
Carpfishing a Parcolaghi… e carpfishing con la coda di topo…
Il comprensorio che si trova sull'Appennino tosco–emiliano, famosa meta di pescatori a spinning, si è rivelato un luogo interessante per praticare anche la tecnica del Carpfishing
di Massimiliano Bellomini
Nel mese di Giugno, quando i primi caldi rendevano l'aria già insopportabile, decisi di andare a fare una battuta di pesca a Parcolaghi, cogliendo l'occasione per andare a salutare Stefano Tinarelli, gestore del comprensorio. La battuta di pesca era anche l'occasione per passare una giornata con Gabriele, ex compagno di scuola e di lavoro, ma poco pescatore. Diciamolo francamente, non è proprio tagliato per questo sport!
Ma, visto il posto e i servizi annessi poteva fare al caso suo, sfruttando peraltro l'occasione per respirare una boccata d'aria buona, dato che il lago si trova in quota. In realtà il comprensorio è famoso per la pesca alla trota, ma il lago di Acquapartita, quello per intendersi adibito anche alla pesca dei ciprinidi, da alcuni anni è meta di carpisti “dalla pesca un po' comoda”, che amano il relax e il piacere di pescare in ambienti puliti. Molti di voi conoscono Parcolaghi e sanno di cosa sto parlando! Come il solito Gabriele si presentò puntualissimo, armato di zainetto e telecamera, naturalmente a tutto il resto dovevo pensare io, del resto chi era il pescatore tra i due? Avevo previsto di passare sul lago una notte, anche per evitarci un vero e proprio massacro, dato che da Pisa per arrivare al lago ci vogliono quasi tre ore, ma anche per accontentare Gabriele, in altre parole fare il campeggiatore!
Arrivati sul lago Costel, il guardapesca, ci consiglia di metterci sul lato opposto dell'entrata per ripararci dal vento, sempre abbastanza sostenuto nella zona. Scaricata l'auto, cominciai a pasturare in due maniere diverse, a mais vicino l'isola che si trova vicino la sponda del lato in cui mi ero posto e a boilies ad una distanza di 25m dalla sponda, sull'altro lato alla mia destra. Dopo un'ora una partenza improvvisa ci colse di sorpresa, come del resto la mia “lisciata” a vuoto!
E' un Amur, dissi a Gabriele. Naturalmente per lui era solo una lisciata, niente di più, niente di meno. Dopo pranzo realizzai una nuova lisciata da manuale e mi arrabbiai davvero! Non pensavo che gli amur potessero evitare montature che fino a quel momento ritenevo infallibili, o almeno che in oltre dieci anni di pesca a fondo non avevano dato alcun problema serio.
Sapevo che la popolazione d'amur nel lago era di tutto rispetto, infatti, le mie montatura erano realizzate per l'evenienza; mais pop up e boilies pop up bilanciate criticamente erano il mio asso nella manica. A quel punto ricorsi all'estremo, un chicco di mais e una spugnetta per bilanciare il tutto su di un amo del sei e un terminale di dieci centimetri molto rigido.
Ferrai al primo sussulto della canna e questa volta il pesce era allamato, proprio un amur come pensavo, purtroppo di piccola dimensione, ma faceva ben sperare. Non mi rimaneva che rinforzare la pasturazione per avvicinare gli esemplari più grossi, che in realtà si fecero un po' attendere. Nella notte si scatenò la guerra sulle mie canne, una partenza dopo l'altra mi obbligò a pescare prima con due canne ed infine con una, considerando che il campeggiatore dopo le 22 ebbe qualche “problemino” ad aiutarmi.

Calata la sera molti giovani ragazzi si presentarono sul lago per affrontare la notte di pesca alla carpa, armati di molta volontà nonostante non possedessero tutti gli accessori adatti alla situazione, una bella scena che mi fece rivivere alcuni momenti degli anni passati. Finalmente a notte fonda un amur di taglia si degnò a mangiare una delle mie esche e dopo un combattimento estremo, Gabriele si dovette alzare per la foto di rito, che non poteva certo mancare.
La notte passò veloce con un buon numero di catture, anche di taglia, compreso l'amur che purtroppo s'è slamato proprio sopra il guadino, stimato attorno agli 11-12kg. Pescare nel lago di Acquapartita è indubbiamente divertente, soprattutto per l'elevato numero di catture che si possono fare in tutte le stagioni, anche se indubbiamente il periodo migliore rimane l'autunno, momento in cui anche le grosse carpe sono in movimento. La pesca nel lago è consigliabile affrontarla inizialmente con due o tre canne, provando varie soluzioni; mais, boilies, method. Il method, soprattutto a base di farina di pesce non è una soluzione da sottovalutare, perché le carpe del lago sono molto abituate a quest'alimento anche durante l'inverno, momento in cui vi sono sul fondo grandi quantitativi di pellet per trote. Gli inneschi dovranno essere di piccole dimensioni, due chicchi di mais o una boilie da 14mm sano la scelta migliore. Per quanto riguarda le aromatizzazioni non ci sono a mio avviso differenze particolari, anche se le boilies casalinghe fresche e poco aromatizzate sono da preferirsi. Per poter arrivare a lanciare in tutti i punti del lago è opportuno avere in bobina uno 0,35mm che permette di arrivare ai canneti dell'isola anche dal punto più lontano.
Esemplari di 17kg e più sono immortalati nella bacheca del pesca-shop vicino al lago, una bella sfida quindi anche per i più temerari. Il mattino successivo, Stefano assieme a Paolo, quest'ultimo suo stretto collaboratore, avevano organizzato una gara individuale di pesca alla carpa con la tecnica della mosca. Una pesca molto divertente inventata da Paolo che prevede l'utilizzo di ninfe colorate affondanti su un tappeto di pellet come pastura, che è alimentata a piccole quantità ad intervalli regolari. Incuriosito, cominciai a fare domande a Stefano che, tra un pesce e l'altro mi spiegava con entusiasmo la tecnica al microscopio, facendomi notare gli accorgimenti necessari per adattare l'attrezzatura al tipo di pesca. Tra i vari modelli di canne, le misure comprese tra 9/10” sono da preferire, montate con una coda del 6/7 e con fili un nylon terminale del 18/20 o 22. Da qui si capisce che rispetto alla pesca alla trota bisogna utilizzare attrezzi e accessori più robusti, fattore che si capisce meglio, quando si vede la canna in fase di pesca, sottoposta ad elevate e interminabili flessioni causate dalle fughe del pesce una volta allamato.
Anche le ninfe rivestono un ruolo importante a partire dai colori, che generalmente sono appariscenti come il fucsia o il verde elettrico, quest'ultimo particolarmente indicato per la pesca degli amur.
Se nell'innesco in linea di massima siamo portati a nascondere l'amo, con questa tecnica è obbligatorio renderli più visibili per essere attaccati con decisione, infatti, Paolo sostiene che gli ami con la testina dorata, soprattutto con acqua velata sono una scelta obbligata per invogliare il pesce a cibarsi. Sicuramente una tecnica molto lontana dal carpfishig ma, che ha un suo fascino soprattutto nella fase di recupero del pesce, dove con una canna dal diametro ridottissimo, grazie alla flessione progressiva si riescono a catturare dei pesci di dimensioni generose. Dopo questo spettacolo era arrivata veramente l'ora di tornarcene nella nostra Toscana, programmando la prossima battuta nel comprensorio in inverno per insidiare qualche bella trota.
Ringrazio doverosamente Stefano Tinarelli per avermi ospitato, sperando presto di poterlo tornare a trovare.
|
|