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Traina costiera
di Andrea Lia

Anche a volersi limitare solo alla pesca in Mediterraneo, la traina con esche artificiali ha talmente tante diverse interpretazioni tecniche, che un’unica trattazione è certamente destinata a restare abbastanza superficiale.
Oggi ci occuperemo della traina costiera, rimandando al futuro quella d’altura.
Trainando con gli artificiali, più o meno sottocosta, si può passare da pesci medio-piccoli come le occhiate o le aguglie del sottocosta a pesci un pò più grossi e combattivi come tombarelli , palamite, lampughe

Per la traina costiera si calano due o tre lenze contemporaneamente a distanze diverse dalla poppa, ma comunque mai troppo vicine.
Il maggior numero di abboccate si ha in genere su esche che si trovano fra i quaranta i cento metri dalla poppa.

Non sembri eccessivo: alcuni pesci, e in particolare la spigola, sono sospettosissimi e amano poco un’esca vicina alla turbolenza della barca.
Per quanto riguarda la profondità di lavoro dell’esca, le considerazioni vanno fatte in stretta relazione al pesce che si vuole prendere.
Il dentice mangia solo sul fondo, proprio sul fondo, quindi se il rapala è indirizzato a lui bisogna che rasenti le rocce.

Il sistema di gran lunga più efficace è il monel, cioè la lenza metallica autoaffondante, ma è di uso complesso, poco sportiva, e molto limitata.
Un’altro buon sistema per pescare vicino al fondo è zavorrare il corpo di lenza con piombi a sgancio rapido e usare un rapala galleggiante o al massimo poco affondante.
Se invece si traina alle spigole, è difficile sapere a priori la profondità alla quale potrebbero abboccare, si tratta di pesci versatili e imprevedibili.

Quindi è opportuno filare tre lenze, una a galla, e due più giù, ad altezze diverse.
Mentre occhiate ed aguglie mangiano normalmente in superficie se l’acqua è un po’ mossa, appena sotto se è proprio calmissima.
In tutti i casi visti fin’ora è bene trainare le esche a una velocità intorno ai tre o quattro nodi.

Abbandoniamo ora il sottocosta per spingerci un po’ più al largo, alla ricerca di tombarelli, lampughe, palamite.
Allora le due lenze più esterne saranno filate, a circa sessanta metri, sfalsate di cinque metri una rispetto all’altra, e porteranno come esche piume a testa piombata.

Mentre quella centrale, in mancanza di segnali superficiali come salti di pesci o soprattutto gabbiani che volano nervosi intorno a una zona ben determinata, è il caso che porti un minnow affondante o che sia appesantita da piombi a sgancio rapido.
In mare aperto la velocità di traina dev’essere superiore che sottocosta: cioè bisogna viaggiare fra i cinque e i sette nodi.

Andare più piano è uno dei principali motivi delle scarse catture.
Alla prima ferrata, a meno che non si tratti di un pesce veramente grosso, non bisogna commettere l’errore di salpare tutte le altre lenze.
Bisogna semplicemente diminuire la velocità il minimo indispensabile per agevolare il recupero della preda.
E’ molto probabile essere capitati dentro al branco e quindi, mentre si salpa un pesce, avere contemporaneamente diverse altre abboccate.

Questa eventualità ovviamente mette severamente alla prova l’abilità e il sangue freddo di skipper e pescatori, per evitare intrecci di lenze pericolosi, che potrebbero compromettere l’emozionante momento della ferrata multipla.

Le esche artificiali da traina sono veramente migliaia, forse più, sulle quali bisogna avere le idee chiare, per non fare confusione sul loro indirizzo e sul loro utilizzo.
Vediamo una a una le categorie più utilizzate e il loro impiego.

Piume.
Sono esche molto generiche, alle quali possono abboccare un po’ tutti i pesci, sia del sottocosta che d’alto mare, a patto di individuare la misura giusta.
Possono essere trainate sia a velocità media che elevata.

Jigs.
Si tratta di piume appesantite da una testa metallica, rispetto alle piume semplici sono meno impiegate a bassa velocità sottocosta.

Octopus.
Polpetti di gomma.
Sono eccellenti per boniti, palamite, lampughe, tonni nelle misure medie, e abbastanza efficaci per i piccoli predatori nelle misure inferiori.
Bisogna averne in diverse misure e colori, perchè spesso è proprio la scelta di uno invece che di un’altro a fare una grande differenza.
Rendono meglio se trainati abbastanza veloci in superficie.
Possono essere anche guarniti con delle piume, oppure accoppiati, uno dentro l’altro, per aumentare colore e volume.

Cucchiaini ondulanti.
Sono usati soprattutto nella traina costiera e media, e pescano bene sia sotto il pelo dell’acqua che a mezz’acqua che a fondo.
Normalmente la lenza va piombata, poco o tanto dipende dalla profondità all quale si intende farli lavorare, ma comunque devono pescare sempre completamente immersi.

Minnows.
Ne esistono migliaia di marche, modelli, misure e colori.
Eccellenti sia sotto il pelo dell’acqua che vicino al fondo, sia sottocosta che in altura.
Il difficile però è proprio scegliere quello giusto, perchè ogni situazione, ogni pesce, ogni momento ne richiede uno diverso.
Come regole generli si può dire che a basse velocità funzionano bene quelli piccoli con una piccola paletta di plastica, mentre accelerando è indispensabile passare a quelli con paletta metallica, o comunque molto pronunciata.
In tutti i casi è difficile farli lavorare come si deve oltre i sei nodi.

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