
ABC del mort maniè
Impariamo l’innesco
Dopo aver parlato di accessori è arrivato il momento di scoprire come si innesca su una montatura Dracho.
Di Roberto Ripamonti
Innesco
In questo nuovo appuntamento parleremo di esca , di tecnica di innesco e di come dobbiamo fare per mantenere le nostre esche sempre pronte e disponibili all'uso. La bellezza di questa tecnica di pesca sta infatti nel non richiedere che poche ore di pratica e nella possibilità di avere tutto il necessario in una piccola borsa e una sola canna a tenerci compagnia. L'unico problema che ci si pone davanti sta nella conservazione delle esche e dei piccoli problemi che questo ci comporta..
Vive o morte?
Poiché ho la fortuna di pescare con altri amici è possibile avere praticamente sempre esche vive mantenute in un apposito cestello sotto la barca.
Chi di noi dovesse andare a pescare sa perfettamente che vi è sempre disponibile una piccola canna da punta, qualche piccolo verme ed è bene spendere qualche minuto per catturare una decina di scardole e alborelle per mantenere le scorte sempre alte.
Ovviamente qualcuno di questi piccoli pesci muore durante le varie operazioni per cui abbiamo anche creato una scorta di esche surgelate di varie misure poiché ciò che usiamo per i grossi lucci di lago non è certamente lo stesso che usiamo per i lucioperca in fiume.
La realtà è che le esche mantenute vive fino al momento dell'innesco sono mille volte migliori di quelle surgelate non tanto per la loro efficacia quanto per la maggiore resistenza a lanci ripetuti. Le esche surgelate tendono infatti a scomporsi dopo pochi tentativi ed un eventuale incaglio ce le restituisce spesso in condizioni pietose ed inutilizzabili. Le esche tenute vive resistono una media di 50 lanci prima di essere sostituite e spesso è possibile avere anche 3 catture con la stessa sfortunata (per lei) scardola.
Esistono poi le esche in busta vendute nei negozi specializzati a prezzi simili a quelli dell'oro.
Si tratta di una soluzione a cui sono ricorso più volte in passato soprattutto usando le esche di Drachkovitch e questa soluzione rappresenta la risposta ad una emergenza ma mai, a mio giudizio, una scelta a priori. le esche conservate infatti sono rigide come legno e necessitano di rimanere fuori dalla busta per qualche decina di minuti prima di essere usate. Funzionano bene e catturano senza dubbio ma, ripeto che si tratta di una soluzione di “scorta” a cui dobbiamo ricorrere quando non abbiamo esca viva o surgelata a disposizione.
La tecnica di innesco.

Per l'innesco di un'esca, sia essa una alborella, un grosso vairone, una scardola o uno sgombro si segue sempre la stessa procedura che, dopo poco, diventa facile.
Mi affido ad un disegno per cercare di trasmettere visivamente le fasi di questa operazione.
Che esca usare.
La scelta di un pesce morto è ampia e facile perché possiamo utilizzare praticamente tutti i piccoli pesci andando dalle alborelle, scardole, triotti, piccoli persici reali (davvero micidiali!), cavedani, muggini e piccole anguille., Praticamente non vi è limite alla fantasia. E chiaro che per mantenere l'esca viva avremo quindi bisogno di aggiungere alla nostra attrezzatura un contenitore dotato di ossigenatore. Non vi è praticamente modo di tenere vivi dei pesci se non con un costante ricambio d'acqua che è l'unica maniera che ci evita l'uso di apparati di ossigenzione. Esistono diversi tipi di contenitori al proposito che vanno dai classici bidoni o secchi fino a contenitori appositi a cestello veramente comodi perché permettono di tenere il vivo in acqua anche durante gli spostamenti a bassa velocità con il motore.
Studiare il fondale e scegliere l'esca...
Conoscere quindi il fondale è il primo punto di partenza per poi affrontare la nostra uscita di pesca e questa ricerca può essere effettuata attraverso l'uso dell'ecoscandaglio oppure “sondando” letteralmente il fondale con un grosso piombo che , trascinato sul fondo ci segnali la presenza di ostacoli. Tra i due metodi credo che l'uso di un piccolo ecoscandaglio ben tarato possa risultare un alleato quasi indispensabile poiché in pochi istanti ci offre una chiara panoramica di dove dobbiamo lanciare l'esca.
Per quanto mi riguarda cerco sempre di usare l'eco per scoprire eventuali ostacoli e mai, per cercare di vedere apparire sullo schermo qualche simbolo di pesce. Cercare di crearsi una sorta di mappa mentale della zona per sapere dove lanciare è un sistema che ci permette di imparare rapidamente.
Fermo restando che esiste solo una cura; andare a pesca più che si può. Altro aspetto importante è la scelta dell'esca non tanto nel tipo di pesciolino che andremo ad innescare quanto nelle sue dimensioni. Comunque la scelta avviene tra alcuni tipici pesciolini. Premetto che non uso gobioni, ghiozzi e scazzoni perché difficilmente reperibili nelle mie zone di pesca. Mi scuso quindi con coloro che conoscono queste esche certamente efficaci soprattutto per trote e persici reali
Alborella
Un'esca magnifica perché è lunga, filante e abbastanza morbida da essere incredibilmente attirante. Ha un piccolo punto debole nella sua fragilità soprattutto se non freschissima e richiede montature medio piccole poiché in genere è destinata a lucioperca, persici e black bass. Non mi piace quando innescata su bracci in acciaio mentre la montatura su bracci in dyneema mi pare assolutamente perfetta.
Vairone
Esca efficace quanto abbastanza difficile da trovare ma magistrale quando innescata su piccole montature per trote e per reali. Abbastanza resistente se ben innescato su piccole ancorette legate su braccioli in dyneema, meno bene quando montata su acciaio.
Scardola
L'esca che utilizziamo di più anche perché l'amico Mauro Pitorri ne fornisce letteralmente centinaia di esemplari di dimensioni ideali. Nella pezzatura piccola (5 – 8 cm) è perfetta per tutte le situazioni mentre, quando si dispone di scardole da 10 – 18 cm, abbiamo l'esca esemplare per i grandi lucci. Esiste la possibilità di colorare le scardole per renderle ancora più efficaci. Ovviamente queste scardole devono essere innescate su braccioli in acciaio.
Triotto
Purtroppo si tratta di un pesce sempre più raro da trovare ma che si è sempre dimostrato ottimo per tutti i predatori. Per le dimensioni suggerisco l'innesco su braccioli in dyneema.
Persico Reale
Un'esca che ho imparato ad usare in Romania dove rappresentava l'arma per catturare sia lucioperca che persici reali di grande taglia. Nelle acque in cui non vi è misura minima è possibile usarlo con successo per tutti i predatori con particolare riferimento al luccio. E' un ‘esca dura che regge bene sulle montature tradizionali.
Cavedano
Un'esca terribilmente efficace e resistente adatta a tutti i predatori. Si innesca benissimo su entrambi i tipi di bracciolo (acciaio e dyneema) e se fresco, si muove magistralmente. Per il luccio abbiamo innescato anche cavedani da 20 centimetri con risultati assolutamente devastanti.
Tecnica di recupero.
Vediamo ora di adeguare la nostra tecnica di recupero al tipo di preda che stiamo cercando di insidiare partendo dal lucioperca che forse rappresenta la preda più tradizionale del morto manovrato. La sandra spesso è un animale pigro e sonnacchioso che rimane spesso immobile sul fondo nei pressi di ostacoli sommersi.
La nostra esca deve essere manovrata lentamente con saltelli e lunghe pause. L'attacco spesso avviene mentre la nostra esca si sta adagiando sul fondo e viene aggredita con un attacco secco e deciso.
La sandra infatti tende ad attaccare in due tempi ferendo e bloccando la preda per poi attaccarla con più decisione in un secondo tempo.
In altre occasioni avremo anche attacchi decisi e strattoni violenti ma, non sempre l il lucioperca è così decisa. Poiché il lucioperca permane sul fondo è importante lavorare sulla canna affinché l'esca rimanga bassa ed anche i sollevamenti siano limitati.
Il luccio ha meno pretese poiché in tante occasioni perde le staffe davanti ad un'esca ben manovrata.
Il problema è individuare dove si trovano gli esox perché se spesso amano sostare sul fondo, immediatamente nei pressi di erbai e ostacoli in tante altre occasioni si trovano a mezz'acqua immobili. Così mi è capitato in alcuni laghi in cui abbiamo avuto l'attacco nell'istante in cui l'esca toccava l'acqua. In genere il luccio predilige un recupero lento e fatto di qualche guizzo improvviso a cui il luccio risponde con violenti strattoni oppure, attaccando e spostandosi lateralmente. La ferrata è sempre difficile perché il luccio non sempre ha completamente l'esca tra le fauci e spesso le ancorette sono fuori posizione. Forse anche per questo abbiamo un alto rateo di lucci slamati sotto la barca.
La ricerca del persico reale è spesso problematica poiché i branchi di questo splendido animale si spostano lungo molti metri di profondità. A volte abbiamo avuto catture pescando tradizionalmente sul fondo mentre altri reali sono arrivati su molti metri d'acqua durante la fase di affondamento dell'esca. Le limitate dimensioni delle esche ci porta ad usare piccole montature e quindi la pesca al reale deve essere mirata poiché difficilmente riusciremo a trattenere un grosso luccio con queste piccole ancorette.
Per questo conviene affiancare la ricerca effettuata con i lanci al controllo regolare dello schermo dell'ecoscandaglio poiché a volte è possibile individuare grandi branchi di pesce a mezz'acqua con contorno di predatori nei paraggi.
In queste occasioni è utile far scendere l'esca direttamente in verticale per poi animarla con piccoli tocchi sulla canna. Spesso l'attacco è immediato e si assiste a catture anche ripetute. La pesca del black bass è a mio giudizio, abbastanza casuale e avviene in condizioni particolari. Nei prossimi articoli dedicheremo la nostra attenzione ad un tipo di montatura detta JPK studiata per lucci e black negli erbai. Si tratta di una soluzione assolutamente vincente e che apre ulteriori spazi di manovra …per il morto manovrato.
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