
La “ruspante”, che passione
di Umberto Barbarini e Sabino Civita
La pura passione, che a volte ti può lasciare l'amaro in bocca, con combattimenti inaspettati al limite dell'attrezzatura usata, si chiama carpa ruspante, regina indiscussa di laghi, stagni, e canali, un pesce in grado di offrirti enormi soddisfazioni, utilizzando diverse tecniche di pesca.
Qualche giorno fa sono andato, in compagnia di alcuni amici, Sabino , Carlo e Walter, a pescare in un bel complesso di canali, ubicato nei pressi del piccolo paese di Remondò, a pochi chilometri da Vigevano. Qui vivono le nostre ruspanti, nate nei campi di riso adiacenti e poi immesse dal proprietario Giovanni per ripopolamento in questi canali.
Tali invasi sono larghi dai 13 ai 15/18 metri, hanno una profondità di circa 1,50 metri e hanno le sponde piene di canneti e di piante, a volte semisommerse, ambiente ideale per le carpe. A dimostrazione che tale ambiente sia il più consono per questi pesci, è il fatto che il mattino molto presto si sentono le famose “succhiate” contro gli steli delle canne immerse nell'acqua; è per questo motivo che una delle armi vincenti è riuscire a pescare il più vicino possibile alle loro tane.
Qui si possono usare diverse tecniche di pesca, dal carpfishing, alla classica pesca fondo, dalla canna fissa alla roubaisienne, tutte quante redditizie capaci di regalarti esemplari dalla livrea incredibile con colori ormai dimenticati da tempo, in quanto a tutt'oggi si preferisce andare a pescare le carpe nei famosi carpodromi, dove il divertimento è assicurato senza faticare troppo per riuscire ad ingannarle. Qui, fortunatamente, non è così: bisogna essere scaltri, in quanto l'abilità di un pescatore non è dimostrata dalla quantità di pesci pescati, ma dalla loro qualità e dal loro peso.
Con la roubaisienne
Ho impostato la pesca utilizzando la roubaisienne a 13 metri per cercare di arrivare il più vicino possibile alla sponda opposta ed ai canneti presenti in grado di offrire alle carpe un sicuro nascondiglio.
Come lenza ho usato un piccolo galleggiante con deriva molto corta di 0.30 grammi, tutto dipinto di nero, per confonderlo con la vegetazione presente e non fare insospettire il pesce con colori che a volte ritengo troppo accesi.
Per il filo ho usato lo 0,12 diretto, avendo dentro i primi 3 pezzi della rouba l'elastico ammortizzatore del diametro di 1.2 mm e come piombatura ho usato 3 pallini del n° 8, il primo a 20 cm dall' amo; ho raccolto gli altri due a 10 cm dal primo. Come amo ho utilizzato il WN500 della Colmic senza ardiglione del n° 16 e come esca il classico chicco di mais.
Come ho detto in precedenza, queste sono carpe ruspanti. Hanno un comportamento diverso dalle altre di “allevamento”; bisogna utilizzare un diverso tipo di pasturazione per non saziarle troppo e per non fare continui rumori superflui in acqua. Occorre fare molto silenzio sulla riva, in quanto la poca profondità dell'acqua amplifica le onde sonore e le carpe riescono a sentire ogni piccolo movimento, si insospettiscono e si allontanano. Piccole fiondate di mais (10/15 chicchi) ogni 15 minuti sono il segreto per ottenere i risultati in questi canali; vi sembrerà strano, ma non serve la pastura!
Una volta in pesca, bisogna stare molto concentrati e notare i più piccoli movimenti dell' acqua, perché si può capire, con un po' di esperienza, quando stanno arrivando le nostre amiche. A volte si vedono delle piccole bollicine che arrivano a galla nei pressi della zona pasturata: queste sono indice che le carpe stanno “grufolando” il fondo per mangiare i chicchi, buttati in precedenza. State attenti perché sta per cominciare il “momento magico”: quando il galleggiante affonda bisogna stare molto attenti alla partenza della carpa verso la sponda opposta in cerca dello “sporco” per cercare di liberarsi.
Molte volte, se non si è più che veloci a rallentare le loro accelerazioni, riescono a rompere il filo che entra in contatto con le taglienti canne. Si prendono degli esemplari di tutto rispetto, degni di una bella foto e della loro liberazione, ma ciò che più colpisce è la loro potenza, i loro colori (dal giallo scuro all'arancio), insomma una vera bellezza! Posso dirvi che, quando sono andato pescare in questo posto per la prima volta, ho provato una vera emozione e tanta felicità nell'apprendere che esistono ancora posti simili ed è molto piacevole passare la giornata nel completo relax, avvolti da una natura ancora incontaminata.
A ledgering
Pescare la carpa a ledgering è, per me, fra le cose più divertenti che la nostra passione possa regalarci.
In acqua ferma, con attrezzatture dimensionate appena il giusto per questi bisonti d'acqua, rod rest molto in basso e vettino a sfiorare la superficie del lago, mangiate che non danno adito a dubbi – le famose “partenze” tanto care e attese dai carp-angler, il recupero di un animale fiero e mai domo… insomma una vera goduria.
Ho impostato la sessione al massimo della semplicità, con una montatura che prevedeva, a scorrere sul filo di bobina (uno 0.22), piombo da 10 o 15 grammi , fermato in alto da uno stopper in gomma e in basso da una perlina di gomma a fungere da salvanodo per il terminale, collegato tramite una girella del 14. Il terminale, in monofilo dello 0.18, l'ho fatto di circa 40 cm, armandolo di un amo del 16 con occhiello (Tubertini serie 229) legato col knot-lessknot (nodo senza nodo). Con una simile montatura, anche qualora il filo si dovesse rompere a monte del piombo, la carpa non rischia di subire danni, e magari di morire, proprio causa della zavorra che si è impigliata in qualche ramo sommerso o altri ostacoli.
Basta infatti una piccola trazione affinché lo stopper venga sfilato, lasciando il piombo stesso libero di scivolar via dal filo. Va da sé che, ad ogni pesce salpato, è sempre buona norma controllare lo stato del filo, sia del terminale che della lenza madre. Non ho usato pasturatore, affidandomi anch'io a frequenti fiondatine di mais, usato anche come esca, un solo grano, a volte “fermato” da un bigattino, per rendere più visibile e attirante l'inganno. Qui nei laghi di Remondò infatti l'esca principe è il mais, più o meno in tutte le stagioni, e vista la frequenza delle partenze che ho avuto direi che non serve scervellarsi a trovare esche alternative.
L'impostazione dell'azione di pesca è stata veramente english style , mi sembrava di essere in una fisheries del Regno Unito. Per una volta il reggicanna non puntava al cielo per consentire al piombo di reggere la corrente, anzi, canna molto bassa e a formare un angolo di 90° col filo, e ferrata dolce ma immediata, con poco o punto frizione, non tanto per allamare al volo il pesce, quanto per evitare che la carpa si rifugiasse immediatamente negli ostacoli del sottoriva dinanzi a me.
Poi, appena allontanata la carpa dalla riva, un po' di frizione, e poca fretta, pena la perdita del pesce per slamatura o rottura del terminale. Alla prima carpa allamata ho subito pensato di essermi imbattuto in un grosso pesce, la resistenza e la forza che sentivo all'altro capo del filo non lasciavano immaginare i due chili scarsi di carpa guadinata alla fine del combattimento, ma qualcosa di ben più imponente. Così sono state tutte le altre catture, vere e proprie carpe ruspanti e battagliere, bisognava tenere ben salda la canna in mano e prepararsi ad un bel combattimento, a tutto vantaggio del divertimento.
E Cavedano ? Il nostro buon Walter Scandaluzzi non si è smentito, ha catturato carpe, balck bass a spinning ed è stato anche un fotografo d'eccezione per questa bella gionata di pesca.
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