
Come trasportare gli artificiali
di Antonio Larcher & Thelma Coutts
Vivo nella Germania
sud-orientale, a Monaco.
Abbiamo nei paraggi laghi e fiumi pieni di pesce.
Ma, scusatemi, da buon romagnolo nato in riva all’Adriatico,
mi piace pescare al mare, possibilmente mosso da grosse onde, su di una
spiaggia, da una roccia, da un pontile.
Cosí é abbastanza frequente, che io impacchi le mie cose
e me ne vada in volo verso qualche riva marina lontana: Verso l’Italia,
le Canarie, il Messico, il Canada, l’Argentina...
Non mi piace andare in giro per il mondo carico come un asino, da qui
la mia preferenza per le canne telescopiche corte, i mulinelli piccoli,
le scatole compartimentali in plastica piccole.
La biancheria stessa la utilizzo per impacchettare i mulinelli e altri
attrezzi e, fin’ora, tutto è sempre arrivato sul luogo di
pesca senza danni.
La mia preferenza per le esche finte (lures) è dovuta alla semplicitá
dell’uso, all’indipendenza da un fornitore d’esche al
luogo d’arrivo e alla efficienza delle stesse.
Ma quando si tratta di trasportarle incominciano i guai.
O si ha un contenitore speciale con tanti scomparti quanti sono le esche,
o è un casino separarle una dall’altra.
Si agganciano a vicenda, agganciano tutto ció che contattano, e
attenzione alle dita...
D’altro canto il contenitore è uno scatolone che mi da fastidio
nella valigia.
All’inizio decisi di lasciarle nelle scatoline in cui le avevo comprate,
cosicché era facile intanarle negli spazi liberi del bagaglio.
Col tempo gli scatolini si rovinarono, divennero inutilizzabili. Li sostituí
con le scatoline del dentifricio e altri prodotti del Beauty shop.
Era sempre un traffico ricordarsi in quale scatolina era quella data esca
finta che volevo utilizzare.
Ad un certo punto decisi che era ora di trovarci un rimedio e questo doveva
permettermi di riconoscere subito ogni singolo esemplare, essere semplice,
di poco costo, efficiente, pratico, reperibile ovunque e sicuro.
Ecco cosa ho trovato:
Ci vuole un pezzo di cartone ondulato da una parte sola.
Se non l’avete, prendete un pezzo di cartone qualsiasi come mostrato
in fig. 1. e
togliete una delle due pareti come mostra la
fig. 2
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| Figura 1 |
Figura 2 |
Di questo cartone tagliatene un pezzo della larghezza
pari alla distanza dell’attacco tra i due ganci (fig.
3 e 5)
Tagliare questo pezzo ad una lunghezza pari a ca. 5 volte la distanza
tra le punte dei ganci (fig. 4 e 5).
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| Figura 3 |
Figura 4 |
Figura 5 |
Porre il pezzo di cartone centrato fra i due ganci
con il lato ondulato verso i due ganci stessi.
Tenere i ganci in posizione uno verso l’altro e fermarli con un
anellino di gomma (fig. 6).
Piegare il cartoncino verso le punte dei ganci come dimostrato in
fig. 7, 8 e 9 e fissare il tutto con un altro
anello di gomma, come dimostrato in fig.
10.
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| Figura 9 |
Figura 10 |
Si forma cosí un involucro con la parte ondulata
che riempie lo spazio interno e che protegge i ganci da qualsiasi interferenza
esterna (fig. 11 e12).
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| Figura 11 |
Figura 12 |
Nota:
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| Figura 13 |
L’anellino di gomma (vedi
fig. 13, a destra) che serve per tenere i ganci
uniti, è ricavato da un tubicino di latex come d’uso in medicina.
Un anello più grande lo si può avvolgere più volte
attorno ai ganci in modo da esauriente la lunghezza.
L’altro anello di gomma (vedi fig.
13, a sinistra) che serve per per fissare l’involucro
ai ganci, è ricavato da un vecchio pneumatico di bicicletta.
Il cartoncino non dovrebbe essere un problema reperirlo.
Certamente ognuno sa dove trovarlo. Personalmente, ne ho trovato un pezzo
anche appena fuori dall’albergo a San
Sebastián dell’isola della Gomera,
un’isoletta sperduta nell’oceano Atlantico!
I vostri pesciolini finti cosí preparati, li potete adesso anche
raccogliere in un sacchetto di plastica (fig.
14) o seminarli su di una tavola e scegliere
quello che vi serve (fig. 15).
Vedete voi se la soluzione è abbastanza semplice, di basso costo,
efficiente, ecc...
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| Figura 14 |
Figura 15 |
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