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INIZIARE CON LA MOSCA IV PARTE
PESCA A MOSCA IN LAGO: "LA PARCOLAGHI"
Di Claudio Carrara www.parcolaghi.com

Tra i diversi ambienti che è possibile frequentare con una canna da mosca in mano, il lago rappresenta un'importante realtà, sia per le caratteristiche tecniche che richiede che come valida alternativa nei periodi che i corsi d'acqua risultano impraticabili, che come possibilità di cattura di esemplari di taglia veramente notevole.
Generalmente la pesca a mosca in lago si pratica in acque private, gestite appositamente per questa tecnica, dove si pratica il cathc and release (rilascio del pesce) o con catture molto limitate.

Questi ambienti sono anche definiti "reservoir" e si differenziano notevolmente dai soliti laghetti a pagamento o cave, per la loro pescosità, l'alta qualità del pesce immesso e la gradevolezza del contesto naturalistico.
In questo panorama evoluto di pesca a mosca in acque ferme si colloca la PARCOLAGHI, vero esempio, forse unico in Italia, di gestione di acque mirata essenzialmente alla qualità della pesca, composta da una realtà estremamente variegata, articolata in numerosi laghi e laghetti popolati da pesci bellissimi.

Situata nel cuore dell'Appennino tosco-romagnolo, nei pressi della famosa stazione termale di Bagno di Romagna, la PARCOLAGHI si estende in un vasto territorio tra i 700 e gli 800 metri slm, a ridosso dell'abitato di Acquapartita, sulle rive del lago omonimo.
Le sue acque possono essere suddivise, in base alle caratteristiche e alle tecniche di pesca, in due tipologie: laghi di dimensioni maggiori e la riserva fario.

Gli specchi d'acqua più grandi sono:

  1. lago di Acquapartita
    Di dimensioni abbastanza regolari, con un'isola situata a breve distanza della riva opposta all'ingresso, presenta una popolazione ittica composta da numerose specie: carpe, persici trota, storioni, lucci, lucioperca, pesce foraggio e soprattutto salmonidi: trote iridee, fario, lacustri, salmerini. La profondità massima non supera i 6 metri con una media di circa 2, 2,5 metri.
  2. lago dei Pontini
    Dimensioni più ridotte del precedente, presenta una conformazione abbastanza allungata con larghezza massima di circa 200 metri. Anch'esso ha un piccolo isolotto nei pressi dell'ingresso e, come il precedente, e totalmente percorribile con un comodo sentiero che lambisce il bosco.
    Anche in questo lago possiamo trovare pesce bianco (cavedani e carpe anche se in misura nettamente minore del precedente) persici trota, lucci e numerose trote anche di grosse dimensioni e salmerini.
  3. lago Lungo
    E' il più piccolo dei tre ma sicuramente il più profondo (11 metri di profondità massima), di forma rettangolare, è particolarmente apprezzato per la particolare limpidezza delle sue acque.
    La sua popolazione ittica è composta essenzialmente da trote e salmerini.

Questa volta ci occuperemo della pesca della trota in questi laghi, delle attrezzature, delle tecniche e degli artificiali necessari.
Le trote in lago si alimentano a tutti livelli; questo significa che la ricerca del cibo può avvenire, a seconda dei momenti e della stagione, in prossimità del fondale sino alla superficie. Questo determina la necessità di attuare strategie di pesca finalizzate alla localizzazione del livello di alimentazione che, se non avviene a contatto della superficie, non può essere apprezzato visivamente, si deve quindi procedere per prove ed errori.
Se non si osserva una evidente e continua attività in superficie non è consigliabile l'utilizzo di artificiali galleggianti, per cui risulta necessario portare i nostri inganni in profondità, sino al livello in cui si iniziano a percepire le prime abboccate.

A differenza della pesca in acque correnti, in lago spesso è necessario utilizzare il peso della coda di topo per portare le mosche in profondità; questo ci consente una maggiore percezione del livello in cui stiamo pescando, di mantenerlo regolarmente durante tutta l'azione di pesca e di utilizzare artificiali anche di piccole dimensioni, leggeri (non appesantiti) quindi più realistici e dal movimento più naturale.

ATTREZZATURA
La canna
In lago sono da preferire canne di lunghezza superiore ai nove piedi, la lunghezza ideale è di 9'6” – 10' piedi (circa tre metri) per coda 7, con azione parabolica progressiva per facilitare i lanci roller (rotolati), spesso indispensabili in questi ambienti dove possiamo trovare frequentemente ostacoli che impediscono la distensione della coda nel lancio dietro. Canne più corte e/o ad azione spiccatamente di punta male si adattano alle necessità di lancio delle acque ferme dove anche la lunghezza dei lanci diventa un'arma vincente.

Il mulinello
Considerando il numero di coda utilizzato dovrà essere di buone dimensioni, meglio large arbor, con una buona frizione dal freno molto progressivo, spesso indispensabile per contrastare le potenti fughe delle grosse trote presenti in queste acque.

La coda di topo
La dotazione ideale dovrebbe prevedere almeno tre tipologie di coda:

  1. Coda galleggiante (floating), meglio del tipo WF (decentrata)
  2. Coda intermedia (intermediate), sempre WF, meglio se trasparente (clear)
  3. Coda affondante (sinking), con grado di affondamento IV o V.

I terminali
Conici, di lunghezza almeno di 12 ft, (3,60 mt.), con in punta un diametro dello 0,18, che spesso è necessario allungare per aggiungere una o due potenze per utilizzare due o tre artificiali.

Gli artificiali
Tutti i modelli di mosche sommerse classiche (Water hen bloa, Black pennel, Zulu, Viva, Wet March Brown etc.) vari modelli di Spider su ami dal 10 al 16. Imitazioni di chironomo sia allo stadio di larva che di ninfa emergente, realizzate su amo grub, molto esili, meglio se verniciate. Bead head di vari colori e taglie e qualche modello di streamer (Wolly bugger, Appetizer, Wolly worm, Black ghost, Dog nobbler, Conehead zonker e piccoli modelli di Michey Finn).

LE TECNICHE DI PESCA
Per semplificare prenderò in esame tre situazioni che si verificano abbastanza frequentemente:

  1. Lago leggermente increspato con evidente attività in superficie.
    Coda galleggiante, finale di lunghezza compresa tra 3,60 e i 4 metri, con una potenza (bracciolo), distante circa un metro dalla mosca di punta.
    In punta una imitazione di ninfa di chironomo di colore rosso o nero su amo numero 14, sulla potenza una imitazione di chironomo emergente su amo 16.
    Lanciate leggermente di traverso rispetto alla direzione del vento e lasciate che la lenza effettui una deriva lenta recuperando la coda molto lentamente.


  2. Assenza di attività in superficie.
    Coda intermedia, finale con tre imitazioni: in punta una wet fly tipo Butcher e due imitazioni di larva di chironomo, distanziate di circa un metro.
    Lanciare e attendere circa dieci secondi, quindi iniziare un lento recupero a matassina; se in 4 o 5 lanci non si avvertono abboccate, variare il tempo di attesa dopo il lancio, sino a trovare la profondità giusta.
    Spesso risulta necessario cambiare anche il modo di recuperare la coda, intervallando recuperi lenti a momenti di maggiore velocità o a piccoli strappi e pause più o meno prolungate.


  3. Nel caso in cui non si percepiscono abboccate significative con la tecnica 2 possiamo ricorrere alla pesca a ninfa con indicatore di abboccata, questa si rivela spesso utile quando le trote si dimostrano particolarmente apatiche e poco propense a ricercare il cibo, in questi casi un'imitazione più statica, come una ninfa tipo bead head, lasciata derivare inerte, può risolvere la giornata. Anche in questo caso, se non si avvertono abboccate, è necessario variare la profondità spostando l'indicatore o strike sino a trovare la distanza giusta.

 

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