
Voglia di piombino e di galleggiante
di Fausto Buccella
Sta arrivando l'inverno e con l'inverno la frega delle trote. Ciò significa che le trote si porteranno vicine al fondo e sotto riva e che prevalentemente dovremo pescarle a piombino e col galleggiante.Dopo circa otto mesi di lanci potenti, è un bel sollievo per tutti noi pescatori di trote averle a tiro di canna perché, finalmente, avremo la possibilità di gustarci l'azione di pesca senza troppo stancarci e né troppo preoccuparci della distanza di lancio. Ci parrà di rinascere, di rivivere una passione. Cosa che dopotutto ci succede puntualmente ad ogni cambio di stagione. E' il bello della trotalago.
Della “trotalago” si può dire molto di male, si può dire ad esempio che si svolge in ambienti non sempre esemplari dal punto di vista naturalistico oppure, che la qualità del pesce immesso, lascia talvolta a desiderare ma, certo non si può dire che annoi il pescatore. Una delle ragioni, infatti, del suo successo io credo sia proprio sua capacità di soddisfare, ciclicamente, tutte le esigenze tecniche dei pescatori proponendo loro un modo diverso di catturare la trota. Come appunto quelli del piombino e del galleggiante. Ma dopo circa otto mesi, ripeto, di bombarde più o meno pesanti, chi si ricorda più di tutti quei piccoli particolari che bisogna porre nella scelta degli attrezzi, nella costruzione della lenza e nella conduzione dell'azione di pesca, col piombino e col galleggiante? Forse tutti ma, nessun pescatore, io credo, sarà così presuntuoso da non lasciarsi rinfrescare la memoria. Ecco allora, in sintesi, tutto ciò che bisogna sapere sull'argomento.
Canne
Per la pesca a piombino, ci vogliono canne di circa 3,90 metri di lunghezza con differenti curve d'azione per poter meglio gestire i diversi pesi di piombino. Telescopiche o in “tre pezzi”, non fa differenza anche se poi in realtà fra le une e le altre, una differenza tecnica c'è. Ma non è certo questa l'occasione per disquisirla. L'importante è avere: una canna per pescare coi piombini da 1,5 – 2 gr. (39 UL), una per i piombini da 2,5 – 3,5 gr. (39 L) e una per i piombini da 3 a 6 gr. (39 ML). Preciso che per “piombini” intendo: i piombini classici (short – slim - super slim e saltarello), le catenelle di styl e i vetrini Ghost. Per la pesca col galleggiante invece, sono da preferire le “bolognesi” di 5-6 metri con magari, un blocco di teleregolazione sul pezzo sopra la base per adattare la lunghezza della canna alle diverse esigenze dell'azione di pesca. Ottime sono anche le canne fisse da 6 a 8 metri di lunghezza.
Piombini
La questione che più divide i pescatori sulla pesca a piombino è la forma ed il peso del piombino stesso. E' difficile, infatti, trovare due pescatori che condividano la stessa idea su questi due parametri.
La ragione? Una sola: questione di feeling. Ogni pescatore, infatti, si costruisce nel tempo una sua sensibilità di mano con una determinata canna ed un determinato peso di piombino cui difficilmente rinuncia quando vuole esprimersi al massimo.
Ci sono pescatori che usano piombini pesanti (3 – 5 grammi) in ogni circostanza cioè, sia in ricerca e sia su tanto pesce aggressivo; ce ne sono altri che preferiscono sempre pescare leggero (2 – 2,5 grammi) ed altri ancora, la maggioranza, che differenziano il peso del piombino a seconda la circostanza ma, senza mai esagerare (1,5 – 2 grammi in ricerca e 3 – 3,5 grammi con tanto pesce). In ogni caso, tutti catturano. Sulla forma del piombino, invece, c'è il caos totale. Ognuno fa quel che vuole.
In teoria questo è un errore ma, in pratica è giusto così perché, come dicevo prima, quel che maggiormente conta è il braccio, la mano, il polso o meglio: il feeling raggiunto dal pescatore con quel tipo di piombino. Ecco perché molti pescatori ricorrono al piombino “fai da te” cioè ai piombini ritagliati da barrette di filo di piombo. Oltre a costare meno, possono personalizzarselo perché, di queste barrette, n'esistono di diversi diametri (2 – 2,5 – 3 – 3,5 – 4 mm.). I migliori piombini comunque, restano sempre quelli plasticati. Per tre semplici ragioni: perché sono costruiti con una lega di piombo molto dura e, quindi, sono meno deformabili di quelli in barretta; perché non richiedono in lenza il gommino salvanodo; perché, a parità di peso, possono essere scelti di forma diversa.
La forma è importante. Anche se ho detto prima che su quest'argomento c'è il caos totale, da essa dipende la traiettoria dell'esca durante il recupero. Più di una volta ho avuto modo di dire che la pesca non è il risultato di una formula matematica ma, che è un insieme di piccole cose, di piccole attenzioni e di fatti imponderabili dati dall'ambiente perciò, anche dalla forma del piombino cui va data la stessa attenzione che, per esempio, si da al diametro del nylon. Ora, io non dico che, ogni pescatore debba possedere tutte le forme di piombino proposte dal commercio ma almeno, le quattro principali, sì. Mi riferisco alle forme più comunemente conosciute sotto il nome di: “superslim” (sottilissima), “slim” (sottile), “short” (corta) e “saltarello” (goccia con astina).

Il “superslim” serve: nella pesca lenta di superficie e di pelo d'acqua;
lo “slim”: nella pesca allegra di superficie e di mezz'acqua;
lo “short”: nella pesca allegra di mezz'acqua e lenta di fondo (fondo pulito);
il “saltarello”: nella pesca sul fondo quando è facile incagliare.
Personalmente molto adopero lo “slim” ed il “superslim” quando mi trovo a pescare sui laghi piccoli con poco fondo (2 – 3 metri) e lo “short” al posto dello “slim” quando devo pescare a profondità maggiori oppure, quando devo portare in fretta, l'esca in pesca. Adopero infine il “saltarello” soprattutto in inverno quando la trota è stabilmente posizionata sul fondo. In ricerca esasperata sul fondo o a mezz'acqua, uso il trucco di adoperare un “superslim” di due grammi cui ho, preventivamente, tolto la pelle di plastica. E' molto difficile governarlo ma, vi assicuro che se, appena appena, c'è una trota che ha voglia di mangiare, è vostra.
Lo so che questo entra in contraddizione con quanto ho detto poc'anzi, ma è la pesca che è tutta una contraddizione, infatti, le regole sono stabilite per dare modo alle eccezioni d'esistere. Quel che conta nella pesca è l'interpretazione e non la fredda applicazione di una regola. E' questo che differenzia i campioni dai pescatori normali. Perché, vi chiederete, tolgo al piombino di due grammi, la “pelle” di plastica? Per “smagrirlo” e, quindi, aumentare la sua penetrazione in acqua. Ovviamente questo, solo nella pesca sul fondo o a mezz'acqua.
Galleggianti
I galleggianti di stagione sono tutti quelli usati nella pesca al colpo che vanno da 1 a 3 - 4 grammi. Pescando la trota in acqua ferma, non è fondamentale una particolare forma ma, se c'è la possibilità di scegliere la preferenza deve cadere sulle forme a pera più o meno allungate. Sempre avendo la possibilità di scegliere, da preferire sono i galleggianti in cui il filo entra in centro testa ed esce alla base del corpo. Sono più robusti e meno disposti all'accavallamento della lenza.
Ami
Tutti sanno qual è il tipo d'amo che va bene con la trota ma, non tutti ancora sanno stabilire qual è la misura più adatta alle diverse circostanze. C'è gente, infatti, che usa degli ami incredibilmente sproporzionati al tipo d'esca utilizzata. Basta fare un giro sui laghi per rendersene conto.
E' il tipo d'esca, infatti, che va preso a riferimento nella scelta dell'amo. Due camole piccole, ad esempio, girano meglio su un amo del numero 8 mentre due grosse su un amo del numero 6. Stessa scelta vale anche per le tarme bianche ed i caimani bianchi. Con il vermone invece, ci vuole un amo del 5, come del resto ci vuole un amo dell'8 o del 10 con la camola singola; ci vuole sempre, infine, un amo del numero 6 per tutti gli inneschi combinati qualunque sia la natura delle esche usate (caimano e camola, verme e camola, worm in silicone e camola).
Altra cosa importante dell'amo, cui il pescatore deve provvedere personalmente è la stortura della sua punta. Non è un'operazione fondamentale ma, è senz'altro importante per il buon fine della cattura, specialmente in gara. Capitano periodi in cui le “ciccate” sulla ferrata si susseguono frequenti e, in tali circostanze, il pescatore è portato ad incolpare l'amo utilizzato, pensandolo difettoso. Potrebbe essere ma, il più delle volte, la “colpa” (?) è della trota stessa che, furbescamente, aggredisce e sputa l'esca con la velocità di un fulmine.
Quand'è così, le probabilità d'allamarla con un amo a punta diritta, sono solo del 50%. Dipende, infatti, dalla posizione dell'amo all'interno della bocca del pesce. Se capita con la punta rivolta in alto od in basso le probabilità di appigliarsi al palato o alla lingua sono molte mentre, al contrario potrebbe essere sfilato dalla bocca del pesce con la stessa facilità con cui è entrato. L'unica possibilità che l'amo ha di appigliarsi sempre da qualche parte, è d'avere la punta storta.
In bocca al pesce, anche se dentro piatto, sarebbe sempre nella condizione di trovare un punto d'aggancio. Non ci credete? – Fate la prova tra due fogli di carta. In commercio però, non se ne trovano d'ami storti. Bisogna che il pescatore provveda da sé a farlo. Come? Per questo vi rimando all'articolo “ami” che troverete nell'archivio di Pescareonline.
Il terminale
Lungo o corto? Questo è il dilemma che ossessiona gran parte dei pescatori, agonisti compresi. C'è una tale confusione sull'argomento che potrei imbastirci sopra un articolo ma, tranquilli, rimango nel merito delle questioni: piombino e galleggiante. Nella pesca a piombino, se non volete sbagliare la lunghezza del terminale, state sempre sugli ottanta, novanta centimetri. Questo, indipendentemente dal tipo di canna e di piombino. E' la regola, forse la regola più rispettata del mondo. Perché è una buona regola, penserete voi. Certo, perché è una buona regola ma anche perché la maggior parte dei pescatori non sa ancora valutare le circostanze in cui meglio sarebbe usarlo più lungo o più corto. Non sono tante le eccezioni tuttavia, conoscerle, è importante perché al momento buono potrebbero fare la differenza.
E' meglio usare un terminale corto (50 – 70 cm.) in due circostanze: quando si vuole che l'esca arrivi subito in pesca e quando, nella pesca sul fondo, si usa il trucco di alzare e lasciar ricadere il piombino (tecnica dello “jò –jò”). E' meglio più lungo (90 – 120 cm.) invece: nella pesca di pelo d'acqua su trote svogliate; quando le trote, sotto abboccata, sono maliziose e quando, pescando da una sponda alta, si vuole impedire all'esca di seguire con troppa vivacità i saliscendi del piombino.
Col galleggiante, la lunghezza del terminale non deve quasi mai superare i 30 – 40 cm.. E' di fatto una regola senza eccezioni. Altra questione importante è lo spessore del nylon. Ci sono due scuole di pensiero in proposito. La prima sostiene che nella pesca alla trota occorre utilizzare sempre dei terminali robusti (0,18 – 0,22 mm.) perché alla base dell'azione di pesca c'è il movimento e quindi, la visibilità del nylon non inibisce l'aggressività della trota; la seconda invece, che è meglio diversificare gli spessori del nylon in funzione del momento di pesca perché i nylon sottili favoriscono la rotazione ed i movimenti naturali dell'esca.
Io sono di questa seconda scuola. Ho sempre molto creduto nei principi che essa sostiene anche se talvolta, sono stato messo in crisi da pescatori che, in gara, erano riusciti a catturare con nylon dello 0,20 mm. nei momenti in cui era difficilissimo farlo. Ho sempre creduto anche che, con lo striscio, l'invisibilità del filo non fosse importante, almeno quanto lo è nella pesca al colpo. Ora, non ne sono più tanto convinto. Sono entrato in crisi da quando uso i monofili al fluocarbon. Non rompo più vicino all'amo e, soprattutto, ho più abboccate di prima. Sarà un caso? – Fate voi. Ritornando allo spessore del filo nei terminali, io vi consiglio di adoperare: lo 0,20 – 0,22 su tanto pesce aggressivo e lo 0,16 – 0,14 – 0,12, su poco pesce e su pesce diffidente o indolente.
Azione di pesca
Nella pesca col piombino è fondamentale la stimolazione dell'esca. Non c'è pescatore, infatti, che non ne curi la rotazione e che, in qualche modo, non la solleciti con la canna. C'è chi lo fa in maniera corretta ed elegante e chi invece, a modo suo. Se il fine di far “girare” e “singhiozzare” l'esca, è raggiunto, la forma non è importante. Tremarella, saltarello o altro, vanno bene purché l'esca non rimanga troppo a lungo senza stimoli. Le uniche cose che col piombino mettono in difficoltà molti pescatori sono, la tenuta della traiettoria subacquea per tutto il tempo della passata e la determinazione della profondità di pesca quando le trote non sono visibili ad occhio nudo.
Nel primo caso, è solo questione d'allenamento; nel secondo invece, bisogna ricorrere al trucco della conta mentale dei secondi di caduta del piombino. Un ulteriore trucco per quando si sa che i pesci stazionano tra la superficie ed il buio del fondo è quello di iniziare il recupero non appena il bianco dell'esca sparisce sott'acqua. Pescare col piombino sul fondo invece, è facile perché più giù del fondo il piombino non può andare. Diventa difficile coi piombini leggeri (1-2 grammi) che hanno la tendenza a risalire non appena il pescatore starnuta o si distrae. Per riuscirci occorre concentrazione e tanto allenamento. Anche col galleggiante è fondamentale la stimolazione dell'esca ma, a differenza del piombino, deve essere fatta a colpetti di canna mirando a far rimanere sul posto il galleggiante. La sequenza di riferimento è: una decina di colpetti di canna, sosta, una decina di colpetti di canna, sosta …e così via fino a mezzo metro dalla sponda (profondità permettendo, ovviamente!!!)
Esche ed inneschi
Tanto per la pesca a piombino quanto per la pesca col galleggiante, le migliori esche per la stagione fredda sono:
- le camole del miele innescate in una o due esemplari;
- la pastella;
- lo zuccherino in compagnia di una camola del miele;
- le uova di salmone
- Anche il caimano ed il lombrico funzionano ma, la preferenza va data a quelle che ho messo in elenco.
Un trucco per lanciare lontano coi piombini ultra leggeri
E' opinione abbastanza diffusa che lo spessore del filo terminale debba essere sempre pari o inferiore a quello avvolto in bobina. La ragione addotta è: “Se incaglio, perdo il terminale ma, salvo la lenza madre.” Giusto. Giusto però per chi pesca in ambienti dol fondo sporco o accidentato come i “bianchisti” ed i “torrentisti” ma, non certo per noi della “trotalago” che spesso e volentieri “strisciamo” lontani dal fondo. I nostri problemi in proposito, sono altri specialmente quando si pesca a piombino cioè, la distanza di lancio e le rotture nel salpaggio al volo. L'unico sistema per risolvere entrambi i problemi, è di caricare in bobina dei nylon sottili (0,12 – 0,14 mm.) e di metterne al terminale di più grossi.
Esattamente il contrario di quanto comunemente si crede. Ma, voi dite: “Così facendo è quasi certa la rottura in linea.” Non è detto, perché il nylon in bobina distribuisce gli stress ricevuti dalla lotta col pesce su molti metri di filo fuori ed inoltre, è aiutato dai piegamenti della canna mentre il nylon del terminale è costretto a sopportare tutto, su pochi centimetri di lunghezza, subendo anche, vicino all'amo, l'erosione dei denti della trota. Personalmente, sulle mie due “39 UL” che, regolarmente, abbino ai piombini superslim di due grammi, carico in bobina uno 0,14 e, ai rispettivi terminali, uno 0,16 e uno 0,14 o 0,12 a seconda le circostanze. Rare sono state le mie rotture in linea. Per contro, pur pescando leggero e con canne molli, ho sempre ricevuto in cambio dei lanci molto lunghi, pari, se non addirittura superiori, a quelli fatti cogli altri piombini più pesanti.
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