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AMI, FILI E TERMINALI - parte prima
di Fausto Buccella

Mi ha spinto a scrivere quest'articolo, la lettera di un giovane pescatore che, tra le altre cose, mi chiedeva di approfondire la questione “ami, fili e terminali” perché – diceva – “ … provo un odio feroce e irreversibile verso quei negozianti che cercano sempre di affibbiarmi un prodotto diverso da quello da me chiesto. Mi succede soprattutto con gli ami e coi fili dei quali non so valutare le caratteristiche. Lo so, conclude, che sono discorsi che avrai fatto un milione di volte ma, non tutti lo hanno recepito appieno e quindi credo, che il tuo sarà tempo ben speso.”

Una frase forte, forse esagerata quella del nostro giovane amico ma, simpatica che mi ha fatto riflettere sulla questione. Mi sono tornate alla mente le numerose lettere ricevute con analoghe richieste d'aiuto e i frequenti lamenti dei pescatori contro fili e ami, quando capita loro di “ciccare” una trota o di rompere la lenza. Mi sono detto: “Fausto, l'argomento sarà forse un po' noioso ma, devi trattarlo.”

Perciò, eccomi.
Vi proporrò a puntate, un estratto di quanto ho scritto sull'argomento nel mio nuovo libro “Trotalago, che passione” che mai, forse, verrà pubblicato perché troppo voluminoso e alla fine, troppo costoso (così hanno detto un paio di editori). Scusate lo sfogo. Cominciamo con:
un amo non vale l'altro;
ogni amo ha caratteristiche proprie, legate alla tecnica di pesca praticata, al pesce insidiato e all'esca adoperata;
Ecco perché sul mercato troviamo ami di forma e misura, diverse.

Dimensioni

La dimensione o misura degli ami è classificata (in Italia, in Europa e forse nel mondo ma, non in Giappone) con una numerazione inversamente proporzionale alla loro grandezza.
E' chiaro vero? – L'amo numero 1 sarà dunque più grosso del numero 10.
Al di sotto del numero 1 esistono altre misure che sono decrescenti allo “zero” ma, queste raramente si usano in acque dolci eccezion fatta per la pesca al siluro e allo storione.
Il numero 1 infatti, è già tanto grosso da consentire di praticare qualunque pesca pesante.

Materiale

Gli ami d'oggi, a prescindere dal procedimento produttivo, sono tutti in acciaio. Ma c'è acciaio e acciaio.
C'è quello tenero ma, più malleabile e c'è quello duro ma, più fragile. Per meglio comprendere la differenza, pensate alle punte da trapano. Ci sono punte da trapano per il legno e punte da trapano per i metalli. Entrambe in acciaio ma, di durezza diversa.

Così è per gli ami che però, a differenza delle punte da trapano devono avere una punta di una durezza tale da impedire all'amo di aprirsi sul recupero del pesce o di rompersi sulla ferrata.

Gli ami odierni sono ad elevato tenore di carbonio.
L'introduzione di questo elemento chimico ne ha incrementato la resistenza, l'elasticità e la leggerezza.

Ultimamente però, sono apparsi sul mercato dei nuovi ami chiamati “A1 HARD” che, rispetto agli ami in carbonio, sono più robusti del 20%, più duri del 25% e più resistenti all'usura del 100%.
Sono fatti con un nuovo materiale derivato dalla combinazione di diversi componenti fra i quali il vanadio ed il tungsteno.
Ovviamente, costano di più ma, hanno una punta che conserva l'affilatura per un numero d'abboccate almeno doppio rispetto agli ami standard.

Forma

Che caratterizzano le serie d'ami è la forma e ogni forma può essere idealmente suddivisa in tre parti chiamate: gambo, curva e punta.
Il gambo
, al cui apice possiamo trovare una paletta o un occhiello o addirittura nulla per collegare il filo all'amo, può essere corto, medio, lungo ed extra lungo.

Un amo a gambo corto favorisce la mimetizzazione dell'innesco e inoltre sulla ferrata, garantisce una superiore penetrazione della punta nell'apparato boccale della trota.

Il gambo medio è quello che, indipendentemente dal modello, è preferito dalla maggior parte dei trotisti perché consente qualsiasi genere d'innesco al di là delle dimensioni dell'esca.

Il gambo lungo invece, è scelto soprattutto quando la pesca richiede un uso specifico d'esche lunghe quali il lombrico, il caimano e i twister in silicone.
Non per niente gli ami a gambo lungo sono i preferiti dai torrentisti perché il lombrico è l'esca che più adoperano.
Tuttavia un amo con questa lunghezza di gambo non garantisce sulla ferrata, la stessa penetrazione di un amo a gambo corto perché la sua lunga leva ne riduce un tantino la penetrazione e la presa.

Ed infine l'extralungo . Un amo con quest'eccezionale lunghezza di gambo non serve nella pesca alla trota, è soprattutto utilizzato nella pesca in mare per innescare pascetti interi o parte di essi.

Curva

La curva è la parte dell'amo che caratterizza il modello e quindi, le serie in commercio. Può essere: tonda,quadra e più o meno spigolosa.
La “tonda” e la “quadra” molto si somigliano e sono per lo più utilizzate nelle pesca al colpo, nella pesca in mare, nel carp-fishing e nella pesca alla trota ma solo per innescare le uova di salmone, la placenta, la pastella e i twsters cioè esche per le quali non è determinante una speciale conformazione dell'amo per farle roteare.

La “spigolosa” invece, richiede un'ulteriore classificazione e cioè bisogna considerare se mantiene parte delle sue rotondità oppure cambiano a favore di tratti più rettilinei.
In questo secondo caso si tratta d'ami davvero speciali perché sembrano disegnati col righello.
Mostrano tratti rettilinei, curve secche e per lo più hanno la punta rientrante.
Servono nella “ricerca” esasperata. Il loro gran pregio/difetto è che in bocca al pesce non mollano la presa neppure quasi, durante la slamatura.

Gli ami invece, semitondi e con spigolo vivo alla base della punta, sono quelli che a noi trotisti interessano in modo particolare. Molto somigliano nelle fattezze ai vecchi “Crystal” anche se la distanza tra punta e gambo, la cosiddetta “apertura” è, nei modelli che ci riguardano, maggiore.
La particolarità sta, appunto, in questa strozzatura alla base della punta che serve all'esca per tenere la posizione che è poi quella che nella passata a striscio, le permette di ruotare come un'elica.

Punta

Anche la punta ha la sua importanza, anzi direi che nell'amo è la cosa più importante perché da essa dipende la cattura.
Deve quindi essere penetrante e, allo stesso tempo, resistente.
Negli ami odierni è conica (ad ago) ed offre il vantaggio di non presentare irregolarità di forma e di superficie come, invece, avveniva in passato quando l'amo era fabbricato manualmente.
Come del resto l'affilatura che oggi, è ottenuta chimicamente (segreto giapponese) arrivando così ad una sottigliezza altrimenti impossibile.


Anche “l'ardiglione” (minuscola aletta avente funzione di fermo) non ha più lo spessore di un tempo, è molto piccolo, trapassa l'esca senza farla scoppiare, penetra l'apparato boccale della trota senza allargarne troppo la ferita e assicura una migliore tenuta. Ma, in proposito è mia personale convinzione che l'ardiglione non serva proprio a nulla anzi, che sia addirittura negativo perché è motivo di resistenza alla penetrazione della punta e di complicazioni durante la fase di slamatura.
Non siete d'accordo? Pensate che, senza l'ardiglione, sia più facile perdere i pesci per strada? Provateci! E fate di tutto perché succeda. Vedete un po' se vi riesce.
Non mi sembra un caso che i “Campioni” della pesca al colpo, usino da tempo ami senza ardiglione.

Ma torniamo alla punta. La punta inoltre, può essere: lunga, corta, diritta e rientrante. Il vantaggio di una punta rientrante, tecnicamente denominata “beak” ossia a becco d'aquila, sta tutto nella sua gran tenuta dopo che ha fatto presa in bocca al pesce.
Quindi è preferita in quei modelli d'amo destinati ad una
“ricerca” esasperata. Se esaminate questo tipo d'amo, scoprirete che la sua punta è rivolta verso il gambo o più propriamente, verso la paletta.
Questo significa che al momento della ferrata, la punta sarà orientata esattamente nella stessa direzione della trazione del filo, assicurando il massimo della penetrazione e della tenuta.

La punta diritta, invece, è preferita in tutte le altre circostanze di pesca, scegliendo quella lunga quando il pesce aggredisce l'esca ingoiandola e quella corta invece, quando tiene la preda in punta di labbra senza mai decidersi a trangugiarla.
Succede, infatti, in quest'ultima ipotesi, che un amo a punta corta abbia più probabilità di un altro a punta lunga di trovare nella cartilagine delle labbra un punto di presa perché verrebbe a trovarsi qualche millimetro più dentro la bocca della trota.

Quante volte pescando a vista su trote indolenti, capita di ciccare la ferrata?
Quante volte dopo averla allamata, capita di perderla per strada? Io credo molte, specialmente in determinati periodi dell'anno, e questo della punta lunga o corta, è uno dei motivi.
Un ulteriore elemento di valutazione che riguarda ancora la punta, è la sua piega laterale.
Infatti, un amo oltre che diritto può essere, storto e rovescio.

E' diritto quando di profilo, la punta si nasconde dietro il gambo.
Storto o rovescio quando invece, si vede la punta piegare nettamente a destra o a sinistra rispetto alla dirittura del gambo. In pratica, fra queste due ultime soluzioni non c'è alcuna concreta differenza in termini d'efficacia uncinante se non quella che il pescatore mancino o destro riscontra nel momento in cui calza l'esca.
Ci sono, infatti, pescatori, che tengono l'amo con la mano destra e l'esca con la sinistra e altri, non necessariamente mancini, che operano in maniera contraria.
Sicché una punta non nel verso giusto con la naturalezza del loro gesto sortirebbe un risultato all'esca come quello di una macchina per cucire che entra e esce in un pezzo di stoffa.

Il motivo per il quale a volte è meglio preferire un amo con la punta storta o rovescia è lo stesso della punta corta cioè che ha molte più probabilità di uno diritto di appigliarsi nell'apparato boccale della trota specialmente quando questa morde di piatto. Non ci credete?
Provate a legare un amo diritto ed uno storto ad un pezzo di filo, poi, fateli passare tra due fogli di carta lisci (la condizione peggiore perché l'interno della bocca della trota non è certo liscio) e guardate infine, quali dei due s'appiglia. Lo stesso succede in pesca.

La paletta

Un altro miglioramento introdotto dalle moderne tecnologie è quello che riguarda la paletta.
Le palette d'oggi sono piccole, lisce e arrotondate; trattengono molto bene il nodo e allo stesso tempo permettono di calzare sul filo anche le esche più delicate (camole del miele).
Ma la novità più importante si chiama “V-Head”. Si tratta di un incavo frontale alla paletta, che serve a mantenere il filo centrato ed allineato al gambo incrementando il potere ferrante della punta.
Ma non solo. Nella parte posteriore vi sono anche delle speciali tacche (line lock), che servono ad impedire alle spire del nodo di scorrere sotto trazione, preservandone il carico di rottura.

I colori

I colori nell'amo non hanno un'importanza determinante se non quella di mimetizzarsi con l'esca.
Ma non solo. Nella pesca alla trota, sono scelti talvolta proprio perché meglio e più di altri sanno farsi vedere come, ad esempio, il nichelato e il rosso.
I lampi di luce riflessa trasmessi soprattutto dal nichelato, attirano la trota come l'ala di un cucchiaino mentre il rosso sembra prevalere quando il lombrico risulta l'esca migliore.
Con essi in gara e specialmente nelle "partenze" su tanto pesce non è insolito, infatti, allamare qualche esemplare di trota con un amo completamente nudo.

Passando in rassegna i colori:
un amo brunito si nasconde bene nel verme e nel caimano;
un amo dorato nella camola, nel portasassi, nel tebo e ancora nel caimano;
un amo rosso nel lombrico mentre il nichelato non si nasconde affatto, ma da tutti è preferito proprio perché sa farsi vedere.

Ami montati

Gli ami si montano sul nylon oppure si comprano già montati. Personalmente li uso già montati.
Una volta scoperto che chi ha montato quegli ami possiede una "mano felice" nel fare i nodi e soprattutto che li costruisce con il baffetto fermaesca, non vedo proprio perché dovrei montarmeli da solo.
E' un lavoro di pazienza, di precisione ed io pazienza non ne ho e poi, sono molto meno sicuro delle mie mani che non, ad esempio, di quelle degli operai della Gamakatsu, abilissimi nel costruire il difficile nodo con il baffetto fermaesca rivolto all'insù.

E ora, l'amo ideale per la trotalago

FORMA:

curva tonda con strozzatura secca prima della punta

MISURA:

n° 4 - 5 per twisters, pesciolini e vermoni;
n° 6 - 7 per vermi, camole grosse, tebo, caimani;
n° 8 per camole piccole, tarme e piccoli lombrichi;
n° 10 per camole singole e tronchetti di lombrico.

PUNTA:

lunga, per trote aggressive;
corta, per trote schizzinose;
storta, possibilmente sempre.

GAMBO:

a filo sottile per le esche delicate e per la “ricerca”;
a filo robusto per le “partenze” di gara su tanto pesce.

MODELLI
CONSIGLIATI:

Gamakatsu serie LS 602 F – LS 623 N – V-Head LS 702 N;
Katana 1090;
Milo serie T 116 e T 133
Colmic serie N 600
Tubertini serie 4
Trabucco serie power 110.2

COME STORCERE UN AMO DIRITTO

Il pericolo cui si va incontro in quest'operazione, è quello di snervare il filo d'acciaio e, quindi di rompere l'amo. Per non correre questo rischio occorre anzitutto agire con estrema delicatezza e poi, ripartire le pieghe su più punti del suo profilo.
Si tratta, in sostanza, di prendere l'amo con una pinza, nei punti indicati nelle immagini qui accanto e di esercitare ogni volta sul gambo, una lieve pressione verso il basso.
Così agendo lo si piega senza lesionarlo.

Per capire se la quantità di piega sarà giusta, basterà appoggiare l'amo su di un piano liscio, con la punta in basso. Se sarà corretta dovremo osservare che tocca il piano soltanto con la punta ed un punto della curva mentre, la curva e la paletta rimarranno distaccate.
L'effetto dinamico sarà quello della seggiola a dondolo.




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