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Misto surf
di Andrea Lia, www.andrealia.com

Le lunghe spiagge sabbiose che si estendono a perdita d'occhio sono probabilmente l'ambiente rappresentativo e caratteristico del surf casting più puro. Ma molto spesso, soprattutto in inverno, le ininterrotte distese uniformi di sabbia si rivelano tristemente deserte; e in più è difficile, a meno di non avere informazioni precise, individuare i punti esatti in cui i pesci preferiscono pascolare alla ricerca di cibo.

Ecco perché molte volte conviene preferire piccole spiaggette orlate da promontori rocciosi, davanti alle quali il fondale sia prevalentemente roccioso, o meglio ancora misto di sassi e sabbia. Postazioni di questo genere presentano molte difficoltà in meno rispetto alle spiagge estese nel momento della scelta del settore, ma per contro è piuttosto complesso impostare tecnicamente la battuta di pesca in modo da riuscire a mettere le esche nei punti più interessanti senza essere troppo penalizzati dalle asperità del fondale. Quindi attrezzature, lenze e sistemi di pesca devono essere specificamente dedicati alla particolare situazione, che impone di adottare accorgimenti specifici per non perdere fra le rocce troppi terminali, e soprattutto per riuscire a recuperare i pesci più belli.

Chiazze di sabbia
Se decidiamo di affrontare la battuta su fondale misto, la scelta del posto ha ovviamente un'importanza determinante, ma tutto sommato non presenta grandi difficoltà di interpretazione.

Le spiagge molto piccole incastonate in una costa rocciosa di solito si rivelano eccellenti spot di pesca, e nella maggior parte dei casi tutti i punti di queste spiaggette hanno le stesse potenzialità.
Nel caso di spiagge più estese invece, solitamente le zone con un fondo più marcatamente misto e quindi interessante si trovano in prossimità dei margini, dove la spiaggia finisce e inizia la scogliera.
Bisogna tuttavia prestare la massima attenzione alla conformazione del fondo, infatti quello che interessa il surf castman è il fondale misto di roccia e sabbia, nel quale le chiazze sabbiose siano estese e non troppo isolate.

Perché un fondo totalmente roccioso e troppo accidentato rende l'azione di pesca discontinua e difficilissima, a dispetto di tutte le possibili soluzioni tecniche. Settori di questo genere sono da considerare postazioni quattro stagioni, nel senso che possono regalare bei pesci in ogni periodo e in ogni condizione.
Il mare un po' mosso (ma non troppo) è certamente la situazione migliore, oppure, nei periodi di calma, le ore notturne sono decisamente da preferirsi.

Mentre non esistono preferenze stagionali. Questi posti sono frequentati da pesci stanziali che non si allontanano nemmeno in inverno.
Si tratta prevalentemente di quei grossi saraghi che non è facile catturare su spiagge tutta sabbia, dei gronghi più grossi, di bellissime corvine e qualche orata di passaggio. A proposito di esche, in queste zone l'arenicola non è indispensabile.

Intendiamoci, non è che non funzioni, ma per saraghi orate e corvine fra le rocce è meglio un bel bibi, oppure, se proprio si vuole usare un'esca super generica, vale la pena di scegliere l'americano. E poi non può assolutamente mancare la sardina, perché il grongo di qualche chilo è sicuramente in agguato.

Sottile? No grazie
Una battuta di pesca su fondale misto non dovrebbe essere affrontata superficialmente. Tutto dev'essere scelto in anticipo e predisposto espressamente per questo particolare ambiente. Si tratta infatti di condizioni di pesca difficili, che non devono essere sottovalutate. Innanzitutto l'attrezzatura. Alle prese con un fondo ricco di scogli è fortemente consigliabile mettere in pesca canne piuttosto rigide, per non concedere al pesce allamato lo spazio che gli serve per puntare verso una tana.
Se si scelgono canne telescopiche è preferibile optare per potenze fra i centoventi e i centocinquanta grammi, mentre se si preferiscono le ripartite, la potenza ideale è intorno ai centoventi grammi, perché si tratta di fusti mediamente più rigidi.

In entrambi i casi è tassativo l'uso del mulinello a tamburo fisso, perché è indispensabile una elevata velocità di recupero, per sollevare dal suolo il piombo il più in fretta possibile e riportarlo a riva mantenendolo alla maggior distanza possibile dal fondo. Il nylon in bobina non dovrebbe essere inferiore allo 0,28, ma se non è necessario lanciare lontano non sarebbe male salire ancora un po'.

I pesci vanno salpati di forza, e fra i sassi il nylon si rovina in fretta, non sembri strano che un pesce da un chilo e mezzo riesca a strappare uno 0,30. Il calamento dev'essere costruito col piombo terminale e un solo bracciolo lungo settanta centimetri collegato con uno snodo a un metro dal piombo. La zavorra deve essere collegata al trave con qualche sistema di piombo a perdere, per non rischiare a ogni recupero di lasciare sul fondo il calamento e, nel peggiore dei casi anche un pesce.

Sul bracciolo con l'amo, è una buona idea montare un galleggiantino che sollevi l'esca dal fondo di qualche centimetro. Questo ha il duplice scopo di limitare ancora il pericolo di incaglio e di attirare i saraghi che, se il mare è calmo, spesso preferiscono mangiare esche un po' sollevate piuttosto che appoggiate al suolo. Passiamo ora all'azione vera e propria.

Bisogna lanciare possibilmente su una chiazza di sabbia preventivamente individuata, e mettere appena in tensione la lenza, ma facendo attenzione a fermarsi prima che terminale cominci ad arare il fondo.
Poi nel fortunato caso di una mangiata decisa, bisogna ferrare subito e recuperare il pesce velocemente, a frizione chiusa e a canna alta. Un sarago da un chilo ha una mangiata violenta e un combattimento furioso, un'indecisione in questa fase porta quasi sempre a perdere il pesce perché riesce a intanarsi, oppure semplicemente perché il nylon striscia su qualche roccia e si rompe.
Ecco perché è indispensabile un'attrezzatura solida e vanno evitate le lenze sottili.

Piombo a perdere
Per i meno esperti ricordiamo che quando si parla di piombo a perdere, si intende che il piombo è collegato alla lenza madre con uno spezzone di filo molto più sottile (per esempio lenza madre 0,30 e collegamento 0,22), in modo che in caso di incaglio si perde la zavorra ma si salva la lenza e, soprattutto, il pesce allamato.

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