
ABC del Carpfishing:
proseguiamo con la scoperta degli hair rigs e dei materiali che li compongono
di Roberto Ripamonti
I
materiali
Addio vecchio nylon?
Se pensiamo al movimento compiuto nella bocca della carpa da parte dell’amo
durante la fase di aspirazione ed espulsione, possiamo comprendere come
sia spesso necessario ricorrere a lenze molto morbide che ritardino quanto
più è possibile proprio la fase di espulsione.
La morbidezza allontana la possibilità che il pesce si accorga
che il boccone è potenzialmente un pericolo.
Allo stesso tempo, abbiamo bisogno che il piombo faccia sentire il suo
peso nel momento in cui il pesce, accortosi dell’errore, fugga in
preda al panico auto - ferrandosi in profondità.
I finali devono quindi essere per forza corti ed infatti la lunghezza
potrà essere compresa tra 20 e 40 centimetri, oltre diventerebbe
difficile lanciare senza grovigli e senza penalizzare la presentazione
dell’esca che, abbiamo visto prima, è determinante per la
cattura.
Con il carp fishing si è quindi assistito all’abbandono dei
finali in nailon un po’ per moda e un po’ per reali esigenza
tecniche.
Oggi invece si sta assistendo ad una rivalutazione del vecchio filo grazie
all’introduzione del monofluorocarbon e di materiali misti che uniscono
resistenza all’abrasione a una tenuta straordinaria.
Hppe, materiali misti e mono - fluoro sono quindi i tre riferimenti a
cui ci appoggeremo per parlare di finali
Hppe.
Sotto questa dicitura racchiudiamo quelli che genericamente vengono definiti
“dacron” ovvero gli intrecciati tradizionali quali il Silkworm,
Merlin, RH Edge.
Mainline e simili.
Materiali generalmente morbidi, facili da legare e di grande affidabilità
e facilità di impiego che rappresentano l’investimento iniziale
per tutti coloro che devono farsi una attrezzatura.
Per le condizioni medie italiane servono le versioni 15, 20 e 25 libbre
con finali di lunghezza compresa tra 20 e 40 centimetri.
I miei preferiti sono senza dubbio le versioni da 25 libbre di Silkworm
e R. Hutchinson Edge che mi sembrano un perfetto compromesso tra morbidezza,
affondabilità e resistenza.
Proprio l’affondabilità è spesso un punto debole d
questi materiali che non riescono a liberarsi delle microscopiche bollicine
d’aria che rimangono chiuse tra le fibre e tendono a galleggiare
quando immerse e poggiano sul fondo.
In questo caso si verifica un fastidioso effetto chiamato “loop”
in cui il finale tende a rimanere staccato dal fondo nei paraggi dell’esca.
E’ una condizione da evitare sebbene questo fenomeno sia reale solo
pescando in acque basse.
Oltre il metro di profondità l’effetto “loop”
sparisce perché la pressione esercitata dall’acqua è
sufficiente a sdraiare perfettamente il finale.
Nel caso volessimo combattere questo effetto consiglio di sporcare le
fibre del finale in hppe con la pasta di tungsteno ovvero quella prodotta
e studiata per controbilanciare le boilies pop up.
Una valida alternativa è data dall’aggiungere un paio di
minuscoli pallini di piombo a circa 5 cm di distanza tra di loro.
Ripeto che si tratta di un rimedio spesso non necessario perché
si presenta solo in poche occasioni di pesca ma, visto che stiamo parlando
di hppe, sappiamo anche come comportarci in caso di effetti non graditi.
Un secondo problema di cui soffrono gli hppe è una certa debolezza
nella tenuta ai nodi quando l’esecuzione non è perfetta e
causa una strozzatura.
Per questo evitiamo nodi come il “Clinch” ed affidiamoci al
“Palomar” quando è possibile per avere la certezza
che la tenuta rimane quasi inalterata.
Un piccolo trucco comunque rimane quello di bagnare le fibre durante l’effettuazione
di ogni nodo affinché non si verifichi nessuna bruciatura durante
lo scorrimento delle stesse nella fase di chiusura.
I finali in hppe tendono a perdere di resistenza nel giro di pochi giorni
dopo l’uso per cui è ragionevole sostituirli dopo ogni sessione
di pesca.
Misti
All’interno di questa categoria vorrei inserire una serie di intrecciati
generalmente in dyneema ricoperti da guaine di plastica.
Un esempio molto utilizzato e il classico Kryston Snake Bite o il modello
con interno in multi fibre denominato Snake Skin o il nuovissimo Super
Mantis della Kryston che, mi ha stupefatto sin dal primo momento.
Si tratta di materiali molto moderni ed intelligenti anche se a volte
troppo usati solo per moda e senza conoscenza perfetta.
Personalmente utilizzo sempre lo Snake Bite che ritengo un materiale affidabile
e efficace soprattutto se sappiamo come annodarlo senza strozzarne le
fibre.
In questo caso, usando finali molto corti avremo una totale e perfetta
tenuta ai grovigli e una presentazione dell’esca assolutamente magistrale.
I misti ricoperti richiedono solo una piccola operazione di pulitura della
zona adiacente l’occhiello dell’amo per garantire una maggiore
morbidezza e funzionalità e l’adozione di cappi al posto
dei tradizionali nodi che offrono una maggiore mobilità ed efficacia.
A mio giudizio, data la naturale rigidità dei misti, sia come Snake
Bite che Super Mantis, la migliore forma di presentazione si ottiene con
il “loop” rig ovvero usando dei cappi ottenuti con l’asola
di Home Rhodes per la giunzione alla girella.
Il
cappio ha infatti una magnifica resistenza ai grovigli e rende inutile
‘impiego di spezzoni di pvc o silicone a protezione della girella.
Tra i misti vi sono anche i lead core del tipo da 15 libbre che confesso
di non aver mai amato nè, usato con continuità.
Le soluzioni esageratamente “rigide” che ne scaturiscono non
trovano , a mio giudizio, una reale applicazione nelle nostre acque sebbene
più in avanti presenti uno stiff rig che, a giudizio di alcuni
esperti (Max Cottis in testa) è formidabile in molte occasioni
di carpe difficili.
Monofluorocarbon
Da circa 3 anni il mondo della pesca ha scoperto
un nuovo materiale, basicamente un nailon;molto moderno ma delicato da
usare e che richiede una certa dimestichezza con alcuni tipi di nodo perché
altrimenti soggetto a rotture assai indesiderate.Va detto che per ragioni
di sicurezza la scelta del mono non deve mai scendere sotto le 20 libbre
se peschiamo in presenza di ostacoli perchè in qualche occasione
sono state lamentate rotture nelle versioni più leggere (soprattutto
perchè i nodi non erano stati fatti nel migliore dei modi. ) Personalmente
scelgo spesso di usare il mono soprattutto in acque libere e per porter
pescare con alcune forme di presentazione quale ad esempio, la nuova generazione
di “D Rig” (che ho chiamato (d’emergenza”) che
sono un ulteriore passo in avanti nella nostra tecnica.
Delle varie possibilità offerte dal mono, parleremo nelle schede
dedicate ai diversi tipi di hair rig.
Credo
che si tratti di un notevole passo in avanti in termini di tecnica di
pesca e l’apertura di innumerevoli nuove e più efficaci soluzioni.
Per quanto riguarda l’azione di pesca, il mono funziona bene anche
se dobbiamo fare una distinzione tra le versioni “soft” (morbide)
e quelle “stiff” (rigide) perchè ci permettono un approccio
differente ed un diverso modo di presentare l’esca.
La ragione del monofluorocarbon sta nell’indice di rifrazione che,
per la particolare costruzione, risulta essere inferiore a quello dell’acqua.
Ne scaturisce che il mono , teoricamente, è assai meno visibile
in acqua rispetto ad un nailon tradizionale.
Non che questo abbia la minima importanza nella nostra pesca visto che
da sempre usiamo finali in dacron (hppe) che sembrano corde e le carpe
(ma anche i cavedani etc), non sembrano affatto interessate a ciò
che è attaccato sotto la boilies.
Personalmente non scendo mai sotto le 20 libbre usando l’Hppe da
15 libbre solo in un paio di piccoli bacino in cui pesco sessioni corte
e mai impegnative.
Costruzione hair rig e finale completo
Vi
allego una sequenza di costruzione di un ottimo hair rig regolabile e
del finale con relativa girella.
Vorrei sottolineare l’importanza della protezione in PVC messa sulla
girella che , tende a proteggere una zona altrimenti soggetta a possibili
grovigli.
E’ un sistema facile e pratico che consiglio vivamente.
Test delle dita
Un rig rigido difficilmente opera in modo ottimale
perché diventa solidale con la boilie nel momento dell’espulsione
ed il rateo di ferrate diminuisce visibilmente.
Per controllare la mobilità dobbiamo effettuare il classico test
delle dita che consiste nel far passare il finale innescato sul palmo
della mano osservando che l’amo ruoti e tenda a conficcarsi nella
pelle.
Allego una immagine di come effettuare questa semplice prova.
Ricordo che è sufficiente poggiare il finale in hppe tra il pollice
e l’indice e tirare lentamente il finale fino a vedere l’amo
andare a toccare la pelle della mano, per comprendere se la montatura
è ben fatta.
Il test delle dita è infatti superato a pieni voti quando l’amo
tende a ruotare e a posizionare l’amo per la penetrazione.
Tutte le soluzioni che usiamo devono avere in qualche modo garantire l’effetto
“Line Aligner” che è stato reso noto da un grande pescatore
inglese; Jim Gibbinson e che è l’aspetto tecnico a cui dobbiamo
fare riferimento parlando di efficacia degli hair rigs.
Un altro importante punto che aiuta a superare efficacemente il test delle
dita e quindi ad incrementare le performances dell’hair rig è
dato dal tipo di materiale che usiamo per costruire il capello stesso.
Nel corso degli anni sono passato attraverso differenti convinzioni e
lentamente sono tornato verso la tradizione che imporne di usare materiali
morbidi e magari più sottili rispetto al materiale con cui è
costruito il finale.
Per questi scopi da qualche tempo scelgo di usare bait floss oppure una
sottile dacron da 6 libbre nella preparazione dei rig standard.
La morbidezza infatti alleggerisce ulteriormente il rig aumentandone la
mobilità e quindi, la difficoltà di espulsione.
La mobilità dell’hair rig è un fattore assolutamente
indispensabile perché non è pensabile agganciare il pesce
con soluzioni solidali con la bolies.
Questo significa privilegiare la distanza amo, boilies facendo in modo
che mai l’esca possa andare a coprire o trascinare l’amo fuori
dalla posizione migliore.
Il rispetto di questi due semplici aspetti tecnici; mobilità e
effetto “aligner” spesso garantisce la ferrata della carpa
nel labbro inferiore in una zona quindi in cui è assai difficile
che il pesce possa liberarsi oppure in profondità nei lati della
bocca stessa, altra zona ad alta tenuta.
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