
Lucci invernali
di Roberto Granata,
foto di Walter Scandaluzzi e Roberto Granata
Per una corretta ricerca del luccio in questo periodo, ritengo basilare compiere alcune distinzioni, anzitutto in base al susseguirsi della stagione invernale, che varierà anche di parecchio il nostro sistema di pesca, e poi anche dei cambiamenti meteo riguardanti periodi più circoscritti, anche della durata di pochi giorni.
Chi mi legge saprà che ho già parlato delle due “fasi” principali (che riassumo brevemente) della ricerca degli esocidi “autunno-invernali”, ossia della prima, che va dai primi segnali dell'autunno fino al vero freddo invernale, dove i nostri amici reagiscono principalmente agli stimoli disturbo-irritabilità ecc., e della seconda (il periodo del gran freddo) dove invece gli attacchi, sebbene di norma in numero minore, vengono portati per l'istinto della fame.
Chiaramente nella prima di queste fasi a rendere di più sono i cucchiaini (o meglio ancora i cucchiaioni) rotanti, mentre nella seconda i minnows “lavorati” in modo lento la fanno da padrone. Dopo queste premesse-promemoria, vorrei stavolta parlare di un periodo, della durata minore, durante il quale assistiamo ancora ad un cambiamento nell'indole del luccio: da quando il freddo allenta lentamente la sua morsa, fino al periodo di divieto. Quest'ultimo è variabile da regione a regione, ma in genere, a meno di un'annata particolare, coincide in linea di massima con il discorso che voglio proporre.
Che cosa cambia?
Anzitutto la temperatura dell'acqua, sebbene di poco.
Quel poco però basta a “schiodare” il luccio dalle profondità (dove di esse si può parlare) e soprattutto da quel semi-torpore che ha colpito pure lui, limitando i suoi istinti e, di conseguenza, la sua attività.
Poi il discorso riproduzione, ora veramente vicina, e che ha bisogno, oltre che dei luoghi adatti che purtroppo spariscono di anno in anno, di acque non certo profonde.
Questi fattori portano il nostro avversario a cambiare i luoghi di stazionamento ed a “ripristinare” in lui alcuni comportamenti sopiti nel pieno dell'inverno. Cambierà quindi il nostro tipo di ricerca, ma quel che è più importante è che i suddetti fattori possono creare situazioni a noi favorevoli, e sicuramente in numero maggiore che non durante il “rigido” inverno. Vediamole:
- Dai punti più profondi dei fiumi e degli invasi il luccio si sposta progressivamente verso posizioni abbastanza “obbligate”. Foci di eventuali immissari, anche di dimensioni molto piccole, invasi di eventuali briglie dove per forza di cose deve interrompere la sua risalita ed eventuali lanche e lanchette in comunicazione col fiume, sono i punti da tenere essenzialmente presenti.
- Il non-plus-ultra per queste “risalite” è rappresentato dalle marcite, i prati irrigati tutto l'anno, dove gli esocidi amano risalire, anche fino all'ultimo rigagnolo con una spanna d'acqua, per compiere la deposizione vera e propria. Purtroppo questi ambienti sono quasi del tutto scomparsi, e ciò ha rappresentato, specie nella Pianura Padana e nei luoghi dalle caratteristiche similari, una delle principali cause di rarefazione della specie.
Gli attacchi non particolarmente numerosi, essenzialmente ai minnows e portati quasi esclusivamente negli orari centrali della giornata, tipici del pieno dell'inverno, pur trovando ancora riscontro, lasciano il posto anche ad attacchi verso altri tipi di artificiali. Ritornano validi anche i rotanti, gli ondulanti e comunque esche che possono provocare altri istinti oltre la fame. Tutto ciò si nota comunque in modo maggiore nelle giornate, o meglio ancora nei periodi con temperature relativamente miti, e soprattutto più si avvicina la riproduzione vera e propria.
- Le voci esposte prima determinano inoltre, insieme al lento allungarsi delle giornate, la possibilità di catturare non più soltanto nelle ore centrali, ma anche nelle ore seguenti l'alba e, soprattutto, prossime al tramonto. Non siamo certo ancora al “top” riguardo a questi orari, magici invece più avanti nella stagione, ma l'importante è sapere che non sono più preclusi ad eventuali sorprese.
- Le femmine, notoriamente di dimensioni maggiori rispetto ai maschi, manifestano di questo periodo un'indole più spiccata ad attaccare i nostri artificiali, e, talora indipendentemente dal motivo dell'attacco, in modo piuttosto deciso.
- Presumo che il motivo di ciò sia da ricercare proprio nell'imminenza della riproduzione, quando hanno bisogno di energie, e quindi di nutrirsi, ma nello stesso tempo ritornano nel loro “DNA” anche gli altri istinti, prima sopiti a causa della temperatura dell'acqua. Ad avvalorare il discorso “bisogno di energie”, oltre a quanto già detto ed a quanto si può supporre, occorre tenere presente che poco dopo, ossia proprio nei giorni della deposizione delle uova, il luccio quasi sempre si disinteressa totalmente degli artificiali e, penso, anche di altre prede. Meno male! Questo è quanto ritengo di aver sperimentato e pongo alla vostra attenzione, chiaramente senza nessuna pretesa di esporlo come verità assoluta, anche se per me lo è.
- Vorrei ricordare un consiglio importante: nonostante ho esposto questi consigli per la sua pesca, insieme ad alcune sue tendenze di comportamento, ricordiamo che siamo vicini al periodo di divieto, ma ricordiamo soprattutto che già tempo prima del “fatidico giorno” siamo alle prese con pesci già gonfi di uova da tempo, e che non è saggio aspettare una certa data per liberarli, ma sarebbe buona cosa farlo almeno in tutto questo periodo. A me è capitato, già alla fine di Settembre, di catturare una femmina e di non riuscire a liberarla dall'ancoretta, di trattenerla e di scoprire al suo interno le uova in formazione. Figuriamoci quindi in Gennaio od all'inizio di Febbraio. Per cui è opportuno, ancor più che in altri periodi, liberarli.
Come recupero?
Dopo i recuperi molto lenti della “fase” precedente possiamo, anche se le cose non cambiano di molto ed i recuperi “da luccio” in generale non dovrebbero mai essere frenetici, sbizzarrirci un attimo in più con qualche virtuosismo nel recupero stesso, con una velocità media leggermente maggiore e con qualche “stop and go” in meno.
Quest'ultima tecnica, nel pieno dell'inverno spesso oltre modo gradita, nonostante interessi sempre il luccio, può essere condotta con meno frequenza, a vantaggio di un maggior movimento degli artificiali ed una maggiore possibilità di diversificare questo movimento.
A consigliare tutto ciò sono anche i luoghi di ricerca, generalmente dalla ridotta profondità. Attenzione sempre agli ultimi metri (ed anche centimetri) del recupero.
Spesso, ed ancor di più in inverno, il luccio viene richiamato dai nostri precedenti recuperi, talvolta sotto ai piedi o quasi, dove dopo diversi tragitti dell'artificiale potrebbe sferrare l'attacco. Quindi sono importanti recuperi mirati, anche e soprattutto negli ultimi metri, ed un buon mimetismo accompagnato sicuramente da poco chiasso e rumori molesti. Da ultimo, vorrei ricordare che tutto quanto detto finora presuppone la presenza di luoghi adatti alla risalita, ma che non sempre si trovano.
In assenza di questi come si comporteranno gli esocidi? Di norma nelle rogge risalgono fino all'invaso della briglia di turno, non essendo spesso possibile farlo oltre, e lì giunti si trovano sovente nei lati, in poca acqua, od alla fine della buca dell'invaso, dove incomincia qualche raschio. Nelle lanche o negli stagni, ma spesso anche nei laghi, presso le rive, specie nella “corona” di erbe a pochi metri da terra. Questi i consigli che mi sento di darvi. Firmato: un innamorato del luccio.
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