
Pesante, ma mai troppo...
di Gionata Paolicchi e di Umberto Barbarini
Eccomi ancora on-line a raccontarvi, come sempre, una delle mie giornate di pesca. In compagnia del nostro direttore Gionata e dell' amico Sabino sono andato a pescare nel canale chiamato “Muzza” a Paullo, alle porte di Milano.
Era la prima volta che pescavo in quel posto e, come spesso accade quando ti trovi in queste condizioni, l'arma vincente per fare delle belle catture è quella di capire da subito quale sia la tecnica migliore da utilizzare.
Dopo aver scelto il posto di pesca e considerato il fatto che c'era una forte corrente con un fondo che si aggirava intorno ai 4 metri, il problema era se utilizzare la bolognese da 7 metri o la roubaisienne a 13 metri. Accanto a noi c'erano altri pescatori che pescavano a bolognese con una lenza stimata di circa 3/4 grammi.
Dopo aver visto i loro scarsi risultati, ho capito che stavano utilizzando una lenza troppo leggera per quel tipo di corrente, quindi ho optato per la roubaisienne essenzialmente per due motivi: il primo per avere un controllo perfetto sulla linea di pastura e il secondo per rallentare molto la passata e non avere dei tempi morti sulla ferrata, come accade spesso invece se si pesca a bolognese.
Per quanto riguarda la lenza, ne ho usata una di 8 grammi con il galleggiante a pera, come zavorra un pallettone da 7 grammi in sostituzione alla torpille e una scalata di 30 centimetri da 1.5 grammi di piombini, il finale dello 0.12 e un amo del n° 18. Come potete notare ho utilizzato una lenza sovra piombata: ciò mi permetteva di avere una trattenuta costante, rallentando la passata senza fare alzare troppo la lenza dal fondo. Per quanto riguarda la pasturazione, ho usato 8 kg di pastura rossa da cavedani/barbi, 1 kg di bigattini e tante retine.
Posizionato il paniere, la rouba e sondato, come al solito, molto bene il fondo, ho cominciato con una pasturazione medio pesante con 6 retine belle cariche di pastura, bigattini e sassi per appesantirle al massimo e farle cadere sotto la punta della canna. Dopo un paio di passate a vuoto ho dovuto correggere il fondo dato alla lenza di circa 20 cm, per avere un appoggio maggiore sul fondo e per distendere bene la lenza in trattenuta. Alla terza passata la modifica ha dato subito il risultato sperato ovvero l'affondamento del galleggiante.
Dopo la ferrata ho avvertito da subito che si trattava di un bel pesce: l' elastico è uscito di circa 3 metri !!!
Alla fine del combattimento era un bel cavedano di circa 1 kg che aveva ingurgitato un bel po' della mia pastura. Purtroppo, per tenere in pastura i pesci in posti come questo, dove la corrente è molto forte, bisogna pasturare spesso e molto in quanto la corrente la porta via velocemente dal fondo.

A voi sembrerà strano ma un fattore molto importante da non sottovalutare è quello di portarsi una bella scorta di sassi, perché non sempre si riescono a trovare lungo la sponda e se non si riesce ad appesantire, come in questo caso, le retine nel modo giusto, addio alla pescata. Consiglio di provare inoltre lenze anche di 10 e 12 grammi; state tranquilli che non esagerate, poiché molto spesso la corrente in superficie risulta essere diversa da quella sul fondo.
Vorrei soffermarmi un attimo sul fatto che, a volte, per non sbagliare, non si prova mai ad aumentare il peso della lenza, forse per paura di non avvertire più le abboccate, ma non è cosi: in molti casi risulta essere l' arma vincente perché sul fondo la nostra piombatura riesce a lavorare nel modo ottimale. Si è portati anche a pensare che il pesce possa sentire il notevole peso della lenza, ma bisogna considerare che in acque con corrente veloce, il pesce mangia con più voracità e frenesia per non perdere il passaggio dell' esca e per vincere la competizione con i suoi simili. Se pescassimo in ambienti diversi con corrente molto lenta, il peso della lenza utilizzata avrebbe notevole influenza: anche il mezzo grammo in più o in meno potrebbe fare la differenza su pesci molto sospettosi, come i cavedani.
Quindi, pesante ma mai troppo, ricordatevelo !!!!!!
Alla prossima.
Barbarini Umberto |
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