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Carinzia 2005: il sogno continua
Di Jader Lazzari, foto di Gionata e di Stefano “Muflone”

Anche quest'anno si compie il miracolo, sono le 2:30 di un martedì di maggio... scendo, carico la carriola e alle 3 e un quarto si parte. Panchetto, borsone, bacinelle, bigatto, pastura, canne bolognesi e rouby.... come al solito finche vedo un angolo da riempire.... butta su e viaaaaaaaaaa. I rumori della campagna mi fanno da sfondo, il palazzo dorme. Il cancello automatico scorre aprendo il film di una tre giorni fuori dal mio mondo quotidiano. Sarò banale, ma la bellezza del viaggio notturno è un qualcosa che ogni volta mi prende l'anima.

Il mondo della notte celebra i suoi costumi, scorgendo i tiratardi bolognesi e gli ultimi lussuriosi a pagamento della notte galeotta, intanto mi infilo in autostrada. La striscia d'asfalto scivola con nonchalance mentre salto fra le stazioni radio dell'alba che a quest'ora spesso stupiscono intervallando i cd selezionati per il viaggio. In questo periodo fa luce davvero presto ed il veneto regala le sue magie fumanti dai ponti al viandante curioso e sognatore. Preludio d'amore di pinna e struggente ricordo sono una cosa sola.

Tutto scorre come da tabella, il primo caffè del trevigiano mi dice che sono abbastanza fuso, all'autogrill, il barista con gli occhi in tasca ed io con le stelle negli occhi. Intorno a noi il deserto del silenzio. Qualche camion, saltuario, sto passando Udine... le 5 e qualcosa.... le montagne stagliano la luce del mattino sereno. Eppure non corro, anche se vorrei.... e sono al Tarvisio, caffè e bollino autostradale per l'Austria. Altri 50 km, direzione Slovenia, St. Jakob, Rosegg, Frog...

Ore 6:30, parcheggio di auto italiane, sacche di bigatti a penzoloni.... intuisco di essere nel posto giusto. Mi piazzo su una sedia in attesa del primo pellegrino che dovrà mettere il naso fuori.

Faccio due conti al volo.... 405 chilometri, 3 ore e mezzo scarse.... meglio non approfondire i dubbi amletici pena lo scardinamento delle mie certezze... In breve tempo ritrovo Gionata con Galigani per alcuni filmati e servizi fotografici, l'amico Walter Scandaluzzi e la famiglia Gargantini, imperatori della Carinzia ad honorem. Rivedere Adriano è come averlo salutato al bar la sera prima. Tutti sappiamo cosa ha passato negli ultimi mesi e solo la sua caparbietà gli ha permesso di riproporsi, da quell'incendio come un araba fenice, più forte che mai. Caffè insieme e via in Drava piccola a passata. Mentre la banda effettua riprese mi metto in un correntino a bolognese... nasen principalmente, ma anche cavedani, barbi, un temolo ed una trota. Nella allegra compagnia conosco nuovi amici, fra cui spicca un "muflone" toscano, introverso artista del vivere con cui pesco e trascorro le ore, intervallate da una birra, di quelle buone, al pseudobar sulla riva del fiume. Un senso di leggerezza e di pace mi avvolge, circondato da un paesaggio paragonabile soltanto al nostro miglior Trentino.

La sera, tutti al ristorante dove Erika e i Garga boys, Alberto e Francesco, si occupano di tutti noi, poveri pazienti della Clinica del Pescatore. Adriano discute un po' con tutti noi, da grande direttore d'orchestra quale è. Chiaccherando amabilmente con i vicini, conosco Luciano Cerchi e gentile consorte, il giovane accompagnatore che con Walter arriva dal Verbano, tutti noti appassionati pescatori di pesci nobili, qui in caccia di emozioni a spinning.

Mi stupisce la freschezza di Adriano, zio dell'amico Gionata che stasera festeggia (a sorpresa) il suo sessantasettesimo compleanno e, pur non essendo più di primo pelo e nemmeno di secondo, spazia dai ricordi di una vita in marina, ai cenni storici sulla sua Versilia, fino ai recenti coloriti ricordi del suo viaggio a Cuba. Mi perdo fino a notte fonda con Galigani, direttore della nota rivista Pesca In, accompagnato dal figlio Simone, in quest'occasione operatore delle riprese televisive per Sky e scopro una persona con un esperienza umanistica straordinaria, maturata in trent'anni di attività pescatoria, agonistica e giornalistica, unite alla rusticità che contraddistingue i purosangue toscani.

Si fa davvero tardi e fra poche ore, alle 6:30 ci si fionderà ai piedi della nota diga di Feistritz, capolavoro di elemento liquido color smeraldo dalla portata impressionante. Gionata, a valle, si piazza alla caccia del pezzo a ledgering pesante. Io a monte, ho voglia di parlare francese.... mi prude il tubo.... e vai di rouby. A differenza dell'annata scorsa, stesso periodo, il pesce sembra meno reattivo. Gionata salpa alcune breme prese in piena corrente degne di foto, io mi accanisco aspettando l'entrata dei pinnuti che, dopo circa due ore, arrivano spazzando via le alborelle giganti.

Un galleggiante a boccia da 8 grammi tarato a pallini intenti a razzolare sul fondo ghiaioso, finali ed ami "onesti" nelle dimensioni fanno il loro dovere: temolo, fario stupenda, altro temolo... a rouby... poi entrano i nasen, per la mia bella oraemezza di lussuria, con breme sui due chili e mezzo. Il fondale basso nei pressi del bordo del fiume mi permette di entrare in acqua con le mie "tennis da battaglia" al fine di liberare nel modo più neutro possibile i pesci, ma la temperatura sconsiglia il buonsenso degli altri, nel frattempo arrivati per le riprese ed in acqua con i waders. Purtroppo la festa dura poco e la difficile giornata torna ai suoi estremi tecnici riportando i pesci a centro fiume, complice la baldoria generale di tutti noi.

Lo zio di Gionata, si diverte con la videocamera e mi balena l'idea... sia mai detto che un aitante giovanotto come lui non possa dire di aver pescato in Drava a roubaisienne, per cui gli cedo il comodo paniere e lo "abilito" all'operazione. Non so chi ha goduto di più, se lui a pescare o io a riprenderlo con la sua videocamera, ma questa è la compagnia giusta per questi posti.... pesca e amici....

Intanto il Galigani, fa la sua pescata di nasen che prontamente Simone riprende poi... il raptus del garista latente lo coglie... tutte quelle mega alborelle!!! Mi guarda mentre al ritmo di 5 pesci al minuto dai 20 ai 40 grammi ognuno, con un vecchio Tesse da 2 grammi su una cima da rouby prontamente trasformata in "frustino" e ci divertiamo a  pensare cosa sarebbero tre ore di gara a quel ritmo (fate due conti...!!!) mentre la sua carta d'identità riprende colore così come pian piano gli sparisce quel brizzo dai capelli.

Serata fra amici, ennesima e come sempre unica, uniti tutti sotto la stessa bandiera, un branco di animali selvatici pascolante in terra celtica sempre più lontani dalla realtà parcheggiata oltralpe. Ultimo giorno, purtroppo, Adriano ci guida verso uno stupendo lago, cosiddetto "delle tinche". Qui reincontro l'amico Bellomini, noto carpista e grande persona, un mestiere intriso nell'arte fino a sconfinare, essendone stato precursore, nell'arte del carpfishing. Questo lupo solitario si è sciroppato diversi giorni in tenda, lui, il lago e le carpe.... a parte qualche nudista naturista in vena di bagni refrigeranti.... diverse le catture fino ad oggi, con elefanti pinnuti over 15 kili. 

Svariate le zone sapientemente pasturate, per un lago che gli si è offerto in tutta la sua maestria, dalle acque trasparenti di indubbia qualità ai sommergibili vaganti ben visibili a tutti. Lucci a lunghezza di bambino facevano fuochi d'artificio fra i branchi di pesci, ahimè per loro, nati con un truce destino. Il Galigani con il giovane Gargantini si piazzano all'ombra di un alberone, mimetizzati dalla boscaglia e trovano da subito la strada giusta, salpando diverse tinche di magnifica livrea prontamente immortalate.

Io mi metto in un angolo tranquillo e opto per un pesca "banzai", ho voglia di cercare emozioni forti. Lasciando la rouby più "bella" nella sacca, sfodero il cosiddetto "muletto" della stessa, di quelli attrezzi nati per fare il tiro alla fune nei carpodromi. Elastico del 2,1 a tutta canna a 13 metri, non senza una crescente fatica, complice la calura. Lenza diretta del 0,20 (e pure di quello serio) e due bei grani di mais con annessa pasturazione ed ecco che la prima motonave mi spiega che da quelle parti comanda lei. Mi porta a spasso davanti alla mia postazione dove e come vuole Lei, io assisto ed eseguo le Sue Volontà, fino a che Lei, la Regina del lago starnutisce e si scrolla l'apparente collare.

Mi auguro che anche la sotto vada di moda il piercing, almeno per il tempo utile di sfilarsi all'amo senza ardiglione. Passa un ora abbondante prima di rivedere un segno.... ma è sempre un sogno.... stavolta la piccola di prima ha chiamato la mamma! Senza chiedere permesso, ella mi spiega, facendosi dare del Lei, che certe voglie di fermare il treno con una mano, è giusto che io ritorni a vederle nei cartoni animati. Altra ora abbondante senza pulsioni provenienti dal sughero, opto per alleggerirmi, elastico dell'1,6 e finale dello 0,16.... leggero.... si, leggero..... altro pesce perso, altro momento di sconforto e di intima solitudine.

Intanto si fa sempre più caldo e la troupe di Paolicchi e Galigani si avvia al rientro in Italia. Un impeto di orgoglio mi impedisce di seguirli. Resto a secco, a parte qualche gardon ed uno splendido persico reale, fino alle 14. A quel punto la mia demenza viene consolata. Non importa se avessi dovuto far notte... di nuovo l'elastico del 2,1, linea dello 0,25  diretto, galleggiante micro e amo da carpodromo del 16. L'innesco del singolo chicco finalmente mi regala una sequenza di una dozzina di breme, dal chilo scarso al chiloemezzo oltre ad una splendida e tanto agognata tinca.

Sono le 16, percepisco che il bonus onirico sta finendo, pensando che ora devo rientrare in Italia e domattina sarò in ufficio. Decido di chiudere gli armamenti per rientrare al campo base. Tutti sono già andati. Sono solo in una terra stupenda ma dalla lingua per me incomprensibile. Entro in un baraccotto prefabbricato, due tavolini, tre "kartoffen" che brindano a birra. Faccio un cenno a uno dei tre che mi porge un boccale ed esclama "Juve! Juve!"... freschi del ko del Milan di ieri con il Liverpool. Tutto il mondo è paese... meraviglioso.

Capisco che ridono della mia montagna di attrezzi. Beata leggerezza dell'essere umano. Non posso che provare amore fraterno. Rientro all'Hotel Gargantini, ho del tempo per gustarmi il paesaggio. A passo di lumaca attraverso i paesini, faccio due foto con la digitale e osservo la gente. Stress? Industria? Sfigati rompiballe lungo la strada? No, niente di niente. Questa è la Carinzia. Attaccati ai pali della luce, le buste con i quotidiani: chiunque può prenderle lasciando 90 centesimi. Pensate che noi italiani potremmo fare uguale? Come dice il buon Adriano, questo sistema non è che la conferma di come vadano le cose da queste parti, finche questo funziona, tante cose funzioneranno, qui. I genitori insegnano ancora che quella cosa non si fa... La serata prevede una grigliata all'aperto nel piazzale dell'hotel.

Birra e carne eccellente e tanta, tanta armonia. La realtà mi chiama. Il solito blocco in gola mi assale ed a fatica saluto tutti contenendo le emozioni, acc.... le 22 e le mie bimbe mi aspettano. Adriano e famiglia mi hanno fatto veramente stare come a casa, ma questo ormai non meraviglia più nessuno, conoscendo tanti amici che sono già passati da queste parti. Arrivo in frontiera e sto per combinare una cavolata.... un doganiere in mezzo alla strada semibuia, armato di torcia, ferma tutte le auto e lo scanso con maldestra naturalezza. Forse cerco rogne... questo mi controlla i documenti e guarda curioso dentro l'auto.

Se mi fa aprire tutto mi sa che dormo qui... gioco d'anticipo e gli mostro tutti i permessi di pesca e il depliant dell'albergo. Dietro gli occhialini burberi un sorriso serio.... "Può andare...." Ora è davvero tardi, è tempo di pestare. Il piede destro prende il comando. Mi fumo la strada del rientro con la mente imbalsamata alle ore appena trascorse. Il pensiero mi porta a luglio, alla prossima fuga, stavolta con moglie e figlia al seguito. Grazie a tutti i compagni di questa splendida avventura, parentesi di tre giorni ritagliati alla cosiddetta civiltà, al cosiddetto benessere, alla frenetica quotidianità. I dubbi amletici aumentano. Siamo davvero noi quelli fortunati? Grazie Adriano.

Per info www.adrianogargantini.it o telefonate allo 00436645307670


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