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GAILLITZ - quando lo spinning è felicità
di Mauro e Giorgio Saraceno

austria mauroQuesto è il breve (ma forzatamente non brevissimo) resoconto di una giornata di quelle che ogni pescatore a spinning si augurerebbe di vivere. Nessun elemento casuale o fortuito; un torrente con la sua acqua, una gestione intelligente, e di conseguenza trote a volontà. Il resto, il saper pescare, l'usare l'esca giusta, certamente ci deve essere, ma conta meno. Ed è così che deve essere la pesca per essere divertente; poco tecnicismo, molta applicazione, molta, moltissima natura.

Io e mio figlio Giorgio, 11 anni (ma che pescatore!). Il 27 Agosto 2005 di mattina dobbiamo lasciare l'Aktiv Hotel di Frög (Rosegg) e la famiglia Gargantini che ci ha ospitato per una settimana. La vacanza è finita ma, nonostante il pieno fatto il giorno prima al Kucher Au, la voglia è ancora tanta; perché non tentare la classica ciliegina sulla torta?

austria mauroIl tempo è di nuovo brutto ma non piove più, anzi, verso Ovest il cielo forse si rischiara. Potrebbe essere che non rischiamo di pagare un permesso a vuoto e decidiamo di andare al Gaillitz. Di che si tratta? Di un affluente del Gail, torrentone “canadese” che scorre nella lunga Gailtal, subito a nord delle Alpi Carniche. Il Gail a sua volta si versa nella Drava a Villach. Acque da sogno per i pescatori comunque le si voglia guardare. Il Gaillitz nasce in Italia, nei pressi di Tarvisio.

Subito dopo il confine ha già una portata inimmaginabile per molti dei torrenti nostrani; ampio letto ghiaioso, “da canoa” con massi sparsi, soprattutto nel tratto alto. Corrente da veloce a decisamente forte senza “buche” (nel senso che noi comunemente intendiamo) ma con “fondali”, cioè tratti in cui l'acqua rallenta ed il fondo può arrivare a 1÷2 metri. Ricorda un po' il Noce nella media Val di Sole, ma è molto più accessibile. Le trote stanno dappertutto, il torrente va tentato in ogni suo angolo tranne che nei punti in cui la corrente lo rende impescabile (ma non ci giureremmo …).

austria mauroPremessa fondamentale: si pesca esclusivamente no-kill, quindi provvedete a tagliare due punte delle ancorine ed a spuntare gli ardiglioni. Ma non basta: per ridurre i rischi di perdere la trota allamata, recuperatela a canna bassa in modo che non si contorca in superficie. Inoltre, slamatela con le mani in acqua per essere sicuri di non rovinarle la pelle. Il tratto per cui viene rilasciato il permesso è tutto buono per mosca, ma lo spinning può essere praticato solo nella parte alta. Questa sembra breve ad un esame superficiale, in realtà dipende dalle condizioni dell'acqua:

  • con livello basso (siccità) ed acqua limpida, meglio aspettare. Le trote si rifugiano nei fondali e non escono in caccia, c'è troppa luce. In questo caso si tenta solo nei fondali e bastano un paio d'ore
  • si va a pescare con livello da medio a medio-alto, acqua velata verde pallido (dopo abbondante pioggia). Le trote sono dappertutto, aggressive, a volte aggrediscono l'artificiale anche nell'ultima fase del recupero. Quasi ogni metro è buono e ci vogliono 4 ore buone; spesso in queste condizioni si cattura più di una trota nello stesso punto.

Una descrizione del posto va fatta separandola nei due tratti, entrambe ben indicati sul permesso:

  1. il tratto per sola mosca: inizia alla diga subito a monte del ponte di Arnoldstein e termina, verso monte, alla diga Kelag. Lunghezza intorno ai 2 chilometri. Uscendo dall'autostrada ad Arnoldstein (è l'ultima uscita prima del confine) dopo la rampa si va a destra sulla statale. A poco più di 1 Km. si arriva al ponte; subito prima di questo una stradina asfaltata scende a destra verso un prato ed un gruppo di case. Si lascia lì la macchina e ci si inoltra in un viottolo asfaltato fra le case, diritti; al fondo di questo una scaletta sulla sinistra risale l'argine e si arriva al torrente, che qui è a pieno regime. Di qui si può risalire guadando per un buon tratto ma ad un certo punto la via è sbarrata; si torna alla macchina, si riprende la statale verso l'Italia e si cerca una deviazione a sinistra che porta ad una centrale da dove viene scaricata l'acqua deviata più a monte. Da lì in su fino alla diga Kelag il torrente ha sempre poca acqua (un po' di più nei giorni feriali) anche se le trote ci sono.
  2. Il tratto a mosca + spinning: inizia alla diga Kelag (sta per Kel + ag, corrispondente della nostra Enel + S.p.A.) e termina a monte al confine italiano. Lunghezza poco oltre il chilometro, portata di nuovo a pieno regime. Posti splendidi che a noi scucchiainatori da torrentelli tisici fanno venir da piangere per la commozione. Qui si impone una descrizione più dettagliata:
    1. la diga Kelag si raggiunge facilmente. Dall'uscita dell'autostrada ad Arnoldstein andate all'incrocio con la statale e svoltate a sinistra. Sempre seguendo la statale per Tarvisio dopo un paio di chilometri si raggiunge il paesino di Thorl-Magerl e si affianca la ferrovia tenendola a sinistra. Prendere a sinistra all'indicazione “Sportplatz”, scavalcare la ferrovia e scendere sulla strada asfaltata fra i prati. Ad un quadrivio davanti a delle case si va dritti e ci si cala sempre sull'asfalto giù per il bosco (a destra si va al tratto più a monte, vedi l)). Dopo un tornante compare una grossa casa in riva al torrente; si parcheggia nello spiazzo dopo la casa, dove ci sono una serie di casette per i bambini con fontane e orticelli. Se incontrate qualcuno salutatelo con un “Grus Gott” (“che Dio ti saluti”). Siete al cospetto di una piana da brivido, in fondo si vede la piccola diga Kelag. Fermatevi un attimo a contemplare un simile bendiddio. Per andare sotto la diga tenetevi lontani dall'acqua, passatele a sinistra e calatevi per un sentierino
    2. sotto la diga c'è una gran pozza di acqua ferma con grosse iridee (oltre 1 chilo, saranno anche seminate ma hanno fatto presto ad inselvatichirsi) ed una folla di fario piccole. Ho dubbi che la pozza sia compresa nella zona a spinning ma la mia iridea l'ho ben presa (foto). Lanciare dal ghiareto di fronte verso i massi sotto lo scivolo; cucchiaini piccoli e poco brillanti (Mepps Aglia Long n. 1). Comunque il bello non è qui
    3. dalla diga in su il primo tratto che si presenta è quella enorme piana, lunga un centinaio di metri, larga quasi venti e con profondità che digrada fino a oltre 2 metri contro la diga. A dispetto delle apparenze, qui anche con acqua ideale siamo riusciti a vedere solo delle fariotte (l'acqua non è veloce pertanto va bene il “foglia” n. 1 come sopra). Penso che le trote belle, se ci sono, vengono fuori la sera a cercare gli insetti che cadono in acqua, più che altro quindi questa è una piana da mosca; comunque più che un rotante userei un rapala fatto lavorare verso il fondo e sotto la prismata della riva da cui si pesca
    4. risalendo dalla piana si incontra una curva dove il torrente entra con acqua veloce che sbatte contro una parete rocciosa sulla riva destra formando un bel fondale. Qui abbiamo cominciato a prendere le prime belle fario (per “belle” si intende non sotto i 30 cm., ben oltre la misura che in molti dei nostri torrenti ripagherebbe la giornata). A partire da qui è il caso di aumentare il peso dell'artificiale. Si può tentare in due modi: lanciando nella piccola morta sulla riva opposta e recuperando in favore di corrente, tentando di tenere il fondo; oppure direttamente contro la roccia e recuperando di traverso galla col cucchiaino che descrive una curva. Quest'ultimo sistema lo abbiamo usato anche più a monte e con corrente sostenuta è eccellente; la trota abbocca quasi sempre subito e con violenza. E' incredibile vedere quanti giochi si possono fare col cucchiaino quando la corrente tira, mentre si è abituati a pensare che lo stesso si muova meglio con acqua tranquilla
    5. successivamente si trova un'asta che attraversa il ghiareto con acqua molto veloce e ondosa; alcuni lanci infruttuosi sulla riva opposta
    6. si arriva al ponticello di legno che ci verrà utile in seguito. Qui la corrente si addossa alla riva sinistra (idrografica, destra salendo) sotto delle rocce. Si può lanciare verso monte dalla piccola spiaggetta sulla stessa riva e recuperare velocemente a scendere; va sicuramente bene con portata ridotta ma con l'acqua normale o alta il cucchiaino lavora solo alla fine del recupero e si prendono le piccole a fine fondale. Meglio in questo caso passare il ponticello ed affrontare questo tratto dalla riva destra
    7. si torna indietro risalendo la scarpatina, sui gabbioni metallici, e si imbocca subito il sentierino nel bosco che passa sul ponticello. Raggiunta l'altra riva, si scende a destra sul ghiareto e ci si avvicina con circospezione all'acqua. (come detto, se la portata è bassa questa manovra è da evitare perché ci si farebbe sicuramente vedere; il fondale sotto il ponticello andrebbe tentato da sotto). Si lancia da sotto o da sopra il pilone (con l'acqua “giusta” questo è immerso per almeno una spanna), anche qui in due modi: verso la spiaggetta dov'eravamo prima, recuperando controcorrente, oppure di traverso verso la roccia. Qui abbiamo avuto la conferma che quest'ultimo sistema è sicuramente il migliore quando possibile
    8. il tratto che segue è una sorta di “greatest hits” del Gaillitz, personalmente il nostro favorito. Sempre mantenendosi sulla riva sinistra, la corrente viaggia in un raschio decisamente veloce la cui profondità sotto le rocce raggiunge il metro. La paretina rocciosa è tutta frastagliata in piccole rientranze; con un lancio preciso in questi punti ed un recupero immediato l'abboccata è quasi certa. La canna balla fra le mani sotto gli strappi di fario che non difficilmente sono sul mezzo chilo, robuste e pasciute. Se l'abboccata non arriva subito, conviene comunque insistere in un lentissimo recupero controcorrente; con acqua allegra le trote viaggiano per il raschio ed è possibilissima l'abboccata negli ultimi metri. In una quindicina di lanci abbiamo preso due fario e un grosso salmerino
    9. continuiamo a risalire; la corrente diventa violenta prima di giungere alla curva che il torrente fa verso la destra idrografica. Subito sotto la curva c'è un buon fondale, difficilmente pescabile causa la corrente. Si può tentare di entrare da una piccola area tranquilla in riva opposta (pericolo di incaglio). Questo punto è forse migliore quando la portata si riduce perché l'acqua si mantiene veloce ma il cucchiaino riesce a lavorare. Lo scorso anno con molta meno acqua una fario ha seguito poco convinta il cucchiaino e poi ci ha voltato le spalle; la coda era grande quasi come una mano aperta
    10. la curva è quasi a 90°; ci troviamo ora su un vasto ghiareto, in cima al quale corre il torrente, con una piccola prismata sulla riva opposta. Di qui al fondalone sotto il ponte dell'autostrada si tenta nella corrente piena, a volte in una spanna d'acqua; verso monte e verso la riva opposta sembra decisamente migliore, anche si abboccate non ne abbiamo avute
    11. eccoci alla “big pool”, il grande fondale che il torrente forma sotto il viadotto autostradale. Prima regola; il fondale si alza molto gradualmente verso valle, pertanto non avvicinatevi dal centro se non facendo lanci molto lunghi; state a sinistra (salendo) verso il bosco. Il fondale è diviso in due da alcuni massi nel centro. Sopra e sotto i massi le tecniche valide sono più d'una; un lungo lancio da valle sotto il masso principale e recupero veloce, il lancio verso la riva opposta col cucchiaino che entra in pesca provenendo dal ghiareto, il recupero controcorrente cercando di tenere il fondo (appesantendo l'artificiale se necessario). Ma, nonostante l'attrazione magnetica che un fondale come questo esercita sul lanciatore, incredibilmente non abbiamo avuto nemmeno un tocco. Non escludo che la troppa insistenza a lanciare dal basso, stando in acqua in mezzo alla corrente, abbia allarmato le trote. Qui lo scorso anno Giorgio ha tirato fuori una fario con il verme finto, era quasi nera
    12. sopra il ponte dell'autostrada il torrente compie una decisa curva verso la sinistra idrografica, nella quale la corrente schiumeggia in una rapida; tratto non indicato, ma anche qui con riserva. A questo punto siamo in riva destra idrografica, senza possibilità di guadare (se non a torrente molto basso, ma allora la pescosità cala di molto). Quindi si va a riprendere la macchina; si torna al quadrivio sui prati in alto e si prende la stradetta asfaltata che scende a sinistra. Questa passa sotto il ponte dell'autostrada ed infila un rettilineo passando di fianco ad un impianto sportivo (campi da tennis). Si raggiunge un ponte e si lascia lì la vettura. A valle del ponte una stradetta ciottolata scende verso il greto, poi finisce; siamo di nuovo in zona di pesca.
    13. In questo tratto il torrente percorre una lunga asta fino alla curva prima del ponte dell'autostrada; si tratta di una delle zone più belle con acqua sostenuta, mentre con acqua bassa (in questo caso qui il torrente è guadabile in più punti) le trote si rifugiano sotto il bosco sulla sponda opposta, uscendo di rado dalle loro tane. A partire dal ponte dove si è lasciata la macchina verso valle si succedono una rapida, un tratto veloce ma più profondo e rotto da numerosi massi, ed un raschio con acqua bassa su letto molto largo. Il tratto centrale ci ha fruttato una decina di fario dai 25 ai 35 cm. prese in tutte le posizioni; sotto la riva opposta, dietro i massi, in piena corrente recuperando contro o a favore. Qui il boy Giorgio si è superato tirando fuori tre fario dallo stesso punto, la più bella di ben oltre mezzo chilo. Pescate allegri senza badare troppo alla tecnica, l'importante è stare dove le trote ci sono, cioè, con un'acqua del genere, praticamente dappertutto. Lanciando trasversalmente, recuperate velocemente fino a che il cucchiaino ha preso la corrente e poi rallentate di colpo; ne ho prese due consecutive nel momento in cui il cucchiaino comincia a girarsi verso monte ed il mulinello si ferma, lasciando alla corrente il compito di far girare la paletta. Il rumoreggiare dell'acqua, la larghezza del torrente e lo sfondo scuro del bosco fanno di questo tratto uno dei più bei posti di pesca in montagna che mi sia mai capitato di vedere. E pensare che l'anno prima, con la portata ridotta alla metà, non avevamo neanche provato …
    14. Sotto il ponte dove abbiamo lasciata la macchina si allarga l'ultimo correntone. Pescare qui significa chiudere degnamente la giornata ed incontrare i pezzi da 90 del torrente. Il tratto è lungo e consente decine di lanci; inizia 50 metri a monte del ponte e termina poco a valle di questo, dove il torrente riprende la rapida. La corrente lambisce la riva sinistra, con un comodo ghiareto sulla destra. La corrente in condizioni normali si allarga da monte a valle, ampliandosi fino a ca. 20 metri di larghezza, e rallenta fino ad essere decisamente tranquilla sotto il ponte. Le trote più belle stanno sotto le pietre della riva sinistra, pertanto si tentano lanciando di traverso; ma con acqua velata numerose fario gironzolano per la corrente, sostano dietro i massi sommersi, fanno incursioni dove l'acqua rallenta per cercare insetti. Quindi ogni posizione di lancio ed ogni modalità di recupero in realtà è buona, purchè, anche qui, la corrente sia sostenuta e l'acqua velata. Purtroppo appena sopra il ponte ho perso nel giro di cinque minuti le due trote più belle della mia vita. La prima erroneamente recuperata a galla, si è slamata (già detto: tenete la canna bassa e cercate di non farle contorcere a pelo d'acqua); la seconda ha preso il cucchiaino al centro della corrente ed è partita come un razzo verso destra strappando lo 0,25 dopo uno scatto di una decina di metri. Ho fatto in tempo a vederla bene, era una fario di almeno mezzo metro. Cosa può essere successo? Ritengo che trote del genere abbiano la bocca abbastanza ampia da ingoiare il cucchiaino, con l'effetto che il filo viene tranciato dai denti. Spero solo che non sia rimasta con il Mepps in bocca… Giorgio ha chiuso la giornata con una fario di mezzo chilo presa col Rapala Husky Jerk da 7 cm. (avevamo finito i cucchiaini) … grande. Per pescare in questo tratto, scendete subito a sinistra del ponte (in riva destra), oppure percorrete tutto il prato a destra fino a quando il muro di contenimento si abbassa.
    15. Il torrente è praticamente finito. Risalendo ancora si incontra una rapida in curva e poi si arriva ad una seconda diga, sotto la quale una buca permetterebbe qualche lancio. Al di sopra della diga non ho mai provato; Alberto mi ha detto che si può salire ancora 2-300 metri (tenete la riva destra passando di fianco ad un tratto recintato).

Fin qui la descrizione del torrente. Ma come si pesca?

austria mauroNoi abbiamo fatto dello spinning leggero; canne da 2,10 con gamma di lancio fino a 10 grammi, filo 0,25 ed artificiali: Mepps Aglia Long n. 1 (tratti b) e c)) e Mepps Aglia classico n. 3 (il resto). Con la corrente medio-forte e l'acqua velata che abbiamo trovato potrebbe essere usato qualcosa di più pesante come artificiale, tipo un tandem o un Martin (che selezionano molto la taglia) ma si dovrebbe evitare di avere in acqua palette troppo brillanti. Con acqua più bassa e decisamente limpida la scelta dell'artificiale è ben più complicata: non salirei sopra il n. 1 evitando tinte brillanti. In queste condizioni può essere utile sfregare con una pietra la paletta del cucchiaino per renderla opaca. Inoltre col filo non salirei sopra lo 0,18 (dalle nostre parti nei torrentelli di montagna cercano di ingannare le poche trote di taglia con lo 0,12!).

austria mauroPer quanto riguarda il minnow, dato che questo rende solo (è di nuovo una mia opinione) con acqua mossa e trote allegramente in caccia, non è molto importante il colore, piuttosto il tipo; il Rapala Original Floating tende a saltare troppo sul pelo dell'acqua quando va controcorrente. Meglio un Husky Jerk (da 5 o 7 cm.) che si controlla meglio o, dove la corrente rallenta, un Countdown. Ci pare di aver detto tutto e di aver sfogato a sufficienza l'euforia accumulata in una grande mezza giornata di pesca, Sabato 27 Agosto 2005.

Descrivere cosa realmente si prova in simili momenti e luoghi rimane impossibile… una droga. Provateci!

 

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