
Spigole e serra in foce
La tecnica del morto manovrato
permette un differente approccio ai predatori di mare soprattutto avvicinandoci
alle foci, regno della spigola e dei serra
di Roberto Ripamonti
Era
da tempo che volevo cominciare a frequentare le foci dei fiumi sicuro,
come ero, che fossero degli ambienti adatti al mort maniè una tecnica
straordinaria a cui dedico molte ore di pesca.
Il problema principale era però quello di trovare la giusta combinazione
di tempo libero, voglia di rischiare nuove vie e soprattutto, di lasciare
la certezza delle catture di lucioperca per un qualche cosa di sconosciuto.
Per una serie di coincidenze si erano create le situazioni per tentare
questo nuovo assalto subito all’indomani di una battuta di pesca
alla spigola che aveva avuto esiti non positivi, usando esche delicate
come i siliconi.
Di buon mattino…..le 1130 circa (ma perché alzarsi presto?)
avevo quindi deciso di prendere qualche bigattino, la mia fidata canna
da maniè e lo stretto necessario per fare qualche lancio in quelle
zone che la notte prima avevano decretato il nostro fallimento.
L’idea era quella di pescare il perca e qualche cavedano per trascorrere
poche ore di sole in barca e verificare se alcuni dei posti molto vicini
a casa, erano davvero validi per predatori con l’esca morta.
La cosa buona era che le aree di pesca distano dalla foce non più
di 2-3 km per cui vi era una certa curiosità nel vedere che cosa
sarebbe successo.
Catturate le alborelle necessarie per qualche ora di pesca, mi ero quindi
mosso verso un ampio curvone del fiume in cui la corrente incrementava
la sua velocità scavando pareti verticali.La profondità
cambiava da 4 metri fino ad un culmine di circa 6 creando una vasta buca
certamente buona per provare qualche lancio e tentare la sorte.
Innescata l’alborella con una montatura su chevrotine da 10 grammi
ho quindi tentato il primo lancio tanto per sondare il fondale.
Dal primo saltello, la presenza di qualche pietra lasciava intendere un
luogo adatto a nascondere un perca in attesa di una vittima ed infatti,
un colpo secco e la mia ferrata immediata, mi avevano messo in contatto
con un qualche cosa che portava via filo con furibonde testate.
Una buona preda certamente ma, che preda? Se si trattava di un perca doveva
essere di taglia extra, certamente non poteva essere un cavedano, forse
poteva essere un piccolo siluro, cos’altro? Un nuova fuga ed il
mio mulinello, tarato sulla blanda difesa dei perca doveva essere aperto
ulteriormente per evitare lo strappo o la slamatura.
Poi
d’improvviso, a venti metri a valle della barca, una splendida sagoma
argentea ed un pesce dalla bocca enorme…possibile che sia una spigola?
Certo che era una spigola e di quelle extra large che continuava a tentare
la fuga anche sotto la mia barca.
Poi, con mille precauzioni per non perdere quella meraviglia, una presa
salda in bocca e finalmente la battaglia era finita.
Accidenti che pesce, altro che smorti lucioperca e piccoli cavedani! La
spigola tira come una dannata al confronto e soprattutto, ai miei occhi
ha ben altro prestigio.
Ecco allora che una giornata di novembre mi apre un nuovo orizzonte di
pesca in cui tutto l’entusiasmo e la voglia di cercare nuove strade,
riprende il sopravvento.
Certo, fare una spigole di oltre 5 kg al primo lancio è un gran
colpo di fortuna ma il fatto che poi siano seguite altre spigole in vari
modi nei giorni seguenti anche di taglia certamente ottima, mi indice
a confermare che il maniè è un’arma assolutamente
micidiale ,anche nei confronti del predone delle foci aprendo, ampie praterie
alle migliaia di zone similari che circondano le nostre coste.
Mi viene a pensare all’Ombrone, all’Arno,
al Volturno, al Magra, al Po, tanto per citarne
qualcuno e cercare di coinvolgere quanti più appassionati possibile
in questa ricerca in acque salmastre.
Cos’è il Mort maniè
La tecnica del Mort maniè è legata indissolubilmente al
nome di Albert Drachkovich
un fenomenale pescatore che si è scavato un posto particolare nella
storia della pesca moderna.
Albert è
un ultra settantenne polacco di origine ma francese di cittadinanza che
ha vissuto una vita intensa fatta di pittura (cercare su Google la sua
attività di autore per rendersi conto di chi parliamo) e di pesca
in tutte le possibili acque del mondo.
Drachko
è uno dei più sensibili creatori di tecnica di pesca al
predatore e l’inventore di una montatura semplice ma tremendamente
efficace in cui pochi particolari tecnici riescono a creare una combinazione
vincente sia in mare che in acque dolci.
Nata infatti come tecnica di pesca al lucioperca ed al luccio è
stata poi sperimentata con effetti devastanti anche in mare per una serie
di prede da sogno sia nel mare nostrum che in oceano.
Ovunque le catture hanno superato di gran lunga quelle ottenibili con
la migliore delle esche artificiali fatto salvo che le condizioni del
fondale permettano lo svolgimento perfetto dell’azione di pesca…ma
in genere questo è un problema minore.
Il Drachovich
system è praticata a parole da tanti pescatori italiani ma, nei
fatti e nella realtà, solo pochissimi sanno esattamente di cosa
stiamo parlando poiché la maggioranza generalizza con la tecnica
di recupero di un pesce morto.
Drachovich non
è la stessa cosa.
In Italia, i precursori sono certamente Roberto
“Ropino” Cantaluppi, il compianto
Maurizio Lamperti
padrer della Tecnicarp, Luca Foroni
e, oramai per meriti di campo, il sottoscritto se non altro per gli oltre
40 articoli che ho scritto in questi anni di maniè.
Per il mare, non mi vorrei sbagliare ma siamo all’anno zero e con
una…marea…di cose da dire e da scoprire se avremo la voglia
di farlo.
Non che questo sia l’annuncio di una rubrica poiché non ho
ancora sufficienti elementi per tediarvi troppo a lungo ma certamente,
la premessa per introdurre una tecnica interessante e “differente”.
La montatura Drachkovich
Il
segreto di questa montatura sta nella semplicità, complessità
con cui è costruita.
Esistono n commercio montature originali distribuite da Old Captain che
sono di qualità sufficiente a provare questo sistema.
L’asse in acciaio è proporzionale in lunghezza alle dimensioni
delle esche ed infatti esistono misure differenti studiate per le varie
azioni di pesca.
Stesso dicasi per le misure delle ancorette.
Il piombo in testa detto “Chevrotine” è la sua mobilità
sono ciò che permette all’esca di calare in perpendicolare
sul fondale e di saltellate non appena la cima della canna effettua il
richiamo.
La piombatura sarà sempre funzione della profondità e corrente
in cui operiamo e parlando di foce, 10-15 grammi sono la giusta soluzione
ai nostri bisogni.
Un
morto manovrato, anche visivamente è un’esca di grande richiamo
dal momento dell’impatto con l’acqua, prova ne è che
alcuni serra, hanno attaccato proprio in quel preciso momento.
E’ questa una ragione per limitare il peso del piombo a non più
di 15 grammi e salire oltre questi valori solo in presenza di moto ondoso
e di vento che si limitano la sensibilità.
Per la foce, fatta eccezione forse per il Po,
il limite dei 15 grammi basta ed avanza per sondare ed esplorare tutte
le migliori aree di pesca.
Esche
In foce ho avuto una buona serie di successi con alborelle morte esattamente
come con piccoli cefali da 6- 8 centimetri.
Altrettanto valide sono le piccole boghe e le aguglie innescate per mantenere
intatta la loro mobilità mentre ho avuto problemi di gestione delle
esche tipo sparlotti o piccoli saraghi perché la forma tondeggiante
non aiuta nel recupero.
Sardine
ed alici non vanno bene per la loro tremenda delicatezza che impedisce
di lanciare più di due volte prima di diventare una poltiglia inutile.
Meglio gli sgombri freschi di piccole dimensioni se aiutati con un giro
di filo elastico da inneschi.
In questo caso l’esca resiste a sufficienza e con una decina di
sgombri si passano buone ore di pesca.
Eccezionali sono i piccoli ghiozzi che sono tra l’altro, il cibo
designato della spigola di foce e quindi un’arma micidiale da non
dimenticare mai.
Ovviamente tutte le imitazioni in silicone trovano una perfetta applicazione
su montature Drackho avendo l’accortezza di rimanere sul leggero.
Attrezzature.
Lo dico senza paura di essere frainteso; mentre per i mulinelli e le trecce
siamo a buon livello, le canne da Drachko sono mediamente mediocri fatta
eccezione per qualche originale firmato da Albert (ma non tutti) e la
versione disegnata da Olivier Portrat che è in vendita solo in
pochissimi negozi ed a caro prezzo.
Comunque
la canna dovrà essere da 2,40-2,70 metri e con una azione molto
rigida che riesca a trasmettere tutto ciò che il rimbalzo dell’esca
sul fondo ha da dirci, Spesso, una leggero colpo secco è il segnale
che dall’altra parte è arrivata una spigola ed il nostro
lavoro ha dato i suoi frutti.
Da qualche tempo sono sotto valutazione delle canne a filo interno che
sembrano garantire una sensibilità assolutamente superiore ma si
tratta di prototipi non ancora disponibili.
Prede di mare
Il mort maniè è una tecnica che si sposa perfettamente con
la pesca in mare.
Alcune delle sue prede migliori cadono sul maniè come non fanno
con altre tecniche di pesca.
L’elenco che segue è parzialee non contiene prede caraibiche
quali snook, tarpon o cubera che sono molto frequenti con questo metodo.
Spigola
Un
avversario magnifico e difficile che cade sul manovrato con una certa
insistenza soprattutto quando è in caccia di notte.
Sia i siliconi che le esche naturali, manovrate sul fondo sono efficaci
soprattutto se la piombatura è leggera.
Serra
Una preda sensazionale e potente, capace di mettere in difficoltà
le attrezzature più pesante e potenti.
Il serra attacca il morto manovrato con una foga incredibile e senza esitazioni.
Cavetto d’acciao obbligatorio e frizioni ben tarate perché
questo è un Signor pesce di mare, un autentico predatore che trasforma
il più potente dei lucci, in una mezza calzetta.
Leccia
Un altro predatore straordinario e capace di
svuotare un mulinello dopo l’attacco.
Servono attrezzi potenti e mulinelli capaci di resistere ad uno stress
formidabile.
Sarà il mio obbietivo per la prossima stagione.
Dentice
Altro obbiettivo interessante se agiamo in fondali medio bassi (fino a
20-30 metri) in cui possiamo far lavorare la nostra esca.
Potrà essere la preda del futuro se troveremo la giusta soluzione
tecnica all’esca.
Oltre la pesca
E’ una nuova struttura organizzata da Paolo
Germani in cui è possibile imparare
anche la tecnica del mort maniè in foce verso spigole, serra e
leccie amia.
Oltre la pesca offre inoltre tecniche quali la traina per grandi leccie,
spinning ai serra, lampughe e tonnetti.
La base operative è presso Iniziative Nautiche sotto il Ponte della
Scafa a Fiumicino
(Roma) per informazioni
contattare
Paolo Germani
allo 339-3064070
oppure il sito www.oltrelapesca.it
(in costruzione).
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