
ABC del mort maniè
Settori di pesca: la scelta delle aree di lancioè influenzata da mille fattori differenti. Vediamo come comportarci
di Roberto Ripamonti
Sapere dove pescare è sempre la vera ed unica chiave di volta per arrivare ad avere risultati. Nei mesi precedenti abbiamo parlato genericamente di tecnica con il semplice scopo di trasferire qualche informazione su una tecnica semplice ed efficace.
Parlare invece di settori di pesca può essere complesso perché tante sono le differenze che esistono tra i diversi predatori e le situazioni che si creano in fiumi, laghi di grandi dimensioni, laghi e dighe ed i canali. In pratica si tratta di aprire un capitolo enorme che forse io stesso non sono in grado di descrivere come meriterebbe. Mi limiterò quindi a fare qualche commento lasciando che l'esperienza di ognuno porti a scoprire autonomamente le migliori aree di pesca.
A mio giudizio, la scelta del settore incide al 90% sui risultati e su questa affermazione vi è veramente poco da dire visto che solo una scelta accurata della zona di pesca , in funzione delle stagioni è garanzia del risultato. Parlando però di predatori non vi sono così tante riflessioni da fare come può avvenire in altre tecniche di pesca poiché, fatta eccezione per la profondità, "sicurezza e protezione" mi sembrano due parole chiave per cercare di comprendere “dove” troviamo i nostri amici quando non sono in giro per cacciare. E' facile quindi immaginarli al riparo dietro qualche grande pietra oppure sotto un tronco o in mezzo ad una legnaia che garantiscono protezione e comfort contro ogni possibile minaccia.
Lo so che si tratta di una immagine affatto innovativa ma cosa volete che venga aggiunto alle migliaia di pagine già scritte su questo argomento? Eppure, sebbene mi ritenga abbastanza esperto di pesca anche perché sono oramai 35 anni suonati che “batto” fiumi e laghi, ho recentemente avuto delle esperienze che mi hanno guidato verso qualche riflessione che voglio condividere.
Luci ed ombre.
Immaginiamo una legnaia oppure, una massicciata. Si tratta di una zona “sicura” poiché in una acqua ricca avremo molte possibilità di trovarci la sandra in attesa ma, da quale parte si troverà la nostra possibile preda? Avete mai ragionato pensando che ciò che vediamo in superficie non è esattamente ciò che è presente sul fondo? Qualcuno ha mai pensato che una lama di luce che entra in acqua nei pressi di un ostacolo sommerso cambia radicalmente il modo con cui “immaginiamo” questa area di pesca?
Dedicando la nostra attenzione al lucioperca ho ad esempio notato che il pesce si mantiene sempre in zone d'ombra ovvero in zone d'acqua in cui penetri meno luce.
Se osserviamo ad esempio un muro sommerso avremo i perca poggiati sul fondo da una parte non soggetta al sole mentre la zona il cui fondale è illuminato dai raggi, sarà deserto fino a quando la luce non comincia ad affievolirsi. Stesso dicasi per le grosse pietre, per le legnaie e per tutte le zone in cui i nostri magnifici avversari tendono a raggrupparsi. Faccio un nuovo esempio scaturito da una recente esperienza in Romania in cui dovevo pescare insieme all'amico Ermes Perin lanciando lungo un bosco sommerso dall'allagamento di una diga (Saluresti).
In superficie non vi erano tracce di alberi sommersi ovviamente, mentre sull'ecoscandaglio si vedeva una lunga linea di alberi. Con il sole a picco le catture avvenivano solo lanciando a stretto contatto con questa fila di alberi mentre, man mano che il sole scendeva, sebbene non vi fosse traccia superficiale di ombra sull'acqua, vedevamo le catture di perca arrivare sempre più lontano dagli alberi. La spiegazione? I raggi di sole che penetrano in acqua (anche se con un angolo di rifrazione) creano sul “fondale” una situazione di oscurità entro cui i perca si mantengono aumentando così la sensazione di sicurezza e la possibilità di partire all'attacco senza essere visti dalle possibili prede. Visto che le sandre sono animali che prediligono muoversi in semi oscurità (tant'è che alcune delle maggiori catture sono avvenute di notte), se cerchiamo di immaginare come si proietta la luce sul fondo e dove vi è maggiore ombra, avremo trovato una buona chiave di lettura.
Segnali esterni.
La profondità è un altro fattore importante poiché i perca tendono generalmente a rimanere sul profondo per risalire verso quote di 4 o 5 metri in presenza di condizioni particolarmente favorevoli. Queste di norma sono rappresentate dalla stagione di riproduzione (febbraio / aprile) oppure durante momenti di caccia causati dalla forte presenza di piccoli pesci in superficie.
Stesso dicasi ad esempio per il luccio in lago che tende a stazionare su profondità piuttosto consistenti (anche 30 metri in alcuni bacini) seguendo temperature e presenza di cibo (sopratutti laddove sono presenti i coregoni) e risalire a quota "periscopio" in pieno inverno magari per seguire per poche decine di minuti, i branchi di alborelle e cavedani a galla. Noi magari non vediamo nulla in superficie ma, ad un certo momento diventa possibile catturare lucci a galla su fondali di 20 e passa metri.
Esperienza questa non isolata ma assolutamente regolare e quotidiana in tanti laghi soprattutto in presenza di ponti, dighe, grandi ostacoli. Tornando ai lucioperca, un interessante segnale durante la stagione della riproduzione è data dalla risalita di bollicine d'aria in bassi fondali. Me lo fece notare l'amico Marc indicandomi piccoli grappoli di bollicine risalire dal fondale in poco meno di 1 metro d'acqua in aree riparate e certamente difficili da disturbare.
Spesso infatti è possibile individuare i grossi esemplari che sono poggiati sul letto di frega intenti a smuovere l'acqua con le pinne per mantenere un elevato livello di ossigeno nei pressi delle uova.
In genere sono i maschi a svolgere questo compito, solitamente più piccoli e di colore molto più scuro mentre le femmine rimangono a protezione nei paraggi.
Un lancio della nostra esca in quella zona spesso porta a catturare sandre di grande taglia.
Solo l'attenta osservazione quindi ci porta a individuare questi segnali esterni piccolissimi ed è certamente molto facile sbagliarsi. Altra zona di grande interesse è quella a valle delle dighe laddove la corrente è più potente e la schiuma più bianca. In Spagna, ma anche nel Tevere a Roma ho catturato molti perca lanciando l'esca spesso nel ribollire dell'acqua e recuperando in modo da attraversare poi la zona in cui la corrente si rilassa.
In queste zone la presenza di acqua che ribolle e di una grande quantità di bianco mi ha fatto ricordare le tecniche di pesca ad un predatore di mare formidabile come pochi; il pesce serra che nella schiuma bianca è capace di attaccare qualunque cosa si muova perdendo ogni freno inibitorio. I perca tendono ad avere un comportamento analogo sebbene con molta più discrezione. Nella schiuma spesso si aggirano vaironi, piccoli cavedani e alborelle che hanno la sensazione di protezione data dalle particolari condizioni ambientali. Ma l'attacco del perca è sempre possibile perché questi predatori sostano poggiati sul fondo al riparo dietro qualche grande sasso dove la corrente è meno forte e fastidiosa.
L'attacco è spesso violento e potente e si assiste anche a spettacoli solitamente poco usuali. E' infatti capitato di vedere sandre risalire quasi fin sotto la barca per cercare di aggredire la mia esca recuperata forse troppo in fretta.Solo la vista della barca provoca l'interruzione della attacco e la rapida ritirata del perca, svelto a riguadagnare il fondale. E lo spettacolo di un lucioperca con le pinne spiegate che si lancia a tutta velocità su un alborella mal recuperata è qualche cosa che vale l'intera uscita di pesca!Il perché i predatori perdano certi freni è spiegato pensando che in mezzo a acqua turbinante e schiuma il predatore continua ad avere la sensazione di protezione analoga a quella dell'oscurità. Questa almeno mi sembra la spiegazione plausibile!
Anche pescando con grossi jig colorati ho visto questi predatori perdere completamente le staffe ed aggredire l'esca con violenza inaudita vista la fama di “delicato” che circonda le sandre. Altro settore altamente produttivo sono i piloni dei ponti sotto cui i perca trovano riparo, qui il lancio deve essere fatto in modo che l'esca scenda lungo il pilone e spesso l'attacco è immediato. Queste zone sono spesso ricche di ostacoli poggiati sul fondo come ad esempio grandi legni sommersi e detriti di ogni genere che si vanno ad appoggiare durante le piene.
Una nuova zona che merita sempre di essere esplorata è la cosiddetta zona di erosione del fiume ovvero laddove la corrente urta contro la sponda scavando.
Individuiamo queste zone osservando l'andamento delle sponde e dove vedremo pareti a picco sapremo che l'acqua in quelle aree è più fonda e vi è deposito di legno ed altri possibili ostacoli .
Qui i perca si trovano immediatamente attaccati alle paretii, poggiati sul fondale ed al riparo sotto la vegetazione che ricopre le sponde creando zone d'ombra. Ultima area che suggerisco di esplorare è il centro del fiume in presenza di ogni ostacolo sommerso, a valle del quale possiamo trovare possibili catture anche molto interessanti. Un ecoscandaglio diventa un alleato importante, a volte decisivo per scovare qualche bella preda in più. Sempre ricordando che una volta catturata, poco importa se si tratta di un perca, di un luccio o di un cavedano, va rilasciata con tutte le precauzioni.
Altrimenti il nostro sport terminerà in fretta.
|
|