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L'inventore della spirale di r...

di Carlo Bergamelli

Quando ero bambino, andavo a pescare in un torrente di nome Luyo con un' attrezzatura alquanto primitiva: una canna in legno di tre pezzi, che quando si bagnava non riuscivo più a smontarla ed un mulinello a dir poco rustico, durante il recupero poteva essere usato tranquillamente come richiamo per i corvi... e a parte qualche amo, dei galleggianti e delle spaccatine di piombo tutto il resto doveva essere improvvisato.
Di solito le mie avventure si consumavano la domenica pomeriggio quasi sempre in compagnia di un amico coetaneo di Milano che trascorreva il fine settimana con la famiglia nelle vicinanze del torrente e così armati di tanta passione ed entusiasmo trascorrevamo ore e ore a pescare, quasi sempre insidiando vaironi e sanguinerole, molto più facili da catturare delle coinquiline trote e nelle giornate di assoluta calma, quando non si sentiva nemmeno il respiro di una qualsiasi specie ittica, andavamo a perlustrare piccoli affluenti alla ricerca del posto magico pieno di trote da catturare con il minimo sforzo... e, proprio in una di queste esplorazioni ci siamo imbattuti in un rigagnolo largo 30-40 cm che attraversava un prato prima di sfociare nel torrente.
Scrutando tra la vegetazione di questo rigagnolo ricoperto quasi interamente dall' erba abbiamo intravisto la sagoma di una trota: "Carlo che bella sarà 25 cm" Andrea si era già agitato, ma il problema è che avevamo lasciato le canne a casa sua e andare a prenderle buttavamo troppo tempo con il rischio di non riuscire più a tornare.
Cosa facciamo quindi? Nemmeno il tempo di pensare e vedo Andrea che attorciglia le maniche della maglia "cosa fai" gli urlo.."cosa vuoi che faccia la prendo con le mani" mi dice "ma sei impazzito, non si può...e se ci vedono" devo ammettere che pure io avevo pensato a quella soluzione, ma da più esperto e fifone, estraendo dalla tasca una bustina di ami montati con un solo amo che usavo per pescare i vaironi gli ho proposto di tentare un approccio legale prima di commettere un reato. Il problema è che non avevamo nient'altro che quella busta di ami del 18-20 non ricordo bene, montati con 30-40cm di filo. Mentre mi accingevo a recuperare un ramo di nocciolo dico ad Andrea di andare sul torrente a cercare qualcosa da usare come piombo. Immaginavo mi portasse un sasso ed invece si presenta con un pezzo di filo elettrico rigido, in effetti il torrente passa nelle vicinanze di alcune case e come capita molte volte purtroppo, alcune persone lo usano come discarica..."e di questo cosa me ne faccio" gli dico, senza nemmeno rispondermi Andrea se lo ficca in bocca e con i denti inizia a togliergli l'isolamento. Dopo avere ingerito miliardi di batteri di ogni tipo,colore e dimensione si ritrova fra le mani 20 cm di filo di rame, si guarda in giro e raccoglie un piccolo rametto dove gli attorciglia il frutto del suo lavoro e con una faccia da "Leonardo da Vinci" mi mette nelle mani quella sua creatura brutta e umida ma altamente ingegnosa... Ebbene, vi ho stressato con questa insulsa storiella per svelarvi una volta per tutte chi è il vero e unico inventore della spirale.... il mio amico Andrea. Storielle a parte, parliamo seriamente della spirale, la più polivalente di tutti i tipi di piombature usate nella pesca alla trota nei vari corsi d'acqua. Anche se è un' articolo facilmente reperibile in tutti i negozi del settore molti pescatori le spirali se le costruiscono a casa, con varianti personalizzate. Le spirali che io uso di più sono dai 2 ai 5 gr. e sono costruite con del filo di piombo del diametro dell'1.25mm avvolto su un'anima di acciaio di 1 mm e rullato per renderlo più compatto.
Come tocco finale le ricopro con della guaina termorestringente trasparente per renderle ancora più compatte e meno soggette ad incagli. Come dicevo prima la spirale si adatta a quasi tutti i tipi di fiumi e torrenti.
Quando pesco su piccoli torrenti uso la spiralina senza segnafilo e tirando il filo in canna fino ad appoggiare la stessa in cima alla vetta mi permette di infilarmi sotto i vari rami appoggiati sull' acqua o in buchi nella vegetazione superando ostacoli che con montature più ingombranti come la corona sarebbe impossibile superare. Ulteriore vantaggio si ha anche quando risalendo il torrente non ci si può avvicinare, per non farsi vedere, a qualche invitante tana o buca, ed allora si lancia sottomano lasciando appoggiare la spirale al fondo ed accompagnare la passata recuperando il filo. Particolare importantissimo è la lunghezza e il diametro del terminale da usare, che deve essere proporzionato alla quantità e qualità dell'acqua e dell'esca.
Mi spiego meglio: con un'esca voluminosa, tipo un bel vermone o con dell' acqua poco limpida è inutile usare terminali troppo sottili, rischieremmo di romperli durante piccoli incagli, agganciando un rametto o della vegetazione che con un po' di forza si staccherebbe dal fondo, o quando magari agganciamo un bella trota e durante la sfida il filo striscia su qualche sasso o corpo ruvido o fra i denti della stessa compromettendone la tenuta. E' ovvio che se peschiamo in acque limpide con piccole esche dobbiamo per forza prenderci i nostri rischi pescando con il terminale dello 0.8 o 0.10. Altro fattore di estrema importanza è la lunghezza del terminale, è inutile, anzi dannoso usare finali troppo lunghi in acque basse e veloci o in presenza di tane, non faremmo altro che far viaggiare il piombo sul fondo e l'esca a galla rendendola poco naturale ed appetibile e non riusciremmo ad accompagnare l'esca all' imbocco delle tane, perdendo così molte occasioni per eventuali incontri. In questi casi di solito uso finali non più lunghi di 25-30 cm. Al contrario il terminale lungo 60-70 cm. è determinante su fiumi di buona portata, accompagna l'esca in maniera naturale e concede alla trota quel minimo tempo, prima che senta il piombo, per assicurarsi l'esca fra le fauci, permettendo al pescatore quando sente la tocca di avere un' elevata percentuale di agganci. Stabilito l'importanza del terminale vediamo di non trascurare gli altri componenti della nostra attrezzatura:

•  il filo sul mulinello non dovrebbe avere un diametro troppo elevato per non compromettere la tenuta dl finale.

•  adeguare la misura dell'amo al volume dell'esca,da un amo del n° 10-12 per una camoletta a uno del 5-6 per il lombrico o 2 camole.

•  dosare la giusta spirale per il corso d'acqua che dobbiamo perlustrare...la bravura sta nell'utilizzare il minor peso possibile per riuscire a fare viaggiare l'esca radente il fondo. Saper dosare i vari componenti della nostra montatura è un segnale di maturità ed esperienza.

Volete sapere come è andata a finire la storiellina della spirale di rame?
Fatta la montatura e attaccata sul ramo di nocciolo abbiamo catturato una cavalletta come esca e calata nel posto dove abbiamo visto la bella trota ci si è impigliata subito tra le erbe e visto che era l'unica che avevamo siamo andati con le mani a staccarla, bè da sotto quell' erba sono scappate via 4 o 5 trote.
Abbiamo provato a pescare sotto dell'altra erba ma probabilmente il fuggi fuggi aveva messo in allarme anche le altre trote e visto che era tardi siamo andati a casa convinti di avere trovato il posto da tempo sognato.
Mi ricordo che la sera a volte faticavo a prendere sonno pensando a quelle trote e la domenica successiva non stavamo nella pelle dalla voglia di andare a pescare in quel rigagnolo e armati fino ai denti ci siamo messi a correre come dei pazzi per arrivare il prima possibile, ma una volta arrivati se ci davano una accoltellata avremmo sofferto di meno... il prato era stato invaso da una mandria di cavalli che aveva brucato tutta l'erba lasciando a nudo il nostro meraviglioso sogno.
Quell'esperienza mi ha insegnato che certe occasioni, non solo nella pesca ma specialmente nella vita capitano una volta sola e non bisogna assolutamente farsele scappare...

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