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Trota: laghetti non-stop
di Roberto Granata

La trota è sempre stata, e rimane per molti pescatori, il pesce per antonomasia e la cattura per eccellenza, soprattutto in certe regioni che, per la loro "conformazione idrica", hanno fatto della ricerca di questo salmonide un vero e proprio culto. In effetti la possibilità di ricerca in luoghi fantastici, la varietà di ambienti da lei popolati ed ancor di più il suo interesse per una grande varietà di esche, sia naturali che artificiali, che si traduce in un impiego di svariate tecniche, ne fanno un avversario molto divertente, anche se da della pesca, in certe occasioni, tutt'altro che facile. Ma il problema più grave che si presenta ad un "trotaiolo incallito" è la chiusura della sua pesca, che, pur variando da una regione all'altra, può coprire comunque uno spazio di diversi mesi.

A differenza di un "bassman" o di un fanatico del luccio, la cui inattività è relativamente breve, il trotaiolo si troverebbe costretto ad appendere le canne al chiodo. Ho detto troverebbe in quanto, l'avrete intuito, c'è sempre l'alternativa dei laghetti, ed è proprio della ricerca alla trota in questi ambienti che parleremo.

Sembra facile...
E' vero che molti (ma non tutti) i laghetti non sorgono in luoghi ameni, e che tra una cattura in un torrente alpino ed un'altra in una cava c'è differenza, ma non dobbiamo incorrere nell'errore di pensare che in quest'ultima le cose siano sempre facili.
Molta gente torna infatti a bocca asciutta anche da qui, magari imprecando contro il gestore, reo di non aver ripopolato a sufficienza.


Io penso che, naturalmente se tutto il resto è stato fatto a dovere, il principale motivo dei "cappotti" in questi ambienti sia dovuto al comportamento particolare della trota, diverso da un bacino all'altro, da un giorno all'altro (ed anche da un minuto all'altro in certi casi) da una specie all'altra, ma soprattutto diverso da quello che la trota esibisce in altri ambienti. D'altronde appare subito ovvio che tra un piccolo torrente con cascatelle spumeggianti ed una grande cava di pianura dalle acque immobili ci sia una notevole differenza, ma c'è di più. Anche nel medesimo posto possiamo riscontrare evidenti differenze, tali da "mandare nel pallone" molti di noi, proprio perché la trova in cava è "diversa" e particolare. Vediamo allora come sovvertire a nostro favore queste stranezze.

  - Il primo indizio importante si ha nello scoprire la profondità del laghetto, la conformazione dei suoi fondali, e soprattutto se vi si trovano polle sorgive. In base a questi fattori possono cambiare parecchie cose. Se avessimo, ad esempio, una profondità di quindici metri a centro cava, le trote vi si insidierebbero in taluni periodi, in primis nel tardo autunno (ma prima della riproduzione, come vedremo) od in un periodo molto caldo, qualora fossero immesse, mentre con una profondità ridotta e piuttosto costante, oltre a cambiare evidentemente il nostro modo di ricerca, si potrebbero trovare in qualsiasi punto, magari anche in piccoli "branchi" specie nei periodi detti prima, o di pre-frega.

  - Riguardo alle polle sorgive: il conoscere la loro dislocazione significa partire con una marcia in più, perché le trote, oltre a portarvisi spesso per i motivi elencati al punto precedente, possono farlo anche per la maggior presenza di cibo. Di questo occorrerà tenere conto anche per la scelta degli artificiali adatti. E' successo di attaccare una trota dopo l'altra, in questi "punti" interessanti, con Worms usati di solito per il black-bass, facendo gridare al miracolo. Ma di miracolo poi non si tratta, perché pensandoci bene le trote mangiano eccome i vermi in natura, e la presenza di questi anellidi in un fondale può variare da un punto all'altro, anche in funzione della presenza di polle sorgive.

  - Nel periodo dello stimolo riproduttivo assistiamo di norma ad un avvicinarsi delle trote, iridee in particolare ma non solo, alla riva ed alla superficie, molto spesso indipendentemente dal clima. Quest'ultimo può, tuttalpiù, ritardare o meno il suddetto periodo, che però quando si verifica porta comunque i nostri salmonidi verso questo comportamento.

  - Avendo spesso rive e postazioni piuttosto agibili, i laghetti andrebbero affrontati, specie nei primi lanci, stando un pochino lontano dall'acqua. Anche la trota ha la sua diffidenza, che seppure qui non raggiunge certo quella manifestata in un riale di montagna, può bastare per "fregarci". Potendo facilmente attuarlo, un avvicinamento cauto, quindi, non guasta di certo.

  - Cercate di capire, durante i primi lanci, a che profondità si trova il pesce. Anche se spesso le trote "vagano" un po', ci sono giornate dove una volta trovate le profondità giuste si può catturare più facilmente. Logicamente per fare questo possiamo fare tesoro anche dei consigli precedenti.

Gli artificiali
Per questo discorso occorrerebbe un intero trattato, ma possiamo comunque sintetizzare che, pur con le dovute eccezioni...

  - I minnows hanno di norma una buona resa nei mesi precedenti ed in quelli seguenti lo stimolo riproduttivo.

  - I rotanti hanno una resa superiore durante suddetto stimolo, quando le trote (come altri predatori) manifestano una certa svogliatezza ed "inappetenza", ed un artificiale disturbatore può risvegliare nel pesce istinti particolari. Ma casi particolari a parte, si tratta di un'esca tutto sommato valida in ogni frangente. Tra le novità più recenti, il Mundial della Simplex, "storico" rotante ora riproposto con qualche aggiornamento. Ho potuto provarlo, e probabilmente verrà commercializzato a breve.

  - Gli ondulanti, molto validi in cava, sono da me considerati come l'esca "Jolly" per la ricerca delle trote; possono cambiare l'esito di parecchie giornate storte, e (parlando di laghetti) vengono forse a volte bistrattati, secondo me a torto. Ritengo, anche se devo ancora sperimentare molto, che la loro azione sia da classificare un po' "a metà" tra esca disturbatrice ed esca che provoca lo stimolo della fame, nel senso che in certe situazioni può provocare o l'uno o l'altro, e proprio per questo interessare comunque il pesce. Spero di riparlarne tra qualche anno, quando avrà sperimentato di più.

  - I Iigs, per quanto potrebbero rientrare nel discorso minnows, possono avere una marcia in più, in virtù del loro movimento e delle innumerevoli varianti di recupero, con trote "svogliate" ed in luoghi con notevole pressione piscatoria.

L'attrezzatura
Canna: visto il modo di attacco della trota, piuttosto veloce e "secco", e la sua bocca piuttosto coriacea, l'ideale è una canna rapida e di media potenza. Potrebbe andare bene, se con questi requisiti, la canna normalmente usata per il cavedano.

Mulinello: direi che una taglia 1500-2000 con il classico rapporto di recupero 5:1 possa andare più che bene. La cosa più importante, per tutto lo spinning, è acquistare attrezzi veramente robusti e non farsi ingolosire soltanto da "più cuscinetti ha e meglio è" al limite è più pesante.

Lenza: Non eccedete con il diametro. Spesso in cava occorrono lanci lunghi. Ottimo un trecciato, anche per la ferrata. Se abbinato ad una canna rapida ci garantisce un migliore "contatto" con gli artificiali, specie sulla lunga distanza, e ferrate repentine necessarie, come visto, per il modo di attacco e le caratteristiche della nostra amata trota.

Quando i periodi di divieto o le condizioni dei fiumi potrebbero imporci forzate pause, ci sono sempre loro, i laghetti non-stop, che se scelti con oculatezza, possono "salvarci" da pause forzate e (importante) non farci "perdere la mano" del lanciatore, in attesa della primavera, dove ne avremo veramente bisogno, sottoforma di lanci millimetrici per quel furbone del black.

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