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Big game, Tonno: cosa serve
Di Andrea Lia www.andrealia.it

tonni_cosa_serveLa pesca a drifting ai tonni del Tirreno è prevalentemente indirizzata alla cattura di pesci compresi fra i trenta e i settanta chili. Dato questo obiettivo è possibile indicare con buona precisione i sistemi e le attrezzature che permettono i migliori risultati nella maggior parte delle situazioni.
La cattura di un grosso tonno occupa probabilmente il primo posto fra i sogni della maggior parte dei pescatori d'altura mediterranei.

Tuttavia in molti, intimoriti dalla mole e dalla potenza di questi giganti, rinunciano in partenza per orientarsi piuttosto verso tecniche ritenute più abbordabili come la pesca a bolentino o la traina col vivo.
In effetti, pur considerando i tonni del Tirreno, che nella stragrande maggior parte dei casi si pesano in decine di chili e non in quintali, un approccio approssimativo rende il tentativo perdente in partenza.

Un tonno di una cinquantina di chili, una volta allamato, si ribella con una potenza mostruosa; tale da mettere in difficoltà chi abbia tentato la fortuna con un'attrezzatura riciclata da altri sistemi o senza le necessarie cognizioni tecniche. Insomma, se si vuole andare a tonni non si può proprio improvvisare.
E' assolutamente indispensabile dotarsi di tutta l'attrezzatura adeguata al più duro dei combattimenti. Nelle pagine che seguono vediamo di scegliere insieme tutto quello che ci vuole, proprio tutto, dalla canna all'amo, e di capire il perché di ogni singolo attrezzo.

Attrezzi di base
La prima cosa da acquistare, come per tutti i sistemi di pesca del mondo, è la canna. Considerando che questa scelta condizionerà poi il dimensionamento di tutto il resto dell'attrezzatura, la scelta va fatta tenendo in mente i pesci che probabilmente dovremo affrontare.

Canne stand-up
In Tirreno le catture di tonno rosso effettuate con la tecnica del drifting si aggirano mediamente fra i trenta e i settanta chili. Pesci da oltre cento chili, per quanti non impossibili, sono da considerarsi abbastanza rari. Data questa fondamentale premessa, non è azzardato decidere di optare esclusivamente per la tecnica stand-up. Il che vuol dire rinunciare alla sedia da combattimento e di conseguenza comprare una canna progettata appunto per il recupero stand-up. Bene, il primo passo è fatto, rimane da scegliere il libbraggio.

Direi che aggirarsi intorno alle cinquanta libbre costituisce un buon equilibrio. Scendere a trenta è un gioco da riservare agli esperti, mentre salire a ottanta libbre combattendo in stand up può creare qualche problema alle persone di corporatura esile e non troppo muscolose. Per quanto riguarda l'anellatura direi che una canna comprata espressamente per il drifting al tonno dovrebbe proprio essere dotata di carrucole di buona qualità.

Freni a leva
Immediatamente dopo la canna, si passa alla scelta del mulinello. Sulla grande famiglia di appartenenza, cioè freni a leva e freni a stella, non c'è nemmeno da porsi la domanda: è assolutamente tassativo scegliere il freno a leva, in quanto è l'unico pre-regolabile a una forza determinata, e soprattutto nelle classi elevate le frizioni di questo genere offrono prestazioni di gran lunga superiori. Quanto alle dimensioni del mulinello, quelli valutati dalla casa costruttrice per cinquanta libbre sono i più adatti.

tonni_cosa_serveRimane ora da imparare a pre-tarare la frizione, che è un'operazione di grande importanza. Infatti se con una frizione troppo dura si rischia di farsi strappare la lenza da una fuga improvvisa del pesce, viceversa con un freno troppo lento si allungano a dismisura i tempi del combattimento, aumentando contemporaneamente i pericoli di usura del terminale e di slamatura. Per tarare la frizione si deve portare la leva sulla posizione di strike, quindi dopo aver passato il filo fra le carrucole della canna, un compagno deve agganciare l'estremità della lenza a un dinamometro e tirare, con un'angolazione di circa quarantacinque gradi rispetto alla canna. Quindi si legge il valore di trazione sulla scala del dinamometro.

Una regolazione cautelativa ed efficace è di norma considerata una trazione pari a un terzo del carico di rottura della lenza. Per aggiustare la trazione allo strike, bisogna riportare la leva in posizione free, e solo da questo punto agire sul pomello del preset per aumentare o diminuire la pressione. Per arrivare alla taratura desiderata è normalmente necessario ripetere l'operazione diverse volte procedendo per approssimazioni successive.

In bobina
Per la scelta della lenza da imbobinare non ci sono molte scelte: tutta la nostra attrezzatura è bilanciata sulle cinquanta libbre e quindi un nylon della stessa classe è quello che ci vuole. Tuttavia non è sbagliato, solo per il filo, salire di una classe, cioè orientarsi sulle ottanta libbre. Questa scelta ci da un margine di sicurezza in più in caso di errori e soprattutto in caso di accidentali abrasioni o danneggiamenti del filo. Soprattutto ci garantisce di poter utilizzare un po' più a lungo la preziosa lenza che abbiamo imbobinato. Anche considerando il fatto che quando si arriva all'acquisto del nylon non si può pensare di risparmiare, e una lenza di buona qualità costa bei soldi.

Terminali
Una volta acquistata l'attrezzatura di base, rimane ancora da districarsi fra tutto ciò che attiene strettamente la tecnica di pesca, cioè ami, terminali, girelle e ogni altro piccolo accessorio indispensabile.

Ami piccoli
tonni_cosa_serveIn questi ultimi anni, a proposito degli ami da tonno si sono sviluppate due scuole di pensiero: c'è chi si è definitivamente convertito ai circe hook e chi rimane fedele ai classici J hook. Personalmente, pur non avendo concrete critiche da portare alla nuova filosofia dei circe hook, non sono fra quelli che l'hanno abbracciata. Il motivo è semplice: fra i nuovi ami di forma tradizionale ne esistono alcuni modelli veramente micidiali, utilizzando i quali la percentuale di slamature è praticamente nulla, almeno salvo errori clamorosi.

Dati questi risultati entusiasmanti, non ho mai ritenuto necessario cambiare sistema. Quindi la mia preferenza assoluta va ai Gorilla Owner nella misura 6/0. Tuttavia sono ultimamente usciti sul mercato, grazie a Tubertini e a Italcanna, alcuni modelli di ami con un anello saldato libero di muoversi attraverso l'occhiello dell'amo. Il che potrebbe essere un piccolo vantaggio, non tanto per una miglior tenuta del pesce ferrato, quanto piuttosto per una miglior presentazione dell'esca quando i tonni si dimostrano particolarmente diffidenti. In tutti i casi si può tenere come regola generale che pescando in Tirreno, a parte eccezioni riservate a pochi posti e momenti, chi pesca con ami piccoli, intorno al 6/0 cattura di più di chi continua a montare grossi ganci da dieci o undici/zero. Il perché è ancora una volta legato a una migliore presentazione dell'esca.

Fluorocarbon
tonni_cosa_servePassando ora a discutere sulla costruzione del terminale, io vi propongo il mio sistema, quello che ho scelto perché mi sembra garantisca il maggior numero di abboccate. Anche in questo caso ovviamente non tutti gli esperti pescatori di tonni sono d'accordo, ma per quanto mi riguarda le mie personali esperienze parlano chiaro. Sui mulinelli imbobinati con nylon da ottanta libbre ho completamente abolito la doppiatura, al termine della lenza di bobina annodo direttamente con un clinch semplice una piccola girella Sampo da cento libbre, rigorosamente senza moschettone. Ora arriva il terminale vero e proprio, che deve essere annodato direttamente alla girella e costituito da due metri di fluorocarbon da ottanta o cento libbre, non di più.

I fili al fluorocarbonio di elevata qualità costano molto cari, questo è vero, ma è una spesa che vale la pena. La differenza fra un moderno terminale in fluorocarbon da ottanta libbre e uno classico in nylon da centocinquanta, in termini di numero di abboccate a me è sembrata veramente rilevante.
Oltre a ami e fluorocarbon, per mettere in pesca le lenze servono ancora un po' di piombi, che saranno scelti fra cinquanta a cinquecento grammi a seconda della corrente, qualche palloncino per sostenere l'esca alla profondità desiderata, e una buona scorta di elastici coi quali fissare alla lenza sia i piombi che i palloncini in modo che si possano staccare con la massima velocità durante il recupero, semplicemente strappando l'elastico.

Accessori da combattimento. Se abbiamo deciso di affrontare il tonno in tand-up, un attrezzo indispensabile quasi al pari di canna e mulinello è una buona cintura con relativo supporto renale. Le più semplici da usare sono quelle che sostengono la schiena, sotto forma di fascia imbottita o di giubbotto. Più efficaci nella pompata, ma direi riservate a chi ha già qualche combattimento di esperienza, sono quelle che tirano sul sottocoscia e sulle reni. Ultimo, indispensabile accessorio da combattimento è un buon paio di raffi, robustissimi e a prova di tonno: tentare di salpare un pesce di cinquanta o magari ottanta chili con un raffietto piccolo e debole è un'impresa ridicola e pericolosa.

Consigli in pozzetto
Ecco tre consigli pratici, molto importanti pur nella loro banalità.

Mai scalzi
tonni_cosa_serveDurante una battuta di pesca d'altura è sempre imprudente starsene in barca senza scarpe. Non solo per l'aumentato rischio di scivolare sul bagnato, ma soprattutto perché una piccola disattenzione può portare grossi ami, lame o spigoli a pericoloso contatto con i nostri piedi.
Molto meglio calzare un buon paio di scarpe da barca, con suole bianche antiscivolo.

Pulizia del pozzetto
La continua pasturazione a sardine sminuzzate è l'elemento caratterizzante della pesca a drifting al tonno. Ma considerando che il grasso di sardina che inevitabilmente si deposita sul pagliolato del pozzetto è incredibilmente scivoloso, bisogna avere sempre a portata di mano una spazzola e acqua abbondante, per rimuovere unto e pezzi di sardina ogni pochi minuti, senza attendere che si accumulino pericolosamente.

Ordine
tonni_cosa_serveAl momento dell'abboccata bisogna sgombrare il pozzetto da tutti quegli elementi che potrebbero intralciare l'azione del pescatore e dell'equipaggio. Casse di sardine, secchi, ghiacciaie, devono immediatamente essere riposti fuori dal campo d'azione, in modo da lasciare libero movimento a chi tiene la canna, a chi lo assiste, e a chi alla fine dovrà manovrare il raffio e il terminale. Dover combattere col disordine, oltre che col tonno, rende tutta l'operazione assai più difficile.

Nodi o impiombature?
Nel costruire un terminale da tonni il primo quesito che ci si pone è se fissare amo e girella tramite un nodo oppure un'impiombatura. Dal punto di vista della sicurezza e della tenuta i due sistemi sono più o meno analoghi, a patto di essere ben realizzati. Con lenze non superiori alle novanta o cento libbre personalmente preferisco rimanere sui nodi, che risultano meno visibili e più leggeri delle impiombature, a tutto vantaggio di una più naturale presentazione dell'esca. Il nodo più indicato per lenze di questo spessore è l'Uni per anelli (vedi Pescare Mare, maggio 2002).

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