
A galleggiante nei canali
di Walter Scandaluzzi
I canali offrono al pescatore amante della pesca a galleggiante il luogo
ideale per esercitare la sua tecnica preferita essendo generalmente a
fondo e corrente uniforme anche se offrono angolini di diverso genere.
La pianura Padana superiore presenta canali
di diversa portata a cui si aggiungono rogge e fontanili che per le caratteristiche
che hanno possiamo assimilare a canalini; la difficoltà di pesca
a galleggiante di questi ultimi sta nella scarsa profondità che
hanno, ma trovando tratti con almeno 70-80 cm di acqua o buchette essi
risulteranno degli ottimi posti per una pesca di relax alla minutaglia
con corte canne fisse ed adatte specialmente ai novizi.
La fauna ittica di questi canali è costituita generalmente da quei
pesci che dimorano nei torrenti o fiumi da cui derivano; generalmente
però dopo molti km di percorso un suddetto canale presenta una
fauna ittica molto vasta anche perchè riceve e da acqua ad altri
corsi d'acqua.
Un caso emblematico è il corso medio-basso del grande canale Cavour
che partendo da Chiasso, con acqua del
Po, finisce per riceverne anche dalla Dora
Baltea attraverso il canale De Pretis e
dal Ticino attraverso il canale Regina
Elena; ne elargisce un po a parecchi canaletti e canalotti ma anche
alle rogge Biraga e Busca nei pressi di
Biandrate.
Sia
pescando, sia attraverso recuperi di pesce che ho fatto, ho potuto costatare
che negli ultimi venti km del Cavour c’è
la possibilità che vi sia buona parte delle specie ittiche presenti
in Italia con presenze rare, ma comunque sempre presenze, di Agoni, coregoni
e bottatrici.
Se per il Cavour l'acqua risulta sempre
non trasparente, non altrettanto si può dire di quei canali che
derivano dal Ticino o dall'Adda
come il già citato Regina Elena,
i navigli Sforzesco e Langosco
o la Muzza solo per citarne alcuni.
Comunque vuoi di qua o di là nella pianura Padana
medio-alta possiamo trovare una infinità di questi corsi sempre
d’acqua corrente più o meno veloce adatti alla pesca a passata.
Una siffatta rete idrica comporta che, gironzolando, dovremmo avere nel
bagagliaio della nostra auto almeno 2/3 canne bolognesi ed altrettante
fisse anche se le prime sono da preferirsi per la loro versatilità.
Comunque una buona 6 metri ad anelli è la canna base per quasi
ogni evenienza anche se non dobbiamo farci mancare una versione più
corta, attorno ai 4,5 metri, per canali piccoli o per piante e rovi che
ostacolino l'azione di pesca.
Inoltre, una 7 metri bolognese sarà utile per canali ampi e profondi.
Molti di questi corsi sono in gestione ad associazioni e perciò
bisogna essere in possesso della relativa tessera associativa.
La maggior parte dei canali novaresi è dell' APD NO (0321-410510
per info o sito www.apd.no.it) mentre nel vercellese altri sono della
FIPSAS ad esempio.
Comunque sempre occhio ai cartelli.
Questa
cosa risulta abbastanza importante visto che queste associazioni la maggior
parte delle volte li ripopola con trote iridee adulte oppure anche con
fario o novellame della stessa specie.
Parlando di trote vi è da segnalare che è sempre possibile
l'incontro anche con materiale selvatico di discesa e quindi anche marmorate
e lacustri.
In base a questa considerazione e al fatto che anche le carpe sono ben
rappresentate in queste acque vi è da chiedersi quali fili e ami
usare.
L'ideale è avere con se un buon mulinello leggero con due bobine
aventi lo 0.14/0.16 in una e lo 0.20/022 nell'altra.
Finali da 0.08 a 0.18 e ami dal N 20 al 10.
Naturalmente retine, fionde, slamatore e l'indispensabile sonda saranno
l'attrezzatura base assieme a galleggianti da 0.5 ad almeno 5 grammi.
Come esca principale i bigattini anche se non dovrà mancare una
scatola di vermettini da letame per le situazioni difficili o per le zone
che le associazioni considerano come acqua pregiata come ad esempio il
tratto del canale Quintino Sella parallelo
a Corso della Vittoria in Novara.
A seconda della velocità della corrente imposteremo la pesca a
fionda od addirittura manualmente nei piccoli canali con poche ma frequenti
lanci di larve oppure usando le retine metalliche per acque veloci che
impongano più di 2 gr di galleggiante.
La pastura sarà bene usarla solo se si è certi della pescosità
del tratto preso in esame inizialmente; sempre in questo caso e di corrente
adatta nulla vieta l'uso della roubaisienne a chi piace questo tipo di
pesca.
La
passata invece con le bolognesi sarà lunga, se necessario molto
lunga, al limite della visibilità dell' astina in modo da sondare
il più ampio tratto del canale possibile.
Conviene non esagerare con la pasturazione fino a quando non si è
verificato che vi sia pesce o meno in modo da non trovarsi poi senza bigattini
da pastura una volta trovato il tratto buono.
La lenza andrà costituita da torpille per circa il 75% della grammatura
e da una scalata di pallini, magari a catenelle, a partire dal N 9 a salire.
E' bene usare quelli con piombo tenero in modo da poterli spostare agevolmente
sulla lenza.
Io uso partire con una lenza a mezza via fra la pesca al cavedano e quella
al barbo per poi adattarla al pesce che più prevale.
Le cose da dire sarebbero ancora molteplici ma ricordo che in caso di
non abboccate sarà bene procedere ad uno spostamento a valle di
qualche centinaio di metri; cosa che diviene quasi automatica nei canali
medio-piccoli ogni 30/45 minuti anche in caso che vi siano dato che il
trambusto fatto dopo 2/3 catture sarà sufficiente a far spostare
tutto il branco.
Ricordarsi
sempre di avere a portata di mano un guadino, meglio col manico lungo
dato che mai pescheremo a filo d'acqua e anzi sovente sarà ben
il contrario.
L'accertata presenza di carpotte o di trote iridee di immissione (generalmente
segnalata sui libretti delle associazioni o verificabile con telefonate
agli uff. provinciali caccia e pesca) richiederà di aumentare le
dimensioni di ami e fili in modo da passare dal consueto amo del N 20/18
legato su filo del 0.08/0.10 a fili dello 0.12 0 anche 0.14 su cui legare
ami del 12/14 in modo da innescare agevolmente camole, vermettini o gruppi
di bigattini ed avere una maggior certezza di portare al guadino anche
i capi di maggior dimensioni.
Diverso discorso se punteremo ai pezzi davvero super dove in mulinello
dovremo avere almeno uno 0.20 con un finale dello 0.16/018 oltre ad azionare
una canna non propriamente fragile.
Luoghi particolari dei canali risultano le bocche di uscita di canalini
da canali più ampi o quelle di sottopasso a fiumi o torrenti dove
nella maggior parte dei casi le paratie non sono tutte alzate e questo
fa si che allo sbocco si creino rigiri d'acqua buoni come nel canale Cavour
che passa sotto l'Elvo, Il Sesia, L'Agogna e il
Terdoppio.
Per i pesci, questi sono come alberghi a 5 stelle e conviene sempre insistere
un po.
Altresi interessanti saranno i rigiri d'acqua al punto di ricongiunzione
dello stesso canale che si è diviso magari per dare acqua ad una
centralina idroelettrica oppure perchè riceve acqua da una roggia.
Ottimo esempio il canale Quintino Sella
in zona quinto magazzino a Novara che fra
l'altro è zona No Kill.
Da ricordarsi che molti canali sono messi in asciutta almeno parziale
ad inizio-metà autunno e che questa si protrae per qualche mese.
Di questo possiamo informarci telefonicamente presso la direzione dei
consorzi irrigui o alle sedi delle società gestionali oppure direttamente
all' ufficio caccia e pesca della provincia in cui intendiamo recarci.
Quello che è bene evidenziare è di essere preparati a tutto;
prendere tinche, trote, cavedani, pighi ecc ecc nello stesso posto è
una evenienza senz'altro da prendere in considerazione e la rottura del
finale è da mettere nell'ordine delle cose.
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