| 
“NOI, GENNARINO E I CAVEDANI”
Cose strane che accadono pescando a spinning
Itinerario di pesca romanzato ma vero
Di Stefano Montone
A Capua era nata una leggenda. Si diceva che lungo le impervie sponde del Volturno crescesse una pianta che invece frutti producesse esche artificiali.
Gennarino Infrantesato, meglio conosciuto come lo scemo del paese, giurava e spergiurava che quell'albero esistesse veramente e su di esso brillavano da lontano i martin. Si scherzava al bar e si prendeva in giro il Gennarino ma lui rivolgendosi a me mi disse “credimi esiste - dico solo al te il posto – si trova sotto il ponte della ferrovia” . Lasciai perdere preferendo lanciare audaci occhiate alla signorina del bar che rispondeva mostrando l'abbondante decoltè. Bisognava allora decidere tra l'andare a pesca di cavedani o far abboccare la bella barista.
Con una ponderata scelta invece delle occhiate ci trovammo a lanciare gli artificiali – non so se sarete d'accordo ma anche pescare vuol dire godere e forse ancor di più che …. Provammo sotto il Ponte Romano e sotto il Ponte sulla Statale ma nemmeno una toccata, nemmeno un attacco. Intanto col passare delle ore il caldo saliva; era proprio una giornata no. Decidemmo allora di spostarci a valle proprio sotto il ponte della ferrovia. Il posto era impervio, le ortiche ci scorticavano vivi. Ogni tanto qualche serpentaccio nero ci faceva gelare il sangue. Arrivati proprio sotto i piloni del ponte notammo che la posta era stata profondamente modificata dall'ultima piena invernale. I massi non erano più al loro posto e le sponde pressocchè inaccessibili.
Ma siccome la pesca è una cosa seria, decidemmo ugualmente di tentare mettendoci su un gradino di cemento largo cinquanta centimetri posto proprio sotto il pilone (vedi foto). Probabilmente in quell'attimo non pensammo di essere mariti e padri altrimenti non lo avremmo fatto. Dunque entrammo in pesca. A Capua avevamo sempre preso decine di cavedani ma quel giorno i pesci sembravano sbeffeggiarci, saltavano a destra e a manca senza mai attaccare.
Noi però sapevamo che era una questione di momenti ed avevamo ragione, i cavedani iniziarono ad arrivare prepotenti. La scelta delle canne era stata azzeccata due Pride Spin da 2,40 metri; una telescopica e una in due pezzi. Con queste canne volavano lontano anche i martin del n° 12. Cambiammo tantissimi artificiali, rotanti, ondulanti, minnow, popper, jig, ma siccome il cavedano è un pesce operaio, preferiva solo ed esclusivamente i martin vespati rossi.
Con fatica cercai di trovarmi una postazione più comoda tra le frasche: la trovai e le catture aumentarono. Nel mentre mi spostavo casualmente vidi un albero che luccicava. Magia!! L'albero delle esche artificiali esisteva davvero!!: Martin. Rapala, Meps e ogni altro ben di dio pendeva dai rami. Ma non fu poi così difficile scoprire il segreto di questo miracolo della natura dato che nel giro di un ora di pesca, ci lasciammo sopra il nostro contributo di ben 18 artificiali.
Contenti ma stanchi ci incamminavamo verso la macchina quando scorsi tra le frasche il Gennarino “Infrantesato” con una lunga canna di bamboo in mano e che sulla cima aveva montato un grosso gancio. Dunque Gennarino non era poi tanto fesso ma aveva cercato di fare fessi noi. Nascosto tra la vegetazione scoprii il Gennarino recuperare gli artificiali con la lunga canna. Allora mi avvicinai e gli dissi “bravo Gennarino! Che bel pensiero recuperarmi gli artificiali” . Il tipo mi guardò impallidito capendo che se non mi avesse ridato gli artificiali si sarebbe fatto una bella nuotata tra le rapide.
Recuperammo le esche e Gennarino come compenso ricevette una bella birra fredda al bar. peccato che la signorina aveva finito il turno…
|