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Le spiagge di Mondragone - Paradiso del surfcasting
di Stefano Montone

Mondragone è per antonomasia la capitale del surfcasting campano. Qui si radunano i più noti garisti. Un luogo che offre ottime possibilità di catture. In inverno spigole a tutta forza e in estate orate, saraghi e tante mormore. L'esca che va per la maggiore è la famosa “esca rossa”, ovvero l'arenicola napoletana. Orbene anche intorno a questa esca è nata un acceso quando inutile dibattito. Di esca rossa ve ne sono due tipi quella detta “della Torre”, ossia di Torre del Greco che vive nella sabbia nera e quella classica di Pinetamare.

Sono nati tifosi sostenitori delle due esche, ma il dilemma rischia di far sorridere dato che le due esche sono quasi uguali e in pesca hanno dimostrato gli stessi risultati. Comunque a Mondragone va alla grande anche il coreano e l'americano, anche se i più raffinati innestano casolare, cannolicchi e calamari freschi.

Nelle notti fredde di inverno, i gronchi banchettano su sarde intere. Loc. Sinuessa A circa cinquecento metri dalla riva vi sono i resti della antica città di Sinuessa. Qui trovano l'habitat ideale moltissime specie di pesci. Le prede del surf sono quelle solite con un buon numero di orate e saraghi nei mesi estivi. L'esca principe è l'esca rossa napoletana - buone tutte le altre. Lido Tirreno Luogo di ritrovo dell'elite del surfcasting campano. Quando le condizioni sono buone è quasi impossibile trovare un posto per pescare.

Non è difficile imbattersi in noti campioni di pesca giornalisti delle varie riviste di pesca che proprio qui vengono a realizzare i propri servizi. Le condizioni di pesca sono le stesse della vicina Sinuessa ma le catture di grosse spigole sono più frequenti. Lido di Mondragone Questa è una posta interessante, specialmente in prossimità del pontile incompiuto – oggi abbattuto. Qui si catturano quasi prevalentemente spigole e non solo a surfcasting.

Nel periodo buono si concentrano grossi banchi di leccie stella. Ottima anche la pratica dello spinning con bombarde galleggianti e l'inglese dalla riva innescando bigattini. Nelle notti invernali sono segnalate catture di grossi gronchi. Tra l'altro il pontile serve a riparasi quando piove.

Sinuessa: La città sommersa
Sinuessa dalla quale ha avuto origine Mondragone, confina a nord con Sessa, est con Capua, sud con Castelvolturno, ovest col mar Tirreno. Anticamente chi dalla regione degli Ausoni voleva penetrare nella Campania provenendo da Minturno, sulla Via Appia, incontrava Sinuessa posta sulla spiaggia in una piccola pianura e in un'insenatura del mare. Questa, detta anticamente Sinope per la bellezza del suo sito, fu occupata nell'anno 415 a.C. da Tito Manlio Torquato che combattendo con i Sanniti se ne impadronì rendendola città romana cambiandone il nome da Sinope in Sinuessa, in onore di una divinità pagana, la Ninfa Sinuessa (madre di Nettuno).

Dell'antica città Greca ci sono giunte pochissime notizie mentre di Sinuessa abbiamo notizie certe.

La città era molto vasta, ed era situata nella pianura tra i Colli Massici e il mar Tirreno. Aveva templi eretti su colonne di granito e altri marmi preziosi, era adornata di statue e mosaici, ed era sede di terme molto famose dove i nobili Romani si recavano per curare la loro salute. La particolarità fertilità del suolo e la vicinanza del mare fecero si che in poco tempo nella colonia di Sinuessa sorgessero le cosiddette Ville di Produzione fornite di tutto l'occorrente per produrre colture specializzate ed altamente produttive. Nel II secolo a.c. le abitazioni occuparono anche le pendici più elevate sia del monte Petrino che del Monte Massico (lo testimoniano i ruderi di una villa trovata in località Colombrelli, dove fu rinvenuta la Venere di Sinuessa). 

Su questi monti si diffuse la coltivazione della vite che, in breve, fornì una rilevante produzione vinicola, tanto che la città fu rinomata per il vino Falerno. Anche il poeta Orazio lo celebra nelle sue poesie e, a Roma, non c'era banchetto importante che non fosse innaffiato dal Falerno. Questo vino era così prelibato che fu conservato per duecento anni. La ricchezza della città non fu legata solo alla produzione vinicola ma anche a quella dei cereali, dell'olivo e dell'allevamento del bestiame. Questi prodotti contribuirono alla ricchezza dei Sinuessani.

La città crebbe in breve tempo e divenne un centro commerciale e turistico e raggiunse il più alto splendore nel I° secolo d.C. per l'inaugurazione di un'importante strada, la Domitiana, che fu costruita nel 96 d.C., tanto che molti uomini politici e influenti tra i quali Cicerone Tigellino, uomo crudele e amico dell'imperatore Nerone, si fecero costruire ricche ville in questa zona. Sinuessa continuo a crescere disordinatamente senza un piano urbanistico tanto che in poco tempo non ci fu più differenza tra il centro e la periferia.

Tutto ciò testimonia la grandezza dell'antica Sinuessa e fa pensare che la sua scomparsa si è verificata non solo per opera dei barbari, ma soprattutto per fenomeni tellurici e maremoti. Sconvolgimenti catastrofici di tutta la costa hanno inabissato la città. "SINUESSA", città celebre e luogo di delizia, come é dato leggere in Tacito e Plinio. Esse conservarono tale nome finchè si perse col tempo la memoria dell'antica città, che fu devastata prima dagli uomini e poi sommersa dalla furia delle onde. Che ciò sia vero è provato dall'esistenza, ancora oggi, di ruderi in parte sommersi, in parte  completamente sepolti.


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