
Tiger nuts, noccioline da caccia!
di Matteo Maranini
Spesso parlando di carp fishing si associa, per antonomasia, alla variabile esca la boilie. Se da un lato questo connubio di termini è inscindibile, è altrettanto vero che esistono moltissime esche con le quali è possibile catturare carpe. La storia pregressa al carp fishing ci insegna che le carpe sono sempre state catturate anche prima dell'avvento delle “magiche palline” e mais, ceci, piselli, patate ecc sono sempre lì a ricordarcelo.
Tra le esche che hanno avuto una notevole diffusione con l'avvento della moderna tipologia di pesca ai ciprinidi le tiger nuts ricoprono certamente un ruolo di primissimo piano.
Questa esca è di utilizzo frequente in Italia da (relativamente) pochi anni, mentre nei paesi anglosassoni è conosciuta da un numero molto superiore di anni (e carpisti), che si affidano ad essa con grande fiducia, perché spesso ha regalato catture e sorprese, anche laddove le boilies stentavano a dare risultati confortanti.
Che cosa sono…
Queste noccioline sono dei tuberi di misure variabili, che appartengono ad una pianta acquatica della stessa famiglia del papiro. Coltivata intensivamente soprattutto in Spagna (dove viene chiamata anche chuffas ), in questi paesi viene anche utilizzata nell'alimentazione umana e servita nei bar in connubio agli aperitivi…un po' come succede a “casa Italia” con pistacchi e arachidi (guarda caso anch'essi utilizzati nella pesca alla carpa).

Altro luogo di provenienza delle tiger nuts (con particolare riferimento alle black panthers) è l'Africa (alcuni testi che ho scaricato da internet mi confermano colture intensive in Ghana e Nigeria), e particolare buffo ed interessante è che circa il 70% della manodopera per la coltura di queste noccioline è al femminile, mentre solo il 30% del lavoro è svolto da uomini. I valori nutrizionali di queste noccioline sono ottimi e tra tutti è da mettere in risalto l'alto livello di glucosio (zucchero) in esse contenute, che sia assesta su valori intorno al 20% per le “normali” tiger nuts e di circa il 40% per le black panthers.
Per garantire una lunghissima conservazione questa nocciolina viene essiccata e disidratata dopo essere stata raccolta, pratica questa che fa sì che sacchi di tiger nuts possano durare, se intatti, anche per parecchi anni!
Perché piacciono alle carpe…
Bella domanda…a questo punto dovrei inventarmi una risposta plausibile! Scherzi a parte, le probabili motivazioni (probabili nel senso che ancora sono dibattute da parte di studiosi e pescatori), andrebbero ricercate nel fatto che le tiger nuts risultano un esca facilmente digeribile che viene assimilata dall'organismo dei pesci solo in minima parte rispetto al volume totale ingerito.
Con questo discorso, un po' sibillino, voglio dire che se nutriamo delle carpe con un certo quantitativo di tiger, quello che verrà assimilato dai pesci potrà essere “riassunto” in una piccola percentuale, approssimativamente intorno al 20-30% del totale.
La domanda che a questo punto dovrebbe sorgere spontanea è “ma il resto delle noccioline che fine farà?”, la risposta a questo quesito è semplicissima, ovvero ciò che non viene assimilato dai pesci viene espulso e immesso di nuovo sul fondale.
Questa particolarità delle noccioline fa sì che esse abbiano in acqua una sorta di “auto-pasturazione”, nel senso che i pesci ingeriranno parte delle esche immesse ma ne espelleranno un buon quantitativo, rimettendole “in circolo”, pronte ad essere attaccate da altri pesci (non necessariamente carpe, anche se spesso questa nocciolina risulta abbastanza selettiva).
Per verificare quanto ho appena scritto basterà sistemare una carpa catturata su pasturazione di tiger in un carp-sac per alcune ore; quello che vedrete quando estrarrete la carpa dalla sacca di mantenimento non sarà altro che una sorta di “sbriciolato di tiger nuts”, in sintesi le vostre esche solo tritate dai denti faringei del pesce. Altra probabile motivazione del successo di queste noccioline è il loro buon contenuto glucidico (come precedentemente espresso in termini di percentuale di glucosio presente in queste esche). Su questa caratteristiche potremo anche intervenire per aumentare il potere adescante di queste granaglie accrescendone ulteriormente la concentrazione con zucchero da cucina o dolcificanti di vario genere quali possono essere fruttosio, sweet intenser o neoasperidina NHDC.
Come prepararle…
La preparazione delle tiger nuts è molto simile a quella della maggior parte delle granaglie. Come già accennato, esse vengono vendute prevalentemente in sacchi di vario peso all'interno dei quali troveremo la nocciolina “secca”.
La prima operazione da praticare sarà dunque reidratare le nostre esche mediante immersione in acqua; in questa fase potremo aggiungere del bicarbonato di sodio che aiuterà nella fase di “gonfiamento” delle esche, la quantità potrebbe essere indicativamente di 1/2 cucchiai di bicarbonato ogni 2kg di esca.
Lasceremo quindi le tiger all'interno dell'acqua per un periodo che normalmente si assesta tra le 24 e le 48 ore. Vorrei precisare fin da subito che i tempi possono essere abbastanza variabili, consiglio di affidarci ai nostri sensi (gusto, vista ed olfatto) piuttosto che ricercare una sorta di vademecum della cottura.
Riterremo pertanto terminata la fase di reidratazione quando l'aspetto delle nostre noccioline non sarà più troppo rugoso. Arrivati a questo punto dovremo cuocere le nostre tiger nuts, per fare ciò versiamo tiger ed acqua (la stessa dove si sono “gonfiate”) in un tegame ed accendiamo il fuoco, normalmente la loro cottura si può ritenere terminata dopo circa 30/45 minuti da quando l'acqua comincerà a bollire (magari prestate attenzione se il livello di acqua diminuisce e al più aggiungetene altra per fare in modo che le tiger rimangano sempre coperte dall'acqua)
Anche in questo caso ritengo che l'osservazione (e magari l'assaggio) sia la pratica più adatta; in sintesi, le nostre noccioline saranno pronte quando presenteranno una scorza abbastanza dura ma il “cuore tenero” che al momento del loro innesco si tradurrà in una piccola difficoltà del “bucare” la scorza, per poi trovarci all'interno di un “nucleo” morbido e facilmente trapassabile con gli aghi da innesco tipici del carp fishing.
Durante la fase di cottura si possono aggiungere alcuni additivi atti a rendere le nostre noccioline ancora più adescanti; il più utilizzato (almeno per quanto mi riguarda) è certamente lo zucchero da cucina, nella misura di circa 1/2 cucchiai pro chilogrammo di tiger.
Altri additivi possono essere complessi di aminoacidi, melassa, betaina, aromi di vario genere ecc… Fatta eccezione per l'aggiunta dello zucchero, comunque, non sono un grande estimatore di additivi vari, almeno per quanto concerne la preparazione delle granaglie, e delle tiger in particolare; sono dell'opinione che siano esche già attrattive e gradite così come sono e non vedo il motivo per “caricarle” ulteriormente. Nella mia esperienza nessun additivo ha mai cambiato radicalmente le performance di queste noccioline e alla luce di ciò ho sempre proteso per il loro utilizzo naturale!
Come utilizzarle…
L'utilizzo delle tiger in pesca è del tutto simile a quello delle boilies, andremo ad innescarle forandole con l'ago e le trasferiremo sul capello sotto il nostro amo. La loro presentazione può essere affondante, galleggiante o in assetto neutro. Per realizzare presentazioni diverse da quella affondante potremo utilizzare sughero (che ha una tessitura molto simile a quella delle tiger nuts) oppure spugna di materiale espanso, commercializzata da tutte le maggiori aziende del settore, senza (per cortesia) farci inutili paranoie sul colore delle spugne che è assolutamente insignificante!
Il mercato mette a disposizione parecchie “diavolerie” per trattare le tiger nuts (e le particles in generale), in particolare molte case commercializzano piccoli trapani con cui è possibile forare le nostre esche per poi immettere all'interno del foro dell'espando per farle galleggiare. Sono dell'opinione che siano tutti piccoli accorgimenti certamente da tenere in considerazione, senza però farci perdere il sonno circa il loro utilizzo! Solitamente queste esche non hanno bisogno di una grossa pasturazione preventiva in quanto vengono identificate dal pesce come un “cibo naturale”, e quindi accettato velocemente e senza troppi patemi!
Certamente di interesse per la fase di pasturazione è lo sbriciolato di tiger che si ottiene tritando le noccioline ancora secche per poi cuocere i pezzi ottenuti; così facendo gli zuccheri contenuti nelle tiger vengono rilasciati molto più facilmente e l'acqua di cottura si trasformerà in un assai adescante liquido molto denso del tutto simile ad un gel. Alla prossima e in bocca….alla nocciolina!
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