
Fili, intrecciati e dyneema
Attualmente esistono delle ottime alternative per caricare i nostri mulinelli,
vediamo quali
di Roberto Ripamonti
Trecce
o monofili?
Da quando sono apparse sul mercato le trecce in dyneema parte del mondo
della pesca è apparso in grande contraddizione poichè una
parte degli appassionati si è subito schierato con le novità
apportate dalle trecce mentre tanti altri sono rimasti attaccati al caro
e vecchio nailon.
Io stesso sono sempre sul bilico avendo avuto modo di pescare a lungo
con entrambi questi materiali e non sono forse in grado di esprimere un
giudizio finale.
Voglio però fare una serie di riflessioni che nascono dall’esperienza
personale non soltanto nel carp fishing ma anche, dalla preziosa esperienza
che scaturisce dal praticare anche altre tecniche, seppur sporadicamente.
Monofili
Iniziamo con il vecchio e caro nailon che pur meno avanzato tecnologicamente
e’ sempre una sicurezza e rappresenta il prodotto verso cui si rivolgono
il 95% degli appassionati.
I diametri che di norma si scelgono per il carp fishing sono compresi
tra lo 025 e lo 035mm e raramente si ricorre ad altre misure.
In taluni stili di pesca consiglierò di usare senza timore anche
un buon 045mm per proteggerci dall’abrasione di taluni ambienti.
La scelta del diametro poggia in genere sull’uso che vogliamo fare
in termini di distanza di lancio e tipo di fondale in cui peschiamo.
Per un uso ordinario in piccoli laghi e fiumi e’ infatti sufficiente
affidarsi allo 028 / 030mm magari ricorrendo allo shock leader se vogliamo
andare a posare il nostro innesco a distanza.
Un buon 030 mm è spesso più che sufficiente a farci pescare
bene nella maggioranza delle acque libere da ostacoli poichè non
esiste alcuna possibilita’ che una carpa, per grossa che sia, possa
arrivare alla rottura della lenza.
Se pero’ cominciamo a considerare che vi sono pietre legni, diventa
imperativo salire con il diametro!
Per i fiumi a buona portata come Adda, Tevere,
Mincio etc, la scelta deve invece cadere inequivocabilmente sullo
035 (minimo) poiche’ la presenza di ostacoli sommersi e’ costante
e la poca corrente presente e’ comunque sfruttata dal pesce per
moltiplicare la forza.
I monofili da carp fishing devono avere poche e chiare caratteristiche:
tenuta all’abrasione: perche’
capita spesso di pescare in aree ricche di ostacoli o anche semplicemente
di canneti e la carpa in fuga cerchera’ certamente riparo in quelle
zone. Esistono dei monofili che hanno un elevato grado di resistenza e
tra questi voglio ricordare il Sufix Synergye il Fox Soft Steel , studiati
appositamente per questi scopi.
tenuta al nodo: vedremo a seguire una serie di nodi di giunzione di
vario tipo che facilitano il mantenimento della resistenza del filo senza
provocare indebolimenti per “strozzatura”.
Il nodo dovrà comunque essere effettuato con molta cautela, chiuso
umidificando con la saliva o acqua il nailon e rifatto senza esitazione
se qualche cosa non sembra assolutamente perfetto!
velocita’ di affondamento: i fili da carpfishing NON devono assolutamente
galleggiare altrimenti sono inutili tanto piu’ quanto maggiore e’
la distanza di lancio e di pesca.
Un filo che galleggia fa la classica “pancia” a causa del
vento, raccoglie tutte le porcherie che vi sono in superficie (alghe,
polline etc) e non ci aiuta ad avere una condotta di pesca efficace al
100%.
bassa memoria; ovvero la tendenza a non arricciarsi quando sottoposto
a torsioni oppure quando mantenuto in una data posizione (ad esempio imbobinato
per molti giorni senza uso).
Un filo con molta memoria tende a formare pericolose spire.
Un’ultima raccomandazione parlando di fili con cui caricare i mulinelli;
non lesiniamo con la spesa e non esitiamo a cambiarli se e soprattutto
abbiamo pescato a lunga distanza.
Lo stress causato dal recupero prolungato e dalla tensione continua tende
a far perdere in poco tempo le caratteristiche del nailon sfibrandolo.
Al minimo dubbio cambiamolo perchè potremo pagarla cara.
Le
Treccie
Da qualche anno sono apparsi sul mercato alcuni nuovi materiali basati
su dyneema che ha permesso di creare filati dall’incredibile resistenza,
diametri minimi ed una eccezionale durata. In generale le chiameremo “treccie”
ovvero di un accessorio che rappresenta il futuro (ed anche il presente)
della pesca sportiva.
I motivi, in parte, sono quelli appena citati a cui bisogna aggiungere
una vita media assai maggiore di quella del nailon.
Fatta eccezione per una leggera tendenza allo scolorimento, una treccia
rappresenta un investimento ottimo per coloro che vogliono caricare il
mulinello e non pensarci più per diverso tempo.
La treccia in dyneema è ideale per la pesca a lunga distanza per
l’assoluta capacità di trasmettere ogni piccolo segnale alla
cima della canna e quindi agli avvisatori.
Ciò è reso possibile dalla assoluta mancanza di elasticità,
tipica invece del nailon, che rende questo accessorio veramente sensibile
ad ogni vibrazione e movimento anche a grande distanza.
Diventa quindi un alleato indispensabile a patto però, qualità
invero piuttosto rara, sia perfettamente affondante.
Molte delle treccie in commercio infatti tendono a galleggiare creando
non pochi problemi a chi vuole posizionare perfettamente le proprie esche
ed avere la massima sensibilità.
Solo le versioni contenenti kevlar appaiono
perfettamente in grado di appoggiarsi sul fondo e garantire la reale funzionalità.
Ma le treccie hanno un secondo limite, sebbene i nuovi modelli pare abbiano
risolto il problema, ovvero, la limitata tenuta all’abrasione soprattutto
in presenza di pietre.
Questo limite mi causò la perdita di un gigantesco amur qualche
anno fa che, dopo essere arrivato nei pressi del mio guadino, era ripartito
verso una area rocciosa.
Si trattava di un pesce di dimensioni veramente
notevoli, forse oltre i 25 chilogrammi con l’ultima fuga, si ritrovò
improvvisamente libero perchè la mia sottile treccia non aveva
minimamente retto allo sfregamento su un sasso.
Per diversi anni decisi di non utilizzare questi materiali perchè
troppo forte era stata la delusione della sconfitta.
Ora la situazione è decisamente cambiata grazie agli sforzi di
alcune grandi aziende specializzate che hanno dedicato appositi studi
su questo problema.
Molte delle trecce in dyneema sono ora veramente affidabili e per questa
ragione questi materiali sono nuovamente presenti in alcune bobine dei
miei mulinelli da media e grande distanza.
Qulai sonole reali differenza che il dyneema ci offre? Ecco un piccolo
memorandum.
assenza di elasticità: i nailon mediamente cedono circa del 10%
della loro lunghezza mentre le treccie praticamente non hanno alcun tipo
di elasicità.
Questa si trasforma nella capacità di segnalare ogni piccolo accenno
di mangiata senza perdite di tempo causate dall’elasticità.
Il che significa avere un accessorio determinante nella pesca in cui si
deve subito forzare il pesce fuori dagli ostacoli (legnaie ostacoli)
migliore controllo del pesce a distanza: questo proprio per il contatto
diretto che si ha con il pesce. A corta distanza questo è, a mio
giudizio, un limite delle trecce poichè si rischia di non avere
canne in grado di ammortizzare le fughe con elevato rischio di slamatura
o rottura del finale.
diametri mediamente inferiori e maggiore resistenza rispetto al nailon:
il che significa una capacità di lancio assolutamente superiore.
(anche se io preferisco il nailon)
vita media di molto superiore a quella del nailon: il che significa
che una treccia costa si molto più del nailon ma, una volta fatto
questo investimento, per molti anni non si dovrà più pensare
a cambiarla.
Limitata capacità di resistere all’abrasione: anche se
questo aspetto è stato migliorato non consiglio l’uso di
treccie in presenza di pietre perchè la loro capacità in
tal caso è assi ridotta.
Analogo discorso nella pesca in zone con cozze attaccate ai pali o sul
sul fondo.
Ma torniamo a parlare della mancanza di elasticità
perchè quello che è spesso un pregio, può trasformarsi
in un vero problema in talune fasi del recipero della preda.
Immaginiamo infatti di avere una bella carpa a pochi metri da noi che
combatte con violenza.
Tutte le fughe del pesce vengono ammortizzate dalla cima della canna,
se questa ha un disegno ed una azione parabolica o parabolica/progressiva.
Anche le canne di maggior livello possono però arrivare al limite
della flessione e non riuscire più a flettere oltre caricando quindi
tutta le tensione del combattimento sul semplice amo.
Questo, qualche volta rimane in posizione, spesso, non regge e perdiamo
la carpa per slamata. In questi casi quindi bisogna lavorare molto con
la frizione (o con l’anti ritorno) oppure, annodare un lungo shock
leader in nailon tra treccia e terminale per avere una forma di “elastico”
che ammortizzi le fughe.
Scegliamo quindi le treccie se davvero dobbiamo pescare in ambienti in
cui è rischiesta la massima sensibilità, magari caricando
i mulinelli con versioni da 20 o 25 libbre di tenuta e non oltre, perchè
altrimenti avremmo caricato una sorta di corda che, con tutta la nostra
buona volontà, non riusciremo a rompere se non con un coltello.
Affondabilità delle trecce.
A mio giudizio esiste solo una vera qualità che dobbiamo cercare
sempre nelle trecce ed è l’affondabilità. Ad oggi,
fatte poche eccezioni, vi sono ben poche trecce che non rimangano a galla
veramente dopo una posa a grande distanza.
Questo spesso si traduce nella concreta impossibilià di pescare
poichè una treccia a galla è soggetta al vento, si carica
di tutte le erbe a galla e ci fa perdere un sacco di tempo.
Spesso mi sono ritrovato a cambiare in corsa quando mi sono reso conto
che la mia azione di pesca era totalmente compromessa da una treccia,
dichiarata affondante ma in realtà, incapace di scendere anche
solo di pochi centimetri. In questi casi, l’unica soluzione parziale
è quella di fare affidamento ai tendilenza. Il che può andare
bene se peschiamo in laghi in cui l’immediatezza della ferrata non
è necessaria.
Ma se siamo a Pusiano e stiamo calando
le esche tra i rami sommersi, l’uso di un tendilenza vanifica totalmente
l’impiego di una treccia.
Quindi scegliamo bene, facciamo attenzione a ciò che il mercato
propone e non facciamoci ingannare dalle pubblicità.
Shock
Leader e Snag Leader due alleati importanti
Si tratta di un filo di diametro maggiore rispetto a quello messo in bobina
e che serve a resitere agli strappi del lancio potente.
Se infatti pensiamo di lanciare a 100 metri un piombo da 100 grammi affidandoci
al solo 035mm in bobina dobbiamo sempre tenere conto che;
non raggiungeremo mai i 100 metri anche se siamo convinti di averlo
fatto (e’ una distanza davvero ragguardevole). Conosco pochi anglers
realmente capaci di ciò e un paio di lanci sull’erba sono
sufficienti a farci avere le idee chiare.
romperemo o danneggeremo seriamente lo 035 dalle parti del nodo tanto da
rischiare la rottura nel lancio successivo.
Avete idea di che distanza raggiunge un piombo libero dal filo a seguito
di una rottura durante un lancio? Nelle gare su erba abbiamo avuto modo
di ritrovare piombi ad oltre 350 metri dal punto di lancio ed in altri
casi abbiamo visto piombi forare reti in metallo!
Chiunque affermi il contrario NON ha la minima idea di cosa significhi
lanciare e di che tensioni si creino in un semplice lancio da 100 metri.(parola
di colui che per primo in Italia ha superato i 210 metri con attrezzi
e tecniche specifiche e dopo un allenamento durato un anno!!).
Tra l’altro, se rompiamo per mancato uso di uno shock leader, perdiamo
preziosi accessori e rischiamo di spedire in acqua un terminale innescato
con relativo pericolo per una carpa che dovesse mangiare.
O peggio ancora, possiamo rischiare di colpire il nostro compagno di pesca
o qualche altro angler totalmente innocente.
Da qui nasce l’esigenza di usare lo shock leader in una lunghezza
che partendo dal piombo posto ad una distanza dal cimino simile a quella
che usiamo per il lancio, arriva a compiere almeno 4 giri completi di
bobina. Il che significa almeno 7 metri per le canne da 360 centimetri
e 7,50 per le 3,90.
Usare uno shock leader di lunghezza minore e’ quasi inutile perche’
tutto lo sforzo del lancio si deve scaricare completamente sullo shock
leader e MAI sul nodo di giunzione con il filo madre o sul filo stesso.
4 giri completi di bobina sono quindi il minimo da rispettare sempre.
Lo shock leader inoltre e’ un ottimo rinforzo della lenza madre
qualora si peschi in acque ricche di ostacoli e non ha nessun effetto
negativo sulla presentazione dell’esca, in questo caso si parla
tecnicamente di snag leader.
Quindi
usarlo e’ solo una nostra convenienza. In linea di massima se peschiamo
al lancio con 100-110 grammi uno shock leader dello 045-050mm e’
esattamente cio’ che fa al nostro caso.
Esiste una versione detta Tapared dello shock leader che e’ composta
da un monofilo di diametro crescente che passa gradualmente dallo 032mm
fino allo 055mm. Si tratta di una soluzione usata per molti anni nella
pesca dalla spiaggia laddove si usano spesso piombi da 150 e 175 grammi
per cui una applicazione nella nostra disciplina e’ certamente ottimale
sebbene, lo confesso, queste soluzioni non mi siano mai piaciute affatto
perchè raramente ho trovato materiali veramente affidabili.
Lo Shock leader puo’ anche essere composto in particolare fibre
intrecciate e la versione migliore sistente oggi sul mercato e’
certamente l’ottimo Kryston Quicksilver nelle versioni da 25 e 35
libbre. In questo caso si tratta di un accessorio veramente di massima
qualità di cui, dopo qualche giorno di pesca, non si può
certamente fare a meno.
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