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A ledgering sull’Adda
di Sabino Civita

Pizzighettone
Fra i molti, uno dei luoghi famosi per la cattura di grossi barbi europei, in
Lombardia, è senz’altro l’Adda a Pizzighettone.
Mi mancava proprio, quest’anno, la cattura di un grosso barbo, e sembrava che il
Ticino, in questo senso mi facesse “cippirimerlo”, quindi, approfittando della cortesia e dei consigli di chi conosce quei luoghi e i suoi pesci meglio di me, ci sono andato.

La giornata prescelta per questa battuta di pesca al barbo si presenta subito spiccatamente lombarda: a tratti pioggerellina fine, cielo grigio, avvisaglie d’inverno che non depongono a favore del panorama, ma che non spaventano certo il pescatore con l’obbiettivo di tutti i pescatori di questa terra: la grossa preda.

Il fiume a
Pizzighettone mi si appare scuro, con le rive fangose e sdrucciolevoli, a me che l’Adda non l’ho mai frequentato così a valle ricorda più il Po in formato minore che il familiare azzurro scorrere del Ticino con le sue sponde di sabbia e ghiaia, e durante una prima perlustrazione della sponda destra, raggiungibile dalla via Salvo d’Acquisto subito prima del ponte, fatico un po’ a trovare una postazione adeguata.
Poi mi ricordo delle dritte che mi sono state date e mi posiziono decisamente più a valle dei (pochi) pescatori a passata mi sono soffermato a guardare, intenti a recuperare cavedani e barbi.
Preparata la postazione di pesca, ho tutto pronto, non mi resta che lanciare.
Ma facciamo un passo indietro.

Feeder fisso e shock leader
Io sono uno che ruba; non nel senso che vado a taccheggiare negli ipermercati, ma in quello, più banalmente (e legalmente) piscatorio di guardare, copiare e cercare – se possibile – di migliorare e rendere mio tutto quello che mi consente di pescare meglio.

Avevo fissa in mente un montatura che il nostro
Roberto Ripamonti è uso adoperare in Drava per la pesca dei grossi barbi che, in quelle acque, abbondano e fanno divertire chi ha la ventura di pescarci.
Questa montatura consiste in un pasturatore, montato fisso e non scorrevole (che di solito è la sistemazione che preferisco), fermato su un clip per piombi da carpfishing, in configurazione helicopter, il tutto reso più rigido da tubetti di silicone.

L’esperienza mi tentava, così ho confezionato una montatura che molto deve a quella, con clip da carpfishing, ma non helicopter, e decisamente meno corta e tozza, ancorché di inusuale brevità per il ledgering “all’italiana”, e con monofili in luogo del trecciato.
Un pallino di piombo tenero misura BB ha poi la doppia funzione di tenere più sul fondo il terminale e di bloccare lo scivolamento del tubetto che copre quasi metà della lunghezza del finale, che ho scelto in fluorocarbon da 0.17, a legare un amo misura 12 Carp Line della Colmic serie N500.

Il pasturatore poi l’ho previsto molto pesante, almeno 3 once (circa 90 grammi) se non 4, per poter sfruttare, visto il suo montaggio fisso direttamente sullo shock leader, tutto l’effetto autoferrante che può darmi.
In bobina ho monofilo dello 0.18 dall’elevato carico di rottura, e per lo shock leader uso uno spezzone di nylon dello 0.22, e che doppia abbondantemente la lunghezza della canna.

Attrezzatura adeguata
Confezionare ‘sto po’ po’ di montatura e poi affidare il tutto alla solita 12 piedi con cui si va a cavedani e savette - sempre scommettendo che il barbone stia aspettando proprio noi – è un controsenso.
Una13 piedi di adeguata potenza, almeno 4 once se non di più, dal buon nerbo e dall’azione progressivamente parabolica è l’attrezzo più indicato in queste occasioni.

Per il mulinello vale il solito discorso, buono per tutti gli attrezzi da utilizzare nelle tecniche di pesca sul fondo: robustezza e affidabilità.
Non serve che grondi cuscinetti a sfere e che abbia un antiritorno infinito dall’impeccabile funzionamento; se queste cose ci sono, bene, tanto di guadagnato, ma una costruzione robusta, un’affidabilità a tutta prova, una buona frizione e una misura non inferiore a 3500, o meglio 4000, varranno molto di più di tante raffinatezze.

L’asta reggicanna poi, anche se spesso dimenticata, è sempre uno degli attrezzi più importanti, e non un mero accessorio; sceglietela stabile e con un buon picchetto dalla sicura tenuta, e che possa allungarsi almeno a un metro e mezzo – di più è meglio, vi servirà a poter tenere la canna alta nelle situazioni di forte corrente, evitando per quanto possibile il repentino trascinamento a valle del vostro pasturatore per il troppo filo in acqua.

In pesca
Ritorniamo a
Pizzighettone: la prima mezz’ora passa nella più assoluta tranquillità, tanto da farmi pensare di aver sbagliato qualcosa.
Poi, come spesso accade quando ci si lascia distrarre dalla monotonia, tutta accade velocissimamente: la canna si piega in due e subito il filo si allenta, facendomi cileccare in pieno la ferrata.

Qualcosa ha voluto provare la mia esca composta da un bel fiocchetto di bigattini, e invece di tirarsi appresso la canna mi viene incontro; io recupero il filo in bando, temendo il peggio, e invece il pesce è ancora lì.
Si è autoferrato, e con un po’ di malcelato orgoglio penso che è tutto merito della mia montatura
Ripamonti Modified MK 1.

Mi fa sudare un bel po’ prima di farsi vedere, ma già dai primi strattoni si annuncia come un bel barbo: guadinato e misurato – purtroppo non avevo portato nulla per pesare le prede – denuncia 50 centimetri precisi.
Seguono poi altre due prede, sempre barbi europei, di media taglia, cha la mia attrezzatura gestisce con relativa facilità, poi di nuovo i cimino della mia canna tenta di nuovo di toccare l’acqua.

Di nuovo il pesce viene verso di me e la ferrata che gli impongo, dopo aver recuperato filo, serve solo a ribadire un’allamatura già ben consolidata.
Dopo la lunga fase di recupero, avvenuta fra gemiti di frizione e imprecazioni mie – io sono piccoletto e mingherlino e cominciano a indolenzimisi le spalle, simili attrezzature sono un poco pesanti: non invidio i carp anglers e i surf casters- arriva a guadino un altro bel barbo europeo, di poco inferiore ai sessanta centimetri.

Ringraziamenti
Come ho già detto, a
Pizzighettone non c’ero mai stato, e come ho già detto qualcuno mi ha dato le giuste indicazioni.
Questo “qualcuno” è
Mario Molinari, quindi il più profondo conoscitore dell’Adda – e del ledgering – d’Italia.
Senza le sue indicazioni sarebbe stato tutto un po’ più difficile.
Grazie
Mario.
Vi giro un suo consiglio: già che ci siete, visitate
Pizzighettone.
Io l’ho seguito, è una cittadina deliziosa.

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