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Ledgering sul Naviglio
di Sabino Civita


Per i pescatori di Pavia e Milano il Naviglio Pavese è una manna dal cielo. Certo, non è il massimo della bellezza naturale, con la statale dei Giovi a fargli compagnia per tutta la sua lunghezza, cartelli pubblicitatari, TIR rombanti e altre amenità, e la qualità delle sue acque non è proprio da torrente di montagna, ma di pesce ne ha sempre regalato tanto, a partire dalla Darsena di Milano fino all’ultima conca del Confluente, allo sbocco del Ticino a Pavia.
È oggi il regno del pescatore di roubaisienne e della canna fissa, qualche pensionato ci pesca ancora con bolognesi Lerc in fibra di vetro e il pasterello o il pane alla carpa. D’estate il bigattino è quasi inusabile per le tante alborelle che ci sono, e diversi anglers si divertono a fare del marginal carp fishing, poiché di gobbe superiori a dieci chili ce ne sono eccome.
E non dimentichiamo lo spinning, ai cavedani, ai bass ai lucci e le lucioperca – insidiate anche con l’alborella. E il ledgering? Beh, che sappia ci andiamo solo io e il mio amico Bandi, ma non mi stupirei se, come spesso accade coi ledgers, una maggioranza silenziosa e poco pubblicizzata da riviste e negozi faccia come noi.


Alla ricerca delle carpe

Mi scappava di allamare una carpa. E volevo farlo con un’attrezzatura leggera, anche se non sottodimensionata, così da gustarmi tutto il combattimento, dallo strike alla guadinatura.
Per andar sul sicuro ho perciò deciso di recarmi sul Naviglio nel tratto no-kill (niente nassa e divieto del pasturatore), sull’alzaia passata la cittadina di Certosa, tratto che è spesso sede di campi di gara, e in cui, proprio durante le manifestazioni agonistiche, le carpe la fanno da padrone, nel senso che spesso fanno polpette dei sottili terminali (e a volte anche degli elastici) dei garisti impegnati a pescare il cavedano con lo 0.08 diretto.
Per questo ho scelto la canna, una vecchia Browning da dieci piedi con cimino da quiver tip (quelli ultrasensibili, che si avvitano sul vettino), il mulinello, un classe 3000 caricato di 0.20, e mi sono preparato un unico tipo di montatura ad hoc.
Le esche consisteranno in bigattini, come la pastura, e l’impossibilità di usare il feeder mi consiglia di portare con me fionda e piombi dai cinque ai dieci grammi.

Fili sottili? No grazie

Conosco abbastanza il Naviglio Pavese da sapere almeno due cose: non servono fili sottili a meno di pescare a galleggiante e che durante i week-end si pesca meno che lungo i giorni della settimana lavorativa. Il primo “insegnamento” è quasi banale, il secondo appena un po’ meno.
Sul Naviglio infatti vengono spesso organizzate gare di pesca al colpo, quindi, di sabato per le prove, di domenica per la gara, durante i week end in Naviglio si crea un certo movimento, di canne, gente, ami, pasture, bigattini a profusione, nasse in acqua e pesci nelle nasse.
Dubito che questo non venga notato dalla fauna ittica e, nel corso del tempo, inserito nell’orologio biologico dei pesci che, durante i week end, anche quelli senza gare, sono decisamente più sospettosi e guardinghi. La montatura che ho approntato per questa battuta è perciò formata da un trave dello 0.20, (da collegare al filo del mulinello col semplice ed efficace sistema delle due asole) lungo circa mezzo metro, in cui ho infilato un corto anti-tangle.
Una piccola girella del 16 mi servirà per collegare il terminale (di circa cinquanta-sessanta centimetri di lunghezza, dallo 0.16 fino allo 0.18 in fluorocarbon) con l’amo (del 18-16) e, infilato nel terminale a bloccarsi forzandolo sulla girella, uno spezzone di tubicino in silicone di circa 5-10 cm, con l’effetto di ulteriore anti-groviglio.
Una perlina di gomma frapposta tra anti-tangle e girella servirà a proteggere il nodo e, per regolare la distanza di scorrimento dell’anti-tangle stesso, ho usato un comune stopper da galleggiante scorrevole di dimensioni adeguate.

 

Cavedani, scardole e carassi: ma le carpe?

Arrivato sul posto ci trovo l’amico Bruno Ferrari, agonista e gestore di un negozio di articoli da pesca a Pavia, intento a provare con la roubaisienne il campo di gara per domenica (quindi anche durante i giorni lavorativi il Naviglio non è poi così esente da una certa pressione di pesca agonistica) e per un po’ mi diverto a guardarlo allamare un cavedano dopo l’altro, una scardola qua e là, qualche carassio e alla fine, proprio mentre sto preparandomi ad entrare in pesca anch’io, una bella carpa sui due chili che mette a dura prova la sua fine roubaisienne da pesce bianco.
Bruno, con la solita perizia, alla fine riesce ad averne ragione, e la bella carpa a specchi torna in acqua. Bene, mi dico, ho beccato la giornata giusta. Infatti subito un cavedano, decisamente bello, risponde all’appello delle mie sfiondate di bigattini, poi una scardola, poi un’altra e un’altra ancora, tutte della stessa misura, tanto da farmi sospettare di allamare sempre la stessa!

A parte gli scherzi è veramente divertente allamare queste belle scardole sui quattro etti-mezzo chilo, e proprio mentre penso che non finiranno mai, arriva il primo carassio, a cui ne seguono altri.
Ad ogni lancio sfiondo una manciata di bigattini, ed ogni lancio è una tocca sul sensibile quiver tip.
La situazione è così divertente che mi dimentico completamente che son lì per le carpe e non ci penso nemmeno a cambiar esca per passare al più selettivo mais, che pure ho con me.
Alla fine della battuta, durata meno di tre ore, non posso dire di non essermi divertito, vorrà dire che alla carpe penserò la prossima settimana.

 

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