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Carpodromo, un’esperienza da vivere

testo e foto di Umberto Barbarini & Sabino Civita

Sabato 24 aprile 2004 – Appuntamento con l'amico Sabino Civita per un'uscita di pesca presso il carpodromo “Lago di Sommo”, situato nei pressi di Sommo, a pochi chilometri da Pavia.
L'impianto, di imminente apertura, è immerso nel verde della campagna pavese e la completa assenza dei fastidiosi rumori cittadini faceva presagire ad una giornata di pesca molto rilassante.
Siamo arrivati verso le 13:30; caldo e clima perfetto erano le giuste premesse per la nostra uscita piscatoria.
Dopo un breve colloquio con il titolare Vittorio Sali, noto agonista pavese, abbiamo scelto la postazione e il tipo di tecnica da utilizzare.
L'impianto offre una notevole comodità, sia per quanto riguarda le postazioni, di cemento della dimensione di circa 2 metri per 1 metro, che per il parcheggio auto molto comodo. Il lago ha forma pressoché rettangolare con larghezza di circa 40 metri e lunghezza di circa 120 metri. Le 70 piazzole per i pescatori sono posizionate soltanto sulle due sponde lunghe del lago, equidistanti l'una all'altra (circa 3 metri). Garantiscono, pertanto, comodità ed agiatezza anche a due pescatori che intendono pescare l'uno di fronte all'altro con le roubaisienne a 14,50 metri.
Da una prima e veloce analisi delle condizioni del lago, si capiva quale fosse la tecnica migliore da utilizzare, considerando la notevole presenza di carpe a galla.

Scelta la piazzola abbiamo cominciato a preparare l'attrezzatura: io sono partito con la roubaisienne a 13 metri, mentre Sabino ha optato per la pesca con l'inglese. Sabino è stato più veloce di me nel preparare l'occorrente; io ho voluto preparare 3 punte con 3 alternative di lenza, la prima per la pesca sul fondo a sfiorare, la seconda con un appoggio di circa 20 cm e la terza per la pesca solo a galla.
La prima operazione prima del posizionamento “in pesca” era sondare con molta precisione il fondo, scandagliandolo ogni 20 cm per scorgere ogni minimo avvallamento.
Si tratta di una operazione molto importante, quanto semplice, per comprendere quale sia la posizione ottimale dove posare l'esca, ma che può rivelarsi fondamentale per l'andamento della battuta di pesca.

Una cosa molto importante è non incappare nelle piccole buche per evitare che l'esca (mais o bigattini) sprofondi nella probabile melma. Purtroppo, ho notato che la posizione ottimale non era sulla linea dei 13 metri bensì più corta, a 11/12 metri. Abbiamo cominciato a pescare intorno alle 14.30: una bella pasturazione a base di mais alla distanza di 11,50 metri e qualche fiondata di bigattini a 13 metri.
Per la prima lenza sul fondo ho utilizzato una grammatura di 0.50gr su filo dello 0.14 e finale di 20 cm dello 0.12, composta da un piccolo bulk posto a 45 cm dall'amo e 3 piombini equidistanti di 10 cm, per la seconda ho solamente alzato di 20 cm il galleggiante e spostato il bulk di pallini più vicino al finale e per lenza a galla ho scelto un galleggiante 4x12, con deriva molto corta in carbonio montato sul filo 0.12 diretto, 2 pallini come taratura e amo senza ardiglione del n° 16.
Le mangiate non si sono fatte attendere, ho preso diverse carpe sul fondo, utilizzando il famoso movimento su-giù del galleggiante per incuriosire il pesce, imprimendo all'esca una lenta calata verso il fondo facendola confondere con l'arrivo del mais fiondato. In seguito, ho optato per la pesca a galla che reputavo, sin dall'inizio, molto più redditizia, visto il movimento presente.
Roubaisienne allungata, punta cambiata, un paio di fiondate di bigattini, mais come esca ed è incominciata la festa: una carpa dietro l'altra! Anche se è difficile crederci, la pesca a galla è piuttosto complessa, perché bisogna tenere le carpe sempre sotto pasturazione ed avere un certo sincronismo con le ferrate, a volte fulminee, e le fiondate, ma con un po' di allenamento si possono ottenere dei risultati anche inaspettati. Per quanto riguarda l'inglese, una volta passati dal fondo alla pesca a galla, gli effetti sono stati i medesimi, con l'unica variazione di poter lanciare oltre la portata della roubaisienne.
Sabino utilizzava un galleggiante 3+1, con trecciato affondante dello 0.10 in bobina, terminale dello 0.14 e amo del 18 a innescare un grano di mais.

La piombatura era concentrata all'80% sotto il waggler mentre una girellina del 16 e un unico piombino posto a 30 cm dall'amo completavano la taratura. Alla fine della giornata nella nassa c'era un bel quantitativo di carpe, dal mezzo chilo fino anche ai due chili, a coronare una giornata fantastica. Se avete la possibilità vi consigliamo di andare a trovare Vittorio nel suo impianto molto bello, caratteristico, ma soprattutto rilassante. Il divertimento è assicurato, visto l'ambiente e considerando che in questo carpodromo non viene certo lesinato il pesce. E adesso una piccola sorpresa...ma per questo lascio la parola a Sabino.

La prima volta - Solo Umberto poteva convincermi a tenere in mano una roubaisienne, e infatti mi ha convinto. Anzi ha fatto di più, mi ci ha fatto pescare e prender dei pesci.
La prima impressione è stata “Ammazza quanto pesa!”, la seconda pure (Umberto era vistosamente preoccupato che la sua canna non finisse in acqua), ma appena sono stato in pesca ho ferrato (malamente) una carpetta a galla e, come spesso accade nel nostro sport, non senti più il peso dell'attrezzatura, il caldo, le difficoltà e la goffaggine manifesta si è subito tramutata nella voglia di tirar quella carpa a guadino.
Non è una tecnica facile, si capisce subito che ci vuole allenamento, anche fisico, non tanto per domare il pesce – a quello ci pensa per lo più l'elastico – quanto per usare correttamente l'attrezzatura, in tutte le fasi dell'azione di pesca. Il mio giudizio, da pescatore esclusivamente “da mulinello”?
Non entusiasmante da fiondarsi nel primo negozio a comprare un “tubo” da 2000 euro, ma divertente quanto basta per volerci provare di nuovo, e magari, almeno per i miei britannici gusti, poi farsi una di quelle canne da marging pole (ringrazio Pasquale Andolfi per la corretta nomenclatura) sui 9-11 metri proprio per questo tipo di pesca alla carpa, magari puntando agli esemplari più grossi, con un bell'elasticone da 2 mm e lo 0.16 diretto.

Speriamo che questo nostro racconto possa aver suscitato curiosità e invogliato anche i meno esperti a provare questa fantastica tecnica.

Alla prossima.


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