
Vai con le tinche!
Una tecnica di pesca semplice ed efficace per insidiare una preda sempre più rara e di straordinaria bellezza
Foto e testo di Roberto Ripamonti e Ermes Perin

In passato ho avuto modo di raccontare di qualche bella uscita di pesca a legering dedicata a barbi e cavedani in Drava ed in altre acque che permettessero di staccare la spina del carp fishing per qualche giorno facendomi assaporare le sensazioni che l'impiego di attrezzi potenti e le lunghe attese per avere una carpa in canna, spesso limitano.
Il legering è una boccata d'aria fresca soprattutto quando si riesce a pescare in ambienti rilassanti, puliti e si decide di trascorrere qualche ora senza l'assillo della cattura a tutti costi. In genere, queste sono le giornate in cui tutto fila per meglio e, caso strano, le catture si susseguono a ritmi altre volte inimmaginabili.
Ciò che voglio raccontare è di una bella vacanza in Austria inizialmente dedicata ai barbi e poi aggiustata verso altre specie altrettanto nobili a causa delle difficili condizioni meteo.
Premessa
La Drava è un fiume straordinariamente ricco di pesce anche se ciò che la rende magnifica è l'assoluta pulizia degli ambienti e la limpidezza delle acque.
Per questa ragione è diventata da anni un luogo di pesca di tanti italiani e devo dire che, purtroppo, alcuni segni dell'italico passaggio, si vedono dalla presenza di grossi mosconi sulle sponde e dalle ferite in bocca alle prede tipiche della passata e del legering quali breme, savette e cavedani. Per fortuna è stato istituita la proibizione di detenere le prede dentro le nasse capaci di provocare danni anche gravi e chiaramente visibili. Le pessime abitudini italiane di ammucchiare le prede dentro una rete si scontrano quindi con le regole di coloro che non ammettono questo genere di comportamenti che , e lo si vede, causano danni agli stock di pesce.
Questo, né più né meno delle tonnellate di pastura che vengono immesse oppure, della abitudine di pescare con monofili ultra sottili adatti forse ad una alborella ma destinati a rompersi nel 95% dei casi quando arriva un barbo o una bella carpa.
Con questo non voglio certamente puntare il dito contro nessuno ma, mi domando se abbia senso pescare in un lago pieno di carpe da 3-10 kg ed infestato di alghe, usando fili dell'ordine dello 012 –014mm (anche 016mm) con il risultato di lasciare ami in gola a pesci che dovrebbero essere pescati in ben altro modo. L'uso di questi attrezzi sottodimensionati provoca anche un altro effetto negativo su cui non ho mai sentito troppe riflessioni al proposito; lo stress indotto dal prolungarsi di un combattimento e che può risultare letale per una preda messa sotto sforzo per quei 20 – 30 minuti in cui combatte contro un nemico invisibile. Ecco perché, chi come il sottoscritto e tanti altri cattura tranquillamente cavedani da 2 kg con fili da 15 –20 libbre (035-040mm), fatica comprendere come si possa sperare di tirare una carpa da 10 kg con uno 014mm ed in mezzo alle alghe. Ma tant'è, queste sono le nostre abitudini e non sarò certo io a cambiarle.
Situazione meteo
La nostra idea di puntare in modo specialistico ai grandi barbi della Drava non aveva tenuto conto che le condizioni meteorologiche si sarebbero rivoltate contro di noi.
Durante la prima giornata di pesca a barbi un gigantesco temporale aveva iniziato a causare danni incalcolabili nella zona di Ugovizza in alto Friuli.
La Drava si stava gonfiando e colorando velocemente rendendo la nostra pesca difficile e costringendoci a rinunciare alle sessioni successive per una certa pericolosità. Per questa ragione avevamo deciso di spostarci in un laghetto adiacente alla Drava ed in perfetto stato nel quale, avremmo continuato a pescare dimenticando, per questo periodo, i barbi.
Per una volta avremmo puntato sulle tinche, una preda sottovalutata, purtroppo rara ma ancora in grado di essere catturata con continuità anche in tante nostre acque. Ne è scaturita una serie di uscite da ricordare e tante considerazioni tecniche utili per chi volesse tentare la sorte anche su questa splendida creatura.
Tecnica
Ledgering in lago significa abbassare diametri e potenze delle canne per cercare di avere il massimo piacere in combattimenti impegnativi ma sempre con un grande margine di vantaggio sulla preda.
Come già detto, non sopporto l'idea di stancare un pesce fino a rischiare di ucciderlo per cui, un finale da 15 libbre è sempre il minimo che mi va di prendere in considerazione anche in virtù della morbidezza degli intrecciati e della loro bassa visibilità ed individuazione.
In questo modo l'attrezzatura deve essere adeguata alla dimensione delle prede ed alla concreta possibilità di allamare carpe anche di taglia importante. Optammo, non potendo fare di meglio, per un set di canne da ledgering poggiate su un tripode preso a piene mani dal surf casting e scelto perché senza dubbio perfetto per la pesca che originalmente intendevamo sviluppare (barbi in corrente).
I mulinelli, carichi di treccia da 20 libbre terminavano con finali assai semplici e che voglio brevemente descrivere.
Ledgering tradizionale, basato su un pasturatore da 112 grammi ed un finale cortissimo, non più di 15 centimetri in intrecciato da 20 libbre. L'amo è stato un modello misura 10 ad occhiello del tipo Fox serie 2 XS adatto all'innesco di un fiocco di bigattini o meglio, se dotato di capello, di piccole pellets o chicchi di mais.
Method Mix, in cui il piombo è sostituito da un modello adatto a trattenere la pastura nel lancio. Il finale, ancora una volta cortissimo e dotato di amo con capello per l'innesco di una micro boilie o di pellets.
Esche e catture
La tinca è un animale onnivoro per cui, la scelta dell'esca non è stato un grande problema anche perché disponevamo di bigattini, mais, pellets e micro boilies con cui avremmo potuto pescare per un mese di fila. L'idea di massima era quella di non trovare disturbo dalle breme e da altri pesci per cui il mais e le micro boilies sarebbero state l'esca regina lasciando i fetidi bigattini nella sacca oppure, su un unico innesco di dimensioni generose che , forse avrebbe tenuto lontano le mille e più breme.
Sta di fatto che dopo pochi minuti dal primo lancio arrivava la prima cattura, sotto la forma di una carpa di ottima taglia seguita da una breme e, finalmente, la prima tinca.
Non si trattava di una preda di taglia ma sufficiente comunque a farci capire che la direzione presa era quella giusta.
Da quel momento infatti le catture si sono susseguite a ritmi vertiginosi con taglie gradualmente crescenti. Dopo il lancio di una o palla di pastura, per l'occasione preparata dall'amico Ermes e inizialmente destinata al barbo, assistevamo ad una calma seguita dalla mangiata.
All'arrivo delle tinche o delle carpe, le breme e le scardole lasciavano regolarmente la zona e i minuti di quiete lasciavano ogni volta presagire che una preda più importante sarebbe arrivata a guadino.
La mangiata della tinca è abbastanza delicata e si sviluppa con una serie di toccate decise ed una trazione laterale che fa partire la ferrata.
La prima fuga è in genere abbastanza veloce a cui fa seguito una resistenza passiva e qualche ripartenza alla vista del guadino. Tutto sommato, non un grande combattente ma sicuramente una preda preziosa e delicata.
Bellissimo animale dagli occhi rossi con pelle di un marrone intenso, la tinca è una cattura che merita certamente più rispetto da parte dei pescatori e sicuramente, non una nassa o un cestino che ne deturpi le splendide forme.
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