
Cos’è il carp fishing
di Roberto Ripamonti
Da
molti anni tutta l’Europa Centro
Settentrionale è stata colpita da una
grave febbre, quella del carp fishing ovvero, il moderno modo di pescare
le carpe.
Al momento attuale questo fenomeno ha dimensioni molto vaste tanto che
sono circa 40.000 gli appassionati sparsi nei differenti Paesi Europei
e tanti altri si stanno appassionando in Sud
Africa, USA
e Europa dell’Est.
Ma come si è sviluppata questa tecnica, che possibilità
di sono, di praticarla con facilità, quali sono i personaggi leader
del settore, i consigli e i piccoli segreti che hanno dato vita a questo
incredibile movimento di pescatori?
Ebbene, questo è esattamente lo scopo di questa serie di articoli
nella speranza che anche in questo splendido Paese il carp fishing trovi
lo spazio e l’entusiasmo che ha trovato nel resto dell’Europa.
Hair Rig.
- Hair rig, la rivoluzione
Da quando Lennie Middleton
mise a punto l’hair rig la pesca alla carpa ha subito, in tutta
Europa una tale
evoluzione da non avere eguali nell’ambito delle discipline delle
acque interne.
Fino agli anni 80 infatti pescare questo splendido ciprinide era considerato
un passatempo da “poveri” non solo in fatto di attrezzature
ma, soprattutto, quanto a tecnica e ricerca.
La carpa è da sempre considerato (erroneamente) un pesce di scarso
valore alieutico ma, con la rivoluzione dell’ hair rig, è
stata progressivamente elevata al rango che giustamente merita quello
che è oggi uno dei più potenti combattenti delle acque dolci.
- Come mangia la carpa.
Per essere estremamente sintetici, la carpa si alimenta aspirando e
espellendo i detriti.
Il nostro obiettivo è quello di far entrare l’amo nella
bocca del pesce al fine di avere una possibilità anche remota
di appiglio nelle pareti della bocca.
L’amo ricoperto da un esca non ha questa facoltà al 100%
in quanto la punta può semplicemente “toccare” la
bocca senza penetrare a meno di una ferrata inferta dal pescatore.
Infatti, se poggiamo su una mano, un amo innescato secondo le tecniche
tradizionali che, prevedono l’immersione totale dello stesso al
suo interno, ci accorgeremo che ben difficilmente la punta potrà
penetrare nella nostra pelle.
Figuriamoci allora se può essere in grado di agganciarsi all’interno
della bocca carnosa di una carpa a meno che, non si attenda che il pesce
ingoi tutto ferendolo quindi molto all’interno (ed in modo spesso
mortale e casuale).
Ma
le carpe più grosse o sottoposte ad una pressione di pesca elevata,
appaiono perfettamente in grado di aspirare una siffatta esca ed espellerla
senza che nessuno, meno che meno il pescatore, si accorga di ciò.
Molte delle catture che avvengono con queste tecniche sono infatti abbastanza
casuali e non permettono certamente definire la polenta, il mais o gli
impasti innescati e pescati con metodi tradizionali, una forma di pesca
selettiva e mirata alla pesca dei grandi esemplari.Non deve quindi colpire
l’impiego di ami scoperti e lontani dall’esca perchè
sappiamo oramai che in quasi tutte le tecniche di pesca moderne, gli
ami sono scoperti poiché la loro presenza visiva non rappresenta
un pericolo istintivo per il pesce (che non sa cos’è un
amo).
- Come funziona l’hair rig.

L’hair rig funziona secondo un semplice principio che, essendo
l’amo completamente libero di ruotare all’interno della
bocca del pesce, se questo dovesse tentare di espellerlo, rischierebbe
di piantarselo da qualche parte anche per la contemporanea presenza
di un terminale molto corto e di un piombo altrettanto pesante.
La sequenza di aspirazione e successiva espulsione provoca infatti un
movimento dell’amo che , se l’hair rig è costruito
secondo certi principi che vedremo a seguire, lo posiziona in modo che
sia rivolto nella migliore posizione di ferrata.
L’amo quindi etra in contatto con la carne della bocca provocando
una reazione della preda che, se è pescata in acque prive di
pressione, si trasforma in una reazione violenta che provoca una forte
segnalazione dell’abboccata.
Se invece avviene in acque in cui tanti usano questa tecnica di innesco,
provoca reazioni molto più controllate e spesso, difficili da
scoprire sulla sola cima della canna...ma torniamo alla maggioranza
delle acque italiane... Chiunque abbia mai osservato una carpa cadere
nella minaccia di una hair rig vedrebbe il pesce muovere dapprima la
testa con scatti repentini, quasi a liberarsi di una minaccia all’interno
della sua bocca e quindi; tentare una fuga violenta che riesce solo
ad aggravare la situazione.
Da qui nasce la classica “partenza” che è la esaltante
ed emozionante segnalazione dell’abboccata attraverso i segnalatori,
che ha reso la nostra tecnica talmente emozionante.
Con questo semplice sistema nasce il carp fishing, una tecnica per ora
, assi semplice ma che , lo vedremo in seguito, ha mille sfumature affascinanti.
Vedremo in seguito che altre considerazioni di carattere tecnico ci
hanno portato ad allontanarci dal primo semplice modello di hair rig
per versioni sempre più complesse ed avanzate (ma non per questo
più efficaci).
- L’hair rig elementare.

L’idea base di Maddocs
e Middleton
era basata sull’impiego di una amo “Lion d’or”
della misura 6 su cui veniva collegato un filo dello 010mm direttamente
sulla curvatura dell’amo.
Questo “capello” era lungo mediamente 2,5 – 6 cm per
cui l’esca veniva mantenuta veramente a distanza dall’amo
stesso
Questa distanza veramente elevata ricordo che spesso causava un primo
avviso sugli indicator, seguito dall’abbandono dell’esca da
parte della carpa.
Questa esperienza fu anche personale dapprima nel magnifico lago di Occhitto
(sede delle mie prime esperienze con gli hair rig nel lontano 1986/87)
e quindi in altri laghi all’epoca veramente immacolati.
Questo genere di frustrazioni venne lentamente superata accorciando la
lunghezza del finale e posizionando un piombo pesante ad un massimo di
50 – 60 cm dall’esca.
Anche questa distanza apparve però ancora eccessiva e dopo molti
tentativi ed un attento studio del magnifico libro “Carp Fever”
di Maddocks,
mi accorsi che tale distanza doveva essere ulteriormente ridotta per vedere
aumentare a dismisura il numero di catture.
Fu così che nella diga di Capacciotti
(nei pressi di Cerignola
in Puglia, dove
mi trovavo per valoro), sperimentai una serie di catture (oltre 60 in
mezza giornata) che mai avevo avuto in precedenza.
La stessa distanza dell’esca era stata progressivamente ridotta
a soli 3 cm, sempre usando un amo del 6 (ora un modello Drennan) ed il
solito “capello” dello 010mm.
Vediamo ora alcune delle soluzioni iniziali di hair rig che, gradualmente,
ci hanno portato verso quelle che oggi utilizziamo.
- Hair Rig elementare di Maddocks / Middleton
Ecco la prima versione madre di tutto ciò che esiste oggi.
Ovviamente scopriremo che questa forma grezza non ha una grandissima
efficacia sopratutto nei giorni nostri e non permette troppe soluzioni.
- L’hair rig elementare.(Thro Eye Hair rig)
La soluzione tradizionale legata al nome di Middleton
e Maddocks
era basata su un semplice “capello” annodato all’occhiello
dell’amo tanto da permettere una separazione di circa due centimetri
dalla boilie.
Oggi sempre rispettando quei concetti di base si arriva a soluzioni
di una certa complessità che spesso non trovano una concreta
applicazione nelle nostre acque.
Da noi infatti, il pesce mangia ancora con poca circospezione aspirando
con decisione e subendo l’efficacia dell’amo.
Ne derivano in maggior parte delle “partenze” violente assai
diverse dalle leggere “calate” che si avvertono in tanti
laghi a maggiore pressione di pesca.
Il modello base è comunque quello che diversi anni fa definii
“P. Kerry Rig” in onore del mio amico e compagno di pesca.
- Hair rig regolabile
Si tratta di una soluzione molto semplice che serve a adattare la lunghezza
dell’hair rig in funzione del diametro della boilies.
Ho usato questo sistema per tanti anni, anche durante le dimostrazioni
ed ancora oggi rimpiango questi giorni fatti di catture e soddisfazioni.
Quindi questo hair rig funziona bene e non tradisce.
Non differisce dal precedente, semplice modello, basato sul termo -
restringente a cui aggiungiamo un piccolissimo tubetto in pvc che ci
aiuterà ad avvolgere lungo il gambo l’eccesso di “capello”
e regolare quindi la distanza tra amo e boilies.
Va detto che la corretta posizione del secondo tubetto in pvc deve essere
all’altezza dell’ardiglione dell’amo e mai più
in basso.
Oltre l’ardiglione infatti, la mobilità dell’amo
verrebbe compromessa.
|
|