
Trotalago: AMI, FILI E TERMINALI - parte seconda
di Fausto Buccella
Prima delle vacanze avevamo parlato degli ami, ora tocca ai fili.
I FILI
I monofili moderni possono essere definiti eccezionali. Sottili come un capello o, robusti come una corda, hanno qualità tali da soddisfare ogni esigenza del pescatore. Al pesce, oggi come oggi, restano davvero poche possibilità di vincerne la resistenza.
Il nylon è la fibra sintetica di base ma a determinarne le caratteristiche finali, concorrono altri composti chimici come il silicone e il teflon e, soprattutto, particolari processi produttivi.
Al mondo sono pochissime le aziende specializzate nella produzione di monofili in nylon e molte le "imbobinatrici" perciò non si faccia ingannare il pescatore dalla miriade di marche che vede in commercio: molto spesso sono gli stessi fili cui è stato cambiato nome, colore e, furbescamente, il parametro sul carico di rottura. Altra malizia commerciale è il prezzo elevato cui il pescatore inconsciamente associa una maggior qualità. Se questo è vero per i mulinelli, non lo è, affatto, per i monofili.
Ma a parte le furberie commerciali, abbiamo oggi ottimi monofili ad elasticità programmata o estremamente rigidi. Tutti con carichi di rottura (lineari e al nodo) elevatissimi, con assenza di memoria alla torsione, idrorepellenti e con gran resistenza all'abrasione e allo schiacciamento dei piombi. L'elasticità e la rigidità sono le caratteristiche fondamentali che rispettivamente distinguono i monofili da mulinello da quelli per la costruzione delle lenze finali.
Lo sforzo, cui tendono costantemente le case produttrici, mira ad ottenere dei nylon con un sempre più elevato carico di rottura rispetto all'esiguità del filo. Spesso però, ciò va a detrimento dell'elasticità ed è un male perché l'elasticità ha grandissima importanza nella fase in cui il nylon entra ed esce dalla bobina. Personalmente, quando qualcuno m'invita a provare un nuovo nylon da bobina, non bado troppo al carico di rottura ben sapendo che nessuna casa al mondo è ancora arrivata a compiere il miracolo, mi preoccupo invece di controllarne l'elasticità, che deve appunto avere una certa tolleranza allo strappo brusco prima di entrare in zona di rottura.
Perché quest'attenzione? E' presto spiegato.
Semplicemente perché un filo elastico tiene l'avvolgimento della bobina mentre quello troppo rigido è, per sua natura, soggetto a raddrizzarsi e quindi a schizzare fuori della bobina andando ad ingorgare di spire il primo anello della canna. Questa del filo rigido è la ragione principale della formazione improvvisa di parrucche e di asole.
Un piccolo appunto che si può fare al nylon in merito alla sua elasticità è quello di diminuire la sensibilità al tocco del pesce quando se ne abbia una certa quantità fuori del mulinello.
Se questo è vero, troppi sono i vantaggi per lamentarsene poiché basta tenere il filo teso per ovviare, in parte, all'irrilevante inconveniente.
Come dicevo in commercio si trovano un'infinità di marche di monofili e non sempre è facile per il pescatore scegliere quello che va bene per il mulinello e quello per le lenze terminali. Di solito ci si affida al negoziante o a quanto si legge in etichetta.
Altro grave errore.
Nel primo caso perché il negoziante deve favorire quelle marche che gli danno maggior profitto o di cui deve esaurire le scorte; nel secondo invece, perché nella maggior parte dei casi i parametri dichiarati in etichetta sono fasulli.
Che fare allora?
Anzitutto crearsi una sensibilità personale su un determinato spessore di filo (la mia è sullo 0,16 mm.) in modo che, passandolo tra i polpastrelli del pollice e dell'indice, si abbia un'immediata sensazione d'esattezza del diametro dichiarato e poi, strappatone un metro circa dalla confezione, testarne l'elasticità e la tenuta al nodo. Come?
Allora, per l'elasticità basta mettere la sezione di nylon sotto tensione progressiva con entrambe le mani fino al limite di rottura: se si allunga di pochi centimetri è chiaramente di tipo rigido e quindi da considerare per le lenze terminali; se invece si allunga moltissimo, più del 25%, vuol dire che è un filo molto "pastoso" e quindi elastico.
All'interno di quest'allungamento del 25%, tutte le elasticità sono buone. E' chiaro però che il miglior compromesso tra elasticità e carico di rottura sta nel mezzo cioè attorno al 15%.
Il test per il "carico di rottura" invece va fatto due volte: prima senza il nodo e poi con il nodo.
Senza il nodo si fa né più e né meno come per provare l'elasticità arrivando però al punto di rottura. Ma, attenti, con i monofili d'oggi, potreste tagliarvi le mani.
Con il nodo si procede allo stesso modo ma, non prima di aver costruito un'asola nel mezzo dello spezzone e averne bagnato le spire prima di serrarle. La tenuta dovrà essere quasi pari a quella da lineare. Se cosi' non dovesse essere quella confezione o quella marca è da scartare.
In ogni caso anche se un monofilo supera tutti questi test, sarà sempre il campo a determinarne la bontà. Dopo centinaia di lanci e recuperi effettuati correttamente non dovrà dare alcun problema: ne' parrucche e ne' particolari usurazioni.
I fili rigidi normalmente sono anche i più robusti ma se non hanno un minimo d'elasticità sono anche i più fragili. Basta, infatti, che si segnino con i denti della trota per spezzarsi. Il test cui io li sottopongo lì per lì in negozio è quello appunto dello schiacciamento con i denti ma il più affidabile è quello del campo cioè quello di vedere quante trote riesce a salpare al volo prima di rompersi. Un buon monofilo da terminali dello 0,20, dovrebbe essere in grado di reggere il combattimento e di salparne almeno una trentina sui due etti di peso, prima di cedere.
Il colore
Relativamente importante, nella scelta del nylon, è il colore. O meglio, non ha rilevanza alcuna nella parte che sta in bobina mentre potrebbe essere di disturbo se fosse troppo appariscente nella parte legata all'amo (terminale).
In tal caso sono da preferire i colori tenui dell'azzurro, del verde, del marrone o del trasparente, purché non troppo luccicanti. Il luccichio è il primo campanello d'allarme d'ogni pesce.
Precauzioni di carattere generale
I difetti che si riscontrano nello svolgimento di una nuova bobina devono far scartare il nylon. Mentre quelli che si manifestano con l'uso devono metterci in grado di valutarli. Se il nylon presenta delle striature longitudinali di colore chiaro, di solito sono incrinature: sostituire o eliminare il pezzo in causa. Se appare come rugoso e non perfettamente liscio, svelando così sfregamenti contro ostacoli: eliminare la parte.
Se in certi tratti ha perso la trasparenza nella fibra, significa che è lesionato anche se quest'effetto, in acqua, sparisce. Controllare a secco ed eliminare. Se dopo un certo periodo che si usa, il nylon perde elasticità e si assottiglia: eliminare la parte terminale. Se da rilassato si arriccia: eliminare il tratto; e se si arriccia anche dopo aver effettuato il lancio, praticamente con molti metri di filo fuori: sostituirlo tutto.
I multifili trecciati
Sono l'ultima invenzione industriale nel campo dei fili da pesca.
E' un prodotto di derivazione tessile che viene realizzato con impianti ad alta tecnologia capaci di intrecciare fra loro oltre 1000 microfibre di polietilene.
Per comprenderne meglio le eccezionali caratteristiche dobbiamo sapere che con essi l'industria costruisce anche altri prodotti come funi per scalatori, tessuti per il volo a vela e per giubbotti antiproiettile.
Rispetto ai monofili di nylon di pari diametro, hanno un carico di rottura triplo. L'elasticità è nulla e la resistenza all'abrasione è eccezionale.
Morbidissimi, indifferenti ai raggi UV, agli sbalzi di temperatura e all'acqua, hanno un solo difetto: costano un "occhio della testa".
Ma questo sarebbe il meno dal momento che sono eterni ma il fatto che sono totalmente privi d'elasticità, costringono il pescatore ad usarli in "tutti" i suoi mulinelli poiché modificano, in meglio, la sensibilità alle tocche della trota e la ferrata. L'investimento iniziale sarebbe quindi davvero importante.
E' per questo motivo che dopo l'iniziale successo, l'interesse dei pescatori è scemato.
I pregi di questi fili trecciati comunque, rispetto ai monofili di nylon, sono davvero superiori ma richiedono un paio di precauzioni: vogliono innanzitutto, mulinelli a spire incrociate per evitare che spire di filo sotto forte trazione vadano ad incastrarsi l'una con l'altra; e poi che nella costruzione dei nodi ci si metta una maggiore attenzione soprattutto nel serraggio delle spirali poiché altrimenti la sua formidabile scorrevolezza le porterebbe a sciogliersi. Dicevo prima che l'assenza d'elasticità costringe il pescatore a modificare il suo modo di condurre la strisciata e di ferrare. E' vero.
Con i multifili trecciati il contatto tra canna e lenza finale di nylon è diretto e di conseguenza ogni minimo sussulto del cimino si ripercuote direttamente sull'esca e ogni minima tocca della trota arriva diretta al cimino. E' da un lato un grande vantaggio nella pesca a striscio, pensate alla tremarella come meglio arriverebbe all'esca ma, dall'altro, richiede al pescatore una maggiore dolcezza di movimento poiché altrimenti rischierebbe, soprattutto in ferrata, di strappare la lenza terminale che è di nylon. E' per questo motivo che consiglio una scelta totalitaria: o su tutti i mulinelli o niente.
I monofili al fluocarbon
Nel 1999 c'è stato l'avvento del fluoro carbon nel campo dei monofili per la pesca sportiva che ha letteralmente sconvolto uno scenario che si era fossilizzato in cinquant'anni di dominio dei polimeri di nylon, al punto che oggi nessun pescatore può permettersi di non considerarlo. Oggi tutti ne parlano, molti già lo usano ma, siamo ben lontani dall'averne sviscerato tutte le potenzialità.
La caratteristica che lo ha fatto salire alla ribalta è senz'altro l'invisibiltà, figlia dell'indice di rifrazione molto prossimo a quello dell'acqua (nylon 1,60 – fluoro carbon 1,42 – acqua 1,33).
In sostanza il pesce non può vedere il filo perché lo stesso non contrasta con l'acqua, esattamente come se fosse “fatto d'acqua”. Altra sua caratteristica interessante è la resistenza al nodo: mentre quella del nylon scende fino al 70% in presenza di temperature estreme (sia alte che basse), quella del fluoro carbon mostra solo una minima flessione (96-97%). Troppo poco inoltre, si parla del suo “peso specifico”, molto più alto di quello del nylon (acqua 1,00 – nylon 1,14 – fluoro carbon 1,78), che lo fa affondare rapidamente.
Ottimi risultati ha già dato nella pesca con il galleggiante sia in acqua dolce che in acqua salata, poco si sa invece nella pesca a striscio. Le premesse però sono confortanti: in ricerca coi fili sottili (0,12-0,14) fa davvero la differenza. E' importante però, sottolineare che tutte queste prestazioni si esaltano solo se il monofilo è prodotto con materia prima pura al 100%.
La verifica di questa specifica è semplice: basterà avvicinare il fuoco di un accendino al filo e, se questi produrrà una combustione senza fiammella, si potrà stare certi che il fluocarbon non è stato miscelato a comune poliammide con il quale i nylon tradizionali sono realizzati.
A livello internazionale i monofili in fluocarbon sono impiegati soprattutto nello spinning, grazie alla loro rigidità e alla facilità d'affondamento; in Italia invece, essi trovano vasto impiego in quasi tutte le specialità ma, soltanto nella preparazione di terminali. Il filo al fluocarbon è stato inventato dai giapponesi, del quale sono anche i maggiori consumatori. Cosa questa molto importante che la dice lunga sulla sua efficacia.
E' notorio, infatti, che i nipponici vanno a pesca per mettere il pesce in padella e che nulla tralasciano, quando scoprono un modo che gliene fa prendere di più. Vale la pena quindi, usarlo specialmente in competizione.
COME IMBOBINARE IL MULINELLO
Con l'introduzione del rullino scorrifilo Twist-buster abbiamo oggi mulinelli che recuperano filo senza torsione alcuna. Per ottenere il meglio dal rullino twist-buster però, è necessario imbobinare correttamente il filo sul mulinello. Ecco come si deve procedere:  inserire il mulinello nell'apposita sede sul calcio della canna;
far passare il capo del filo (da sopra) nel primo anello della canna e costruire il nodo scorsoio;
aprire l'archetto del mulinello e "impiccare" la bobina facendo combaciare il nodo con l'incavo che lo deve ospitare, posto sul fondo della bobina stessa;
infilare una matita nel foro centrale della confezione di filo e farla reggere da altra persona, in modo che il filo esca permettendo alla confezione di ruotare attorno alla matita;
imbobinare applicando una leggera tensione al filo con la stessa mano che regge la canna. In questa fase la frizione deve essere ben serrata.
La bobina del mulinello dovrà essere riempita fino all'orlo. Per evitare la possibile parrucca del "primo lancio" si consiglia di bagnare il filo in bobina con acqua fredda.
CONSIGLI UTILI
Conservare i fili al riparo dalla luce e dalle fonti di calore in ambienti non troppo secchi. Una spugnetta umida dentro la confezione di plastica (se c'è) o dentro la scatola che contiene le vostre bobine, aiuta a mantenerne inalterate le caratteristiche originarie.
Una cosa analoga può essere fatta per il filo già imbobinato. Una spruzzata di spray di silicone a bassa viscosità nel mentre lo s'imbobina ne aumenta l'impermeabilità e la scorrevolezza. Quindi, lanci più lunghi ed eliminazione del fenomeno dell'appiccicamento del filo alla canna durante le giornate piovose.
UN TRUCCO
Succede, abbastanza spesso, di dover patire una parrucca o il frullamento di spire fuori della bobina al primo lancio, ciò è causato dalla “secchezza” del filo appena imbobinato o che da troppo tempo, è stato lasciato dormire in bobina. Che fare? Basta, prima del lancio, sfilare la bobina dal mulinello e immergerla, per qualche secondo, in acqua. E' tutto qua.
I MIEI FILI
Per il mulinello:
- PROTON (Jtm) diam. 0,16 e 0,18
- FLUOREX (Jtm) diam. 0,14-0,16-0,18 per le lunghe distanze
(E' un filo speciale rivestito in fluorocarbon).
Per i terminali:
- BRAVE fluorocarbon (Daiwa)
- SPECTRUM fluorocarbon (Jtm)
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