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Prepararsi per l’apertura
di Carlo Bergamelli

Come ogni anno, passata la bagarre delle feste, si torna alla vita di tutti i giorni.
C’è chi va a scuola, chi al lavoro e si innescano dei meccanismi automatici viziosi, molto pericolosi per la nostra salute (sia fisica che mentale) e allora cosa fare… sicuramente andare a pescare… ma: “caro fa freddo poi ti ammali”, mi sembra di sentirle quelle mogli tanto dolci e carine… o le mamme premurose... prima i compiti altrimenti… meglio ribelli… ma liberi e contenti… - parentesi poetica finita - ehi... scherzo, le mogli e le mamme sono creature stupende e si preoccupano per noi, però, non hanno passione per la pesca (almeno non tutte, ecco), non sanno cosa vuol dire vedere l’alba dalla riva di un fiume o di un torrente, essere immersi in un silenzio naturale rotto magari solo dal cristallino rumore dell’acqua sulle pietre, dimenticare le cose di tutti i giorni, gli impegni sempre di corsa, gli obblighi, i doveri ….

E abbandonarsi alla sfida leale con quella trota che, pure lei , ha un cervello e noi dobbiamo scoprire, indovinare, cosa ci sta comunicando in quell’attimo e non conoscono (le mamme, le mogli, le compagne) il fascino di una tocca improvvisa e l’emozione dell’avvistamento improvviso nelle limpidissime acque del torrente, di una bella trota in caccia … allora capiremo i loro ‘perché’ contrari e i vincoli che ci impongono ma non rinunciamo alla nostra amata apertura.

Chiusa questa anomala introduzione, passiamo a parlare un po’ di preparativi.
Oramai manca poco alla fatidica data e dobbiamo fare il punto della situazione.
Raccogliamo tutto il materiale immagazzinato a fine stagione e verifichiamo che non manchi nulla: ami, piombi, girelle, galleggianti, segnafili ecc.
Particolare attenzione dobbiamo dedicarla al filo.
Sappiamo che è l’elemento che si altera di più nel tempo e un controllo bobina per bobina è d’obbligo, separando quelle che ci sembrano insufficienti o dove il filo dopo una nostra trazione dà segni di indebolimento.
Mi auguro che le canne siano state pulite prima del letargo invernale, se così non fosse via di straccio e acqua, togliere il tappo e lavare bene la parte interna, facendola poi asciugare prima di richiuderla.

Stessa precauzione per i mulinelli, pulizia e non aggiungere mai grasso nuovo per chi si cimenta in perlustrazioni interne, al massimo spalmare il grasso esistente sui vari organi di rotazione, il grasso con il freddo assume una consistenza tale che riduce la scorrevolezza.

Come filo in bobina io di solito uso uno 0.18 e vi raccomando, non mettetevi a fare gli spilorci per un paio di euri, comprate un buon filo specialmente nella stagione fredda e per limitare al massimo le parrucche quando lo imbobinate accertatevi che sia ad una temperatura di almeno 18°–20°C...

E le montature? C’è chi a fine stagione le disfa tutte (e lì tanto di cappello) e chi invece conserva ancora reperti non databili, beh… valutate voi… In qualsiasi caso qualche montatura nuova ci vuole.
Se già sapete quale sarà la vostra meta la preparazione sarà dedicata, altrimenti variate con qualche corona, per esempio da 15 pallini del 3, del 3.50 e del 3.75, qualche spiraletta se dovete lancicchiare o se volete esagerare e la vostra meta sarà un fiume con molta acqua, delle belle montature con pendolino o delle spirali da 5-6–8 gr. con coda finale di 50–70 cm, l’importante è avere in saccoccia qualcosa di pronto.

A fine febbraio le temperature, almeno qui da me in Val
Seriana, sono sempre siberiane e le dita si rifiutano di eseguire certi comandi facendoci passare in pit-stop molto più tempo del necessario.
Allora siamo d’accordo: controllo totale su tutto il materiale e già che ci siamo una sbirciatina alle tasche del nostro giubbotto, alle volte durante il deposito ci fosse passato qualche roditore… e gli stivali?
Un immagazzinamento sbagliato può averli danneggiati e un lavaggio piedi in acqua corrente a Febbraio non è consigliabile.

Massimo ordine nelle tasche del nostro gilet ci consentirà dei movimenti sicuri ed eviteremo di innervosirci se non troviamo subito quello che stiamo cercando.

Fatto questo non ci resta che la parte legale, la licenza.
Non pagate mai il vaglia prima della data riportata sul libretto altrimenti non vale.

A questo punto con documenti ed attrezzatura dovremmo essere a buon punto ci mancano solo le esche.
Se non avete la possibilità di procurarvele da soli (se ad esempio abitate in città) non aspettate l’ultimo giorno a comprarle altrimenti rischiate di trovare solo i rimasugli.

Fate attenzione durante la stagione fredda, le camole del miele soffrono le basse temperature, è importante tenerle in tasca o, se usate il porta esche, attrezzatevi con degli scaldini, le camole mollicce hanno ben poco potere attrattivo e vanno a vanificare tutto quello che abbiamo fatto di buono fino a quel momento. E adesso?

Adesso non mi rimane che farvi un ultima raccomandazione, specialmente a tutti i giovani ma anche ai papà e ai nonni: invitate dei vostri amici, portatevi i figli o nipoti a una apertura di pesca e fategli provare l’emozione di una abboccata o di una cattura con la vostra canna, sono sicuro che resteranno affascinati, come del resto è accaduto a me molti anni fa …

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