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Long Range, come quando e perchè…
Di Matteo Maranini

Nel moderno carp fishing è ormai pratica abbastanza usuale quella di pescare a lunga distanza, o come spesso si dice a “long range”. Ultimamente la posa delle lenze a lunga distanza è utilizzata più per moda o emulazione di personaggi più o meno noti, piuttosto che per reale necessità, ciononostante credo sia interessante ed utile definire alcune “regole di condotta” e provare dare semplici consigli su come affrontare questa metodologia di pesca, sia dal punto di vista pratico che (soprattutto) da quello della sicurezza!

Prima di addentrarci nella tematica vera e propria dell'articolo, vorrei invitare tutti coloro che si stanno avvicinando alla pratica del carp fishing o che lo praticano da poco tempo a non voler “bruciare le tappe”, intendo dire che ogni “stagione del carpista” ha il suo metodo di pesca, è utile incominciare ad affrontare ambienti “facili” e pescabili senza troppi accorgimenti tecnici per radicare bene la nostra passione e per prendere confidenza con tutto ciò che fa da cornice a questa splendida tecnica di pesca (pesci di una certa mole in canna, realizzazione di terminali e montature, comportamento nelle ore notturne ecc…); solo dopo aver preso dimestichezza con tutte queste variabili avviciniamoci a specifiche più importanti (e a volte rischiose), sempre cercando di essere attrezzati nel miglior modo possibile per prevenire (o risolvere sul campo) eventuali piccoli e grandi accidenti che possono capitare nelle nostre sessioni!

In parole povere: “impariamo a camminare prima di pretendere di correre”!! Entrando nello specifico della tematica, la pesca a long range altro non è che il posizionamento delle nostre esche a distanze superiori a quelle normalmente raggiungibili con i lanci da terra, per fare ciò abbiamo bisogno di una piccola (o grande, dipende da voi…) imbarcazione, che ci servirà per “calare” le lenze dove riteniamo sia produttivo insidiare le nostre amiche-nemiche carpe.

E' importante fin da subito mettere in risalto come non sempre la pesca a lunga e lunghissima distanza sia la più produttiva, consiglio assolutamente una attenta analisi dello spot prescelto prima di calare le lenze a distanze “siderali”…mi è capitato molte volte di vedere carpisti pescare ad oltre 400 metri da riva ed avere invece le carpe che stazionavano sotto i loro piedi…in una situazione del genere non ci dimostreremmo certo dei “bravi anglers”!

Con questa piccola introduzione, abbiamo quindi definito il primo e fondamentale passo da compiere: la scelta dello spot di pesca. Cerchiamo sempre di “mappare” l'andamento morfologico del fondale con attenzione, peschiamo a lunga distanza solo ed esclusivamente se questa pratica (almeno sulla carta) ci garantisce maggiori chance di successo rispetto alla normale pesca al lancio e soprattutto peschiamo a long range sempre nel rispetto di eventuali altri pescatori presenti nel luogo prescelto.

Troppe volte la pratica di questa metodologia di pesca ha portato ad incivili dispute su laghi e canali; non dimentichiamo mai che le acque sono di tutti e tutti devono avere la possibilità di pescare tranquillamente e senza limitazioni dovute ad esagerazioni di altri pescatori e questo discorso ha validità generale qualsiasi sia la metodica di pesca scelta dai pescatori presenti in un dato specchio di acqua! Non crediate che quanto scritto siano le “solite belle parole”, un comportamento civile ed educato è identificativo di ciò che siamo e ciò che vogliamo (sia come singoli pescatori che come associazioni che ci rappresentano)…non è possibile, ad esempio, interloquire con i preposti enti per la concessione della pesca notturna se noi per primi non dimostriamo di “meritare” tale concessione!

Tornando alla tematica principale, una volta scelto lo spot che riteniamo prolifico (che eventualmente possiamo identificare con un markers o segnalino), sarà necessario portare i nostri terminali sopra di esso, calare il nostro “inganno” e pasturare in modo quanto più mirato possibile sopra il nostro innesco.
La posa delle lenze può avvenire sostanzialmente in due modi, o avvalendoci della collaborazione di un compagno da riva che terrà la nostra canna restituendo filo con l'antiritorno sbloccato oppure portando direttamente la canna con noi in barca.

La prima di queste due metodologie è senza dubbio la più semplice ed utilizzata, occorre avere un buon affiatamento con il nostro compagno, che ha il compito basilare di mantenere la lenza in tensione durante il nostro “trasferimento” in barca, e di restituire invece filo nel momento in cui andremo ad immergere il terminale in acqua, è poi di assoluta importanza che esso non recuperi troppo dopo la posa delle lenze, onde evitare che il piombo (e quindi il terminale) si spostino dalla zona prescelta.

In questa metodica possono risultare utili delle piccole ricetrasmittenti, onde evitare di urlare da una parte all'altra dello specchio d'acqua qualora si verifichi qualche inconveniente. La seconda metodologia di posizionamento dei terminali è propria, normalmente, dei pescatori un po' più esperti che preferiscono prendersi ogni responsabilità circa la zona prescelta per la “calata” della lenza; in questo caso porteremo la canna con noi in barca, sceglieremo il nostro “spot ideale” e caleremo la lenza, dopo avere pasturato torneremo a riva, con l'archetto del mulinello aperto e cercando di mantenere, con la barca, una rotta quanto più rettilinea possibile per evitare che la nostra lenza “disegni” indesiderate “pance”.

E' certamente da sottolineare come questa ultima metodica sia maggiormente pericolosa, poiché la canna al seguito può rappresentare una variabile di disturbo nelle varie operazioni e poiché potremo essere costretti a qualche movimento “straordinario” nella posa dei terminali; il mio consiglio è pertanto di utilizzare questo metodo solo dopo aver raggiunto una buona dimestichezza a bordo del natante oppure con l'aiuto di un fidato compagno che abbia buona esperienza.

Non voglio soffermarmi sulle attrezzature specifiche per questo tipo di pesca perché occorrerebbe un secondo ed approfondito articolo, per ora basterà dire che saranno da preferire piombi piuttosto pesanti (anche 200 o 230 grammi non sono assolutamente “scandalosi”), questa scelta è dovuta al fatto che al momento dell'abboccata la nostra ferrata rappresenterà solo una bassissima parte della forza penetrativa perché l'elasticità del nylon o eventuali piccole (o più pronunciate) pance a distanze notevoli sono tali da non far pervenire sul piombo quasi nessuna sollecitazione al momento della ferrata, ora più che mai le montature dovranno essere con “piombo a perdere”, utilizzando le speciali clip disponibili sul mercato, perché non dovremo mai mettere a repentaglio la salute dei nostri pesci.

A questo proposito sarebbe opportuno possedere due bobine per i nostri mulinelli: una caricata a nylon e l'altra con una buona treccia affondante (per quanto possibile) proprio per le sessioni a lunga distanza; l'utilizzo della treccia in questa metodologia di pesca è (quasi) sempre da preferirsi data la totale non elasticità di questo materiale che ci permette di entrare quanto prima in contatto diretto con il pesce; il “rovescio della medaglia” è purtroppo il costo, ahimè, elevato della treccia per mulinelli.

Se tra noi e la zona dove abbiamo depositato l'innesco ci sono erbai, ostacoli sommersi o luoghi genericamente impervi, non esitiamo a recuperare il pesce uscendo in barca, le prime volte sarebbe sempre meglio effettuare queste operazioni in compagnia di pescatori più esperti, ma dopo alcune esperienze questa pratica diverrà usuale e potremo tranquillamente uscire da soli, mantenendo sempre però alto il livello di attenzione per quanto potrebbe accadere!

Una cosa che mi preme sottolineare è l'uso dei giubbini di salvataggio ogni qualvolta utilizziamo una imbarcazione per pescare, ricordiamo sempre che la pesca è una passione e non dovrebbe mai divenire fonte di pericolo; personalmente posseggo un giubbino autogonfiabile (della Veleria S. Giorgio) con valvola in PVA che “esplode” e fa gonfiare il mio”body guard” appena entra in contatto con l'acqua; non abbiamo la presunzione di affermare che “sappiamo nuotare”, è ben diverso nuotare in piscina o al mare in costume e trovarsi nel mezzo di un lago vestiti di tutto punto, con un bel paio di stivali…e magari di notte!

La pesca a long range è assai affascinante e spesso produttiva, non pensiamo però sia l'unica maniera per catturare pesci di una certa mole, il carpista attento sa sempre “leggere l'acqua” e decidere per il meglio, oltre a ciò, l'uso dell'imbarcazione non implica necessariamente di calare le lenze a distanze eccessive, si può senza esitazione scegliere di “calare dalla barca” semplicemente per avere la certezza della migliore presentazione del nostro inganno, e per avere una pasturazione assolutamente mirata e precisa sopra il nostro innesco.

Un altro particolare su cui porre attenzione è il fatto che non tutte le acque italiane danno l'opportunità di utilizzare un natante in pesca, dobbiamo pertanto sempre informarci se lo specchio d'acqua che abbiamo scelto per la nostra sessione di pesca rientra in quelli dove è possibile utilizzare una barca, e se questa possibilità è interdetta, lasciamo a casa le nostre imbarcazioni, onde evitare spiacevoli contravvenzioni!

Spesso nella pesca a long range conviene avvalersi di un buon ecoscandaglio, per avere una precisa definizione del fondale in cui andremo a sistemare il nostro terminale, è assolutamente inutile calare a distanze notevoli se non abbiamo la certezza che lo spot prescelto sia davvero interessante; andiamo alla ricerca di scalini di profondità, di porzioni libere da alghe in ambienti difficili, di secche e di quant'altro crediamo possa essere un luogo di passaggio o di stazionamento delle “nostre” carpe.

Non crediamo mai che la ricerca dello spot sia “tempo perso”, personalmente passo anche ore con barca ed eco alla ricerca di quello che potrebbe essere il “luogo ideale”, molto meglio essere certi di quello che stiamo facendo piuttosto che sistemare il terminale “dove capita”…vedrete che il tempo mi darà ragione, e molto presto anche voi passere molto tempo con gli occhi incollati al video dell'ecoscandaglio.

Mi auguro davvero che presto tutti voi possiate provare l'emozione della pesca a lunga distanza, ma mi raccomando sempre la massima attenzione e il massimo rispetto degli altri pescatori…in fondo anche questo è carp fishing!

Matteo Maranini

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