
LUCCI POST-DIVIETO
Snidiamoli in canneti ed erbai
di Roberto Cazzola
Un tipo di ricerca al luccio poco conosciuto, ma indubbiamente molto emozionante,
è quella che si può effettuare appena dopo il periodo di
chiusura per la fregola.
Tutti sanno che, trattandosi di un predatore che fa dell’agguato
e del mimetismo le sue armi di sopravvivenza, le posizioni più
classiche che lo riguardano sono quelle con presenza di canne, grovigli
di alberi, erbai.
Durante l’inverno, buona parte della vegetazione si deposita sul
fondo, lasciando libere posizioni precedentemente inesplorabili.
Vien da sé che, se si tenta in posti semi-vergini, le possibilità
di attacco siano piuttosto alte.
Campi d’azione ideali sono le acque ferme di ogni tipo, con particolare
predilezione per angoli ormai liberi – ma non completamente, mi
raccomando! – di vegetazione varia che ostacolava, nei mesi precedenti,
i nostri intenti di sondaggio.
Vista la necessità di operare in posti alquanto ostici, opterei
decisamente per un bel trecciato di tenuta attorno alle 30 libbre.
Questo per tre principali motivi: la resistenza del filo ha un’importanza
basilare nella fattispecie la ferrata è molto più immediata
e sappiamo bene come questo sia un particolare di spicco proprio se si
parla di lucci visto che in caso di auspicabile attacco non si avrà
la facoltà di concedere lenza, l’elasticità di un
comune monofilo apporterebbe soltanto grattacapi.
Per completare convenientemente un’attrezzatura utile alla bisogna
non si può certo ignorare il problema canna.
Questa dovrà permetterci di lanciare con una certa tranquillità
artificiali anche di oltre trenta grammi.
In più dovrà essere fornita di una certa rapidità,
questo per assecondare l’uso del trecciato e non annullare i vantaggi
che quello ci regala...
Potrebbe diventare molto utile un attrezzo di lunghezza attorno ai 9 piedi,
se non addirittura prossima ai tre metri.
A meno che non si peschi dalla barca o dal belly: nel tal caso ci si può
affidare ad una classica 7 piedi.
Canneti
I canneti ideali per cercare di divertirci in questo periodo di post-frega
del luccio non sono quelli fittissimi, bensì quelli che per via
del freddo si sono sfoltiti un bel po’.
Si tratta di posti non difficilissimi da affrontare se si agisce dalla
barca, ma che donano grattacapi non indifferenti se si pesca da riva.
In quest’ultimo caso un sistema che si è dimostrato vincente
più volte, anche e soprattutto con i boccalarga, è quello
di posizionarsi, ovviamente se la conformazione della riva lo permette,
proprio ai lati delle canne.
Si effettuano lanci trasversali e, lavorando per bene con la canna, si
perlustrano per benino i limiti delle distese di falasco.
Non è detto che lo strike o attacco che dir si voglia avvenga al
primo tentativo.
Anzi, spesso è consigliabile insistere per un bel po’ al
fine di convincere qualche bel pesce tigrato ad azzannare il nostro inganno.
Una tattica che si è rivelata più volte vincente, è
quella che chiameremo “la staffetta degli artificiali”.
Di solito è meglio iniziare con un buon tandem od addirittura un
propeller.
Con esche un po’ casiniste, insomma.
Queste faranno da apripista agli artificiali di cui ci occuperemo alla
fine dell’articolo.
Erbai
Tattica totalmente diversa in prossimità degli erbai.
Sto parlando delle distese di vegetazione che, fra un paio di mesi o poco
più, saranno talmente fitte da non permettere alcun tentativo di
una certa incisività.
Di questi tempi, fortunatamente, ci consentono di confezionare un approccio
con qualche speranza di colpire nel segno.
La vera difficoltà da superare è la scelta dell’artificiale
giusto.
D’istinto (o per abitudine…) si potrebbe optare per i tandem
a basso peso specifico, magari rendendoli un po’ più americaneggianti
attraverso l’aggiunta di un bel bucktail multicolore.
Oppure affidarsi a minnows galleggianti di una certa misura.
Io però andrei “oltre”.
Anche il luccio a volte fa lo schizzinoso, soprattutto in acque ferme.
Ed ecco che in nostro aiuto arrivano i jerk non troppo pesanti, quelli
che non affondano facilmente.
Io mi sono trovato a meraviglia con un mini-jerk della Fox, il Micro Demon.
Che poi tanto “mini” non è: in totale, falcetto di
coda compreso, arriva ai 16 centimetri… Posti da sondare, esattamente
quelli per i quali artificiali del genere sono stati costruiti e cioè,
guarda caso, proprio quelli di cui ci occupiamo questa volta.
Tattica
Gli erbai che durante l’inverno si sono un po’ sgrassati,
diminuendo di proporzioni, sono il nostro punto di riferimento.
Se, come spesso accade, il fitto dell’erbaio o del canneto ha lasciato
un po’ di spazio in superficie, è proprio là che lanceremo
il nostro inganno artificiale.
La precisione è spesso determinante, per cui massima concentrazione
durante il lancio.
Più tempo si riesce a mantenere l’artificiale funzionante
in acqua e meglio è.
A canna alta, bisogna “invitare” fuori dal suo nascondiglio
l’amico predone.
Per “convincerlo” useremo gli strappetti, i rilasci più
o meno apprezzabili a seconda del tipo di artificiale impiegato.
E’ davvero entusiasmante l’attacco del luccio in questi frangenti.
Spesso si assiste ad una scia di parecchi metri, che anticipa l’addentata.
Quando ci si mette, la nostra “tigre” delle acque dolci non
ha proprio nulla da invidiare a sua maestà il boccalarga.
Intendo quanto a spettacolarità di attacco e pure di difesa: vista
la poca profondità, si possono apprezzare salti degni di un pesce
vela! Un’ultima raccomandazione è d’obbligo.
Trattandosi di un periodo particolare, prestare la massima attenzione
al fine di non incocciare in un posto in cui la frega non sia ancora ultimata!
Se così fosse, al primo riscontro andremo a cercare di divertirci
da qualche altra parte.
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