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Giochiamo all’ italiana
di Massimo Zelli
Qualcuno
di noi può pensare ad un bel retro bar fumoso con il martini poggiato
su un tavolino di formica sporco di gessetto e al biliardo senza buche
coi 5 birilli al centro… una stecca di legno ecc…
Cominciamo a parlare della stecca… direi che è l’attrezzo
fondamentale il tramite tra il pensiero e la biglia... come la canna lo
è tra il pesce e le vostre fantasie di catturarli… parliamo
di canna inglese ma giochiamo all’italiana e allora entriamo nel
vivo del discorso circa gli attrezzi per questa affascinante tecnica.
Approfondiamo un poco il momento storico attuale… quel tanto che
basta per capire quali sono le nostre esigenze di pescatori italiani e
fare i necessari distinguo dai colleghi anglers d’oltremanica…
e soprattutto dai loro attrezzi.
Attualmente la pesca all’inglese in Italia é una tecnica
diversa da quella che è stata 20 anni fa nel momento della sua
affermazione nel nostro paese ed è ancora più differente
da quella in Inghilterra praticata ai giorni nostri e tutto questo si
rispecchia nelle attrezzature che in Italia si usano… dura da mandare
giù per i puristi.
Nelle isole britanniche vuoi per il tipo di corsi d’acqua vuoi per
il fatto che la realtà del carpodromo è affermata e preponderante
si usano canne lunghe tra gli 11 piedi e i 14 piedi con azioni molto morbide
e paraboliche assolutamente adatte a pescare con zavorre fino ai 12 grammi
molto divertenti nel combattimento col pesce… sono canne che hanno
profili molto sottili e poco conici… molto elastiche sulla vetta
e paraboliche sulle sezioni sottostanti… leve corte che usate con
le opportune grammature offrono gittate lunghe ma con basse velocità
d’uscita proprio a causa del fatto che la loro azione elastica arriva
troppo vicino al fulcro di rotazione… e con la conseguenza che per
raggiungere le distanze tipiche della pesca italiana vanno forzate molto…
stressando molto l’attrezzo… e chi lo usa.
Si usano sempre in Inghilterra
match rod a 4 pezzi da 20 piedi, o sei metri che dir si voglia, queste
che riprendono a piene mani il concetto di bolognese servono al controllo
della passata a lunghe distanze (intorno a 30-40 metri)… canne molto
pesanti sbilanciate e poco pronte... praticamente improponibili per l’italianissima
pesca a passata e altrettanto inutili come canne inglesi in quanto il
momento elastico fornito da tali canne è molto basso e il loro
momento di inerzia è talmente elevato da rendere impossibile avere
la velocità d’uscita del waggler per esempio di una 4.50m.
In Italia usiamo
attrezzi solitamente di 15 piedi (450 cm) o 16 piedi(480 cm) queste sono
canne con azioni utili di tra i 20 e i 40 grammi paraboliche sul segmento
della cima elastiche sul segmento mediano e completamente rigide sul segmento
della base.
Questo naturalmente quando si tratta di un attrezzo dell’ultima
generazione (gli ultimi 7 anni).
La distribuzione discontinua dell’elasticità sul blank rispetto
alla conicità dell’attrezzo si chiama ripartizione d’azione
e si ottiene differenziando modulo tipo e densità del materiale
sui tre segmenti delle canne fermo restando il tipo di profilo dell’attrezzo.
Il
concetto progettuale sopra descritto è un tipo di filosofia o di
pensiero costruttivo che come molti di noi sanno deriva dalla conoscenza
acquisita di chi progetta canne ripartite da surf casting e da lancio
in pedana ma che con gli opportuni adattamenti e le rivisitazioni in chiave
di gusto della tecnica (bisogna pur venire incontro a chi vuole un certo
tipo di canna piuttosto che un altro) diventa senz’altro la più
valida tipologia per le corte a innesti.
L’errore principale in anni di progettazione delle match rod italiane
è sostanzialmente stato quello di rifarsi troppo al modello britannico
come azione non tenendo conto delle esigenze del mercato italiano che
in funzione degli ambienti nemmeno assimilabili rispetto all’isola
inglese si differenzia in maniera decisa.
Praticamente si è cercato di progettare canne lunghe 4.5 e 4.8
metri con delle azioni buone per le canne da 3.9 ma pessime per quelle
più lunghe… generando attrezzi molto lenti nel girare (alto
momento di inerzia) e con risposta elastica bassa (basso momento elastico)
usando molto spesso percentuali di resina all’interno delle fibre
pre-impregnate di carbonio molto elevate … andando a gravare anche
sulla solidità degli attrezzi.
Accortasi dell’errore in tempi relativamente recenti la progettazione
italiana ha cercato varie strade per concepire attrezzi migliori la più
efficace è stata quella appunto di affidarsi alle azioni ripartite.
Ad oggi noi abbiamo canne da 450 in grado di scagliare con tranquillità
e fluidità waggler del peso complessivo di 40 grammi senza applicare
sforzi sovraumani alle canne raggiungendo distanze in casi limite vicine
ai 100 metri.
Come abbiamo canne con azione intorno a 25 grammi che usate opportunamente
ci fanno raggiungere gli 80 metri di lancio mantenendo la sensibilità
sulla cima per sentire adeguatamente il peso del pesce agganciato.
In pratica attraverso le nuove tipologie progettuali
sono stati ottenuti attrezzi molto potenti leggeri e con la risposta dinamica
necessaria per lavorare con la giusta sensibilità sulla preda.
Tutto ciò grazie alle nuove resine e ai nuovi carboni che al contrario
di quello che si può pensare non hanno moduli altissimi piuttosto
usano densità elevate ( massimo livello di compattazione della
fibra che togliendo resina sgrava del peso in eccesso la canna) per favorire
l’affidabilità dell’attrezzo e conferirgli la tipica
azione da canna inglese.
C’è chi usa moduli molto alti
per la costruzione di canne inglesi (solitamente chi produce in corea
perché costa meno ) che secondo me, passatemi il termine, crea
aborti progettuali, ossia canne molto rigide, poco godibili nel lancio
e nel recupero con prestazioni meccaniche basse (lancio più corto
ed essenzialmente meno rapido e fluido) che teoricamente portano pesi
da panico (ho letto su alcune canne la dicitura al casting di 50 grammi)
ma in pratica se usate da chi sa caricare una canna inglese anche con
grammature intorno ai 30 esplodono di schianto ancora prima del lancio
cioè durante il caricamento proprio perché inadatte allo
scopo.
Questo genere di attrezzi troppo rigidi e fragili risulta comprensibilmente
anche meno maneggevole di canne leggermente più pesanti come possono
essere quelle a moduli di carbonio intermedi e molto meno sfruttabili
e potenti.
Il discorso per canne di lunghezza attorno ai 4.2 metri con azione più
morbida non cambia… questo tipo di canne che sono le più
usate per la pesca del cavedano in lago (ma adesso si sta facendo avanti
l’abitudine a usare delle canne da 450 molto leggere e morbide)
sono per loro natura molto flessibili … ma la distinzione tra un’
attrezzo valido è uno non valido o di scarsa qualità la
da la velocità della canna.
Mi
spiego meglio: si può ottenere il massimo della velocità
da un attrezzo morbido usando un azione parabolico scalare cioè
che flette solo sotto la sollecitazione del waggler o della ferrata e
non prima dando in questo modo al waggler tutta la spinta elastica (preponderante
su quella meccanica su un lancio correttamente eseguito con la canna inglese)
e al pesce una ferrata che aumenterà di intensità progressivamente
con la flessione… ma che sarà comunque sufficientemente forte
in un primo istante da saldare l’amo in bocca al pesce… in
maniera da misurare sin da subito le dimensioni del pinnuto agganciato
e correggere eventuali errori di valutazione commessi al momento della
ferrata senza spaccare il sottile terminale.
COME SCEGLIERE
Consiglio prima di tutto di affidarsi ad aziende di buona tradizione in
fatto di canne inglesi e soprattutto aziende che riescano a garantire
pezzi di ricambio cioè aziende che producono in casa o comunque
in case italiane.
Di solito per avere un buon attrezzo le cose da guardare sono molte e
non tutte così intuitive… ad un primo esame a canna aperta
dobbiamo verificare che non si tratti di un attrezzo troppo cilindrico…
cioè base sottile e punta grossa… si tratta di solito di
attrezzi vecchi o di scarsa qualità sia come carbonio (o compositi
di dubbia origine) sia come progetto… aventi azioni no troppo valide
ne sul lancio ne durante il combattimento.
La superficie del carbonio se non è verniciata deve essere controluce
di aspetto vetroso e non di colore troppo pieno e scuro (la cima invece
deve essere necessariamente scura e di colore pastello poiché è
generalmente in tubolare ad alta resistenza che ha queste caratteristiche).
Diffido in genere di canna dall’aspetto opaco a traslucido (tipico
di molte canne degli anni 80 e primi 90) che oggi vengono prodotte…
di solito si tratta di canne costruite con carbonio IM che può
essere IM 8, IM 6, IM 4, un tipo di carbonio a modulo intermedio e alto
che ha eccezionali caratteristiche di risposta dinamica (infatti è
molto usato nello spinning) ma ha una resistenza alla trazione che poco
si confà alla canna inglese che notoriamente uno tra gli attrezzi
più sollecitati da questo punto di vista in ragione soprattutto
del tipo di sforzi alla compressione e all’inversione (quest’ultimo
micidiale per i moduli molto alti) che si sviluppano al momento del lancio.
A
questo punto passiamo all’azione … la canna va fatta oscillare
avanti e dietro e lateralmente producendo delle false ferrate e delle
oscillazioni forzate tipo doppio caricamento per i lanci a lunga distanza
con lo scorrevole l’intento è quello di verificare che la
canna non produca carichi inerziali in prossimità della cima che
causino l’inversione del blank sul segmento mediano (il fenomeno
chiamato spanciamento) questo starebbe a significare che l’attrezzo
è troppo pesante oltre la sua metà inferiore quindi in poche
parole in fase di lancio è come se fossimo zavorrati gia dal peso
della canna e quindi avremo seri problemi di affidabilità oltre
ad una gittata ridotta rispetto alle nostre reali capacità (tipiche
canne che si rompono a metà della seconda sezione).
E’ opportuno che facciamo grande attenzione agli innesti che se
sono a spigot non devono avere vibrazioni e devono avere un certo recupero
( lo spazio tra le sezioni collegate che deve essere tra 4 e 7 mm valore
che varia in funzione del tipo di canna ad esempio le canne da carp fishing
hanno il recupero molto più ampio e quelle da spinning usano una
misura diversa da tutte e due le precedenti).
A canna aperta facendola vibrare leggermente non devono produrre bastonamenti
un rumore simile appunto a dei bastoncini che cadono sinonimo della tornitura
imperfetta dello spigot.
Gli altri tipi di innesto o se vogliamo l’unico altro tipo di innesto
usato sulle canne di buona qualità è l’innesto a cappuccio.
In questo caso ebbene scegliere innesti che presentino aumento di spessore
sul maschio è una garzatura di rinforzo sulla femmina di solito
in kevlar (riconoscibile dalla tipica quadrettatura) o in CHD (alta densità).
Sarebbe meglio che la vernice dell’innesto sia del tipo opaco teflonata
(di solito la vernice del fusto) oppure sia in carbonio tirato al tornio
che comunque fornisce ottima resistenza e durata.
Le vernici lucide sono da evitare... dopo un poco perdono in spessore
e lucidità e si scheggiano facilmente con conseguenze facilmente
immaginabili per la precisione e la durata di un innesto.
Ricordiamoci che parlando di canne inglesi la scheggiatura di una piccola
parte dell’innesto può portare a gioghi e vibrazioni che
alla lunga possono fare delle cricche pesanti alla struttura che compromettono
l’integrità della canna con danni molto più gravi
di quelli da noi sottovalutati all’inizio.
Alla fine diciamo che una buona canna all’inglese adatta ai nostri
scopi deve confarsi perfettamente al tipo di grammature che noi usiamo
e alle nostre caratteristiche personali quindi alla nostra tecnica di
lancio e di pesca che può variare fortemente da persona e a persona.
Io personalmente conosco circa 4 modi di lanciare ognuno con pregi e difetti
caratteristici e in ogni caso il lancio che è uno dei momenti fondamentali
richiede a seconda del tipo un attrezzo specifico per il caso.
Quindi prima di scegliere provate la canna in pesca se vi è possibile…
o magari per qualche lancio vi renderete da soli conto quale per voi gira
meglio con il waggler attaccato (a proposito il miglior metodo per valutare
una canna è pescarci per capire quale attrezzo lavora meglio con
la vostra tecnica … un buon indice per capire se la canna è
la vostra canna perfetta è la traiettoria che segue il waggler
che deve avere un inclinazione in partenza non troppo ampia dell’ordine
dei 30 gradi (tanto per intenderci come la squadra lunga da disegno sull’angolo
più acuto ) e sempre la traiettoria deve essere abbastanza tesa
in maniera da lasciare una quantità di filo in bando minima da
mettere in tensione con l’affondamento (massimo due giri di mulinello)…
tutto questo fatto certo che usate una grammatura adeguata e che eseguite
un lancio tecnicamente valido.
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