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Roubaisienne VS Ledgering, come Francia VS Inghilterra

di Sabino Civita e Umberto Barbarini

Era da tempo che, io e Umberto, avevamo in mente uno sfidino ledgering contro roubaisienne, e per vari motivi tutte le volte la cosa è andata a finire in fumo.
Questa volta ci siamo riusciti, ognuno dei due applicando la sua tecnica preferita, condita da piccoli accorgimenti, suggerimenti e suggestioni che venivano dall’osservazione di indiscussi campioni, dalla frequentazione di letture e materiali e anche con un po’ di farina del nostro sacco.

Ci siamo così confrontati in due distinte battute di pesca, affrontandoci, come dicono i commentatori sportivi “al meglio delle nostre possibilità”.
Com’è finito lo sfidino? Chi ha vinto? Beh, il risultato di FranciaInghilterra agli Europei di calcio lo sappiamo tutti, ma se volete sapere com’è finita tra me e Uby, dovete leggere fino in fondo.

Lascio quindi la parola, anzi: la tastiera a Umberto.
Premessa su vela - Questa tecnica di pesca ha suscitato il mio interesse l’inverno scorso quando, per un servizio della rivista Pescare, il mitico Umberto Ballabeni venne in compagnia del nostro direttore Gionata Paolicchi a pescare proprio in Ticino per testare alcuni materiali.
Vidi per la prima volta come si pescava con il galleggiante “vela”, che manovrato da un campione di quel calibro era tutto dire, notai subito i benefici che poteva dare in certe condizioni di pesca e da quella esperienza molto positiva, ho cercato di adottare questa tecnica, capendone pregi e difetti a seconda della situazione.

Dopo diversi esperimenti ed uscite di pesca non sempre positive, oggi come oggi ritengo di essere in grado di capire dove ma soprattutto come usare questa tecnica per insidiare soprattutto pesci che si nutrono sul fondo quali barbi, carpe ecc.
Il nocciolo della questione consiste nel modo di costruzione del galleggiante che avendo la forma di un disco molto piatto e sottile permette, in trattenuta, una resistenza al passaggio dell’acqua quasi nulla, ciò evita il fastidioso saltellare di un galleggiante di forma convenzionale.

In pratica, una volta arrivato sul posto di pesca ho analizzato la profondità dell’acqua che si aggirava intorno ai 4 metri con una velocità che ti permetteva di pescare in modo ottimale con la bolognese o la canna fissa con una lenza di 3-4 grammi ma ho deciso di utilizzare una tecnica completamente diversa, la roubaisienne a 13 metri.

In questo tratto di fiume, sono presenti diverse specie, cavedani, barbi, pighi, savette e anche delle belle carpe che non tardano ad arrivare sotto pasturazione.
Volevo andare a caccia di barbi, quindi ho impostato la pasturazione usando una pastura al formaggio e utilizzando dei bigattini incollati con della gomma arabica nella quarzite.

Posizionata tutta l’attrezzatura ho cominciato la prima pasturazione composta da circa 10 palle della dimensione di un’arancia e 2 palle di bigattini incollati, esattamente sotto la punta della roubaisienne.
Ho usato due tipi di lenze molto diverse fra loro montate su due punte della rouba, per la prima ho optato per un galleggiante “vela” della Sensas da 3 grammi che mi permetteva una passata molto lineare e molto rallentata tanto da far scorrere bene il finale sul fondo, per la seconda invece, una lenza che mi avrebbe permesso di pescare completamente bloccato, un galleggiante “vela” sempre della Sensas da 10 grammi.
Veniamo ora alla costruzione dei due tipi di lenza.

Il vela a seguire - La lenza da usare non è molto complessa, è abbastanza simile a quelle usate per le bolognesi o per le fisse, l’unica differenza consiste nel riuscire a rallentare moltissimo la discesa della lenza.
Una fase molto importante, come sempre, è quella di sondare con molta precisione il fondo per capirne bene la conformazione.

Per pescare in questo modo bisogna dare circa 15 cm di fondo in più rispetto a quello presente, questo per fare appoggiare sempre il finale durante tutta la passata.
Il barbo è un pesce che non ama particolarmente gli svolazzi dell’esca quindi bisogna stare bene sul fondo a costo di lasciarci qualche amo.

Per quanto la composizione della piombatura, ho usato una piccola sfera del peso di 2 grammi, appena sotto un piccolo bulk composto da pallini del n° 7 ed in scalata fino al nodo del finale altri pallini del 7 che avevano una distanza crescente di 1-3-5-7-10-15 cm fino a taratura totale.
Come finale ho usato il filo “Toray” dello 0.10 lungo 40 cm ed come amo la serie B900 del n° 20 della “Colmic”.

Il vela bloccato - La lenza da usare per pescare “bloccato” è diversa da quella usata a “seguire” perché bisogna capire quanto peso occorre per fare in modo che la lenza stia ferma sul fondo, per assurdo, si potrebbe usare un vela da 30 grammi, avrei sicuramente la certezza di stare fermo ma questo andrebbe sicuramente a discapito delle mangiate, i pesci sono furbi mica tonti!!! Il problema fondamentale dunque è questo, capire il limite di peso da adottare.

Capito questo siamo solo a metà dell’opera, l’altra parte fondamentale, è dosare il fondo corretto per non incappare in due errori soventi.
Il primo è quello di far affondare troppo il “vela”, il secondo è il farlo rimanere troppo spiombato perché avete fatto appoggiare troppo la piombatura.

Immaginare due linee, una che identifica il fondo, l’altra la superficie dell’acqua, tracciate in modo immaginario una verticale sotto la punta della roubaisienne, quello che otterrete, rispetto sempre alla velocità dell’acqua è il punto dove cadranno le vostre palle di pastura.

Il fondo che date alla lenza deve essere uguale a questa verticale, tenete presente che l’esca deve cadere sulla pastura sul fondo, il spezzone di filo tra la punta della canna ed il galleggiante chiamato “bandiera” non deve essere molto lungo, rischiereste di posizionare l’esca più a valle del punto esatto pescando con la canna dritta a voi.

Per sondare il fondo consiglio di usare sonde pesanti agganciate alla biglia che non scendono troppo a valle una volta lanciate in acqua, regolo di conseguenza l’altezza del galleggiante facendolo sprofondare un paio di centimetri, questo mi consente di tenere la biglia che piomba il vela all’ 80% leggermente staccata dal fondo, cosi facendo una volta in pesca in trattenuta totale, il galleggiante assumerà la posizione corretta avendo l’astina posizionata in modo inclinato rispetto all’asse del galleggiante.

Per quanto riguarda la piombatura uso anche in questo caso la biglia che offre una minore resistenza dell’attrito in acqua rispetto alla torpilla convenzionale.
Se optiamo per un vela da 10 grammi la biglia deve essere almeno di 8 grammi, i restanti 2 grammi vanno distribuiti con dei pallini del n° 5-3 a formare un piccolo bulk sotto la biglia, gli altri 3 – 4 pallini posizionati in modo equidistante per tenere bene sul fondo il finale una volta che si blocca la progressione della lenza.

Usare dei pallini più piccoli, tipo del n° 7-8, potrebbe rivelarsi in questo caso controproducente perché se ci fosse una corrente un po’ più forte sul fondo, il finale potrebbe svolazzare annullando tutti i vantaggi che offre questo tipo di pesca.
Come finale ho usato sempre il “Toray” dello 0.10 lungo 40 cm, come amo il B900nel n° 16/18.

E alla fine - La prima giornata di pesca ha dato degli ottimi risultati, quasi tutti i pesci catturati, come previsto sono stati dei barbi con qualche cavedano sporadico preso con il sistema a seguire.
I pesci più belli invece li ho presi indubbiamente con il secondo sistema, il fatto di tenere l’esca bella ferma sul fondo nei pressi della pastura, riesce, probabilmente, a discriminare la taglia dei pesci.
La seconda giornata … be’ lasciamo perdere, ne parleremo più aventi.
A parer mio sono due sistemi molto validi per insidiare questo tipo di pesce che ama grufolare il fondo per cibarsi, non per altro l’altra tecnica per eccellenza per insidiare il barbo è il ledgering e quindi… vai Sabino.

Assist – Grazie a Umberto e al suo assist adesso tocca a me.
Il Ticino, negli ultimi tempi, è decisamente basso, e con una forza di corrente decisamente inferiore a quella che incontravo, nei medesimi spot, l’estate scorsa e al principio dell’autunno.
E allora abbandoniamo, per una volta, rigidi cannoni da heavy feeder e pasturatori da artiglieria pesante per attrezzature un po’ più leggere e godibili.

Una canna (la nuova FOX Challenger Medium Feeder) e un mulinello (Mitchell Quartz 330) imbobinato con del buon filo da 0.205 (Colmic Fendreel) e feeder adeguati (Drennan Oval Blockend Heavy da 35 gr e Kamasan Black Cap da 30, 40 e 50 gr).

Come esca bronze maggots (bigattini lasciati a riposare una notte con qualche cucchiaiata di curry, provateli: durezza, vivacità e aroma soddisferanno voi e i pesci) e pellets al pesce da 7 mm su hair rig in nylon dello dello 0.205 (lo stesso montato in bobina) e amo del 9.
Per la pesca col bigattino ho optato per terminali medio lunghi di Colmic Mimetix 0.123 e 0.158 (dai 70 ai 100 cm) che montavano ami del 18 e del 16.

Su consiglio dell’amico Nando Carnevale – che mi ha iniziato ai bronze maggot – ho usato una pastura al pesce e formaggio, che ho lanciato in acqua in quantità di tre-quattro palle della grandezza di una piccola arancia poco prima di entrare in pesca.
Per la sessione effettuata con le pellets come esca ho adoperato un cage feeder da 30 grammi, caricato di micro-pellets come quelle innescate, ma da soli tre millimetri, imprigionate in due tappi di pastura alla farina di pesce.

Mai lontano
– Da esperienze passate so che, in questa stagione, è inutile andare a cercare il pesce troppo lontano.
La profondità del Ticino nel tratto del campo di gara del Borgo Basso, è già notevole sin dal sottoriva, anche in questi tempi di magra, e lanci alla media-lunga distanza non fanno altro che ritardare l’azione di pesca e disperdere la pasturazione, con conseguenti minori catture.
Ho infatti pescato al massimo sul filo dei quattordici-quindici metri, non molto più in là quindi di quanto stava facendo Umberto con la roubaisienne.

Elastici e ledgering – E sì, cari miei, l’elastico non l’ha usato solo Umberto.
Naturalmente tutti gli affezionati lettori di Mario Molinari sanno del suo elastic rig, che altro non è che uno spezzone di elastico da roubaisienne del 12 o del 14, della lunghezza di circa 15 cm, legato tra la montatura e il terminale, semplice quanto efficace.

Il suo compito è essenzialmente quello di evitare rotture e slamature nella fase cruciale della guadinatura, col pesce sottoriva, la canna alta e noi che armeggiamo col guadino, specialmente quando si usano fili sottili, e funziona a meraviglia.

Come ho detto, io ho usato terminali di un certo spessore, ma ho voluto usare ugualmente l’elastic rig a causa dei folti cespugli d’alghe che contornavano le sponde.
Mi è capitato infatti di perdere qualche pesce, soprattutto per rottura di terminali anche dello 0.14, a causa di queste alghe in cui, per mia colpa o per furbizia dell’animale, il pinnuto cercava di imbucarsi, spesso con successo.
Certo, questa resta sempre una situazione critica in cui la fortuna spesso dice la sua, ma l’elastico, più d’una volta, mi ha invece consentito di forzare il pesce fuori dall’erba con minori rischi di rottura.

Montature – Principalmente ho usato due tipi di montature: quella classica a tripla asola in cui, nella più lunga (20 cm) e distante dal terminale sta il pasturatore a scorrere, e un’altra in cui il pasturatore scorre direttamente sul filo di bobina, bloccato in basso da una perlina in gomma che fa battuta su una piccola girella, e in alto da un’altra perlina di gomma fermata da un comune stopper da galleggiante scorrevole.

Questo ci consente di variare a piacimento la lunghezza del filo su cui il feeder andrà a scorrere semplicemente spostando più in alto o più in basso lo stopper.
Per il terminale, quando i capita di usarne di questa lunghezza, faccio una specie di coda di topo.
Se per esempio lego l’amo sullo 0.12, lo faccio lungo circa 40-50cm, e ci lego altrettanta lunghezza di 0.16.

Barbi a go-go – C’è una simpatica invasione di barbi europei in atto sul Ticino.
Sono innumerevoli e, per ora, relativamente piccoli, di media 25cm.
Sono voracissimi e in perenne competizione alimentare, perciò risulta molto difficile selezionare la taglia, nella ricerca del pezzo grosso che pure è presente (qualche giorno prima 3.5 kg di barbo è stato preso, a bolognese, esattamente dove abbiamo pescato noi).

Persino con le pellets il vettino era tutto un tremito dalle mangiate di questi barbetti che, nella quasi totalità dei casi, non riuscivano ad allamarsi sull’amo del 9 montato ad hair-rig, facendomi ripiegare sul bigattino.
Le catture sono state molte, come ha già detto Uby, ma vediamo come è finita la nostra personale sfida, chi ha vinto tra il ledgering della perfida Albione e la roubaisienne della douce France.

Primo tempo – La prima giornata di pesca è stata praticamente dedicata alle prove sul campo.
Io volevo dedicarmi al grosso barbo, ma i piccoletti disturbavano troppo tanto da non poter selezionare la taglia neppure con esche alternative, Umberto ha alternato i sistemi, a seguire e bloccato, per verificare il più efficace, ed è stato uno sfidino solo per le ultime due ore di pesca.
E’ finita 25 pesci (barbi e una breme) a 24 per il ledgering.

Per il rotto della cuffia, perché c’è stato un momento in cui Umberto guadinava un pesce dietro l’altro.
Secondo tempo – Due settimane dopo, con un intermezzo in cui Umberto aveva potuto provare, da solo, il vela bloccato prendendo un mucchio di pesci, fra cui un barbo di 51 cm, le condizioni meteo erano tutte a favore del ledgering.

Un fastidioso vento a raffiche rendeva difficile e snervante l’azione di pesca per la roubaisienne, mentre, ovviamente con le dovute accortezze (canna bassa e tanto filo in acqua) a me non dava alcun fastidio.
Umberto, dopo tre pesci in tre ore di difficile pesca dava forfait, mentre io con un buon cestino, avevo perso però ogni stimolo agonistico e smesso di contare i miei e di pescare.
Ho vinto io? No.

La nassa migliore di tutte l’ha fatta il nostro amico Carlo Manazza, che ci accompagnava in questa ventosa giornata sul Ticino, con diversi barbi e due belle carpe.
Come pescava Carlo? Ma a ledgering naturalmente.





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