
Apertura al tocco
di Roberto Barbaresi
Febbraio è il mese della trota, lo sanno tutti,
la stagione di pesca ai Salmonidi
entra nel vivo nell’ultimo mese davvero invernale dell’anno
e si protrarrà per circa sette mesi in tutte le acque pregiate,
dalle Alpi all’Appennino,
che saranno finalmente riaperte alla pesca dopo il fermo riproduttivo.
Per la verità in molte zone, in tempi più o meno recenti,
l’apertura è stata posticipata a Marzo inoltrato dando il
via a “migrazioni” di pescatori su e giù per la penisola,
l’attesa è stata tanta e chi ne ha la possibilità
organizza uscite nelle zone già aperte alla pesca.
Febbraio è comunque rimasto, nell’immaginario collettivo
dei pescatori, il mese della trota… e non solo per il giorno dell’apertura.
I preparativi fervono, i negozi si riempiono di attrezzatura
per tutti i gusti, tecniche, tasche, i pescatori vi si ritrovano e si
dilungano in piacevoli chiacchierate.
C’è l’occasione di provare le novità
e di fare qualche buon acquisto, anche usato, oltre che informarsi su
regolamenti, permessi, costi e… previsioni.
Certamente però frequentando soltanto i negozi di articoli da pesca
non riusciremo a farci un’idea precisa delle condizioni del corso
d’acqua che intendiamo affrontare il primo giorno.
Le
perlustrazioni
di fiumi e torrenti sono molto importanti per chiunque si stia preparando
all’apertura perché danno un’esatta cognizione dello
stato dei flussi idrici e delle modificazioni dell’alveo causate
dalle piene (e da veri e propri alluvioni) dei mesi scorsi, proprio grazie
a questi sopralluoghi sarà possibile orientarsi nelle scelte tecniche
e “strategiche”.
Chi ambisce a tratti comodi e ben ripopolati con materiale pronto-pesca,
farà bene a informarsi sull’esatta consistenza delle semine
e individuare quei tratti con minore corrente dove trote di allevamento
amano imbrancarsi.
Gli appassionati di trote selvatiche
dovranno invece far uso di tutto il proprio istinto ed esperienza e dirigersi
verso quei tratti difficilmente accessibili e quindi meno frequentati,
coscienti del fatto che in occasione dell’apertura la grande affluenza
di pescatori non permetterà di trovare fiumi e torrenti dove poter
agire indisturbati.
Se poi i corsi d’acqua visitati si presentassero pressoché
impescabili a causa di grosse piene fangose ecco che l’alternativa
delle piccole acque
può risolvere la giornata.
Impegnarsi nella risalita di rii e torrentelli, soprattutto a quote non
troppo elevate, potrà riservare gradite sorprese, magari non di
taglia generosa ma certamente di incomparabile bellezza.
Una volta effettuati i debiti sopralluoghi e dissipati i dubbi su “dove
fare l’apertura” si può iniziare la preparazione
delle lenze e procurarsi le esche ritenute
più catturanti, sottinteso che una bella scorta di lenze di vario
tipo e grammatura, piombi e finali,
sistemati nelle apposite tavolette e riposti nel gilet, permetteranno
di affrontare molteplici situazioni e risolvere meglio gli “imprevisti”
dell’ultima ora.
Chiaramente questi “lavoretti” riusciranno meglio se fatti
in casa piuttosto che sulle fredde rive del torrente e saranno un ottimo
passatempo per ingannare la frenetica attesa
degli ultimi giorni.
Del resto, dopo ben 5 mesi di inattività, sarà assolutamente
necessario fare un “inventario” degli accessori e della minuteria
in possesso, disfare o modificare lenze rimaste inutilizzate dallo scorso
anno e rifornirci preventivamente di tutto ciò che riteniamo possa
essere utile per le nostre realizzazioni.
Le lenze per la pesca al tocco,
probabilmente la tecnica più redditizia ad inizio stagione, si
possono dividere in due grandi categorie: con piombature
distribuite o concentrate, vediamone alcune
tra le più utilizzate dai trotaioli.
Nella
prima categoria troviamo le corone di pallini e le cosiddette spaccatine
di montagna.
La corona
è una zavorra costituita da numerosi pallini
di piombo (3-4 mm di diametro) fissati in uno
spezzone di monofilo (30-100 cm) collegato a due girelle per una più
facile sostituzione.
Infinite varianti sono possibili modificando il numero e la dimensione
dei pallini, la loro vicinanza e la distribuzione lungo la lenza (equidistribuita,
concentrata in punta, spezzata).
Questa montatura richiede una certa padronanza tecnica in quanto va sempre
guidata
sotto il vettino della canna, in passata o in trattenuta, adagiando quando
serve solo gli ultimi pallini, non va mai abbandonata sul fondo (si incaglierebbe
subito) e prevede idealmente l’utilizzo di lunghe canne
teleregolabili, meglio se molto sensibili in
punta.
Il suo andamento sinuoso consente una presentazione molto naturale dell’esca
ed è particolarmente adatta per pescare trote selvatiche in tratti
accidentati, sotto le schiume dei salti d’acqua o negli anfratti
tra le rocce alla ricerca delle tane
più recondite.
Meno indicata nei tratti ricoperti da vegetazione spondale con fronde
protese fin sopra l’alveo o in acqua dove una lenza più corta
è preferibile.
In questo caso coroncine costruite con alcune spaccatine
da montagna risultano meno impegnative per
il pescatore, si incagliano meno e difficilmente si aggrovigliano.
Il
pallettone,
al contrario delle precedenti, è la piombatura concentrata per
eccellenza, la biglia di piombo
forata va montata scorrevole sulla madre lenza (o uno spezzone di essa)
e permette di affrontare anche tratti turbolenti dove occorre che l’esca
raggiunga subito il fondale.
Come con la corona è necessario sostenerlo sotto il vettino o poco
più in là e il suo utilizzo è preferibile in quei
corsi d’acqua con fondali a granulometria fine, tra grossi sassi
è infatti soggetto a continui incagli se non controllato correttamente.
Permette comunque al pescatore di “sentire il fondo” anche
con attrezzi non particolarmente sensibili, il suo peso può variare,
a seconda della portata, dai 5 ai 20 grammi.
La spiralina
di filo di piombo è probabilmente la zavorra più versatile:
è adatta a molteplici ambienti e si presta a passate controllate
sotto il vettino ma anche all’utilizzo con canne
corte.
Scelte di peso adeguato alla forza della corrente (2-10 grammi) consentono
passate molto naturali rasenti il fondo senza rischiare troppi incagli,
questa azione si rivolge in particolare a trote
in caccia nei ghiareti, nei raschi e in tutte
quelle lunghe e uniformi correntine anche a molti metri da noi, lanciata
con canne di 4-5 metri di potenza adeguata.
In commercio si trovano spiraline di varia grammatura, anche con guaina
passafilo interna, allungate e sottili da far
scorrere in corrente, corte e tozze per una pesca maggiormente statica.
Costruirsele in proprio è comunque molto semplice: basta avvolgere
del filo di piombo
da 1,2-1,5 mm di diametro intorno ad un’astina di galleggiante,
una volta sfilato quest’ultimo va “rullata” tra due
tavolette di legno per renderla consistente e perfettamente uniforme.
I
finali da utilizzare,
di diametro 0,14-0,18 mm o comunque inferiori al filo di bobina (e della
lenza), potranno variare dai 20-25 cm per la pesca a corona in tratti
accidentati con molte tane e nelle piccole acque, ai 50-70 cm da abbinare
alle spiraline per lunghe azioni in passata.
Gli ami
vanno scelti di dimensioni proporzionali all’esca che intendiamo
utilizzare, dai numeri 10-12 a filo fine per esche delicate come vermetti
d’acqua, portasassi
e altre larve raccolte in loco fino a misure del 4 o superiori per grossi
lombrichi e pesciolini, privati dell’ardiglione
facilitano la slamatura delle catture e sono da preferire in presenza
di trote sotto misura che, ovviamente, vanno rilasciate con la massima
cura possibile.
Naturalmente, una volta sul torrente, la sicurezza in ciò che si
sta facendo è più importante di attrezzature e lenze sofisticate,
in caso di freddo intenso potremmo trovare ben pochi Salmonidi in caccia
e quindi azioni mirate e ripetute, con esche diverse, saranno necessarie
per stimolarli all’abbocco.
Attenzione a tocche timide e brevi di trote
astute e disturbate che vanno assecondate con
calma senza far loro intuire l’insidia, concedendogli momenti di
pausa per poi ritentare fiduciosi anche nelle ore centrali della giornata,
quando molti abbandonano ormai stanchi o appagati.
Occorre invece rimanere in concentrata osservazione senza dare nulla per
scontato, occhi bene aperti e cervello sempre sveglio, la capacità
di “leggere l’acqua”
è la dote migliore del trotaiolo e non si acquista certo nei negozi.
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