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La trota e il freddo
di Carlo Bergamelli

Ogni anno, con l’apertura di pesca alla trota, i nostri corsi d’acqua si popolano di numerosi pescatori di ogni tipo: esperti, mediocri e principianti.
E’ proprio a questi ultimi che volevo dedicare alcuni argomenti e cercare di far passare senza traumi i primi approcci con la nostra amata regina dei fiumi, la trota.

Come sappiamo, non è sicuramente questa la stagione ideale per affrontare con facilità le trote.
Il clima in questo periodo limita notevolmente le potenzialità di cattura, quindi bisogna fare molta attenzione a non demoralizzarsi troppo precocemente alzando bandiera bianca… c’è quasi sempre un appiglio a cui aggrapparsi, una strategia da mettere in atto per salvare la giornata, serve solo la capacità e la fantasia per arrivarci.

Vediamo dunque come pianificare l’approccio con le nostre amiche trote in queste condizioni.
Molte volte mi sono chiesto, sono mesi che trovano pochissimo cibo, hanno diminuito sensibilmente il loro peso corporeo, gli offro un bel pranzetto e loro invece… neanche lo guardano.
Cavolo, se capitasse a me trovare un bel pollo arrosto dopo alcuni giorni di digiuno, mangerei anche le ossa, loro invece, per fortuna, hanno un metabolismo tale che gli permette di rallentare il fabbisogno nutrizionale e anche un istinto che le mette in diffida con quello di poco naturale che gli capita, come ad esempio un bel lombrico in poca acqua cristallina o delle belle camole succulenti che vagano a mezz’acqua in una buca e via dicendo…

Dunque, abbiamo di fronte una serie di enigma da decifrare e questi si differenziano notevolmente in base al corso d’acqua, alle condizioni del tempo, a l’ora e specialmente al tipo di trota che andiamo a sfidare.
Come sapete, in molti dei nostri torrenti e fiumi si praticano ripopolamenti con materiale non autoctono di pronta pesca, cioè di taglia sufficiente per essere trattenuto.

E’ ovvio che queste trote non hanno il comportamento di quelle selvatiche e di conseguenza l’azione di pesca, almeno per le battute iniziali, è facilitata, stravolgendo a volte qualsiasi legge della “natura”.
Attenzione dunque, se siete alle prime esperienze con questo tipo di pesca, può essere positivo fare una telefonata alla Sezione “Caccia e Pesca” della Provincia per individuare questi tratti di corsi d’acqua ripopolati.

Accumulare insuccessi nelle battute iniziali può portare alcune persone ad abbandonare questa tecnica pensando che sia difficile o poco divertente… mai e poi mai deve succedere questo e allora cercherò di darvi alcune dritte molto semplici per aiutarvi ad innamorarvi di questa stupenda tecnica.

Prendiamo come primo punto di riferimento un classico torrente: l’approccio deve essere molto “delicato” avvicinarsi lentamente stazionare sempre a valle dal luogo dove intendiamo pescare e magari nasconderci dietro qualche arbusto o pietra.

La montatura deve essere “soft” pure lei, un galleggiantino a pera di 1-2-3 gr. piombato con 3 pallini o 3 spaccatine sufficienti a fare immergere il nostro galleggiante per più di ¾, girella e 30 cm di finale con un amo del n° 8.
Come filo in bobina mettiamo dello 0,18 e come finale uno 0.12 – 0.14.

La canna ideale in questi casi è una 7-8 metri autobloccata non troppo rigida, adatta a lanciare sottobraccio e nello stesso tempo anche ad appoggiare la lenza sottovetta.
E’ importante cercare di capire se prima di noi è già passato qualche altro pescatore, perché se così fosse le trote spaventate si sarebbero già intanate ed allora diventerebbe molto più difficile realizzare qualche cattura.

Privilegiare le buche con acque profonde dove nel periodo invernale le trote si raggruppano o le tane come sotto i sassi o sotto la vegetazione appoggiata sull’acqua ed evitare di perdere tempo in correntine nude dove difficilmente si trova una trota degna di essere catturata.

Sull’amo inneschiamo un piccolo lombrico o una piccola camola del miele e cerchiamo di lanciare all’ inizio della buca, valutando se il fondo è sporco o no per determinare l’altezza del galleggiante.
Quasi sempre la velocità dell’acqua è uguale o maggiore in superficie che sul fondo, cosi è il nostro galleggiante a trascinare l’esca con il rischio di farla alzare troppo e renderla poco attraente.
Se il fondo lo permette, l’altezza del galleggiante, calcolata dall’ultimo piombo, deve essere uguale o di poco maggiore dell’altezza dell’acqua, cosi il piombo strisciando sul fondo rallenta la corsa dell’esca.
In questo modo presentiamo alla trota il boccone nella maniera ideale.

Il galleggiante avrà molti affondamenti, specialmente se il fondo è ciottoloso, starà a noi capire quando è un falso allarme o quando il galleggiante ha un affondamento più repentino o addirittura una risalita controcorrente…e allora... STRIKE… si ferra il più velocemente possibile per evitare che la trota sentendo attrito molli l’esca , oppure perché se la ingoia ed è sotto misura o se in qualsiasi caso vogliamo liberarla non la danneggiamo.

Per chi ha la fortuna di avere nelle vicinanze dei fiumi con portata d’acqua notevole, i problemi, anche se sono sempre tanti, sono alleggeriti dal fatto che le trote sono meno disturbate, l’acqua di solito ha una temperatura più accettabile, durante l’inverno hanno sempre trovato un po’ di cibo e di conseguenza sono meno diffidenti.
Questo non vuole dire che si catturi a volontà, bisogna sempre attenersi alle regole valide per il torrente, proporzionandole però alla nuova realtà, come ad esempio: il piombo utilizzato, la lunghezza del terminale e anche la consistenza dell’esca.

Di solito la quantità di portata d’acqua è proporzionale alla quantità di cibo e di conseguenza alla quantità e alla dimensione del materiale ittico.
Detto questo non voglio alleggerire la pressione ai pescatori “fiumaioli” anzi a volte è più difficile condurre l’azione di pesca in maniera corretta con molta acqua che viceversa.

Far viaggiare l’esca il più vicino possibile al fondo è fondamentale in ogni condizione ma anche rischioso, ed è qui che vi voglio, dosare la consistenza della montatura in base alla quantità e alla velocità dell’acqua.
Su questo argomento, peraltro molto importante, ci sarebbe molto da scrivere ma prima di farlo aspetto alcune vostre domande, i vostri… perché non riesco a fare questo…? Perché pescando con questa montatura mi incaglio sempre…? Perché su un torrente così…? ecc...

Vi raccomando, non rischiate nelle prime esperienze di utilizzare montature “sofisticate” come ad esempio delle corone o dei pallettoni se non siete accompagnati da pescatori più esperti, limitatevi alla semplicità, anche se riconosco che in fase di apprendimento di semplice c’è ben poco.

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