| 
Emozioni sul Ticino
di Umberto Barbarini
Introduzione di Sabino Civita:
Io non pesco a roubasienne, lo sapete,
tutte le mie canne si misurano in piedi e non in metri e qualsiasi cosa
non abbia un mulinello mi “imbrana” immediatamente, per non
parlare dell’infima quantità di bigattini e pastura che normalmente
mi porto appresso e che invece un buon agonista adopera a chili.
Ma quando Gionata
e Uby
mi hanno coinvolto nell’accoglienza di Umberto
Ballabeni (quell’Umberto Ballabeni)
a Pavia
per un servizio fotografico, beh ero curioso e anche un po’ in trepidazione.
Pur essendo appassionato di tutt’altre tecniche di pesca, l’agonismo
e le sue tecniche mi hanno sempre affascinato, e vedere un Campione del
Mondo in azione non è cosa da tutti i giorni. 
Osservare campioni come Ballabeni
in azione di pesca è uno spettacolo raro: la meticolosa e ormai
automatica preparazione della sua “postazione di combattimento”,
il preciso dosaggio della pastura, la bella e sempre uguale distanza con
cui il cimino (immerso per un buon metro in acqua!) della stratosferica
roubaisienne seguiva il galleggiante a vela, il magico momento della ferrata
su un’abboccata che solo lui percepiva, il sicuro salpaggio del
pesce… il Campione faceva sembrare tutto facile, e nello stesso
tempo ti accorgevi del talento e dell’esperienza che ci volevano
per accordare tutto questo insieme, con l’obbiettivo di pescare
quanti più pesci possibile.
Uby era
raggiante, e da pescatore a roubasienne quale io non sono, più
di me comprendeva – ed era letteralmente inebriato – di assistere
ad una lezione di pesca ai massimi livelli.
Quando Ballabeni
gli ha dato la canna in mano, e subito ha preso un bel cavedano, Uby era
raggiante.
Mostrandomi la montatura mi diceva: “Vedi,
io stamattina non ho visto un’abboccata perché non ho messo
i pallini così e cosà”.
Oppure: “Il galleggiante a
vela non l’avevo ancora provato, è fantastico come ti fa
restare sul fondo”.
Da parte mia ero contento per lui – e anche per me.
Infatti ero riuscito a stare avanti di un pesce a Umberto Ballabeni, per
quasi quaranta secondi, e pescando a ledgering.
Poi lui ha finalmente messo la lenza in acqua e ha preso il suo primo
pesce.
Poi un altro, e un altro e un altro ancora … Ma un giorno mi rifarò.
O no? Voi che ne dite?
Le emozioni sono qualche cosa di eccitante ed entusiasmante,
nella pesca si possono manifestare in modi diversi.
Chi prova emozioni nello sperimentare attrezzature di ultima tecnologia,
chi nel percorrere itinerari mai esplorati, chi nel dover lottare con
una preda enorme o più semplicemente inaspettata, rispetto al tipo
di pesca praticata e addirittura, come nel mio caso, nell’incontrare
un personaggio famoso, visto, fino ad ora, solo sulle riviste di settore.
Nel mese di dicembre ho avuto la fortuna, complice il Direttore di POL
Gionata, di
incontrare, scambiare opinioni e di pescare con un famoso campione del
mondo di pesca al colpo di nome Umberto
Ballabeni.
La battuta di pesca si è svolta in Ticino
a Pavia, nel
famoso quanto sfortunato Borgo Ticino,
che, nei periodi di piena, viene quasi sempre sommerso.
Il ritrovo è previsto per le ore 12.00, ma io mi trovo sul luogo
di pesca già dal primo mattino in compagnia di un altro amico pescatore,
Sabino Civita.
La pesca è stata impostata in due modi differenti: io a Roubaisienne
e Sabino a Ledgering.
Purtroppo, i risultati sono stati un po’ deludenti; non volevamo
fare brutta figura all’arrivo del campione, sapendo comunque che
non poteva avere rivali.
Puntuale all’ora prestabilita, Ballabeni
si presenta sul luogo di pesca.
Dopo le presentazioni di rito, inizia, con il nostro aiuto, a scaricare
l’attrezzatura necessaria e a preparare la sua postazione.
Ho seguito molto attentamente tutta la sua preparazione per scoprirne
i segreti; non sono mancate le numerose domande quando ho visto estrarre
dal suo paniere dei galleggianti con forma piuttosto strana, i cosiddetti
galleggianti “vela”.
Il campione ha impostato la battuta di pesca con una Roubaisienne di m.14.50,
l’ultima nata in casa MILO chiamata “The One”, una vera
“arma tecnologica”, dotata di dettagli all’avanguardia.
Ovviamente, non inferiore era il paniere “M900”, una “navicella
spaziale” munita di ogni necessario scomparto ed attrezzo.
Una volta terminata la preparazione della postazione e provato il fondo
con la sonda nei minimi dettagli per scoprire eventuali avvallamenti,
la fase più critica ha avuto inizio: la pasturazione.
Una pasturazione errata, infatti, è fondamentale per l’andamento
di un battuta di pesca, ma questo un campione lo sa! In questa fase ho
avuto modo, dunque, di scoprire alcuni segreti che ancora non conoscevo
o che non reputavo fondamentali.
Nel primo secchio mette una quantità di quarzite di circa 2 mm
di diametro, nell’altro una quantità analoga di bigattini.
Mi domandavo cosa volesse farne! Il campione mette poi la colla per i
bigattini nella quarzite, la bagna e la fa incollare leggermente.
Usa poi la colla anche sui bigattini allo stesso modo e dopo qualche minuto
mischia le due quantità ottenendo così un bell’impasto
pesante ed attirante, vista la grande quantità di bigattini all’interno
della palla.
Contemporaneamente bagna un paio di chili di pastura di sua produzione
di colore rosso, a base di formaggio, per attirare in principal modo cavedani
e barbi.
Posizionata la canna la centro del paniere per avere la giusta traiettoria
nel lancio della pastura, incomincia con quattro palle della mistura bigattini/quarzite,
alternate con tre palle di pastura rossa.
Dopo qualche minuto di attesa inizia la pesca, lanciando la sua lenza
appena a monte della zona pasturata.
Con grande attenzione ho seguito ogni suo movimento e soprattutto come
riusciva a trattenere in una corrente medio/veloce la famosa lenza con
il galleggiante “vela” da 6 grammi, composta da una sfera
che tarava il galleggiante all’ 80%, un “bulk” di pallini,
quattro pallini a scalare, un terminale da circa 30 cm con filo dello
0,08 e un amo del n° 22.
Dopo un metro di passata, ecco il galleggiante affondare; nel momento
in cui mi sono accorto dell’abboccata, il campione aveva già
ferrato ed incannato un bel cavedano di circa un chilo.
Le catture si sono subito susseguite, con i curiosi che pian piano accorrevano
per godersi lo spettacolo.
Io fremevo, ma non osavo chiedergli di provare a pescare con la sua attrezzatura.
Alla mia coraggiosa domanda ho ottenuto una risposta affermativa.
Io, che non aspettavo altro, ho cominciato a familiarizzare con attrezzature
di ultima generazione e ad entrare in pesca.
L’unica mia preoccupazione era quella di non sfigurare ed alla fine
non è comunque andata male, allamando due cavedani, un barbo e
ottenendo i complimenti dal “maestro”.
Che dire… i campioni sanno sempre come ottenere
i risultati, ma quelli veri sanno anche spiegare agli sconosciuti i loro
piccoli segreti con umiltà.
Umberto Ballabeni
è uno di questi.
Nel primo pomeriggio c’è venuto a trovare anche un altro
collaboratore di POL, Roberto Granata,
esperto di Spinning così ne abbiamo approfittato per farci fare
da Gionata una
bella foto di gruppo.
Un caffe’ alla fine della battuta, altri piccoli dettagli venuti
alla luce e probabili appuntamenti futuri hanno fatto da cornice ad un’importante
e proficua giornata di pesca.
Ringrazio vivamente Gionata
che mi ha dato questa fantastica opportunità e non mancherò
di raccontarvi altre uscite con altri campioni.
Alla prossima!
|
|