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Traina, piccole emozioni
Testo e foto di Andrea Lia

La tecnica della traina costiera o piccola traina è un sistema alla portata di tutti che garantisce divertenti giornate in barca animate da numerose catture. Sgombri, sugarelli, occhiate e aguglie sono pronti ad animare le nostre lenze anche quando le prede più impegnative sono irraggiungibili. Una delle tecniche più amate dai pescatori poco pazienti, che non sono disposti ad attendere ora nell'attesa di una sola abboccata.

Quando un principiante sente parlare di traina, sogna immediatamente le grandi ricciole, i dentici dei fondali rocciosi, tonni di branco e alalunghe. Poi, costretto a scontrarsi con la dura realtà, si rende conto che per queste catture da trofeo è indispensabile una barca impegnativa, un'attrezzatura costosa e tecnicamente adeguata, difficile anche solo da scegliere, e soprattutto una profonda conoscenza del mare, dei fondali e delle tecniche di pesca. Insomma, cimentarsi con la traina senza l'aiuto di un esperto capitano comincia a sembrare un'impresa quasi impossibile. Ma in effetti le cose non stanno esattamente in questo modo.

Se per la a traina d'altura e per quella di fondo con esche vive effettivamente bisogna affrontare e risolvere qualche difficoltà non proprio alla portata di chi ha appena iniziato a cimentarsi con canne e lenze, esistono tuttavia almeno una decina di specie di pesci di taglia medio-piccola ben disposti ad attaccare esche artificiali, che vivono sottocosta e che possono essere affrontati da chiunque.
Sia come palestra per prendere confidenza con la tecnica della traina, che come divertimento vero e proprio. Infatti una giornata di traina costiera può fruttare tantissime abboccate, tanti pesci nel pozzetto.

Il che vuol dire, oltre a una pregiata cena a base di pesce fresco, anche tanti combattimenti con avversari che, benché non enormi, se affrontati con attrezzature adeguate regalano certamente una buone dose di divertimento, soprattutto grazie all'azione continua. Inoltre quando le condizioni del mare non consentono di uscire in altura, o in periodi poco favorevoli per la ricerca dei pesci più grossi, anche la maggior parte dei pescatori più esperti preferiscono una bella giornata in mare a caccia di sgombri e sugarelli piuttosto che restare fermi in porto.

Piccola ma cattiva

Il primo presupposto per potersi dedicare ala piccola traina è, ovviamente, il poter disporre di una barca. Piccola traina, piccola barca è fortunatamente un'accoppiata che funziona benissimo, infatti cinque metri sono una misura più che sufficiente per essere operativi e a proprio agio in tutte le situazioni proprie di questa tecniche; e, soprattutto in estate, ci si può accontentare anche di qualcosa in meno.

Ma a prescindere dalle dimensioni, le uscite di pesca saranno molto più fruttuose se la barca, benché piccola, sarà attrezzata in modo agguerrito. Partendo dall'elettronica, lo strumento più importante (forse l'unico davvero importante per la piccola traina) è senz'altro un buon ecoscandaglio, che ci consente di avere costantemente sott'occhio sia l'andamento e la consistenza del fondale che eventuali branchi di pesci che passino sotto di noi, e in particolare a che profondità stanno nuotando.

Poiché non è necessario battere fondali molto elevati, una spesa di poche centinaia di euro ci consentirà di disporre di uno strumento adeguato. Immediatamente dopo lo scandaglio dobbiamo preoccuparci di montare almeno quattro portacanne, dei quali due orientabili oppure posizionati in modo che mantengano le canne in pesca in posizione divergente. Infatti poter calare in acqua più esche aumenta progressivamente le probabilità di cattura.

Sia nel caso si passi in un branco con la possibilità di effettuare più ferrate contemporaneamente, sia per avere in mare esche diverse per forma, colore e movimento nelle fasi di ricerca.
Una volta attrezzata l'imbarcazione in modo da renderla efficiente per la pesca, non resta che uscire alla ricerca dei pesci. Nel caso della piccola traina i nostri più comuni obiettivi saranno occhiate e aguglie, sgombri e sugarelli, oltre a qualche possibile sorpresa di dimensioni più consistenti come tombarelli, palamite o, sottocosta, qualche spigola. I punti in cui calare le lenze andrebbero conosciuti per informazioni carpite a chi rientra costantemente con dei bei bottini.

Ma siccome non sempre i pescatori più esperti sono prodighi di buoni consigli, bisogna essere in grado di arrangiarsi da soli. Nella ricerca di occhiate e aguglie si deve transitare molto vicino alle coste rocciose, anche solo pochi metri da riva, e battere con maggiore insistenza le punte davanti alle quali notiamo una corrente più sostenuta. Individuare queste punte è di solito una garanzia di duraturi successi. Se invece preferiamo la caccia a sgombri e sugarelli dobbiamo allontanarci un po' dalla costa, poiché i branchi di questi pelagici possono stazionare anche a uno o due miglia da riva.

Per individuarli ci sarà d'aiuto l'ecoscandaglio, ma soprattutto un'attenta e costante osservazione del cielo e della superficie del mare, per scorgere increspature anomale o uccelli nervosi, che di norma segnalano mangianze a galla. La piccola traina, oltre ad essere un sistema piuttosto semplice, ha anche il vantaggio di restare efficace quasi tutto l'anno, esclusi solo i mesi più freddi, diciamo fra gennaio e marzo-aprile. In estate è decisamente meglio trainare all'alba e al tramonto, mentre primavera e autunno possono offrire catture un po' a tutte le ore della giornata.

Ultralight

Per godere completamente anche della cattura di pesci di dimensioni medio-piccole, è necessario scegliere attrezzature molto leggere che, oltre a rendere emozionanti i combattimenti, garantiscono un'efficacia molto superiore. Ci si può orientare, a scelta, sia su attrezzature tipo spinning, cioè con mulinelli a bobina fissa, che su quelle più propriamente da traina, cioè con mulinelli rotanti. In entrambi i casi le canne non devono superare in potenza le otto libbre, mentre come lenza in bobina ci si dovrà tenere intorno allo zero-venti o massimo venticinque.

Alla fine del filo di bobina si annoda una piccola girella con moschettone per l'aggancio del finale, che sarà lungo un metro e mezzo e avrà un diametro compreso fra il diciotto e il ventidue e sarà allacciato al moschettone tramite un'asola doppia, molto più sicura, per fili sottili, di quella semplice.
Veniamo ora all'argomento più interessante, controverso e divertente: le esche artificiali.

Ogni buon trainista che si rispetti ha le proprie inalienabili certezze sulle esche magiche e quelle inutili, ma si tratta di convinzioni che si maturano solo con l'esperienza e variano enormemente da posto a posto.
Quindi è bene farsi un'idea generale. Possono funzionare benissimo i pesciolini artificiali fino alla grandezza di sette centimetri, sia con paletta lunga che corta, a patto che riescano a mantenere l'efficacia del nuoto fino ad almeno tre nodi di velocità. Nessun problema di velocità esiste invece per le piume, sia semplici che a testa piombata, che lavorano sempre perfettamente. Altrettanto si può dire per gli octopus o le esche composte da piume e gonnelline viniliche.

La lunghezza massima è ancora sette centimetri, ma quattro e cinque spesso funzionano anche meglio. Per quanto riguarda i colori, direi che non è il caso di provarne a decine. Poter scegliere fra quelli base come bianco-rosso, bianco-blu e tutto bianco nella maggior parte dei casi è una sufficiente garanzia. La disposizione delle lenze in traina è probabilmente il fattore più complesso di tutta la tecnica, anche se in assoluto non si può dire che si tratti di un argomento complicato. Le due canne poste sui portacanne più interni dovranno essere filate una a venticinque metri e l'altra a trenta, mentre quelle esterne devono pescare più lontano, fra i quarantacinque e i sessanta metri dalla poppa.

Un utile accorgimento per non dover contare le bracciate ogni volta che si fila l'esca in mare è quello di segnare delle marcature sul filo con un pennarello indelebile, in modo da avere a colpo d'occhio la distanza di pesca sotto controllo. La velocità alla quale trainare dev'essere trovata di giorno in giorno in base all'umore dei pesci. In linea di massima per i pesci del sottocosta si può andare da meno di due nodi fino a tre e mezzo, massimo quattro; mentre sgombri e sugarelli a volte mangiano esche trainate lentissime e altre preferiscono vedersele passare davanti anche a sei nodi.

Normalmente tutte queste esche vengono portate vicino alla superficie, ma se l'ecoscandaglio segnala branchi qualche metro sotto e dopo qualche passaggio non siamo riusciti a farli salire sulle esche a galla, si può provare a montare sulla lenza, almeno dieci o quindici metri a monte dell'esca uno stim, cioè uno di quei semplici affondatori che abbassano l'esca di qualche metro e risalgono in superficie non appena un pesce abbocca.

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