
Cuba stories
I capitolo
di Giordano Massari
Introduce Gionata Paolicchi
Come molti di voi ben sapranno sono un affezionato di Cuba, ci sono stato ben 17 volte dal '97 ad oggi, oltre otto mesi di permanenza sull'isola e circa 200 sessioni di pesca. Navigando in rete, andando nel forum del mitico Iuri Ancoretta, www.fishingexpert.tk, scopro un personaggio, si chiama Giordano, nick, Giordaloco e scrive, scrive, scrive, paginate di storie su Cuba. Storie di pesca e di vita quotidiana, storie che anch'io ho vissuto e che vengono raccontate con incredibile veridicità e vi garantisco, che essere realistici parlando di Cuba non è facile. Ma Giordaloco scrive davvero bene, usa poi spesso vocaboli spagnoli, che trovate sempre virgolettati e tradotti tra parentesi, almeno la prima volta che si incontra il vocabolo. Un esperimento che voglio fare per creare in Pescareonline una pagina dedicata ai Vostri racconti di pesca e di amicizia, di vacanze e di “mattate”, insomma, voglio lasciare a tutti voi la possibilità di parlare di se e delle sue esperienze. Pescareonline è sempre aperto a tutti, non solo gli esperti o i campioni possono scrivere di pesca, se anche voi avete un racconto mandatelo a info@pescareonline.it. Nella foto eccomi con una bella cubera presa a spinning nel 2004 proprio in uno dei canali del Cayo descritto da Giordano.
Giordaloco
Finalmente ero riuscito a ritagliarmi un mese o poco più a cavallo di aprile/maggio per non perdermi un'altra volta la “corrida del pargo” (mattanza dei parghi); a milioni e di tutte le dimensioni si avvicinano a riva per la riproduzione e come tutti i cubani (per onestà anche gli “yuma”- turisti italiani), quando si tratta di sesso, non capiscono più niente e cadono in qualsiasi “trampa” (trappola) gli si ponga davanti. L'aereo era già fermo sulla pista di Ciego de Avila e ondate di profumi e calore entravano dal portello; speravo che Delmo e la “novia” (fidanzata) fossero ad aspettarmi all'uscita ma visto l'andazzo noleggio/trasporti non ci facevo molto affidamento.
Controllo passaporti; sembrano sempre in cerca del controrivoluzionario di turno: dove va? quanto sta? prima volta? timbro e via; per fortuna che la fatidica domanda: "Perchè viene a Cuba" e "Perchè vuole fermarsi tanto e a far cosa?" si riservano di farmela al rinnovo del visto; non so mai cosa rispondere e quando azzardo: "Per pescare" o "Mi piace il posto e la gente" ricavo solo uno sguardo di malcelata diffidenza ed incredulità. Raccatto il tubo delle canne che sembra un Bazooka e la valigia; con un sorriso "Io sono in regola ed amo tutti" mi dirigo verso l'uscita; non è che sia tranquillo: ho la valigia piena di “ropa” (roba) varia ordinatami dalla sanguisuga, da mettere su un negozio di intimo e calzoleria; infatti mi stoppano e gentilmente mi dirottano al bancone.
Sballaggio; come mai prima ci sta tutto e poi, dopo il controllo la “maleta” (valigia) non si chiude e sborda ogni dove? Mistero del viaggiatore; il divisato, duro e rigido come uno stoccafisso inizia a mettere le manacce tra le mie cose; forse me la cavo: si ferma incantato a rimirare ami, artificiali e vermoni di gomma, alleluia è un pescatore, tutto sorridente gli consiglio di provare questo e quell'articolo, rapido insacca tutto nel “borsiglio”, chiude la valigia e tac! Segno col gesso, e si va. Fuori San Lazzaro ha fatto la grazia e Delmo mi sta aspettando, ma la “novia falta” (manca la fidanzata), in cambio una stangona bianca e una cosina fine fine molto abbronzata mi baciano e abbracciano; lo sguardo interrogativo che lancio mi arriccia anche la barba; rapido mi mette al corrente che la “novia” non si è fatta viva, sicuramente problemi di trasporto; la “pobrecita” (poverina) lavora al Cajo ed è facile che la “Guagua” (l'autobus) abbia avuto problemi, per questo ha portato la “novia” del momento e un'amica, non sia mai che mi senta solo.
Il “descarado” (lo svergognato) ha tanta buona volontà, ma se mi becca la “chica” mi fa il contropelo senza sapone, mentre carico le valige metto in chiaro la situazione: come incontriamo il Servi pizza (tipo Autogrill da noi), “bebida” (bibita) poi le scarichi a casa prima di portarmi “all'alquiler” (alla casa in affitto); la “ciquita” è molto carina, fa l'infermiera e sembra molto disponibile a dolci massaggi per farmi sciogliere i muscoli dopo il lungo viaggio aereo; il mio amor proprio sale alle stelle e già mi si aprono orizzonti di gloria ma il dovere innanzi tutto (quasi piango).
Mai scelta fu più azzeccata: la “novia” è li davanti casa ad aspettarmi; baci, abbracci: cosa c'è nella valigia? Si entra in camera e inizia il rito di apertura; tutto finisce sul letto tra sorrisi, gridolini e giubilo; ringraziamenti? Forse. La “duena”, (padrona di casa) che fin'ora si è mantenuta signorilmente lontana, bussa alla porta con acqua, caffè e frutta affettata reclamando la sua parte di attenzioni e mi mette a parte delle ultime novità mentre la “chica” si bea delle ultime conquiste consumistiche. Doccia, ginnastica da camera, aridoccia e sono pronto per le prime visite: agli amici pescatori che diamine, devono subito dirmi dove, come e quando posso scatenare la mia offensiva piscatoria.
Dopo molti giri, molti caffè, molto rum ritorno a casa per il meritato riposo, veleggiando e ondeggiando a metro da terra con l'anima in pace e il cerebro pieno di informazioni logistiche, già mi vedo a sterminare plotoni di pacifici parghi cubani; lo spirito è forte ma il fisico dopo più di 24 ore senza dormire reclama la sua parte. La mattina al risveglio realizzo che la “novia” è sparita, non me ne sono nemmeno accorto, nella nebulosità cerebrale si fa strada l'informazione che alle quattro doveva partire per il lavoro e che mi aveva chiesto di passarla a prendere al termine risparmiandole 80 chilometri di “guagua”, ne approfitterò per controllare le zone di pesca.
Mentre aspetto l'ora del ricongiungimento faccio le solite cose del primo giorno: “tiendas” (negozio), acqua minerale, “TuCola” (la Coccola cubana), olio di oliva, accidenti non si trova sparito dagli scaffali, forse la settimana prossima; regolarizzare “l‘alquiler” del “carro” (l'affitto dell'auto), recuperare il solito fornitore di “gasolina” (benzina) e avvertire gli altri venditori che sono in zona e potrebbero servirmi generi di conforto per la nonna “suegra” (suocera) della “novia”. Pranzo veloce e sonnellino, la “duena” è meglio di un cane da guardia, mentre dormo nessuno mi può disturbare; quando me “levanto” (sveglio) c'è la fila ad aspettarmi: il tam tam ha già svolto il suo compito e tutti gli interessati sanno che sono sbarcato; giorno di Natale in anticipo o in ritardo: lettere, regalini, aiuti internazionali, documenti arrivano ai destinatari, tutto rigorosamente in giardino, visto che la “jefa”, a scanso di equivoci, non vuole nessuno in casa, gli unici col permesso sono vecchi amici, amiche nemmeno a parlarne per lo meno quando c'è la “novia”, vengono vigorosamente scacciate anche dal marciapiede davanti casa.
Arriva Delmo col carro, lo tiene a casa sua , lo cura come se fosse suo e lo lava due volte al giorno, non lo capirò mai, se fosse per me l'unica pulizia che riceverebbe sarebbe quella che farebbero dopo la riconsegna, ma lui insiste che non si può girare col “carro sucio” (l'auto sporca) e che io sono un “cochino” (sudicio); come sa che vado al “Cajo” mette il muso largo: lui non può passare e vede sparire la possibilità di una scampagnata; lo accompagno alla “panaderia” (panetteria), saluto la sua tanto tollerante “jefa” (capa) e parto. Finalmente Mare a destra e a sinistra, me ne riempio gli occhi e le narici; inizia il controllo ponti: il pesce c'è, passano branchi di pargo avanti e indietro, qualche “picua” (barracuda) fa da cane da pastore e gli “aguon” (aguglia) fanno da pranzo; è tutto un ribollire e una cacciata; peccato che non ho portato le canne, la “novia” sarebbe diventata vecchia ad aspettarmi, pazienza domani all'alba sarò in caccia.
Sono le 18 e io, puntuale come un “reloj suizo” (orologio svizzero), sono al punto di incontro, azzarola mi ero dimenticato il costume locale, non so se lo fanno per buon cuore o per far vedere che possono, ma al luogo della sita sono in cinque ad aspettarmi: la “novia”, due palestrati e due “hermosette” (bellocce), e adesso dove li metto? Per fortuna il carrettino è un fuoristrada decappottabile, si intrecciano in quattro sul sedile posteriore con parti anatomiche che spuntano da ogni lato; se non stanno attenti qualcuno fra qualche mese farà la conoscenza di un ginecologo. Finalmente siamo a Moron, distribuisco il carico a domicilio e sono libero, dopo la cena declino un invito alla disco e con Delmo attacco la preparazione delle attrezzature, sembra la mostra di una “tenda” di pesca, manca solo il commesso; si assembrano canne, si legano finali, si scelgono gli artificiali, si ingolla ron, mi sento un “nino” in un negozio di dolciumi; finalmente il rito si conclude e vado in branda.
Alle quattro la “novia” mi sbatte dal letto, lei deve prepararsi per prendere servizio e visto che anch'io vado al Cajo faremo la colazione assieme e poi come mio dovere devo portarla al lavoro; inutile spiegare che sono trenta chilometri in più, che sono tre mesi che aspetto questo momento, che devo fare una “trampa” per l'entrata di Delmo, visto che al “pedaje” (pedaggio, una specie di frontiera) non lo fanno passare; è irremovibile, deve avere “sangre” (sangue) de El Comandante nelle vene, devo soccombere. Lo sbrigare tutte le incombenze comporta un ritardo di oltre un'ora sulla tabella di marcia ma ormai sono in pesca e nulla può più toccarmi; Delmo speranzoso ha caricato in macchina una borsa frigo enorme e tre sacchi, il pensiero del pargo “asado” gli fa luccicare gli occhi. Incominciano gli attacchi, niente di enorme, tutto tra l'uno e i tre chili ma le mangiate sono numerose e i pesci salpati pure, ogni tanto una “picua” (barracuda) dimezza un pesce allamato ed ogni tanto ci rimane giusto per cambiare.
A mezzogiorno pausa pappa e Delmo ne approfitta per pulire il pesce e stivarlo nella ghiacciaia; dove butta gli scarti è tutta una mangianza di minutaglia e non, mi godo lo spettacolo inquinando l'aria con una sigaretta. Riprendo la pescata, ogni tanto si ferma qualche macchina e cubano o “yuma” la domanda è sempre la stessa: "Pican" (abboccano), guardano le prede e se ne vanno con lo sguardo sognante o per lo meno così sembra a me. A un certo punto attacco qualcosa che punta al largo e si prende filo, è in corrente e non si ferma , è grosso e non ho la minima idea cosa possa essere, Delmo smette di pescare e si prepara a darmi aiuto, la bestia intanto si è fermata ma non riesco ad avvicinarla a riva; l'identità è sempre sconosciuta e la metodologia di attacco non mi permette di classificarla, devo solo combattere e aspettare.
Finalmente incomincia a cedere , il sudore mi corre a rivoli, fa ancora qualche sfuriata ma ormai e quasi a terra, adesso lo riconosco: è un “robalo” (snook), ecco spiegato la forza, ha una coda enorme e un corpo massiccio, dopo la pesata risulterà di quasi 12 chili; non mi aspettavo niente di così grosso per cui l'attrezzatura era media e ho dovuto gestire tutto con la massima prudenza, quasi mezz'ora di lotta. Sono soddisfatto, per oggi basta, Delmo sfiletta a tutto spiano; risultato: una “nevera” (ghiacciaia) e un sacco pieno; gli esemplari migliori sono tre parghi sui 5-6 chili ed il “robalo”; stasera festa grande a Moron, la distribuzione dei pani e dei pesci farà felice molta gente.
Sono nei guai , non mi sono accorto del tempo che trascorreva e l'appuntamento con la “novia” è passato da un pezzo; me la immagino: al lato della strada battendo il piedino e a predisporre le rappresaglie a cui sottopormi, ma non me ne frega un tubo, sono felice, soddisfatto e giubilante, dopo tre mesi e non so quanti anni che mi riproponevo di farlo, mi sono tolto lo sfizio. Raccattato una “novia” sbraitante e furiosa mi sorbisco sorridendo tutto quel turpiloquio che solo i cubani sanno fare e mi dirigo a casa; la sera saprò farmi perdonare: uscita in disco e un orologino che tenevo da parte proprio per casi del genere; sono o non sono un poco “Hijo de puta” (devo tradurre anche questo)?
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