
Le anse del po
Di Agostino Zurma Pres. Nazionale CFI
Inizierò questa serie di itinerari atti a farvi conoscere il Delta del Po parlando di una condizione particolare del fiume. Un nome specifico con cui identificare una simile situazione non mi è dato a conoscere, anche se, a parer mio impropriamente, la denominazione che almeno in alcuni casi viene riconosciuta ufficialmente è quella di “ ansa”. Sarà mio compito quindi cercare, nel miglior modo possibile, di darvene una specifica e precisa descrizione che vi permetta di individuarle, ed una sufficiente e corretta esposizione tecnica tale da poterle affrontare.
L'AMBIENTE
Una adeguata descrizione porta a definire che si tratta di veri e propri canali , con una lunghezze variabili dai 500 mt a qualche km ed una larghezza anche di 200 mt, che il grande fiume crea il suo dividendosi in due parti. Ciascuna delle due masse d'acqua generate opera un ben definito effetto , la più grande segue il corso principale del fiume identificandosi esattamente in questo, l'altra invece di portata e dimensioni nettamente inferiori identifica la cosiddetta ansa.
Le anse così originate presentano tra di loro il corso principale delle grandi isole, nelle quali prendono vita e dominano boschi ripariali formati di salici e robinie ai cui piedi variegate vegetazioni di piccolo e medio fusto ,creano delle barriere impenetrabili sicuro riparo per una buona parte delle specie volatili del Polesine. L'elemento principale che diversifica in modo inequivocabile le anse in due diverse realtà è il seguente.
Si possono presentare o con uno dei due vertici chiusi, sempre quello a monte, ( la chiusura è originata da piccole dighe realizzate con massi di varie misure e rinforzate da detriti accumulatisi nel tempo) o con ambedue gli apici aperti sia a monte che a valle. Nella prima situazione abbiamo una massa d'acqua nella quale le correnti sono insussistenti e lo spostamento del liquido avviene unicamente per l'influsso della marea,. Nella seconda possibilità il moto del corso è continuo anche se generalmente in modo controllato. Le condizioni appresso descritte cambiano quando sopraggiungono le piene del fiume durante le quali il Po, rumoreggiando, schiumando, galoppando a fitte onde irrompe impetuoso verso il mare aperto.
In questa specifica situazione, le acque dirette alla foce aumentando notevolmente la portata ed il volume modificano negativamente l'habitat. Nel primo caso, scavalcando l'argine che difende l'ansa fanno nascere vortici e correnti,intorpidiscono l'acqua e rendono l'azione di pesca maggiormente difficoltosa se non impossibile. Nella seconda ipotesi accrescendo in modo decisivo la corrente e la colorazione del liquido, vengono definitivamente a mancare le condizioni minime necessarie per praticare la nostra tecnica.. I FONDALI
Le tipologie dei fondali delle due condizioni sono tendenzialmente simili e la loro conformazione di fondo si trasforma in conseguenza dell'azione delle piene del Po. In condizioni normali, iniziando dalla riva e proseguendo verso il centro del canalone, si origina un pendio con una profondità variabile tra 1 e 2,5 mt che dopo essersi sviluppato tra i due e i quattro metri circa precipita verso il fondo sino a cinque sette metri pressoché costanti per tutta la larghezza dell'ansa per riproporre a grandi linee la condizione precedente nella sponda opposta.
Possiamo trovare, in alcuni punti, delle gobbe dovute all'accumulo di terreno in cui l'acqua non raggiunge nemmeno il metro di altezza. Lungo le rive , si ripropongono fondali a volte cosparsi di tronchi e massi, esibendoci alberi antichissimi che, piegati dal vento e con le radici scoperte causa l'erosione si protendono con i rami a sfiorare la superficie dell'acqua sino ad appoggiarvisi sopra. L'AZIONE DI PESCA E I TERMINALI
Importante l'uso di una imbarcazione, per primo vista l'importanza il più delle volte di privilegiare la sponda opposta per la posa dei terminali e non ultima la necessità di dover a volte affrontare combattimenti in ambienti ostili, dove avvicinarsi per agevolare la cattura può a volte essere fattore di incolumità per il pesce. La pasturazione deve prevedere l'utilizzo abbondante di granaglie con prevalenza di mais, da utilizzare anche ad ogni posa del terminale.
Specialmente nelle zone in cui è sempre presente l'effetto della corrente la pasturazione frequente, con aggiunta di palle di pastura, durante la fase di pesca, facilita ulteriormente la possibilità di intercettare i branchi di carpe.Tutto viene poi completato con un sacchetto solubile con all'interno boilies ed esca e sparpagliando intorno qualche decina di palline ogni qualvolta si posi la nostra insidia.
Questa operazione avverrà nei rialzi dove è presente la minore profondità,nelle vicinanze e nell'interno delle vegetazioni acquatiche, a ridosso delle rive prima del cambio di gradino e nei fondali degradanti a profondità non superiori ai 3,5-4,00 mt. Sono consigliabili canne potenti con libraggio non inferiore alle 3 libbre che possano sostenere piombi di grammatura elevata ed affrontare combattimenti impegnativi, a queste accoppieremo mulinelli con buona capienza, imbobinati con treccia per le lunghe distanze , e con un buon nailon dello 0,40 per le gittate minori che abbia come caratteristiche resistenza all'abrasione a una ridotta elasticità,utilizziamo i piombi affondafilo sia per contrastare la corrente che per il passaggio di barche proprie dei pescatori di siluri..
Una sbirciatina anche agli ultimi metri, un buon parastrappi deve essere rigorosamente presente, leadcore da 45 lb, safety clips dove agganciare piombi grippa con peso sino a 225 gr o grossi sassi a perdere, gli ultimi 20-25 cm dacron 30 lb con ami Fox serie 2XS n° 1 e Tubertini /Owner Serie 5106 n° 1 e 1/0. Inneschi, singoli, doppi, omino di neve, saranno la nostra intuizione e l'applicazione delle conoscenze tecniche possedute a darci l'indicazione giusta.
UNA CATTURA
Tra i vari episodi relativi a catture avvenute in simili zone voglio soffermarmi su una in particolare, una carpa di oltre 16 kg avvenne in condizioni speciali. Per una delle mie R.R. avevo scelto un albero, a circa 200 mt sull'isola posta davanti, che caduto appoggiava le fronde ancora verdi e rigogliose sulla superficie dell'acqua, sotto di esso ad una profondità di circa 1,70 mt una invitante boilie da 24 mm cercava di ingannare qualche amica pinnuta.
Per la posa del terminale dovevo girare intorno all'albero e calata la lenza, indietreggiando, affondare quasi completamente la canna per fare passare la lenza perfettamente sotto alla grande pianta, ma riponevo fiducia in quel posto e… Ero impegnato a fare delle foto, e con uno dei miei trofei tra le braccia cercavo di trovare la migliore posizione per una inquadratura di rispetto quando uno dei Delkim richiamò la mia attenzione. Mi voltai di scatto verso il segnalatore e vidi che la canna era quasi finita in acqua trascinata da una tensione poderosa. Appoggiai la carpa sul materassino e mi lanciai sulla ferrata, sentii subito che il pesce in canna era da rispettare.
Si diresse verso il centro del canalone dove la profondità era maggiore puntando con decisione verso il fondo, ogni volta che il mio avversario si concedeva una breve pausa come a voler recuperare le forze, tentavo il recupero di qualche metro,ma la” regina” si opponeva riguadagnando terreno con forza impressionante quasi a volere dimostrare che averne ragione non sarebbe stato facile. Alla fine però ebbi la meglio e l'immagine della bellissima preda è ora parte della mia raccolta di catture. |