
ABC del mort maniè o
Drachko system
Un grande pescatore di predatori ha inventato un sistema di pesca di straordinaria
efficacia… il Drachkovich system.
di Roberto Ripamonti
La pesca dei predatori è sempre stata affascinante ed esaltante
in tutte le acque del mondo. Un predatore di taglia che attacca la nostra
esca è sempre nei sogni di
ogni appassionato di pesca e tanti angler si stanno oramai specializzando
nella sola pesca di questi splendidi avversari.
Chi sta scrivendo è da almeno 25 anni appassionato di predatori
e in questo girovagare per le acque di tutt’Europa ho avuto modo
di conoscere alcuni angler straordinari che mi hanno indirizzato verso
alcune tecniche di pesca magnifiche. Al primo posto metto senza dubbio
Olivier Portrat, forse il migliore pescatore
europeo e certamente , uno dei più importanti autori degli ultimi
anni.
E’ grazie ad Olivier che ho avuto modo di imparare ed apprezzare
una tecnica terribilmente efficace che è l’oggetto di questa
serie di articoli, il Drachkovich system o
Mort Maniè, secondo la tradizione francese.
La tecnica prende il nome dell’inventore di questo metodo di innesco
e presentazione dell’esca, un simpatico pittore francese di origine
polacca che negli ultimi 50 anni si è dedicato alla creazione di
splendidi quadri ed alla pesca dei predatori in tutte le acque del mondo.
Sono certo che anche nella splendida Grecia,
il Drachko system troverà tanti
appassionati entusiasti, esattamente come è accaduto nel resto
dell’Europa!
Cos’è il mort maniè.
La tecnica del morto manovrato è esclusivamente dedicata alla
pesca dei predatori sia di acque dolci che di mare ed è basata
su poche regole ed accessori. La bellezza di questa tecnica sta innanzi
tutto nella leggerezza dell’attrezzatura che è basata su
una canna e pochi accessori già pronti all’uso.
Poi è necessaria una scorta di esche sia naturali (pesci morti
o vivi) e di silicone (imitazioni di pesci).
Con questa attrezzatura possiamo praticamente pescare in ogni acqua del
mondo riuscendo ad affrontare tutti i predatori immaginabili semplicemente
sfruttando l’intelligenza di una montatura di grande funzionalità
(appunto chi amata
Drachkovich) con la quale dovremo sondare il fondale mantenendo sempre
il contatto con esso. Da qui nasce la necessità di utilizzare un
piombo (detto Chevrotine) di peso dimensionato al tipo di fondale e velocità
della corrente che ci permetta di controllare sempre l’esca e sentirla
saltare sul fondo.
A parole, si tratta di un metodo semplice ma in realtà,
proprio il controllo dell’esca si rivela il momento più difficile
da acquisire insieme alla conoscenza dei fondali e delle situazioni di
pesca.
Le prede del Mort maniè.
Abbiamo detto che il morto manovrato ci permette di aggiungere praticamente
tutte i possibili predatori sia in acque dolci che in mare. Vediamo di
fare qualche considerazione caso per caso:
Luccio.
Qui il mort maniè ha risultati superlativi perché spesso
rende attivi lucci che non risponderebbero mai ad un artificiale. La
riprova è data dall’esperienza di pesca con l’amico
Giancarlo, con
Mauro Pitorri e Pino
Maffei con i quali abbiamo più volte verificato che le catture
con l’esca manovrata erano anche 10 volte superiori a quelle ottenute
con plughi, rotanti e minnows vari. Il morto manovrato ci ha permesso
di pescare lucci che poggiavano a profondità di oltre 20 metri
durante la stagione invernale e che sarebbero stati irraggiungibili con
altri metodi.
L’attacco del luccio è segnalato da un paio di strattoni
forti oppure, da uno spostamento laterale della lenza (da qui l’utilità
di usare lenze colorate e ben visibili). La ferrata deve essere decisa
e potente.
Il luccio spesso attacca anche l’esca lavorata a mezz’acqua
e obbligata a spostamenti veloci e repentini.
Personalmente non utilizzo alcun cavetto d’acciaio per non togliere
mobilità all’esca ma esistono delle montature con cavetti
morbidissimi che riducono la mobilità ma non ne impediscono l’efficacia.
Io ad oggi non ho avuto sorprese ma , sono pronto a cambiare idea al primo
luccio che mi taglierà la lenza.
Per il luccio si ricorre spesso a montature con ancoretta con fiocco rosso.
E’ una preda che spesso sorprende perché attacca l’esca
al contatto con ‘acqua e spostandosi lateralmente. Questo accade
spesso nei paraggi di piloni e grossi ostacoli affioranti.
Lucioperca. 
Un predatore splendido quando mal trattato dagli angler italiani. Nel
Tevere si catturano esemplari da oltre
10 chilogrammi e nessuno pratica questa tecnica che si è più
volte dimostrata la migliore in assoluto per questo predatore. Lo zander
(o sandra) si pesca con fili più
sottili rispetto al luccio e con pesci esca di 5 – 8 cm anche se
in una recente esperienza in Spagna abbiamo
usato senza timore delle alborelle da oltre 10cm.
Il recupero dell’esca deve essere lentissimo con frequenti pause
sul fondo e ripartite. Lo si pesca in primavera in forti correnti mentre
nelle altre stagioni, tende a permanere sul fondo con grande pigrizia.
L’attacco spesso è delicato ed avviene nella fase di ricaduta
dell’esca. La ferrata deve essere istantanea. La sandra va ricercata
con la massima attenzione perché si sposta in branchi di taglia
analoga e una cattura di una preda di taglia può portarci, con
una condotta attenta, ad altre catture importanti.
Siluro.
Il predone per eccellenza risponde bene al Drachkovitch e attacca con
veemenza mettendo spesso in difficoltà le nostre fragili (per una
belva come lui) attrezzature. Personalmente ho rischiato l’infarto
con un siluro spagnolo che mi è arrivato su un finale 028 e una
montatura del 3 perché mi sembrava che ad ogni fuga, le ancorette
si sarebbero aperte. Con questi sistemi si pesca anche a profondità
impossibili usando un recupero lento e uniforme. L’attacco é
potente e pesante e il siluro risputa l’esca al minimo dubbio. Non
è il metodo principale per la pesca al siluro ma, sicuramente,
una sua cattura è un evento non raro e che ci fa trascorrere qualche
decina di minuti al cardiopalmo. Vi sono montature apposite per questo
predatore.

Persico reale.
Si usano inneschi ridotti spesso senza l’anima in acciaio perché
si tratta di una bella preda ma dalla taglia ridotta.
Lo si pesca spesso a mezz’acqua con piccoli inneschi su cui arrivano
attacchi multipli raramente violenti.
Questo avviene in condizioni abbastanza rare poiché in genere il
reale ha un attacco delicato e cade sull’ancoretta posteriore.
Non amo pescare esclusivamente il reale perché non sono troppo
interessato a prede che possono raggiungere una taglia ridotta come il
persico.
Turano, Salto,
i grandi laghi vulcanici in genere e alcuni grandi fiumi possono darci
delle sorprese sempre gradite.
Nella mia recente esperienza in Romania
il Maniè si è dimostrato
assolutamente formidabile soprattutto quando l’alborella era di
piccola taglia.
Black Bass.
Alcune delle foto presenti in questa serie di articoli dimostrano come
sia possibile catturare black altrimenti irraggiungibili.
Ho usato questo metodo in molte acque compreso l’Ebro
spagnolo, Cuba, alcuni laghi della Sardegna,
Corsica e negli USA
.
Ovunque i black sono caduti sul pesciolino fatto guizzare a tratti a mezz’acqua
altre volte a radere il fondo.
La mangiata è classica del black e non lascia scampo.
In preferenza si usano montature misura 1 anche se la cattura avviene
pescando altri predatori con inneschi di grande taglia.
Stranezze del black!
Cavedano.
Una vera sorpresa è la possibilità di catturare grossi cavedani
mentre si pescano altri predatori. Capita spesso di avere degli attacchi
violenti e trovarsi davanti ad un cavedano che farebbe impallidire i nostri
amici armati di bolognese. Si tratta quindi di una cattura comune e che
praticamente tutti i giorni visita i nostri inneschi rendendo la giornata
di pesca sempre ricca di piacevoli catture.
Trote.
Il Maniè è formidabile sia
in acque velocissime, usando piccole alborelle e vaironi fatte rimbalzare
sui sassi e nelle buche. In una recente esperienza abbiamo avuto decine
d attacchi anche da parte di trotelle grandi come l’esca.
Le montature sono piccole e simili a quelle studiate per il persico
reale.
Nei grandi fiumi del piano il Maniè è certamente all’altezza
della tradizione nazionale di pesca con il pesce morto manovrato da sempre
praticata in Adda, Ticino
e Adige,
per citare qualche leggendaria acqua.
Nella Drava appena dopo il confine questo
metodo appare tremendamente efficace anche contro i favolosi Huco,
incredibili salmonidi che superano i 15 – 20 chilogrammi e il metro
e trenta di lunghezza. Ma questa preda è oramai quasi un’utopia.
Prede di mare.
Il mort maniè è una tecnica che si sposa perfettamente con
la pesca in mare ed anzi. Alcune delle sue prede migliori cadono sul maniè
come non fanno con altre tecniche di pesca. Mi limiterò a parlare
di qualche specie che ho personalmente catturato senza andare verso prede
caraibiche quali snook, tarpon
o cubera che, comunque sono abituali della
nostra tecnica.
Spigola.
Un avversario magnifico e difficile che cade sul manovrato con una certa
insistenza soprattutto quando è in caccia di notte. Sia i siliconi
che le esche naturali, manovrate sul fondo sono efficaci soprattutto se
la piombatura è leggera. Per la spigola,
che si cerca in foce e nella parte finale dei fiumi, l’attrezzatura
deve essere alleggerita.

Serra.
Una preda sensazionale e potente, capace di mettere in difficoltà
le attrezzature più pesante e potenti.
Il serra attacca il morto manovrato con una potenza incredibile e senza
esitazioni.
Cavetto d’acciaio obbligatorio e frizioni ben tarate perché
questo è un Signor pesce di mare, un autentico predatore che trasforma
il più potente dei lucci, in una mezza calzetta.
Leccia.
Un altro predatore straordinario e capace di svuotare un mulinello dopo
l’attacco. Servono attrezzi potenti e mulinelli capaci di resistere
ad uno stress formidabile. Non è una preda facile ma, soprattutto
davanti alle foci dei fiumi e nelle lagune è possibile catturare
esemplari di grande taglia.
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