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Quanto mi ami?
di Massimiliano Bellomini
Quanto mi ami è la domanda, a parte
il gioco di parole, che ci deve far comprendere l’importanza di
questo piccolo accessorio per la pesca, vecchio quanto l’uomo.
La forma dell’amo da carpfishing ha subito radicali trasformazioni
grazie all’esperienza pionieristica, Inglese e Francese.
Attualmente, il mercato mette a disposizione una quantità di modelli,
tanto elevato, da mettere in difficoltà il pescatore più
abile.
L’utilizzo di un determinato amo, per una corretta presentazione
dell’esca, sostituisce spesso la premessa di un sicuro successo,
soprattutto per la possibilità di allamare un esemplare record,
molto difficile e sospettoso da catturare, per la pressione di pesca a
cui è sottoposto.
La semplicità di costruzione di un terminale da carpfishing, non
consente grandi variazioni sul tema, di come deve essere annodato l’amo,
o sulla lunghezza complessiva del terminale; Il funzionamento e l’efficacia
di tutto il complesso, amo-finale, è quindi caratterizzato essenzialmente
dalla forma dell’amo, e da come andremo a posizionare l’esca.
Ma vediamo al microscopio, quali sono le caratteristiche e le forme, dei
modelli più noti.
L’amo da carpfishing è caratterizzato principalmente dalla
presenza dell’occhiello al posto della tradizionale paletta, per
la legatura del filo; Dote, che rimarrà utile per il tipo di legature
che andremo a realizzare con fili di grosso diametro.
La seconda gran differenza, è data dalla lunghezza del gambo, che
ha particolare importanza a secondo dell’innesco che decideremo
realizzare.
La terza differenza, è data dal diametro del materiale col quale
è costruito, e come vedremo, in alcune situazioni è decisivo.
La legatura più utilizzata negli ultimi anni, è il nodo-senza-nodo,
che permette di bloccare la boilie direttamente sul filo con cui realizzeremo
l’intero terminale, facendo rimanere l’esca in asse col gambo
dell’amo facilitando, quindi, la penetrazione nella bocca del pesce.
A parte questa soluzione assai recente, le possibilità di poter
collegare il filo all’occhiello, rimangono i nodi classici utilizzati
per la legatura della girella, palomar, uni,ecc, naturalmente però,
con un air rig ricavato da un secondo spezzone di filo.
Se apparentemente l’occhiello può sembrare un impiccio, la
sua inclinazione rispetto al gambo può migliorare l’efficacia
dell’amo, vediamo perché.
Supponiamo di voler realizzare un N-S-N, il filo come ultima operazione,
va ripassato nell’occhiello in direzione interna, dopodiché,
dovremo tirarne il capo per serrare il tutto.
Bene, se noi possediamo due modelli d’ami con occhiello inclinato,
uno verso l’interno e l’altro verso l’esterno, una volta
innescati e fatti scorrere su di un piano, noteremo che il modello inclinato
internamente, tende a mantenere una curva chiusa.
Ciò è molto importante, perché quando il pesce aspira
l’esca, trascinandosi dietro l’amo, quest’ultimo assumerà
una posizione ad uncino che permetterà di agganciarsi con più
facilità.
Nell’altro caso, infatti, quando il pesce cercherà di espellere
il nostro inganno, l’amo assumerà una posizione di curva
aperta allontanando la punta da un possibile punto d’aggancio.
Per questo motivo, ritengo sia opportuno scegliere modelli con occhiello
rivolto internamente, o al massimo in linea col gambo.
E’ quindi importante, stare molto attenti durante la legatura, a
non far passare il filo all’esterno, poiché sarebbe vano
il vantaggio creato dall’angolo sopradescritto.
Per ogni disciplina di pesca, esistono forme diverse d’amo, che,
come tutti avranno notato, si prestano per ottenere inneschi adatti al
caso.
Nel carpfishing, pur valendo questa semplice regola, dobbiamo fare i conti
con un’esca che è posta fuori dell’amo, perciò
è molto importante che la sua curva sia sempre in una posizione
corretta quando il nostro boccone si trova depositato in fondo ad uno
specchio d’acqua.
La scelta classica, per una battuta di carpfishing, sono gli ami di foto
1, 2 e 3, versatili e dalle caratteristiche pressoché standard
che si prestano per inneschi di tipo affondante, rimanendo appoggiati
al fondale insieme all’amo.
Il gambo corto è quanto di meglio può esistere per allamature
sicure anche alla presenza d’ostacoli, grazie alla ridotta distanza
che c’è tra la punta e l’occhiello.
La sicurezza di presa salda all’interno della bocca del pesce, è
data soprattutto dalla posizione che l’amo assume durante la mangiata,
rimanendo esattamente in linea con l’esca.
Proprio
per questo, quando si utilizzano esche galleggianti, che tendono a sollevare
l’amo dal fondale, dovremo scegliere ami con il gambo più lungo,
che grazie alla “prolunga rigida”, aumentano l’effetto
di anti-espulsione, problema tipico di un amo in posizione capovolta; Il
pesce in questo caso si troverà la bocca ingombra, facendo fatica
a liberarsi della sua trappola.
La lunghezza del gambo naturalmente può essere variabile, e spesso
la scelta è vincolata dal luogo in cui peschiamo (ostacoli presenti),
dal fondale (melmoso, ricco d’alghe, ecc), e dalla pressione piscatoria.
Spesso quest’ultimo fattore, ha fatto cambiare le abitudini alimentari
dei pesci, e nei casi peggiori, ha portato a un peggior stato di salute
dell’apparato boccale, obbligando i pescatori a cambiare sistema
d’innesco, per poterli ancora allamare.
Alcuni anni fa, un’azienda britannica, a fronte di problematiche
sorte nella difficoltà di catturare le carpe, produsse un amo,
Bent-Hook, che grazie alla particolare piegatura del gambo, faceva sì
che il pesce si cucisse la bocca, pungendosi in più punti.
Oltre che a danneggiare seriamente il pesce, se veniva salpato, poteva
succedere di rompere la lenza lasciando l’intera montatura in acqua,
con una probabile allamatura che nessuno avrebbe potuto risolvere.
Le
menti più lucide del panorama Europeo, però, non hanno tardato
a trovare una soluzione valida, efficace e allo stesso tempo non invasiva
come il precedente modello.
Si tratta, infatti, di modelli dotati di curvatura molto ampia, che si sono
rivelati tremendamente efficaci in ogni situazione, soprattutto dove il
pesce è molto titubante nell’aspirare l’esca.
La sua particolare forma, permette una volta in bocca al pesce, di trovare
un aggancio obbligato pur possedendo un’ampiezza stretta, tra punta
e gambo.
Questo sistema quindi, è a mio avviso, la base per la costruzione
dei terminali di terza generazione, studiati per i luoghi a forte pressione
di pesca.
Sono da sottolineare i modelli dotati d’occhiello d’acciaio
montato sia sul gambo, che su di un piccolo spezzone di lenza a forma di
“D”, concepito per rendere mobile l’esca rispetto all’amo,
foto 6, 7 e 8.
Questa soluzione, permette di annullare la resistenza provocata dall’air
rig e di posizionare in maniera corretta l’amo, durante l’espulsione
dell’esca; I modelli dotati di “D” o “mini D”,
foto 7 e 8., hanno lo stesso campo d’impiego,
mantenendo, secondo i canoni generali descritti fin’ora, la stessa
differenza tra amo a gambo lungo e amo a gambo corto.
Ciò però, che spesso a diviso i pescatori, è la dimensione
dell’amo rispetto all’esca, che spesso è andata al
di fuori da scelte oculate.
Perché un amo possa essere efficace, non deve mai trovarsi la propria
curvatura eclissata dall’esca, infatti, la scelta della dimensione
di quest’ultima è direttamente proporzionale all’uncino
che dovremo scegliere.
Il problema nasce dal fatto, che aumentando la dimensione dell’amo,
si rischia d’appesantire la trappola e di non renderla efficace;
Alcuni angler, per ovviare al problema, utilizzano ami di dimensioni molto
piccole riducendo la lunghezza dell’air rig, appoggiando l’esca
sulla curvatura dello stesso.
Ridurre eccessivamente la misura dell’amo però, può
portare a conseguenze spiacevoli! Sicuramente il peso dell’insieme
risulterà più leggero, ma quando siamo costretti a forzare
i pesci dagli ostacoli o dalla corrente di un fiume, rischiamo di lacerare
la bocca del pesce, grazie alla sezione sottile degli ami di piccola taglia.
Durante la slamatura accidentale di un pesce, a causa di un mal posizionamento
dell’amo, è possibile arrivare a tagliare il labbro del nostro
avversario, recandogli seri danni.
Perciò, in caso di prede particolarmente astute, o quando lo riteniamo
opportuno, è consigliabile scegliere montature mobili, come il
“D”, cercando di non ricorrere a soluzioni dannose.
Per concludere l’argomento, è forse meglio ricordare, che
la vita di un amo non è direttamente proporzionale ai pesci che
riusciremo a catturare, ma anche lo strofinamento sul fondale tende a
logorarlo; Se la pesca a brevissima distanza su di un fondale duro o sabbioso,
non reca nessun danno, la pesca a lunga distanza su di un fondale ciottoloso,
durante il recupero della lenza, può spuntarlo.
Ciò nonostante, la scelta dell’amo con il relativo innesco,
spesso implica la scelta di terminali specifici, variabili sia per lunghezza,
che per rigidità, ma questo è un argomento che affronteremo
prossimamente!
| TABELLA MISURE |
| Amo |
mm Boilie |
| 6 |
12/14 |
| 4 |
16/18 |
| 2 |
18/20 |
| 1 |
22/24 |
|
24/28 |
|
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