiume appenninico ma la portata fragorosa lo rendono più alpino e l'acqua ghiacciata lo testimonia.
Optiamo per una bolo e nell'arco della giornata nasen, cavedani e pochi barbi giocano con noi.
Alla fine di questa giornata avrò due ulteriori soddisfazioni...
Il mio primo temolo preso a passata, eleganza e splendore senza paragoni, ora capisco il perchè di questo mito.... ma sarà il sorriso di un bimbo austriaco che poserà per la foto di rito a riempirci di orgoglio.
Mentre siamo li che armeggiamo con le nostre canne si presenta un papà e due bimbi di circa 8 e 12 anni... attrezzi che descriverli vecchi sarebbe un offesa per il bambù.... galleggianti a sughero nudo e una quasi palla da ping pong come antenna... un mezzo barattolo di mais e tanta voglia di pesce....
a gesti riesco a farmi intendere e gli regalo dei bigatti che starebbero a posto per una settimana... coprono un amo gigante con 10-15 larve e piantano la canna fra l'erba... dopo un quarto d'ora gli schiamazzi da stadio ci fanno accorrere col guadino.
Una carpetta di poco oltre il chilo si è voluta suicidare e solo a gesti siamo riusciti a fargli cambiare idea... Cioè per loro quella della padella era la naturale evoluzione e la nostra goffa mimica gli ha fatto capire che con una foto e relativo rilascio del pesce, avrebbe avuto lo stesso ricordo e domani probabilmente potrebbe ripescare la stessa carpa ancora più grossa.
La giornata poi procede interrotta da soste al pseudo bar li vicino, birra e panini e tanta pace interiore. Il telefonino suona diverse volte, ma oggi, mi dispiace per il resto del mondo... io non ci sono.
La sera, rientrando per cena, facciamo un giro panoramico sulla vallata e ci perdiamo per stradine perfettamente asfaltate dove due biciclette che s'incrociano sono costrette a rallentare... una ragazza procede lentamente a cavallo.... non so più in che anno siamo..... poi ritorniamo sulla strada principale dove comunque i limiti sono ancora rispettati... proprio come in Italia (mea culpa....)
Serata con cena sul terrazzo, sapientemente gestita dalla signora Erika e dai figli di Adriano... si fa l'una e si va in branda. Mi mancano le mie donne... ma Morfeo mi avvolge in un attimo.
Venerdì mattina, saluto Walter ed Esox che rientrano in terra piemontese, io Gionata e Chiara torniamo alla Drava Grande, ai piedi della diga.... questi tre giorni di bel tempo hanno migliorato ancora la disponibilità dei pinnuti e mentre i due "piccioncini" tubano fra una trentina di pesci ingannati con due catapulte da feeder e carpfishing, io mi impongo di stare in acqua con i waders fino alle cosce, biga in colla e ghiaia e tanta pastura... salpando prevalentemente nasen, circa una ventina ed una sola breme.
Loro invece, con una semplicità disarmante si fregeranno dei pezzi più pesanti..... buongustai!!!
Finora non mi sono soffermato sulle scelte tecniche, grammature, finali, diametri, ecc...per il semplice motivo che tutti abbiamo riscontrato una generale semplicità del pesce nel rispondere...
Nel caso del feeder, una bella torta pressata al pasturatore ed il finale corto e grosso, demolivano ogni umana razionalità, pareva quasi che il finale stile "corda" stesse ad indicare che alla fine, sul chiodo ricurvo ci fosse scritto "qui cibo"!
E non oso scrivere le grammature mostruose con cui ho preso pesce in passata.
L'unica vera malizia o bravura del pescatore a bolognese, sta nel riuscire a portare i pesci sotto canna con adeguata e continua pasturazione, tenendo sempre d'occhio la corrente ed il livello dell'acqua che variano con una velocità impressionante.
Alla fine della giornata verranno presi due pesci degni di foto da alcuni amici romagnoli, anch'essi ospiti del Gargantini: una breme pesata di 4 chili ed una carpa presa all'alba di 6 kili e mezzo.
Prima di rientrare in Hotel, accompagnato da Gionata passo a trovare Massimiliano Bellomini, esperto di carpfishing di Pescareonline che da diverse notti è in Drava a provare posti nuovi: ma l'acqua è fredda e la carpe sempre ferme, per questo Massimiliano stava smontando per andare a passare le ultime due notti nel laghetto del Gargantini a Santa Margarita, a 15 km dall'Hotel, un piccolo invaso di circa 3 ettari immerso nel verde e popolato di carpe, breme, barbi, cavedani, lucci e… tante tinche, per questo è stato ribattezzato “Il lago delle tinche”.
Una volta rientrato saprò poi da Gionata che Massimiliano ha catturato una quarantina di carpe, due esemplari degni di nota di 11 e 14 kg.
Terza serata con gli amici all'hotel... fuori piove e domani si parte.... lasagne e cotoletta a ristorare le fatiche dei pazienti della Clinica del Pescatore... si sta bene con la felpa, ma il cuore ha freddo lo stesso, pensando a lasciare quel paradiso.
Intanto si riempe l'hotel di persone, il week-end raccoglie ulteriori ospiti. 
La famiglia Gargantini si avvia verso una stagione intensa di lavoro, ma lo stress pare molto lontano dai loro occhi. Chiamarla qualità di vita superiore è semplicemente riduttivo.
Rimango a parlare fino a notte fonda con Adriano, ma ormai mi sono reso conto dell'artista che ho davanti.
Quando una persona abbandona la cosiddetta civiltà (civiltà!!!???) per inseguire un sogno poi realizzato, quando si manda a monte un lavoro da camicia e cravatta per rifugiarsi in una cartolina da favola, beh.... ammirazione e complimenti escono spontanei...
Quando poi quella persona, sfogliando un album di foto, ti rende partecipe con pennellate di avventura, di un viaggio di due settimane in Mongolia, metà tempo solo di viaggio e l'altra metà di pesca....
Oppure quando vedi foto di un percorso di 2000 km a cavallo fra i boschi del Canada, raccontandoti di essere stato salvato dagli elicotteri dei rangers dopo tre giorni di vagabondaggio a causa della fuga del cavallo per colpa di un orso grizzly..... ecco, una persona così la reputo di una categoria diversa.
Quelle persone sempre più rare, non schiave dell'ingranaggio quotidiano e con lo sguardo sempre rivolto verso nuove idee. Sta infatti per partire il suo progetto verso terre moooolto a nord... ma sarà lui a parlarne al momento giusto.... e come non parlare dei musei che Adriano ha creato a Milano ed in Canada, oltre che li nell'hotel, imbalsamando decine di pesci di ogni razza.
Io so solo che, senza togliere nulla ai miei affetti famigliari, un pezzetto di cuore l'ho lasciato in Carinzia. Sabato mattina... acqua, e ne promette tanta. Sono le dieci, saluto tutta la banda sforzando allegria, ma sapendo certamente di tornare.
La strada del rientro scorre come un rullo di immagini a ritroso e non ancora contento, mi faccio dal Tarvisio ad Udine lungo i 100 km della statale Pontebbana che scende a fianco dell'autostrada, rientrando poi e tirando fino a casa.... il tempo si riapre sulla mia piatta Emilia, rivedendo tutti i fiumi che ho passato all'andata.... poi a Padova torno a fare l'Italiano medio...
Mi passa il fenomeno di turno ed allora non resisto....dopo tre quarti d'ora scarsi sto con le mie donne, promettendogli di portarle presto a vedere un posto bellissimo. Immaginate voi dove.
Un sincero grazie alla famiglia Gargantini per avermi trattato davvero come uno "di casa" e grazie anche al Paolicchi che mi ha dato la possibilità di vivere questi splendidi tre giorni con loro. A presto. Jader "Skiccio" Lazzari
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