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Cuba 2004: il sogno continua. 15° atto
di Gionata Paolicchi

Ad ogni inizio articolo, più che il giornalista faccio il matematico enumerando sempre da quanto e quante volte sono stato nel posto del quale vi racconto ma, a parer mio, questo serve a far capire, a chi magari è la prima volta che ti legge, che tu conosci bene quella zona e parli con cognizione di causa e non per sentito dire.

Dopo 7 anni che vado a Cuba e dopo 15 viaggi (per questo nel titolo ho aggiunto 15° atto) e le oltre 150 sessioni di pesca, penso di sapere nemmeno la metà di quello che vorrei.
Infatti più passa il tempo e più mi rendo conto di non sapere: per la prima volta in marzo (dopo 7 viaggi fatti in marzo) ho trovato due settimane di vento e che vento… vento di nord, freddino e che intorpidisce l’acqua… e quando l’acqua è scura e non cristallina come al solito, chissà perché, il pesce scompare!

Siamo partiti sabato 28 febbraio da Malpensa con volo charter della Blu Panorama (sempre puntualissimo) alle 9 e 30 e sabato sera alle 21 e 30 (ora di Cuba) eravamo a Trinidad, 350 km da l’Havana, sulla costa Sud, tra Cayo Largo e i Giardini della Regina.
L’Agenzia che gestisce il centro di pesca Tropicuba ( www.tropicuba.it ) è la Marcaste, Agenzia italiana con base a Cuba.

All’aeroporto di l’Havana ci aspetta un mega-pulmann e noi siamo solo in 11… l’Hotel che ci ospita, L’Ancon, è un 3 stelle, dal prezzo più che accessibile, poi con il dollaro a 1,26 sull’euro… rispetto a due anni fa, quando il dollaro era a 0,86 sull’euro… adesso si spende il 40% di meno e i prezzi sono gli stessi: camera doppia in mezza pensione 90/95 dollari al giorno (quindi si spendono circa 40 euro a testa al giorno), la Marina Cubanacan è a 200 mt. dall’albergo e la mattina, dopo aver fatto un’abbondante colazione, alle 8 siamo in barca.

I primi tempi che andavo a Cuba era un “lavoro”, nel senso che andavo ad aprire centri di pesca, ispezionare nuove zone, fare foto o riprese ma adesso vado a Cuba in vacanza con la mia famiglia… e vi garantisco che è una cosa magnifica!
Con me viene la mia compagna, mia madre con il suo compagno, mio cugino ( che è per me come un padre ) e sua moglie ed anche i nostri amici.

Insomma, un viaggio in amicizia e per divertirsi, senza stress di pescatori ( come è sempre successo ) che non sono mai contenti di nulla: quando piove vogliono il sole, quando c’è il sole vogliono le nuvole, quando c’è vento è sempre troppo, quando c’è calma di vento ci vorrebbe un po’ di aria e così via… sapete chi sono?
I pescatori, turisti, italiani… al contrario di tanti che fanno il mio lavoro, non faccio e forse mai farò un centro di pesca tutto mio, o il charter con la barca e cose simili perché… ecco, io proprio non riesco a non arrabbiarmi di fronte a certe persone: “sono a Cuba , ho pagato e voglio prendere i pesci”, sapete quante volte ho sentito questo discorso??? Cuba … non è un allevamento di pesci… e non esiste nessun posto al mondo dove ci sia garanzia di successo.

Ma facciamo una cronaca di questo viaggio, un reportage: il primo giorno la compagnia, come al solito, lo dedica al relax totale e allo smaltimento del fuso orario (-6 ore), spiaggia e visita alla città di Trinidad, dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità a tutela della storia e della cultura di questo bellissimo paese.
Si affitta il coco-taxi o lo scooter… il coco-taxi è come un Ape Piaggio a tre ruote ma con una carrozzeria gialla fatta a cocco e che ospita 2 passeggeri.

Dall’hotel a Trinidad ci sono 8 km di vento e risate (perché il coco-taxi è aperto …) al ritorno passiamo al porto a controllare la situazione barche e, meraviglia delle meraviglie, scopriamo che alla Marina sono arrivati due DC9 nuovi fiammanti dall’Italia, due barche da pesca strepitose dei Cantieri Della Pasqua e Carnevali che costeranno 400.000 euro l’uno… ci domandiamo quanto ci costeranno queste splendide barche….

Ed invece, ancora meraviglia ecc, scopriamo che il prezzo è il solito delle vecchie barche cubane degli anni passati, 400 dollari al giorno, 350 euro circa.
In Italia a quel prezzo non si affittano nemmeno delle barchine di 6 mt aperte…
Il lunedì primo giorno di pesca, e tutti super emozionati prendiamo ovviamente la barca nuova ed una lancia piccola: c’è un vento terribile, si aggregano anche i non-pescatori allettati dal mare e dalle isole di sogno raccontate loro dai veterani di questo viaggio.

Partiamo in tutto 4 pescatori e 7 ‘turisti’ che abbandoniamo dopo un tratto di mare sull’isoletta di Cayo Blanco un sogno tropicale di palme, spiaggia bianchissima e acqua di cristallo.
Noi sportivi, due sulla lancia e due sulla barca si va a cercare i Tarpon che in questo mare sono molto numerosi e si possono trovare nel canale che dal mare aperto passa dalla laguna per finire poi nel fiume Agabama… ed anche quest’anno sono li che ci aspettano.
Solo che la stagione è veramente in ritardo… i fiori, la frutta, il vento, anche i cubani ci dicono che sembra dicembre invece di marzo.

Quest’anno fortunatamente, ad accompagnarmi come guida, the best in the world, o meglio el mejor en el mundo, la magica guida di pesca Nelson Sanchez, conosciuta nel mio primo viaggio del ‘97 e con la quale ho passato diversi mesi a pesca.

Lui lavora a Cayo Largo in un altro centro di pesca: il lavoro, per un cubano che va nelle isole, si articola con 20 giorni consecutivi di lavoro e 10 di riposo.
Avevo chiesto a Nelson, che abita a Trinidad a soli tre km dalla Marina, quando lo avrei trovato a casa e sono riuscito ad organizzare il viaggio giusto nel suo periodo di riposo di modo che avrebbe potuto accompagnarci a pesca e stare con noi dal momento che ormai è più un amico che una ‘semplice’ guida.

Così, assieme a Nelson sul barcone, mi metto a trainare intorno a Cayo Blanco fra i ‘colpi di mare’ con onde che ci inghiottivano e ci sbatacchiavano di qua e di là, catturo alcuni barracuda ed un pesce che… dopo un breve combattimento si slama… sembrava un cernione a vedere com’era ridotto lo Yo-zuri Hydro Magnum di 18 cm, poi prendo un piccolo tonnetto che finisce fritto alla cubana all’ora di pranzo a Cayo dove ci raduniamo tutti noi e… le aragoste… eh, si: aragoste.

Infatti, il bello di Trinidad, sono proprio le sue aragoste… ogni tanto capita che piovano dentro alla barca questi affascinanti crostacei… e noi ce le mangiamo… se mi scrivete in privato (info@pescareonline.it) vi posso spiegar meglio…


Il giorno dopo, martedì, organizziamo un viaggio a Cienfuegos (80 km) bellissima e storica cittadina della rivoluzione cubana ed una pescata ai Black Bass del Lago Hanabanilla (30 km da Cienfuegos).
Questo lago è una diga a 600 mt sul livello del mare grande più o meno come il lago di Garda, un vero paradiso naturalistico che quest’anno non ci ha però regalato emozioni di pesca… anche qui il vento e l’acqua fredda hanno bloccato i pesci ma noi ci siamo divertiti comunque… abbiamo affittato un barcone da 30 posti che abbiamo pagato solo 50 dollari… e pranzato nell’unico ristorante affogato nel verde delle rigogliose rive e fatto il bagno nelle freddissime acque delle cascate madri dell’Hanabanilla immerse nei ciuffi di heliotis (fiori tropicali) tra liane e passerelle di legno e corda, una jungla alla Indiana Jones.

Ma arriva il giorno ‘della notte in barca’ e per far questo affittiamo un barcone nuovo, il DC9 che si chiama Marlin 18°, uno dei vecchi barconi cubani, il Paraima, e una lancia.
Tutti in barca e si dorme accampati chi stretto-stretto nelle cuccette, chi sul pavimento, chi all’aperto come me, Paolo e Marco (sul fly).
Se non fosse stato per il vento che nel pomeriggio era calato per poi ricominciare inesorabile alle 20 di sera, sarebbe stato bellissimo.

E’ impressionante come si vedono le stelle a Cuba : essendo l’isola totalmente priva di smog ed essendo ancorati in mezzo al mare, non lontani dall’equatore, il cielo è un tappeto di stelle, la via lattea sembra una grande nuvola luminosa e le stelle cadenti ‘cadono’ in ogni mese dell’anno e non solo ad agosto per San Lorenzo come da noi … insomma: ricordate la notte del blak-out dello scorso settembre? Ecco, così!

Dalla Marina di Trinidad si raggiunge dapprima l’isola di Macho de Afuera (50 minuti di navigazione) e poi facendo traina sopra il reef si arriva all’isola deserta di Zaza Fuera, un isolotto di mangrovie a 20 miglia dalla costa e che i barconi dei pescatori di aragoste (langosteri) usano come riparo per la notte.

Infatti, a farci compagnia, un barcone di langosteri che, per fortuna, ci regalano pure il caffè che noi ci eravamo scordati di portare in cambio di una boccetta di collirio (perché uno di loro aveva un po’ di congiuntivite e stanno in mare a settimane …) perché, voi lo sapete, che noi italiani senza caffè alla mattina non si carbura … facendo traina sul reef tra le due isole abbiamo pescato un pò di tutto: cubere ( una mio cugino Adriano sui 25 kg ), cernie, barracuda, king fish e jack crevalle.

Come esche, le nostre predilette sono gli Yo Zuri Hidro Magnum da 18 cm, il colore preferito dai pesci di fondo il rosso ed il viola, per i pesci di galla giallo, arancione, bianco.
Come finale usiamo dell’acciaio dell’American Fishing Wire da 90 lb o del Berkley da 100 lb.
Paolo, trainando invece con un artificiale della Mann’s da 22 cm. che affonda quasi 9 metri ha attaccato un pesce che gli ha sfilato via l’ancorina di coda… doveva veramente essere enorme!!! Le canne usate sono tutte Italcanna: le 3 diverse Agabama da me ideate, la 2.15 da 30 lb, la 2.45 da 16 lb. e la 2.85 da 8 libbre per pescare a spinning pesante, poi abbiamo 2 Mediterranee da 50 lb con due Gladiator 9/0.
Sulle Agabama tutti mulinelli Tica.

L’indomani sulla via del ritorno andiamo a vedere se ci fossero tarpon, prima di rientrare a Trinidad nel canale e per fortuna erano tutti in caccia diversi branchi su un’infinità di “mahua”, pesciolini tipo i nostri “bianchetti” ,e quando il tarpon è su questo pesce piccolissimo difficilmente mangia i jig o gli artificiali.

Ne slamiamo infatti diversi, solo Paolo riesce a portarne in barca uno con la canna che avevo preparato facendo un terminale di acciaio più fine e più corto ( 40 cm.) e messo uno stremear giallo per pescare a mosca appesantito con una chevrotine da 10 grammi subito sopra l’occhiello dell’amo e l’esca più piccola è stata gradita dai tarpon che si lasciavano più facilmente allamare.

Paolo purtroppo non farà due settimane ma solo una e così venerdì è il suo ultimo giorno di pesca e alla fine sarà forse il giorno più bello sia a livello meteorologico che naturalistico: abbiamo noleggiato solo una lancia piccola, voglio portare Paolo e Marco nel “mio” fiume, il Rio Agabama, “mio” perché ormai è così che lo chiamo …e la mia unica canna firmata l’ho chiamata appunto Agabama:


Abbiamo visto e cercato di pescare due coccodrilli (ma questa è un'altra storia info@pescareonline.it )… abbiamo pescato alcuni Snook pesci tra i 3 e i 6 kg, uno veramente bello l’ha slamato il sottoscritto al primo salto ha sputato l’esca… si traina molto lentamente sia a centro fiume che vicino alle mangrovie con degli yo-zuri cristal minnows di 11 cm, affondano poco e in questa acqua scura riflettono meglio dei tradizionali artificiali non a colori olografici.
Consiglio sempre di sostituire anellini e ancorine, io uso sempre e solo Owner di Tubertini.

Uscendo dal fiume vediamo poi un gruppo di delfini in 2-3 metri d’acqua che nuotano tranquillamente vicino alla nostra barca, uno spettacolo bellissimo ma forse ancora più bello e unico quello che vediamo dopo circa mezz’ora, alla fine di un insenatura della laguna, uno stormo di Flamingo, Fenicotteri Rosa, riusciamo ad avvicinarci fino a 50 metri poi si librano in volo proprio sopra le nostre teste … che emozione!!!

Uscendo dall’insenatura ci dirigiamo verso i tarpon che sono nel canale davanti al fiume e ci divertiamo qualche oretta, solo che sono troppo frammentati e diventiamo matti nell’individuare il branco, perché tutto il gioco sta nell’osservare i pellicani che all’emergere del pesciolame si alzano in volo e poi in picchiata e li sotto ci sono i tarpon…

Paolo parte e noi stiamo due giorni senza pesca, uno di riposo e uno di barca ma ad aragoste e spiaggia… l’ultimo giorno a Trinidad il mare è decente, insieme e Marco e Adriano (Muso per gli amici) affittiamo quindi il DC9 e partiamo in direzione del banco La Paz, una secca a 17 miglia dalla costa che è larga 3 miglia per 1 e ha una profondità di 25 metri… e tutto intorno il mare arriva fino a 1000 mt di profondità!!! Mentre a tutto motore ci avviciniamo alla secca vediamo un’aguglia imperiale di oltre 20 kg saltare 3 volte vicino alla nostra barca, siamo a metà strada.

Decidiamo di iniziare subito la traina, da queste parti ci sono sia aguglie imperiali che pesci vela, lo scorso anno ne abbiamo visto uno proprio in questa zona.
Trainiamo quindi con degli Octopus in gomma, un popper e un Mann’s affondante.
La secca famosa per gli squali, i tonni e i wahoo sembra il deserto del Sahara, non c’è niente in giro: prendiamo delle cernie, dei barracuda e nulla più ma... la giornata avrebbe potuto avere una svolta ben diversa ma ad un tratto un vela enorme è emerso dietro il mio popper della Mann’s e lo ha inseguito, l’eccitazione ci ha fatto urlare come se avessimo attaccato un pesce e il capitano Julio ha tolto motore… invece di darlo!!! Infatti stavamo trainando a 6 miglia e avrebbe dovuto accelerare di quasi 2 miglia per invitare maggiormente il vela all’attacco… e così, tolto il motore il vela ha girato la coda e se n’è andato inabissandosi… dopo lo sconforto ci mettiamo a pescare a bolentino in cerca di cernie e squali… ma non mangia niente, le sardine non sono arrivate e quindi niente bonito e tonnetti e quindi niente wahoo, squali ecc… la catena alimentare…


L’indomani si parte alla volta di Cayo Santa Maria, nella zona nord di Cuba , una serie di isolotti a 40 km dalla costa raggiungibili da una strada costruita in mezzo al mare.
Passeremo qui due notti prima di andare a l’Havana dove soggiorneremo per altre due notti prima di tornare a casa.
Cayo Santa Maria è un posto bellissimo ma bisogna andarci da maggio a settembre: adesso con questo vento da nord… qui ce lo prendiamo tutto e dobbiamo ripararci nei canali tra le mangrovie.

Questo è il paradiso dei tarpon e delle cubere, ce ne sono in quantità esagerata, uno dei migliori posti di Cuba … Chiara a traina ne ha attaccato uno sui 20 kg che al primo salto se n’è andato, invece lo stesso giorno riesco a recuperare una Cubera di quasi 20 kg.

Marco riesce a portarne a guadino una sempre sui 20 kg trainando con un piccolo rapala snodato testa-rossa di 11 cm che dopo la cattura è stato buttato.
Mio cugino Adriano ha preso un bel pargo sempre a traina sui 3 chili, ce ne sono comunque di ben più grossi.

Peccato non essere potuti andare nel reef buono, poco fuori del canale a causa del mare eccessivamente mosso per una barca troppo piccola.
Ancora un viaggio a Cuba , non ricco di emozioni di pesca ma ricco di relax, immagini, sapori, odori e gioia, la gioia di poter dire, che Cuba è sempre un paradiso.

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